FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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VISIONI

Claudio Pecci




...quando la vidi riflessa anche nella tazzina del tè, come se mi stesse osservando dal soffitto, ebbi un sobbalzo. Da anni (bè, diciamo da mesi) avevo smesso di bucarmi, non fumavo più e le crisi di astinenza da alcool erano un ricordo del passato, per cui proprio non capivo come fosse possibile che avessi ancora allucinazioni. Sì, d'accordo, la mia vita sino a quel momento l'avevo spremuta come un'arancia fino all'ultima goccia, per cui sapevo benissimo che le mie migliori risorse se ne erano andate insieme agli anni cosiddetti "migliori". Ma queste allucinazioni... Anzi, per essere precisi: QUELLA allucinazione,...proprio non riuscivo a spiegarla, a farmene una ragione. Sempre uguale, sempre la stessa, sempre così evidentemente immaginaria, persino piacevole, eppure così inquietante, come una presenza oscura che è accanto a te anche quando non la vedi, ma senti che c'è, sta lì, pronta ad apparire quando meno te l'aspetti, a ricordarti della sua presenza.
La prima apparizione avvenne (chi si ricorda la data) la mattina presto. Ero uscito dal nero tunnel delle tossicodipendenze e quindi fischiettavo allegro. Abitavo in un miniappartamento di periferia e la mattina il bagno era sempre freddo. Stavo maledicendo quindi il riscaldamento centralizzato e quello spilorcio dell'amministratore condominiale, quando il mio umore positivo venne spazzato via da una telefonata. Lo sapete, se non lo sapete ve lo dico adesso: smettere di farsi è relativamente facile; è il mondo di quelli che continuano a farsi che vi perseguita, DOPO. Ed al telefono c'era Maxi. Maxi: "Cazzo non ti si vede più'! Proprio ieri dicevo agli amici: chissà che cazzo di fine ha fatto Pigo, chissà che fine. Sarà morto, non ti offendere, sarà morto ha detto Marta, te la ricordi sì quella che... Ascolta Pigo" (la voce era pesante, il parlare veloce ma faticoso): "io non so perché non ti si vede più in giro, ma non ti dimenticherai dei vecchi amici, vero?"
"Senti Maxi, io..."
"Se hai trovato un nuovo giro devi solo dirlo" aveva ripreso a dire. "Devi solo promettermi di coinvolgermi se c'è roba buona HAI CAPITO PIGO? devi solo coinv..."
Avevo riattaccato e subito rialzato la cornetta per non essere richiamato, né da Maxi né da altri. Mi ero recato quindi in bagno per radermi. Ero di fronte allo specchio e la vidi. Bionda, occhi azzurri, volto dolcissimo: e mi guardava, apparentemente con interesse. Sussultai ed il rasoio incise la mia pelle.
Mi voltai di scatto, ma non c'era nessuno.
Guardai di nuovo lo specchio: era là.
Mi voltai quindi di nuovo: nessuno, niente dietro di me.
Lo specchio: sì, era lì. Dietro: il vuoto, il silenzio.
Di nuovo di scatto a guardare lo specchio: sparita. Non era più lì. Ed io ad incolpare la mia vita dissoluta.
Infine era apparsa, sempre riflessa, nei posti più incredibili. Se mi fermavo ad osservare una vetrina di un negozio, dopo pochi istanti appariva alle mie spalle. Inutile dire che per strada non c'era, né sul marciapiede. Gli altri passanti non sembravano vederla. Una volta fermai un ragazzino (con un adulto mi sarei vergognato) e gli chiesi: "Senti, scusa, cosa vedi in questa vetrina?" La visione era lì, e sorrideva.
"La mamma mi ha detto di non dar retta agli stronzi come te che fermano i bambini per strada!" rispose il ragazzino (avrà avuto sui 13 anni). Tuttavia si fermò e guardò il vetro, gli oggetti esposti. "Non mi interesso di libri" rispose, "che me ne frega a me!"
Proprio con un maleducato come questo dovevo capitare, pensai. "Ascolta" dissi, "non la vedi quella bella signora bionda dietro quel libro sugli etruschi?"
Il ragazzino effettivamente guardò nella direzione giusta e strabuzzò gli occhi. Sta a vedere che è anche miope, pensai. "Non vedo un cazzo" rispose lui, e se ne andò veloce. Voltandosi urlò: "Mi sa che tu sei tutto scemo!"
Ero anche entrato nel negozio: niente.
Ogni tanto la vedevo in una pozzanghera, dietro gli specchi, riflessa su qualche superficie lucida e cromata, ma non mi aveva mai parlato. Riflessa nella tazzina del tè, in un bar pieno di gente, mentre me ne stavo sconsolatamente solo ad un tavolino, invece lo fece.
"Ciao" disse.
Rimasi a bocca aperta. Eppure lei mi fissava e mi aveva detto ciao. Non potevo rispondere, tutti mi avrebbero preso per pazzo all'interno del locale.
"Ciao, non mi senti?" lei aveva insistito. Mi prese una gran paura che qualcuno potesse sentirla. Bevvi tutto di un fiato il tè, per farla sparire. "Noo!" la sentii urlare, come un'eco lontana, "non farlo! aspetta, devo parlarti!"
Una volta a casa, cercai di evitare in tutti i modi di guardare gli specchi (ne avevo due) ed ogni superficie riflettente. Ma era inutile: la sua voce mi chiamava da tutte le parti. Mi sedetti sul tavolino della cucinetta fissando la tranquillizzante tovaglia opaca bianca e tappandomi le orecchie. Eppure sentivo che mi chiamava: "Guardami, ti prego, devo parlarti! sono mesi che ti osservo in silenzio! Ho da dirti molte cose." Ed io che cercavo di fuggire da quelle grida, che però mi inseguivano anche al buio, dentro l'armadio: "Devi fidarti di me. Guardami, parlami!"
"Chi cazzo sei?!" urlai tutto ad un tratto. E dissi: "La morte? sono così malato? E' giunto il mio momento, eh!, è questo che vuoi dirmi?" Un'ira incredibile mi assalì e roteando le braccia cominciai a mandare tutto per aria. "Sei una puttana!" stavo urlando, "una lurida puttana che... che vuoi portarmi via con te, vero, puttana?" Poi, ansimante, caddi a terra come in un soprassalto di raziocinio. Lei sembrava essere sparita, non udivo più la sua voce.
Non so quanto tempo stetti in quel modo, per terra. Faticosamente raccolsi le mie membra doloranti (ma come avevo fatto a farmi così male?) ed andai a coricarmi nel letto. Non avevo acceso la luce, né mi ero spogliato. Per cui fu una GROSSA sorpresa trovarmela non più riflessa, ma in carne ed ossa, nuda, sotto le coperte. Era dolcissima, e poi da quanto tempo non stavo con una donna? Da tanto, le uniche che conoscevo si bucavano ancora, erano tremendamente magre e sporche, con i denti cariati e l'AIDS. Qualcuna era morta, altre si prostituivano per la roba.
LEI invece era fresca e profumata, con la pelle liscia e tesa. "Vuoi dirmi chi sei? è questo che si prova quando si sta per morire?" chiesi. Lei non rispose né sì né no. Lentamente sentii qualcosa sciogliersi dentro di me, come un tepore che piano piano si fa strada tra il ghiaccio e lo scioglie, venendo in superficie. A quel punto smisi di chiedermi per cosa e per come; semplicemente decisi che mi sarei abbandonato. Fosse allucinazione, fosse pure la morte (che però di solito era dipinta MOLTO peggio) o chissà quale altra cosa, forse un'invasione marziana, IO AVEVO DECISO di abbandonarmi a quelle sensazioni stupende di cui mi ero privato per troppo tempo.
La mattina dopo non era più nel letto, ma mi sentivo bene ed in forma. Gli specchi erano rotti, per via di quegli attimi di pazzia che avevo avuto la sera prima (ma, a pensarci bene, non era tutta una pazzia?).Con la mano tremante ne raccolsi un frammento.
Era lì, riflessa. Mi disse: "E' stato bello conoscerti. Ti amo."
"Ma..." (ormai non avevo più alcuna remora nel risponderle) "ma dimmi, spiegami..." balbettai.
"Ciao" sussurrò, e nel dirlo la sua immagine si fece più piccola, meno nitida.
"Non andartene!" supplicai.
"Devo farlo" rispose, mentre lentamente spariva. "Devo andare da altri, vi amo tutti. Sono e sarò sempre con voi. Ma tornerò". Ormai era piccolissima, solo un puntino, ma la voce si poteva udire distintamente: "Tornerò, aspettami. Quando tornerò, verrai via con me."
Molti dubbi mi sono rimasti, non so se davvero ho capito tutto di questa storia. Non so se ho fatto bene o se ho fatto male. Non so se il mio comportamento, per farla tornare, è stato quello giusto o sbagliato. Ma quando per l'ennesima volta mi ha chiamato Maxi ("Cazzo, Pigo, ma che fine hai fatto, guarda che so che non sei morto quindi cazzo! spiegami perché...") gli ho risposto: "Ce l'hai la roba? Allora ci vediamo questa sera al solito posto."



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