FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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UNA VACANZA DIVERSA

Lorenzo Fua'




Era una calda giornata d'agosto e l'unico taxi della piccola stazione, con un incredibile rumore di ferraglia, stava arrancando attraverso l'immensa pianura costellata di alberi spogli. I sottili tronchi, di un lugubre colore cinereo, sembravano tendere braccia scheletriche al cielo. Gianni, visibilmente soddisfatto, se ne stava adagiato sul sedile posteriore della vettura. Aveva lasciato da poco dietro di sé le ultime case del paese, dove, tra le mura annerite dal tempo e dalla sporcizia, aveva potuto spiare, non senza un certo disagio, relitti umani intenti a rovistare tra i rifiuti.

- E' sicuro che sia la strada giusta? - chiese improvvisamente all'autista con un filo di voce, mentre infilava l'indice della mano destra dietro il colletto della camicia per non soffocare, -...non mi aspettavo tanta desolazione. ...La persona che mi ha consigliato l'albergo Eden parlava di delizia e gioia...non mi sembra davvero di andare verso la delizia e la gioia. -

Il tassinaro non rispose. Gianni pensò che, probabilmente, il rumore del motore e le vibrazioni della carrozzeria avessero coperto le sue parole e ripeté la domanda con maggiore vigore. Ancora una volta l'autista tacque. Gli parve allora chiaro che l'uomo aveva sentito benissimo, entrambe le volte, la sua domanda, ma che non voleva rispondere. Si adagiò indispettito nei suoi pensieri e, poco alla volta, si fece strada nella sua mente la consapevolezza che quello strano essere deforme, che ora lo stava conducendo attraverso l'inferno, non aveva proferito una sola parola sin da quando lui era salito in macchina e che, quando si era avvicinato per chiedere di essere portato all'albergo Eden, quello si era limitato solo ad emettere uno strano grugnito e ad aprire la portiera della vettura. - Poveretto - pensò allora Gianni per tranquillizzarsi -...probabilmente è muto - e, stanco del lungo viaggio, lasciò che la sua mente fosse inghiottita da un insano torpore.

Sotto il sole infuocato la lamiera dell'auto divenne sempre più arroventata e l'aria all'interno dell'abitacolo si fece irrespirabile. Gianni perse conoscenza. Il viaggio attraverso quella pianura desolata durò ancora per qualche chilometro, poi, finalmente, la vettura girò sulla destra e la strada iniziò ad assumere una lieve pendenza che, molto velocemente, diventò ripidissima. Gianni riprese il controllo della sua mente. Il taxi avanzava penosamente attraverso una vegetazione che diventava sempre più fitta e buia. Smarrito, guardò fuori dal finestrino e fu colto da sgomento: non capiva se stessero salendo o scendendo da un monte. Era sul punto di gridare all'autista di fermarsi, quando, giunto improvvisamente su di uno spiazzo pianeggiante il taxi si arrestò.

- Vede quel muro di cinta dal colore grigio scuro? - disse il tassista con voce laconica, indicando un punto indeterminato nello spazio -...Là dietro c'è l'albergo Eden. ...Più avanti troverà il cancello. ...A me non è concesso di andare oltre - e, senza emettere un altro suono che avesse la minima parvenza di una parola, allungò il braccio all'indietro e aprì la portiera posteriore. Gianni capì che sarebbe stato inutile insistere oltre. Scivolò fuori dall'abitacolo,...si sgranchì le gambe,...inspirò profondamente e si mise a scrutare l'orizzonte alla ricerca dell'annunciato muro. Lo vide nascosto tra il verde. Si soffermò per un attimo ad osservare quell'immane muro dall'aspetto un po' sinistro, poi si voltò con l'intenzione di pagare la corsa e chiedere ulteriori informazioni, ma il taxi era già inspiegabilmente scomparso senza emettere il minimo rumore. Per nulla turbato, anzi, un poco soddisfatto di risparmiare del denaro, si mise allora a ripensare in quale modo fosse arrivato a trovarsi in quella strana situazione. Era da tempo che ogni estate veniva ripetendo a se stesso che desiderava trascorrere una vacanza diversa dal solito e quell'anno, per caso, mentre se ne stava accanto alla macchina del caffé del suo ufficio, aveva sentito un collega parlare dell'albergo Eden. Dalle frasi rubate aveva capito che doveva trattarsi di un posto indimenticabile. Alla sua richiesta di fornirgli l'indirizzo quello aveva risposto che non era cosa facile far parte dei frequentatori di quel "paradiso" e che, comunque, occorreva trovare qualcuno che perorasse la propria causa. Gianni non si era perso d'animo e lo aveva pregato di intercedere per lui presso chi di dovere. Per tutta risposta il collega prima aveva negato di essere uno dei pochi privilegiati, poi aveva affermato di non essere all'altezza di raccomandare qualcuno e, infine, vista l'insistenza di Gianni, aveva acconsentito a fare il possibile.

Ora Gianni, con un vago senso di vittoria, poteva accarezzare con lo sguardo quel muro che lo separava dalla sua vacanza diversa. Sorrise soddisfatto e, raccolti i suoi bagagli, si mise alla ricerca del cancello d'ingresso. Lo trovò, poco dopo, semi nascosto da una fitta vegetazione selvatica.

Appena ebbe varcato la soglia ai suoi occhi si presentò uno strano spettacolo: davanti a lui si apriva un ampio e rigoglioso parco disseminato di un numero imprecisato di ombrelloni bianchi. Sotto ogni ombrellone se ne stava, comodamente adagiata, una persona avvolta in un'ampia veste bianca. Tra costoro, che apparivano chiaramente essere gli ospiti, si muovevano velocemente, quasi volando, e in assoluto silenzio, un centinaio di camerieri, anch'essi vestiti di bianco. Di tanto in tanto qualcuno degli ospiti, senza un ordine prestabilito e come se fosse stato punto da un insetto, si alzava di scatto e si trasferiva sotto un altro ombrellone e lì si abbandonava a calorosi abbracci con chi già dimorava lì sotto. Gianni, con un cenno della mano, cercò di attirare l'attenzione di uno di questi fugaci camerieri. Improvvisamente un portinaio, dall'aspetto arcigno, gli si fece davanti, bloccò a mezz'aria la sua mano e lo guardò fisso negli occhi:

-...Voglia farmi la cortesia di seguirmi - disse e, senza aggiungere altro si incamminò attraverso il parco. Gianni lo seguì in silenzio. Percorsero un intricato dedalo di viottoli per giungere, infine, davanti a un grande edificio con le inferriate alle finestre. Il portinaio, invece di far entrare Gianni dall'ingresso principale, lo sospinse verso un portoncino secondario. Oltrepassata quell'angusta soglia scesero lungo una rampa di scale umide e in pessimo stato. Alla fine di uno stretto corridoio sbucarono in una specie di ampio scantinato. Lo sbalzo di luce che aveva reso Gianni quasi cieco perse il suo effetto ed egli, poco alla volta, si abituò all'oscurità. Scorse allora nella penombra, addossato contro un muro, un grande tavolo scuro da ufficio e, dietro di esso, tre vegliardi, in piedi, avvolti in una toga sdrucita.

- Saluta i giudici! - disse il portiere a Gianni, affibbiandogli una gomitata nel fianco che lo fece piegare in due. - Dipende da loro se la tua permanenza qui sarà accettata. -

- Come? - replicò lui, cercando disperatamente di guardare negli occhi i tre vecchi -...Ero convinto che fossero sufficienti le assicurazioni che vi hanno fornito su me... -

Non fece in tempo a terminare la frase che il portiere e i tre austeri personaggi scoppiarono in una grassa, vigorosa e sgangherata risata.

- Tutti così... - disse il portiere osservandolo con senso di superiorità frammisto a una certa pena - ma poi... -

-...La stavamo aspettando - proruppe il più anziano dei tre giudici, e fatto un cenno ai due colleghi che gli stavano a lato li invitò a sedersi.

-...Vede, mio caro amico, - disse il giudice di destra - anche se l'albergo Eden è una associazione benefica cui si accede per grazia e segnalazione, ciò non è sufficiente per acquisire il permesso di permanenza,...occorre guadagnarsela. -

-...Può anche darsi che a lei sia concesso solo il privilegio di saperne l'esistenza e nulla di più. - commentò il giudice di sinistra.

- E questo è già un merito - concluse il primo giudice.

- Ma io... - cercò di ribattere Gianni,...poi tacque, aveva capito che ogni protesta sarebbe stata inutile.

-...Sono pronto ad essere esaminato da voi. - soggiunse chinando la testa e si abbandonò pesantemente sullo sgabello sgangherato che il portiere gli indicava con mossa imperiosa.

- Innanzi tutto - riprese il giudice più vecchio - deve sapere chi è il fondatore dell'albergo Eden. ...Ebbene non si sa chi sia,...ne' dove viva...e neppure cosa faccia. Questo è fondamentale! ...Il nostro benefattore ci ha lasciato una quantità incredibile di rigide indicazioni per la sua conduzione, per l'esattezza 613. Sappiamo che ci sorveglia, ma non sappiamo come. ...A volte crediamo di comunicare con lui, ma è una pia illusione. ...Non ci resta altro da fare che attendere il giorno in cui verrà qui, tra di noi, per controllare di persona e, forse, farci dono del suo apprezzamento per il modo in cui abbiamo portato avanti il suo progetto. ...Le è tutto chiaro? -

- Si - balbettò Gianni.

- Bene! ...Come avrà potuto notare qui non esiste un attimo di sosta: tutto è in costante movimento. ...Guai fermarsi, sarebbe un insulto all'istituzione, a se stessi e agli altri. ...Non speri di passare inosservato! E' impossibile! ...è come se ognuno di noi fosse dentro gli altri e gli altri in lui. ...Non si sfugge. Ci conosciamo tutti, ma non per nome, siamo solo numeri e cifre. ...E' vietato parlare! ...le parole sono troppo importanti per essere gettate al vento, occorre essere sicuri di quello che si dice, ma, lei me lo insegna, la sicurezza non è di questo mondo. e dalle parole buttate al vento nasce la distruzione. ...E' tassativamente proibito allacciare contatti solo per prova, ogni avvicinamento equivale ad uno stretto rapporto...del resto, visto che nessuno di noi si ritiene estraneo agli altri, sarebbe impossibile fare altrimenti.-

Gianni incominciò a temere che si stessero burlando di lui. Desiderava soltanto fare nuove conoscenze femminili e stringere rapporti che, chissà, forse, in futuro, sarebbero potuti anche sfociare in un matrimonio.

- Ma come faccio a prendere contatto con una persona se non la conosco? ...Sono appena arrivato! - azzardò con foga, poi si calmò e, con voce pacata, proseguì -...Mettiamo, per esempio, che io desiderassi fare amicizia con una donna... -

- Nulla di più facile! - proruppe il vecchio giudice - Lei, tramite un cameriere, spedisce un messaggio alla donna che, anche se velata, l'avrà colpita e questa, se ne avrà il desiderio e la voglia, verrà presso di lei. ...Tuttavia, se lo ricordi bene, la donna non è tenuta a risponderle per forza, potrà anche ignorarla, ma, se verrà presso di lei, sarete liberi di amarvi, anche per tutta la giornata,...poi, dovrete lasciarvi.

- Ma è folle!...Non è possibile! - replicò Gianni. - Io desidero sapere di più, conoscere bene chi sia, cosa abbia fatto prima, cosa farà dopo, da dove venga, dove andrà,...non posso accontentarmi di quello che voi mi concedete! -

- Come le è già stato accennato - disse con estrema pazienza il giudice di destra - qui non è permesso il possesso prolungato, l'isolamento, anche di due sole persone, sarebbe la fine dell'armonia... -

- Ma io pago! - gridò Gianni e, dicendo queste parole, infilò la mano sotto la giacca per prendere il portafogli e sventolare uno di quei foglietti colorati che sapeva aprire tutte le porte. Mentre il giudice più vecchio chinava la testa ed iniziava a piangere sommessamente, il giudice di sinistra si alzò in piedi, agitò un braccio e tutta la stanza iniziò a girare vorticosamente.

Gianni si risvegliò nella sala di attesa della stazione della sua città con accanto i suoi bagagli. Guardò il quadrante con datario alla parete e scoprì che dal giorno che era uscito di casa erano trascorsi dieci giorni...dieci inutili giorni. Forse era stato drogato, forse era stato gettato in una prigione buia affinché nessuno cercasse di lui o, forse, si era semplicemente addormentato mentre aspettava il treno e gli altri viaggiatori, vedendolo, lo avevano scambiato per un barbone senza dimora e per compassione non avevano chiamato le guardie. Ormai era troppo tardi per trovare una risposta a questi interrogativi, il periodo di ferie era inesorabilmente scaduto né si sarebbe mai più ripresentata per lui un'occasione simile.



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