FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LO ZAINETTO

Bianca Maria Carchidio




C'è un signore che tutte le sere va a dare da mangiare ai gatti di Via Angera.
Mingherlino, con un corto cappotto di colore indefinibile, sbiadito ma pulito, arriva all'imbrunire, un po' curvo con il suo cartoccetto in mano.
Si sporge attraverso le sbarre del giardino abbandonato e con un bastone avvicina un vassoio di polistirolo dove versa la pappa per i randagi del quartiere: pasta e avanzi, per lo più, o qualche zampa di pollo.
Poi li chiama, sono oramai solo due o tre vecchi gattacci spelacchiati, troppo selvatici per farsi accarezzare. Lui controlla che mangino tutto, e se fanno i capricci li sollecita amorevolmente, o scaccia i più grossi perché anche i più deboli e malati abbiano la loro parte.
Quando hanno finito, riordina gli avanzi e resta ancora un poco lì a guardare.
Alle volte l'ho visto fermarsi a chiacchierare con la signora del pianterreno, quella che porta a spasso il suo gatto nella gabbia. Parlano sempre dei gatti, di quello piccolo che non mangia, di quello bianco che è qualche giorno che non si vede, di una femmina con un occhio orbo.
Poi, senza fretta, prende la via di casa. Arriva nel suo appartamentino quando è già buio, ma ancora troppo presto per farsi da mangiare. Toglie il vecchio cappotto e lo appende con cura su una gruccia, poi si cambia i pantaloni ed il pullover con altri più consumati, da casa, ed accende la televisione.
E' in pensione da quasi quindici anni, e vedovo da sei. Faceva l'operaio alla Pirelli: tutti i giorni avanti e indietro in bicicletta, con la molletta al risvolto dei pantaloni e la brillantina sui capelli tirati in parte con la riga. Ma ora non c'è molto da fare. Alla sera si cucina una minestra, certe volte con il riso, certe volte con le patate. A mezzogiorno si fa la pasta, la domenica prepara il ragù che basterà per tutta la settimana. Un goccio di vino, mezza sigaretta, e si sente un re.
I mestieri li fa alla mattina presto, ogni giorno spolvera tutti i ninnoli sui centrini di pizzo, i mobili in stile nel modesto tinello, la camera matrimoniale con il grande letto massiccio.
Non ha figli, solo una nipote che viene a trovarlo ogni tanto, e lo accompagna al cimitero, perché lui non ha la macchina e con la sua schiena non può più andare in bicicletta.
Qualche volta alla domenica mattina tornando dalla Messa si ferma al bar della bocciofila a prendere un bianchino e fare due chiacchiere con i vecchi colleghi, ma non molto spesso, perché la pensione è quello che è.
Una sera, mentre stava rovistando con il bastone attraverso le sbarre, per sistemare meglio le ciotoline della pappa, qualcosa di strano attirò la sua attenzione. Quella parte del giardino sembrava una discarica, dato che nessuno se ne curava più da molti anni, da quando gli uffici della Enimont erano in disuso: tanto è vero che molti vetri dell'edificio erano stati rotti a sassate, e all'interno spesso trovavano rifugio tipi strani e vagabondi. La vegetazione cresceva selvaggia, ma sotto le grandi magnolie, nella zona dei gatti, c'era una radura un po' meno ricoperta di immondizie, anche perché lui stesso provvedeva a tenerla in ordine, aiutandosi appunto con il bastone. Così si sporse incuriosito per vedere cos'era quel fagotto gettato là, tra le vaschette dei suoi gatti. Sembrava uno zainetto, ed anche quasi nuovo. Si chinò quasi in ginocchio ed infilando il braccio tra le sbarre lo raccolse.
Era uno zainetto blu, di quelli che usano le donne a mo' di borsetta. Lo aprì: sembrava quasi vuoto, ed infatti conteneva solo un fazzoletto, ed un portafoglio, che ispezionò accuratamente per vedere se c'erano dei documenti. Nulla, era perfettamente vuoto, né un biglietto, né un indirizzo, e naturalmente niente soldi. Forse uno scippatore lo aveva gettato nel giardino per disfarsi rapidamente della refurtiva, dopo averlo vuotato. A quel pensiero, imbarazzato alzò la testa per vedere se qualcuno lo stesse guardando, o per condividere con qualcuno la scoperta. Nessuno passava a quell'ora per la Via Angera, né si vedeva alle finestre. Stava per ributtarlo tra le sbarre, stringendosi nelle spalle, quando si accorse di una piccola cerniera all'interno dello zaino, che era chiusa ed al primo esame gli era sfuggita. La aprì non senza fatica, e vide che conteneva una busta. Aprì la busta, che non era incollata, e rimase un attimo sconcertato: c'erano delle banconote, non molte, una ventina forse, ma erano tutte da centomila lire. Si sentì avvampare, e con le orecchie rosse per l'emozione si guardò nuovamente intorno, sentendosi quasi in colpa. -Cosa devo fare?- Nel dubbio, infilò rapidamente tutto nel sacchetto di plastica degli avanzi, e si diresse quasi correndo a casa.
Entrò precipitosamente, e corse di filato in tinello, senza neanche mettere le pattine, e con ancora indosso il cappotto rovesciò sul tavolo il contenuto del sacchetto: zainetto, portafoglio, busta e le banconote. Le contò una prima volta, poi prese fiato ed emise un fischio soffocato: erano venticinque, venticinque biglietti da cento: due milioni e mezzo.
Cadde a sedere sulla sedia slacciandosi lentamente il cappotto. - Non sarà una fortuna, ma sono pur sempre quasi tre mesi di pensione. Cosa potrei comprarmi?...Una televisione nuova... magari potrei andare qualche giorno a Sanremo, oppure potrei tenerli lì e spenderli a poco a poco, per mangiare meglio...- Gli passavano davanti agli occhi tutti gli spot pubblicitari e le televendite visti negli ultimi tempi, e dall'eccitazione cominciarono a tremargli le mani. Poi si calmò un attimo, e raccolto lo zainetto cominciò ad esaminarlo più attentamente. - Chissà di chi era? - Si immaginava la scena di una donna che urlando cercava di trattenere lo zaino da una bretella, e un giovinastro che tirava dall'altra, finché riusciva a strapparglielo con uno spintone, facendola cadere e dileguandosi su un rumoroso motorino. Ridacchiò tra sé pensando che il disgraziato era rimasto fregato, e che si era dovuto accontentare magari di pochi spiccioli, mentre il bottino era toccato a lui! Pensò anche alla derubata, magari era ricca, certo due milioni e mezzo sono una bella cifra da tenere in borsa. Magari però era solo un'impiegata, che andava a pagare qualcosa per conto del suo titolare... magari le toccherà rifonderli alla ditta con i suoi soldi...Era confuso. Non sapeva cosa pensare. Comunque bisognava disfarsi dello zainetto e del portafoglio, erano una prova che avrebbe potuto accusarlo. Si, ma se li faceva sparire, come avrebbe mai potuto, nel caso, rintracciare la persona che li aveva persi? Passò tutta la cena e il dopocena lambiccandosi con questi dubbi amletici, ed andò a dormire rimandando a domani la decisione.

corsivo --> ~A questo punto mi vengono in mente quattro possibili finali di questa storia minima, e lascio al lettore la facoltà di scegliere il suo preferito.
Mi rendo conto che mollare il mio personaggio sul più bello potrebbe sembrare codardo, ma sinceramente nessuno dei quattro mi convinceva del tutto, l'uno per la banale aridità, l'altro per il prevedibile 'buonismò, l'altro ancora per l'improbabile cinismo, che mal si accordava alla coerenza interna del personaggio. Il meno peggio potrebbe a mio giudizio essere il terzo, anche se, non so perché, mi suona un po' falso. ~

Finale 1 - Plausibile
Il nostro eroe si tiene i soldi, si compra la televisione nuova e con la differenza si concede qualche piccolo lusso di tanto in tanto, come andare a mangiare in trattoria, o offrire l'aperitivo alla signora del gatto in gabbia.
Finale 2 - Patetico
Va alla polizia e si informa se sono stati denunciati degli scippi in quella zona. Dopo una breve ricerca rintraccia la ragazza derubata, che era stata da poco licenziata e conservava nella busta la sua magra liquidazione. Le restituisce il maltolto e riceve in cambio una ricompensa del 10%.
Finale 3 - Romantico
Il nostro si tiene i soldi, ma per scrupolo o per paura non li spende mai né li versa sul suo libretto postale. Alla sua morte la nipote li trova nascosti dentro un barattolo di zucchero.
Finale 4 - Improbabile
Ignorando rimorsi e conflitti di coscienza, prende i soldi e va a Sanremo come aveva sempre desiderato, e se li gioca tutti al casinò, vincendo ben trentacinque milioni, con i quali fa il nababbo per sei mesi, dopodiché tutto torna come prima.

corsivo --> ~La parte più interessante della storia (per quanto possa essere interessante una storia di un vecchietto per un target di lettori giovani e cybernauti per giunta), è quella che non ho avuto voglia di scrivere.
Ho preso la scusa che mi ero stufata, poi che non mi convinceva nessuno dei finali che mi erano venuti in mente, poi che non ne valeva neanche la pena, data la banalità della situazione.
Il conflitto: come dice Franco Gaudiano, il conflitto è indispensabile per ogni trama letteraria che possa destare interesse, senza un benché minimo conflitto nessuna storia può piacere, sarebbe come leggere la lista della spesa.
D'altro canto, anche senza voler fare della retorica spicciola e qualunquista, chi si potrebbe identificare nel conflitto morale di questa situazione così poco scabrosa: viviamo in una società con la morale in disuso, come quelle vecchie parole che si usavano una volta ed ora fanno un po' sorridere chi se le ricorda ancora, e fanno stupire chi non le ha mai conosciute. Se non c'è sesso, delitti o almeno un po' di violenza vera, quella con il sangue che gronda dalle righe, non ci si diverte.
E se Fabula volesse essere anche un laboratorio, oltre che una vetrina per sconosciuti aspiranti ecc.., sarebbe bello utilizzare questo meraviglioso punto di incontro virtuale per aprire un dibattito anche sui contenuti, e non solo sullo stile, della nuova scrittura. Cosa ne dite, può interessare?
Qualcuno mi risponda, se ne vale la pena...



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