FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







ZZTOP, ZAPPA E CHISSA' CHI ALTRO.

Alessandro Gabriele




Puttana Eva. Ecco che adesso mi tocca di aspettarlo chissà quanto. Cristo, glie lo avevo detto. Al pattinaggio, le sei precise, e sono pure arrivato a meno dieci, fanculo, e dello stronzo non c'è traccia. Ogni volta la stessa storia, e ti tocca di andarlo a cercare, di chiedere in giro e beccarti occhiatacce e rispostacce come se fossi il capo della speciale appena uscito in strada per un martedì grasso del cazzo. Come se fosse la prima volta che scendi dallo Zero Otto su questa piazza di merda e te ne vai lungo gli aborti di cespugli pieni di immondizie a buttare occhiate quà e là e a scovare nient'altro che preservativi e giornaletti e spazzature di tossici che non ce la fanno nemmeno a trovarsi un posto decente per spararsi i flash di morte.
Una volta poi ti sembrava di sentire un fruscio e di vedere un movimento dietro le fratte, e ti sei detto cazzo finalmente si è deciso, adesso lo becco e in un attimo abbiamo risolto la faccenda. E mi importa una sega se lui si incazza perché te l'ha detto un migliaio di volte di non rompergli i coglioni e andarlo ad aspettare alla pista di pattinaggio davanti alle scuole elementari che c'è più movimento e un sacco di pischelli che si danno appuntamento per cazzeggiare. E allora hai scostato i rami con la tua migliore faccia da culo solo per trovarti di fronte un tizio né giovane né vecchio coi calzoni abbassati intorno alle caviglie che andava avanti e indietro con la faccia tutta rossa e gli occhi quasi rivoltati e uno schifo di ansimo che gli sputacchiava dalle labbra violette. Proprio un vomito. Cristo, che sensazione di merda. E li avresti ammazzati tutti e due, lui e quel non so cosa che se ne stava chinato in mezzo alle foglie secche e non hai nemmeno capito che razza di essere umano poteva sembrare, se maschio femmina o cane bastardo.
Cazzo faccio adesso. Vado su fino in cima al salitone, al negozio dei dischi, butto un'occhiata se c'è o meno il Monco, perché se non c'è magari lo rimpiazza quella ragazzina colla mini inguinale e il faccino da "mi spalmo la volpe sulle fette biscottate", e magari un paio di LP riesco pure a infilarmeli nel giubotto senza bisogno della famosa borsa da lavoro. La vecchia sportiva arancione. Diobbuono quella volta, prima che cambiasse gestione e c'erano ancora quei due con i barboni che sembravano i cugini borgatari degli ZZTOP, solo ancora più obesi e coatti. Che storia, io e quel rottinculo di Lucertola, con le borse sportive e il sistema che si può dire avessi brevettato io. Allora mi metto a fare:questo te lo compro, OK amigo, tutta una serie di cazzi di gesti e modi di dire e occhiate tipo yeah I know you're my brother, ci s'intende paisà, e magari la prossima volta mi fai pure un cazzo di sconto e mi fai il favore di rimediarmi il bootleg dei Greatful Dead in trasferta a Omaha, ciao ciao arrivederselo, ah ah ah e s'è pure messo a ridere dell'idiozia, il coglione. Bene, ce ne stiamo andando ma aspetta aspetta, fammi un po' vedere... E intanto Lucertola se ne torna al bancone della cassa e gli piazza un blocco tipo pallacanestro. Fa la mossa di chiedergli una cazzatina mentre io nel cono d'ombra acchiappo tutta intera la sezione XYZ (che cazzo, così ci smazziamo un bel po' di Joplin, Jefferson, Yardbyrds, Young, ZZTop, Zappa e chissà chi altro e prima ce li registriamo poi ci andiamo a fare la bancarella all'Università) e la ribalto dentro la zippata arancione della Polisportiva con un gesto da autentico Mandrake. Ma purtroppo quel testa di cazzo ci ha l'occhio allungato e il Ramarro non fa bene il suo lavoro, Cristo, e dire che gli avevo pure fatto fare le prove a casa mia. Così succede un vero bordello e il più grosso degli ZZTOP mi si avventa addosso come se ci avesse un peperoncino gigante che gli si agita in culo e fossi io l'unico responsabile dell'audace rapina, mica quel coglione del Viscido che invece cosa ti fa, il bastardo, se ne sguscia via come una piattola che ha deciso di cambiare padrone e nel giro di due secondi è già scomparso lungo il marciapiede e giù a rottadicollo per la discesa di San Giorgio. E io spero qualcosa tipo che si ammazzi mentre attraversa la strada, glie la tiro con tutto il cuore, con gli ultimi battiti che mi sono rimasti ed evoco questa immagine in cui finisce sotto le ruote dello Zero Otto e l'autista non se ne accorge nemmeno e non si ferma nessuno perché è esattamente dietro la curva. E prima che arrivi qualcuno a levarlo di mezzo gli vanno sopra cinque o sei Volvo di quelle pesanti finché comincia a somigliare a una cassa di Sanmarzano maturi scivolata da un camion in corsa. Tutto questo in una frazione di secondo, giusto il tempo di saltare con tutta la borsa che pesa sullo scaffale centrale, perdere temporaneamente l'equilibrio e ritrovarlo per miracolo di Giuda e riuscire a mollare un calcio in piena faccia al barbone rocchettaro e poi volare via non mi ricordo più né come né dove ascoltando i tremendi Crack dei vinilici che si riducono in poltiglia e il rumore di mitra che fanno le mie suole in galoppo selvaggio sull'asfalto.
Ma dai, lascia perdere. Tutta la salita di merda per poi trovarti di fronte il Monco e non sapere cosa dire e cosa fare perché non ci ho abbastanza soldi per comprare qualcosa, solo il giusto per il tizio del pattinaggio che magari nel frattempo è arrivato un attimo e poi se ne va a fare in culo da qualche parte. E non sono nemmeno miei. Pensa che faccia mi fa quella stronzetta se arrivo a mani vuote e mi tocca sentirla che gli viene su la giugulare e la voce sfessata da Betty Boop e comincia tutta ad agitarsi e mi tocca riciucciarmi la storia. Che questa volta no davvero, dai, proprio questa volta che l'ha fatta grossa e non potendo ulteriormente rompere i coglioni al paparino dalle larghe tasche perché giusto all'inizio di questa settimana gli ha dato i soldi per Londra, allora si è fottuta il ventuno pollici del soggiorno e ha pure fatto un lavoretto artistico tipo lasciare la finestra del soggiorno semiaperta per far credere che qualcuno ha scavalcato di notte ed è entrato mentre tutti dormivano. E meno male che non ha toccato tutti i cazzi di cristalli e ori e argenti (meno male perché mi sa che al prossimo giro gli scavalco io la pretenziosa villa e allora sono cazzi dei servizi della nonna e di Matusalemme Ebreo).
Fanculo a tutti. Se mi dice qualcosa questa è la volta che gli ammollo due pizze come si deve e la mando a battere qui sulla piazza in mezzo ai cespugli, così impara come si vive. Stronza. Voglio vedere lei che si mette ad aspettare le ore col culo poggiato sulla ringhiera del pattinaggio, circondata tipo Custer dal manipolo di pischelletti che gli girano intorno e sai quante se ne inventano di belle pesanti per metterla in mezzo. Mi pare di vederla, con la puzza sotto il naso che gli cresce e gli cresce e magari a un certo punto gli fa un pezzo da matta dei suoi perché comincia ad avere paura sul serio e il Villaggio è lontano, almeno cinque o sei chilometri che da queste parti vogliono dire un abisso, e paparino non riuscirà mai a raggiungerla e nemmeno quel frocetto più grande con cui dice di avere una storia perché è troppo impegnato a contarsi i soldi che gli scappano dalle tasche. E allora già se la sarebbe cavata di lusso se la lasciano andare dopo che si sono divertiti a dargli qualche pacca come si deve e a guardarla trionfanti mentre per la rabbia e il terrore gli occhioni le si riempiono di lacrime.
Non provare a uscire dalla tua pelle. Non farlo mai, anche se ti vesti scaciata e assumi tutti gli atteggiamenti del cazzo di una che pare abbia vissuto. Non ti crede nessuno. Prova a mettere il naso fuori dalla bambagia di pupazzetti e cuoricini e letterine che lo so che ci hai ancora l'armadio pieno. Prova a dirlo da queste parti e poi ne riparliamo. Anzi, guarda, lascia perdere. Continua così perché tutti facciamo finta di crederci e non si può vivere senza le favole. Poi un giorno ti svegli ed è cambiato tutto. Ma proprio tutto.


ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato