FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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I TRIONFI

Franco Garofalo




Primo


Quando mi risvegliai dalla esaltazione produttiva avevo la bocca amara.
Questo per me significò ritrovarmi nel mio letto senza più alcun uomo accanto, per la prima volta non uno diverso ma proprio nessuno; per la prima volta da non saprei più quando.
Il lungo giorno dei trionfi era quindi terminato, senza presagi né avvertimenti ma così, come al risveglio dopo una notte di festa, che non sapevi sarebbe stata l'ultima. Il giorno seguente, il primo in cui il tempo riprende per te a scorrere da persona normale, sembra assurdo che debba aspettare il giornale per sapere cosa è successo.
Ero una di cinquant' anni qualunque e, come tante altre, assetata d' amore secondo un tracciato nervoso automatico: abitudine e aspettativa dell'orgasmo che aprirà le porte del cosmo, quello che le donne della mia età cercano quasi solo nella pratica dello yoga o del training autogeno, perché hanno perso la speranza di trovare un amore un compagno, una vita o un orgasmo normale (ne cercano più spesso uno mortale).

Anche il contatto dello spazzolino con i denti può scuoterti, a volte! Guardando nello specchio non feci alcuna indagine sul penoso stato del mio viso; ho imparato ad amare ciò che è, a dimenticare presto ciò che è stato. Della pelle che avevo da ragazza non mi frega niente, tanto a malapena ricordo il mio nome dopo una serata a base di cocaina. Se ho conosciuto qualche frammento di gioia, è stato solo dopo che ho smesso di essere giovane; solo quando gli uomini che frequentavano la mia alcova divennero quasi tutti più giovani di me anche perché in diverse occasioni, non ho timore di dirlo, avevano dannatamente bisogno di un mio interessamento per qualcosa. E' la vita in questa città che mi ha permesso di ricattare languidamente maschi desiderabili, e allora? Che senso avrebbe avuto non approfittarne?
Però, per la miseria, da come valutavo la situazione il ballo era davvero finito. Un paio di conti correnti dovevo ancora averli, e la carta di credito; ma insomma, una della mia età o ricca, o con relazioni, o sposata a qualche cretino con la fabbrica lo doveva essere. La situazione, per com' era voltata, m' impediva anche di sedurre altri bambocci perché via, la mamma un po' va bene, ma deve avere le sue cose da offrire... La dignità. Era per dignità che non avevo mai provato quelli a un tanto all'ora, la dignità di non incappare in qualche indossatore dell'agenzia Tantalas, la quale stava per silurarmi, nonostante gli avessi dedicato i miei anni migliori.
Dopo aver negoziato la mia liquidazione m' ero informata sullo stato patrimoniale dell'emittente Televaria, buona diffusione su tre regioni del nord, ripetitori di prim' ordine sui valichi alpini. Quello era stato il mio ultimo atto da donna impegnata e poi, dopo la lunga tenebra di un passaggio di consegne ad una gran troia che non ascoltava più quello che dicevo, dopo l'allucinazione del grande letto vuoto, sul quale fischiava il vento delle notti tunguske, e dopo aver amaramente considerato che erano stati ventisei i miei accompagnatori dall'ottantaquattro ad ieri (senza che ne ricordassi quasi più una parola detta, una faccia), l'addormentarmi nel panico che non vi sarebbe stato alcun risveglio... e l'ubriachezza.
Sentire di fare schifo quella mattina era qualcosa di più di una piccola trappola depressiva. Mi ritrovavo gettata nello stato precedente alla mia fortuna senza memoria di me; abbastanza giovane ancora per potermi rassegnare ad una vita senza desideri, per avviarmi a piedi nudi sul tappeto di spine di una vecchiaia senza prole.
Potevo contare su qualcuno dei miei vecchi amici? Intendo, coloro che erano più vicini a me per età gusti e scelte, i quali però se non erano in carcere, fuggiaschi o impiccati, o erano oberati di impegni, o erano tristi e spettrali. Chi fra Alvaro, Ivan, Gianni o Damiano non si sarebbe fatto negare al telefono? E alla fine, che giovamento ne avrei avuto? Piuttosto un'amica; ma nessuna ne ricordavo libera da qualche matrimonio a pezzi.
Per raggiungere la macchinetta del caffè dovevo sgusciare fra i pacchi di volantini non distribuiti dell'agenzia Tantalas, il cui smaltimento non avrei certo pagato io. Se la doveva vedere la troia la questione dei volantini; ma ne sono certa, se le telefonavo mi avrebbe chiesto di portarli in ufficio, magari in equilibrio sulla testa. No, la soluzione migliore era dar tutto alla raccolta benefica della carta; quella pubblicità dell'aria fritta non meritava di essere distribuita ma solo distrutta. Tantalas vende fumo, e perciò spreca milioni in pubblicità - la pubblicità della pubblicità, nulla v' è di più prossimo allo zero.
Se conservo un ricordo bello di quelle ore, è una tazza di caffè nero che potei gustare seduta in poltrona, non col cuore in gola e in piedi.
Soltanto sei mesi prima chi occupava l'Assessorato del Costume e Moda era mio carissimo amico; il sindaco in persona si mostrava assai galante con me, assai più che con le velenose provinciali cresciute in parrocchia, che gli avevano messo intorno come guardie del corpo. Il sottosegretario Razzilli era un habituée delle mie cene. Ogni giornata superava le precedenti, per sfavillio di luci e di scoperte. Dio, com' è appassito tutto e in fretta: dov' erano i notabili le cui campagne avevo sostenuto con la mia sterminata agenda telefonica? E il figlio del Presidente del Consiglio, mio prestigioso protetto e protettore...

La successione dei fatti nella storia mi ricordava confusamente qualcosa; i regimi sotto cui ero vissuta avevano cicli sempre più brevi. I democristiani erano durati quarant' anni, i socialisti cinque meravigliosi anni; poi la coalizione del Polo, il cui governo non aveva compiuto un anno.
Per qualche ragione che non comprendevo, la mia storia personale si era compressa e, nello stesso modo, aveva subito un accelerazione. La mia casuale e se vogliamo innocente partecipazione a quei fasti poteva dunque compromettermi, fino a condannarmi ad una totale perdita di visibilità? Mi venne in mente quanto si erano fatti insostenibili i rapporti in agenzia con l'Amedeo Giacometti e Franca, che prima mandavo a prendermi gli aperitivi. Per tutti loro era chiaro il mio coinvolgimento nelle cose dei trapassati potenti, ed ero finita sotto ghiaccio.
Per tutto questo mi truccai con la massima cura, mi vestii di chiaro come per una colazione elegante, per abitudine misi in borsa il telefonino, calcai le scarpe traforate col tacco (pochi centimetri aggiunti della mia immagine pubblica e diurna, cui potevo rinunciare solo nella solitudine), e quando giudicai di essere perfettamente a posto uscii, con destinazione edicola dei giornali, l'unica che mi fosse rimasta a disposizione.
C' era un sole sfolgorante, molto inusuale nella città di M*. La gente intorno a me sembrava alleggerita, più lieta: non ne capivo il perché e questo era un motivo in più d' inquietudine. Il quartiere in cui abito non è centrale, ma lo è diventato grazie alla spostamento in massa di abitanti del centro: ora vi abitano professionisti, imprenditori ed anche qualche artista di buona fama. Il sarcofago di un vecchio canale attraversa la zona, riempito per buona parte di cemento, quindi coperto di asfalto. In pochi raccordi collettori si vede ancora scorrere l'acqua, che mi ha sempre procurato disagio e ansia.
Davanti all'edicola ingigantitasi con gli anni molte persone si fermano a scorrere i quotidiani appena acquistati e formulano commenti sulle notizie. Fra loro riprendevo contatto con la comune nozione del tempo ma, pur senza dare nell'occhio, avevo la sensazione di rincorrere con grande affanno un treno fermo.
Negli ambienti che contano avevo, della politica, capito una cosa fondamentale: c' è un giorno di distanza fra chi la fa e chi la commenta davanti all'edicola. Anche le delibere più tecniche ed impersonali nascondono dei burattinai, strateghi dalla figura fisica sfuggente se non proprio impenetrabili alla luce. Forse per questo le donne che ornano i fasti del potere portano alti coturni massicci, e collane di pietre dure al collo; l'inconscio le spinge a celebrare il peso della materia in salotti ove tutto è sussurro, ove la realtà sfugge e si dilegua. Così le fitte chiacchere e le risate squillanti fanno da contrappeso all'immaterialità delle decisioni politiche.
All'aria aperta e sotto il sole l'uomo della strada, persuaso di compiere un rito virile, si comporta invero come le donne nei giri dei potenti. Egli discute, si scuote e si appassiona, ma con un giorno di ritardo, di ciò che decisero gl'imperturbabili mediante allusioni, come asceti che biascicano orazioni perpetue.
Avvampai, per la disperazione di essere ricaduta nel mondo che vive nell'eterno giorno successivo.
Di quegli uomini formidabili, di quei burattinai io non ho amato nessuno in particolare, anche perché li vidi sempre concatenati in un sistema... Ero veramente caduta dalla loro torre su una terra gelida ed indurita, senza avvertire il più piccolo dolore? Mi sentii perduta.

Era necessario che mi calmassi, che ritrovassi un equilibrio. Con la liquidazione realizzavo un discreto patrimonio e non avrei avuto problemi nel futuro; potevo allora chiedere a qualcuno di accompagnarmi in vacanza, qualcuno magari poco impegnativo come le mie nipoti, le figlie di mio fratello Ermanno. Con questa determinazione mi avviai verso casa loro.
Carola e Beatrice lasciavano di rado la casa, mentre Ermanno era spesso fuori. Esse si proteggevano a vicenda, perfettamente rassegnate al ruolo di disoccupate di lusso. Per la maggiore c' era la frequenza universitaria nobilmente lassa, prolungata sine die. Pensare che solo un paio di generazioni fa come famiglia non esistevamo, e M* era un miraggio. Agli inizi del suo lavoro Ermanno ebbe tenacia, aprì la strada a tutti noi e corruppe parecchio. Le due ragazze sono graziose però inermi, evanescenti o vittimiste forse. Insomma non sono una compagnia esaltante, tuttavia non ho altri che loro in questo momento.
Carola stava studiando, come di solito, molle e disorganizzata, comumque non avevo voglia di manifestare alcuna ironia per questo suo problema sia per il mio umore, sia perché la scarsa volontà di un giovane può sembrare buffa o tenera agli inizi ma poi, passando gli anni, diventa uno spettacolo ripugnante. L' accidia mi fa venire in mente la carta moschicida. Beatrice sua sorella si limava le unghie, e preparava un intruglio di smalti differenti per ottenere una tinta trasparente di giorno e fosforescente di sera.
-Sì- dissero ambedue.
Non potevo dunque sceglierne una.
-Vostro padre quando torna? Vorrei parlargli, sapere che è d' accordo-.
-Pensi che papà possa avere nulla in contrario a farci partire con te, zia?- disse Carola.
-Non so, magari aveva pensato di passare le ferie con voi alla Saporita-.
-Sarebbe meglio che se la vendesse- rispose la piccola -se non lo farà lui, lo faremo noi-.
-Capisco. Nessun valore affettivo, dunque! Ma da bambine andavate tutte le estati alla Saporita... Anch' io d' altronde, quando era viva vostra nonna-.
-Noi ci passavamo l'estate, ma papà ci stava poco- disse Bea con maggiore dolcezza -e poi, è lì che è morta la mamma. Non ne faccio un problema di superstizione; è che non ha semplicemente più senso, un posto così senza una famiglia grande-.
Dato che una donna di mondo è una donna di tatto, capii all'istante che l'argomento doveva essere stato oggetto di molte delle loro conversazioni preipnoiche. Dormivano ancora nella stessa stanza (non per necessità, ma per espresso desiderio).
-Devo dare tre esami a settembre- aggiunse Carola -e alla Saporita non riesco a studiare-.
-Ne facessi uno sarebbe già una gran cosa- fece ironica sua sorella.
Carola si gettò indietro i capelli castani, troppo lisci per sembrare mai veramente in ordine.
Mi accorsi che nemmeno avevano chiesto dove intendessi portarle; perciò, vedendole un po' desolate (ma sospetto dovesse essere una posa), asserii lietamente:
-Pagherò il vostro soggiorno, questo è fuori discussione. Portatevi soldi per cartoline e pensierini, perché io non finanzio lussi-.
E finalmente, Bea domandò:

-Ma dove vuoi portarci, zia Silvana?-
-Ho una mezza idea, di un posto a poche ore da M*; devo mantenermi reperibile per un certo affare-.
-Che cosa? Che cosa?-
-La mia liquidazione, carine-.
-Vuoi smettere di lavorare?- chiese Carola, sgranando gli occhioni scuri.
-Non mi resta altro da fare- risposi, e mi lasciai cadere sulla poltrona preferita di Ermanno, l'unica esattamente in asse con il grosso televisore del soggiorno -a quanto pare, il mio astro sta tramontando-.

L' idea del mio declino sembrò metterle in uno stato di repentina eccitazione; non afferravo davvero il senso di quel cambio di ritmo nelle loro emozioni, ma credo che nessun giovanotto avrebbe calamitato altrettanto la loro attenzione. Vennero a sedermisi vicino, circondandomi di un aura odorifica casalinga e dolciastra, e mi fissarono come se fossi mio fratello che gli annunciava: .
Che differenza, però, fra queste ragazze e me...
Sono stata sposata con un uomo rapinoso che poteva avere caterve di Carole o Beatrici, ma scelse d' introdursi proprio nella mia quiete. Non lo potevo sopportare, e naturalmente lo tradii; fu la mia unica infedeltà, a mettere in crisi il matrimonio con l'uomo cui decine di amanti furiose telefonavano maledicendo. Lo tradii con l'autodeterminazione, con il lavoro, mentre lui scivolava nella rovina e si devastava gli organi interni con dosi assassine di alcool. La cirrosi lo terminò. In articulo mortis nessun'altra donna lo assisteva all'infuori di me. Non la consideravo una vittoria, e me ne andai prima che spirasse. Stando al medico, non ebbe ultime parole. Anche se l'ho detestato sono stata viva, con lui e contro di lui. Di colpo sapevo che m' ero data troppa pena a combatterlo, si sarebbe tolto di mezzo anche da solo; avrei potuto come le mie nipoti lasciarlo fare, lasciarmi andare e non insistere troppo per una vita tutta mia.
D' altronde, le ragazze erano il ritratto di Ermanno: un mellifluo; tutta la vita passata a credere ferventemente nella sorte, nelle virtù della corruzione e dell'intrigo, sempre cercando di assomigliare ai suoi referenti politici nell'amoralità, nell'impossibilità di sopravvivere fuori dai privilegi, dagli scambi di favori e dagli amplificatori di forza meccanica come armi, scafi ed auto, aerei e skilift.
Dovevo essere matta a fidarmi di partire con quelle due; ma ormai l'impegno, bisognosa com' ero di qualunque compagnia, era preso e non me lo potevo rimangiare.

-Beh, se volete saperlo è da tanto che desidero passare un periodo di cure all'Hotel Poseidon-.
Dopo la scomparsa della Cortina di Ferro, una scheggetta di nazione europea orientale si era organizzata -e ricompattata- intorno ad un grande stabilimento termale, costruito su tre livelli, in altrettanti pianori del massiccio montuoso degli Alti Tatra. Le terme originarie furono costruite dai romani, ai tempi di Caracalla, perché vi potessero prender le acque l'imperatore al sommo, le legioni nell'edificio intermedio ed i cavalli nel più basso. Oggi i livelli sono collegati da elevatori scavati nella roccia: ecco l'imponente POSEIDON. Il pensiero dell'acqua con proprietà curative leniva le ulcere di questo mio corpo amorfo, reso insensibile da troppe anteprime e troppi after-hours.
C' era ancora più forte la tentazione, per una come me, dei leaders decaduti che avrei potuto incontrare al Poseidon: uomimi eminenti che avevano lasciato l'Italia perché sconfitti alle elezioni, e di conseguenza privati della immunitas che li proteggeva come la spada Excalibur; ormai esposti ai procedimenti giudiziari e, per tutto questo, definitivamente disgustati dal livello dello scontro parlamentare in cui non v' era più traccia del vigore costituente, e ricostituente, della repubblica originaria. Secondo le riviste turistiche il Poseidon era diventato tappa obbligata per i politici dopo la fine della carriera; e questo mi bastava per sperare nell ' incontro con i cari vecchi amici del tempo migliore, senza contare poi che avrei avuto l'occasione di introdurre le mie nipoti in un ambiente esclusivo che non serviva più a niente, cosa che -ero sicura- avrebbero molto apprezzato.
-Io vengo senz' altro- affermò Beatrice; e la sorella maggiore, che non poteva evitare d' imitarla per tenere il passo della sua volontà si unì a lei, senza riflettere sul fatto che in un posto come il Poseidon, antiquato e probabilmente noioso, non avrebbe avuto validi pretesti per non studiare.
-Papà come lo avvisiamo?- chiese la minore a Carola.
-Tu, zia Silvana, quando vorresti partire?-
-Anche oggi-.
-Allora chiamiamolo in ufficio-.

Era una chiamata superflua che però non mi sentii di impedire, poiché da tempo Ermanno aveva una donna, peraltro a me perfettamente nota per vie traverse, che si ostinava a nascondere alle figlie come temesse, allo stesso modo, il loro giudizio su di lei ed il suo su di loro.
-Proviamo al cellulare-.
-Non vorrei fare un'indelicatezza- fui costretta a dire.
Mentre Carola piagnucolava su non so quale rischio, Bea aveva già fatto il numero.
-Papà, sono io. Senti, c' è zia Silvana che vuole farci partire con lei. Eh?... Non so bene, un posto all'est, delle terme... due o tre settimane. Due. Va bene, due. Ci vuoi parlare? Te la passo subito, ciao-.
-Oh, Ermanno, spero di non disturbarti...- a questo punto sapeva già tutto ed io non sapevo che altro aggiungere. Il dialogo con mio fratello ha subìto, col tempo, una forte erosione; è un peccato, visto che da giovani eravamo molto affiatati, e per il Poseidon sarebbe stato molto più adatto lui delle sue figlie.
Tuttavia parlargli mi fece sentire meglio. Era consolante sentire che, se il fratello non c' era più, l'uomo era veramente a pezzi; la ridicola clandestinità del suo legame lo rendeva inutilmente infelice. E invece di saltare dalla gioia per l'avere due settimane di casa libera e disponibile, si lamentava e mi implorava di aspettare un altro
giorno. Mi dissi d' accordo e comunicai alle ragazze che sarei andata all'agenzia di viaggi per prenotare.

Sulla strada incrociai un cartellone che pubblicizzava un insulso filmetto per il fuori-stagione: DUE RAGAZZE INNAMORATE. Non so perché questo titolo mi folgorò, come una rivelazione fatale sulle mie nipoti; le ragazze infatti dovevano essere innamorate dello stesso uomo. O dello stesso tipo di uomo. Ecco la ragione della loro indissolubilità, così ulteriore alla loro sorellanza, e da questa malamente occultata... Era da tale ostacolo che gli studi di Carola avevano preso ad intoppare, e Beatrice nemmeno li aveva cominciati. Chi poteva essere, qualcuno del mio giro? Un giovane, un mio coetaneo oppure un amico di Ermanno?
Col cervello finalmente in subbuglio, prenotai il volo per Bratislava e la macchina che ci avrebbe condotto sui Tatra. Unico lusso, l'autista.






Secondo

Il Poseidon era una visione grandiosa, se paragonato con la modestia degli insediamenti rurali incontrati lungo la strada. Avevamo infatti attraversato svariati villaggi per i quali l'unica via asfaltata era la statale, e tutto, dall'abbigliamento ai decori, ricordava il Trentino dei primi anni Sessanta. Armenti numerosi segnalavano una certa prosperità, ma mancavano del tutto i contrassegni del potere d' acquisto e la trasformazione del risparmio in beni: niente auto pregiate, niente vestiti di gusto internazionale, poche vetrine. Quando cominciammo a salire rimase solo qualche fattoria immersa nelle abetaie, appena visibile. Dopo una lunga curva ci apparve il maestoso edificio principale dell'hotel, con le grandi vasche e le siepi potate.
La sosta al bureau ci consentì di gettare un occhiata al salone centrale, dal quale partivano la scalinata e sei ascensori. Esso in alto era coronato da una vetrata ad intarsi colorati, ad un altezza davvero vertiginosa in quanto tutti i quattro piani vi si affacciavano, con balaustre finemente ornate.
Che non fosse un hotel qualsiasi, lo si capiva subito! I penultimi potenti della repubblica italiana comparivano sulla lista di ospiti d' onore di una conferenza programmata per l'indomani. Alla conferenza ("Prospettive globali della scienza politica", più o meno) partecipavano anche politici recentemente appassiti di Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti ma in chiave più individuale, da relatori. Era delizioso credere, anche se non fosse stato vero, che nel Poseidon non venissero ammessi clienti senza la cittadinanza di una delle sette maggiori potenze mondiali; cioè che russi, cinesi di Taiwan o chi diavolo fosse, venivano implacabilmente respinti con i pretesti più vari, che per essi le tariffe erano come minimo raddoppiate. Mentre attendevamo la stanza io stessa sentii due prenotazioni cortesemente rifiutate, offerta del portiere come aperitivo.

Preso possesso della camera a tre letti, una volta poggiata la testa sul cuscino di piuma d' oca realizzai che cosa il Poseidon mi ricordava: la Camera dei Deputati.
Mi addormentai appena un'ora prima di cena, e vidi questo:
io e il mio defunto marito veniamo ammessi nel recinto di una fortezza, con le mura giallo-ocra attraversate da enormi rampicanti. Ci sono ufficiali in uniformi dai colori vivi, cortesi e perfino cerimoniosi... A questo punto una grossa palla di cannone vola sopra le nostre teste e si perde, come un punto, all'orizzonte turchino. Io chiedo cosa sia, cerco con lo sguardo il cannone, ma non lo vedo. -Cara signora- dice il più alto in grado -è solo la cannonata del mezzogiorno! Non era d' altronde venuta per vederla?-
Capivo di essere andata in quel magnifico giardino per la cannonata meridiana, antica tradizione nazionale; ma il rammarico per non aver visto l'obice è grande.

Le due sorelle stavano confabulando, quando mi svegliai. Sedute, a testa bassa, con piccoli scoppi di risa; mi sarebbe piaciuto capire cosa dicevano, ma il tono delle loro voci era impercettibile. Da che le ricordo, questi bisbigli sono una delle loro specialità. Tuttavia, la mia sensazione è che sopravvalutino il loro affiatamento reciproco.
-Zia- disse Carola vedendomi con gli occhi aperti.
-Non v' incomodate- rispondevo -anche se sono sveglia, resto stesa ancora qualche minuto. Continuate pure-.
-Non stavamo dicendo niente d' importante-.
-E poi è già quasi tardi per la cena- aggiunse la più piccola -servono fino alle venti e trenta-.
-Insomma, mi devo preparare- dissi sospirando.

Me ne andai in bagno per truccarmi e pettinarmi. La confabulazione delle ragazze riprese. Passando il lucidalabbra, mi dissi che per loro ero una benedizione, un angelo che le strappava alla monotonia d' una vita da recluse, senza obiettivi, prigioniere di nessuno o forse di un amore infelice e, comunque, totalmente cerebrale. Ora che mi ritrovavo senza occupazione ma quasi ricca, potevo dedicarmi ad opere benefiche: ridare un senso agli affetti familiari, oppure correggere discretamente ragazze perdute.
Il proposito era convincente; avevo solo da trovare le sinergie necessarie per attuarlo, per mettermi a organizzare. Stavo per volgere al bene l'infinita rete di intrallazzi che avevo accumulato negli anni.
-Siete pronte, voi? Scendiamo a cena-.

Con la proprietà moltiplicatrice dei tanti specchi decorati a piombo, la direzione del Poseidon poteva risparmiare un po' sulla luce elettrica. C' erano soltanto tavoli grandi circolari, apparecchiati per dieci, di modo che era impossibile non condividere il pasto con qualcuno. Con una rapida indagine, scegliemmo una coppia di mezza età con un ragazzo sui quindici anni.
Erano svizzeri molto gentili, fra il biondo e il brizzolato con volti non insignificanti, che di nome facevano Grillpartzer. Il ragazzo doveva essere stato adottato, perché era di carnagione decisamente più scura, vivace ed impertinente; insomma l'antitesi dei Grillpartzer. La conoscenza con le mie nipoti lo esaltò parecchio, anche perché sia Carola che Beatrice erano molto graziose, quella sera, con gli abitini corti e neri ed i girocolli di perle, dono del padre.
Lui si chiamava Donatienne, un ragazzo singolare, molto più maturo della sua età... Con qualcosa della donnola, una peluria vaga e nera sul labbro tumido, lo si sarebbe detto l'imprevisto di una violenta passione consumata in uno scalo internazionale. Alla maniera dei giovani franco-algerini, dichiarò subito Carola sua sorella in ispirito e, in corretto italiano ticinese, ci riversò addosso aggiornamenti sui suoi attuali studi di poesia metafisica.

-Le signorine hanno mai sentito parlare di John Donne?-
-Oh, credo sia un poeta inglese del XVII secolo- rispose Beatrice con sufficienza.
-Vede, signorina...-
-Beatrice-
-Vede, Beatrice, il Donne sorge in un'epoca misteriosa, ancora scossa dalle strane incursioni a stampa dei cosiddetti Rosacroce, la cui guida e mèntore com' è noto era, a sua volta, un inglese, Robert Fludd. E dunque, come dubitare dei contatti fra questi due titani, uno dell'arte poetica, l'altro del magismo e dell'alchimia? Fu questo influsso a spingere Donne ad approfondire Dante, il Trecento, la poesia cortese ed i Fedeli d' Amore-. *
-Ero certa- dissi io -che Donatienne avrebbe finito per parlare d' amore alle mie nipoti-.

Tutti risero della mia battuta, perché molti trovano educativo sfottere gli adolscenti troppo seriosi; con mia grande sopresa anche lui si unì alla nostra allegria, prendendosi in giro senza alcuna suscettiblità.
La cucina del Poseidon, come potevo aspettarmi, era confezionata per palati cosmopoliti e sostanzialmente incolore. Gli gnocchi annegavano nel burro. L' arrosto era immerso in una salsa verde non male, ma troppo duro. Infine le fragole si squagliavano spiacevolmente in bocca. Respinsi da me con sdegno questa eccessiva attenzione al cibo; in realtà trovavo incantevole quanto esso fosse indifferente ai più giovani, i quali apparivano, per ragioni diverse, rapiti da filamenti di pensieri che si disperdevano per la sala, sospinti da futili esercizi osservativi o profondissime riflessioni, cercando senza asprezza il senso di quel cimitero degli elefanti che è il Poseidon, e ancor più il senso dell'esserci anche loro, in quell'ostello di metabolismi al tramonto.
Credo però che al più giovane del nostro tavolo non sfuggisse la corrente occulta che faceva brillare gli occhi degli ospiti come fosfori cadaverici: lui sapeva (o dava ad intendere di sapere) la ragione per la quale ci ritrovavamo: contemplare gli uomini-simbolo dei regimi che hanno cessato di formare governi.
Compresi tutto questo sorprendendolo mentre mi spiava, subito dopo che, accanto al nostro tavolo, era passato uno di questi titani abbattuti, l'ex vicepresidente del Consiglio Martelli.
Il ristorante si era pian piano svuotato; la signora Grillpartzer ci comunicò che poco dopo sarebbe iniziato, nell'anfiteatro delle Terme, uno spettacolo folkloristico. Ci avviammo insieme, eccettuato Donatienne che aveva in programma una passeggiata notturna alle pendici della montagna, per la quale gradiva evidentemente restare solo.





(*) Dei Rosacroce non è noto quasi nulla, se non che comparvero nel primo trentennio del Seicento pubblicando alcuni manifesti, nei quali rivedicavano la priorità della loro discendenza dall'Ordine Templare e profetizzavano l'avvento di una nuova era del mondo, profezia puntualmente compiuta (sebbene in un senso che i Rosacroce avrebbero definito malefico) con la rivoluzione industriale. Su questi adepti sono ovviamente fiorite molte leggende, come ad esempio quella che si riunissero solo ogni cinquant' anni. Due nomi, su tutti, fra coloro che sarebbero stati affiliati alla Rosacroce: Francis Bacon e W. G. Leibniz.






Il programma comprendeva alcune danze slave accompagnate da musiche di Bartòk*, ma l'amplificazione era assai cattiva ed anche l'acustica dell'anfiteatro aggravava l'effetto di distorsione. Dio mio, ero maldisposta verso lo spettacolo; mia sola attrazione era la bella figura di Martelli. Uno dei miei idoli sedeva, con una bottiglia di sliwowitza, accanto ad un altro esponente socialista di mia conoscenza: Demetrio Gracco. Tesoriere del partito a M*, Gracco non poteva tornare in Italia perché condannato ad otto anni; era stato riconosciuto colpevole di falso in bilancio, e corruzione, nell'ambito dell'inchiesta spazzatura pulita (non so chi l'abbia battezzata in modo così curioso).
Il mio cuore era in subbuglio: se Martelli era un idolo, e perciò privo di una carne che da donna avrei potuto desiderare, Demetrio era un ricordo concreto ed ancora palpitante; fra noi c' era stato quasi amore. La nostra relazione si era bruscamente interrotta al momento del suo espatrio. Diverse volte nelle notti invernali di M*, il mio telefono aveva squillato, senza che poi nessuno parlasse. Ho la certezza istintiva che fosse lui, Demetrio, e quel silenzio un atto di estrema delicatezza: se la mia linea era controllata, mi avrebbe coinvolta nella sua caduta.
Ora lo rincontravo nello struggente scenario del Poseidon, vecchio violino di cui si è perso l'archetto. Mi seppi dominare. Non gli andai incontro, né implorai un suo sguardo; doveva essere lui a notarmi e a cercarmi. Troppe cose erano cambiate, perché avessi la certezza di non essere una molestia, per lui.

Mentre il marito, più semplice di gusti, si godeva la poltiglia etnica slava, la signora Edvina Grillpartzer volle affrontare con me la questione di quel loro figliolo adottivo. Usava una certa cautela (si era sincerata che Carola e Beatrice fossero altrove) e le dita ossute tradivano la sua tensione. Donatienne lo avevano adottato quando lei, passata la quarantina, aveva perso le speranze di restare incinta senza complicate terapie. Mostravo interesse per le sue parole con il calcolo di distrarre la mente da Demetrio Gracco, troppo vicino per non turbarmi fino al panico.

-E' un vero poeta, Silvana- disse Edvina con una impalpabile sospensione di particelle umide nella voce e nel cristallo di rocca degli occhi di montanara -non lo dico da genitore, ma perché il suo talento semina sgomento, stupore, fra tutti coloro che lo conoscono...-
-Mi è sembrato indubbiamente un ragazzo colto. Durante la cena ha tenuto banco; certo studia cose mooolto particolari e, insomma, si dà arie-.




(*) Se ricordo bene Bartòk fu, in musica, un nazionalista radicale e un folklorista, vero ricercatore delle tradizioni popolari che si spinse fino all'Anatolia nell'indagine della musica popolare ungherese. Però presto o tardi tutti i radicali diventano un'icona e vengono mummificati dalle istituzioni. (V. Th. Adorno, Introduzione alla sociologia della musica.)

-Oh no, mia cara! La prego di non giudicare troppo severamente la sua goffa vanità. Non ha notato la prontezza con cui ha riso di se stesso, dopo la sua battuta?-
Dovetti riconoscere che aveva reagito con molto acume.
-Lo vede? Donatienne è soprattutto questo, non un pedante presuntuoso. E' colmo di energia spirituale, sensibile come un diapason; un'anima totalmente estetica, sembra toccato da Elia Artista, che Dio mi perdoni! Oh, Silvana, se leggesse ciò che scrive...-
-Ne sarei lieta, Edvina; purtroppo sono in vacanza e molto affaticata, in pratica esaurita, e non posso leggere nemmeno le avvertenze sui medicinali-.
-Voglia perdonarmi! Dicevo per dire. Non c' è alcun bisogno che legga Donatienne; imparerà a conoscerlo. Come è nella vita, così è sulla pagina-.

Iniziavo a chiedermi il perché di tanta ostinazione sull'argomento, da parte della Grillpartzer. Sembrava mettere Donatienne all'incanto: un'idea assurda, ma comunque aveva qualcosa del commerciale. Le detti corda ancora per un po', tanto per capire dove volesse arrivare.

-Il ragazzo è enormemente dotato. Devo confessare che lo avrei preferito più quieto, più vicino alle nostre abitudini... ma la sorte ci ha dato lui-.
-E dove va, quando si allontana di sera, signora Grillpartzer?-
Qui la donna si chiuse in un silenzio tetro, mentre nebbiosi pensieri le imporporavano le gote. Cercò le parole, esitando molto.
-Credo... qualcosa relativo alla sua età, Ai problemi della sua età-.
Sembrava non voler aggiungere altro, quando i suoi occhi glauchi si accesero di un bagliore innaturale mentre mi stringeva un polso.
-Da un anno a questa parte, Donatienne è spesso alterato. Solo la sua profonda bontà, e devozione per noi, lo frenano sull'orlo di qualche grave sciocchezza... Abbiamo consultato medici, e i medici hanno detto questo: lui ha una iperproduzione spermatica, conseguenza di squilibri ormonali; così deve masturbarsi compulsivamente-.

Liberai il polso dalla stretta di Edvina. Per un attimo avevo avuto la sgradevole percezione della sua mano appiccicosa: che non fosse lo sperma di Donatienne mal lavato? Edvina si accasciò su se stessa, ma tenace, vergognandosi assai e con un filo di voce, terminò la propria perorazione.

-Se lei pensa che ogni giorno si masturba per sette, otto volte; poi legge testi antichi e codici rari che riesce, non so come, a farsi prestare dagli scriptoria dei conventi e, infine, scrive in media una ventina di componimenti in poesia e in prosa, latina o tedesca o italiana, avrà il quadro di che forza naturale sia, questo ragazzo-.
-Non so come aiutarla, Edvina. Il quadro da lei dipinto è impressionante, davvero eccessivo per le orecchie di una donna in età come me...-
-Silvana, Donatienne è ancora vergine! Lei mi perdonerà l'ardire, ma se una delle sue nipoti potesse... insomma, volesse...-

-Signora- le risposi cercando di non alzare la voce, ma piuttosto sarcastica -non scherziamo su certe cose! Già la sua confidenza, mi scusi, è stata proprio triviale, se considera che ci conosciamo appena. Inoltre le mie nipoti sono ambedue donne fatte, ben più che ventenni, signora-.
-Ecco! Cosa può mai venire di male, ad una di loro, dal portare per mano un ragazzo infelice sulla soglia di Venere?-
-Ma lo mandi a puttane, eh scusi!-
-Siamo donne anche noi, Silvana. Sappiamo benissimo che si può fare l'amore anche solo per tenerezza, come un fioretto...-
-Sentila, la suora del Divino Amore-.

Mi alzai in piedi perché era veramente troppo.
-Signora Grillpartzer, sono molto lieta di aver fatto la sua conoscenza; spero capiti di salutarla, prima della mia partenza...-
-Cosa c' è, cara?- chiese Grillpartzer, riscuotendosi pieno di una indecifrabile, ma infondata speranza.
-Niente- risposi, in vece di sua moglie -la sua signora ritiene che io comandi a bacchetta le mie nipoti mentre, come vede, non so neanche dove siano in questo momento. Credo che le andrò a cercare-.
Edvina si era accartocciata su se stessa, timorosa di essere sgridata dal marito. Infatti, allontanandomi, lo sentii bisbigliare alle mie spalle:
-Ancora con quelle indecenze? Hai visto com' è andata via? Ci coprirai di ridicolo, Edvina...-

Lo stile di una volta non tornerà mai più, è proprio vero. Questo grande albergo alle pendici del mondo, che si è difeso con le unghie e con i denti dagli assalti del turismo di massa, di segretarie e geometri, quello inclusive che sta occupando tutti i grandi alberghi con comitive di mezzosangue, organizzati da operatrici turistiche che odiano viaggiare, questo Poseidon è alle corde. Finge di non vedere il sisma che lo inabisserà, o l'oblio che ne provocherà la putrefazione sul dorso della montagna convertita in discarica, o una fine ancora peggiore, ad esempio, come lunapark tecno per una clientela di mafiosi moscoviti. Dele specie in estinzione di politici travolti dal veleno della diceria, dal vento invisibile che strozza lentamente questi grandi uomini come nessuna mano saprebbe fare, di tutti costoro presto non si serberà nemmeno il ricordo.
Girando per il parco notai Martelli da solo (chissà Demetrio dov' era sparito; non poteva non essersi accorto di me), poggiato ad un parapetto di calcare e affacciato su un ampio bosco ceduo, interrotto qua e là da radure sinistramente inondate dal chiarore lunare.
Mi fermai a poca distanza. Sarebbe stato di certo possibile avviare un discorso, sulla base di quelle due o tre conoscenze comuni che lui non poteva ricusare, e tuttavia ero bloccata: cosa avrebbe pensato di me, e di che cosa con me avrebbe parlato? Delle disgrazie d' Italia, dei suoi nuovi padroni imbelli, dell'elettorato pronto a voltare le spalle? Una timidezza insolita mi pietrificava. L' adorazione lungamente accarezzata non
tollerava esperimenti personali diretti; non volevo apparire ridicola offrendomi come amica, e per la prima volta dopo anni mi sentivo, in pieno, sesso debole.
Sorrisi a Beatrice, che mi avvertiva della sua presenza con una carezza sulla spalla; le ragazze non si allontavano mai di molto, né molto a lungo.

-Abbiamo dato un'occhiata ai due night club:uno con il liscio e l'altro con la disco. Ma che tristezza...-
-C' è la musica loffia, con l'orchestrina- aggiunse la sorella con le palpebre un po' gonfie.
-Si vede che con gl'impianti d' amplificazione ci litigano- risposi.
-E che umido, da rabbrividire-.
-Che criticone siete... c' era qualcuno interessante? Ragazzi?-
-Mah, un gruppo di studenti tedeschi stava festeggiando una fine di corso. Tutti maschi e tutti sbronzi-.
-Domani- dissi, guardando il bosco -andiamo alla conferenza-.
-Che barba! Invece mi piacerebbe visitare gli altri due edifici- disse Carola.
Beatrice annunciò che sarebbe andata in piscina; la cosa mi rassicurò, poiché non ero sicura di poterle coinvolgere nelle aspettative che stavano maturando in me.
-Fate pure quel che volete. Io alla conferenza non posso mancare: credo ci siano alcuni vecchi amici miei-.
Scambiandoci le idee, ci eravamo voltate in direzione del corpo principale del Poseidon. Da dove ci trovavamo si restava colpiti dalla visione di lunghe teorie di camere, ognuna col proprio balcone e la tenda coupè per il sole; simmetria regolare per tutti e quattro i piani, ad esemplificare il senso dell'antiquato termine villeggiatura.
Pensai che quella notte avesse per me un enorme significato: fine della mia vita attiva, senza rimpianti. Sarebbe stato forse meglio che non facessi più ritorno a M*, dove sicuramente avrei sofferto della mancanza di scadenze e avrei presto dilapidato il mio capitale di rassegnazione, diventando arida ed invidiosa come un'ossessa. Finire i miei giorni al Poseidon. L' idea mi inumidì le pupille, non però fino al punto di scoppiare a piangere davanti alle nipoti.
Comunicai che andavo a letto, e che potevano far tardi quanto volevano, a patto di entrare in camera senza scarpe. Presi un bagno molto caldo e chiamai Ermanno per dirgli che eravamo arrivate. Con due Minias affondai in un sonno regressivo, mentre la mano chimica mi faceva dondolare il letto.















Terzo

Com' è norma in questi convegni, gli interventi dei relatori cadevano praticamente nel vuoto mentre, fra gli altri partecipanti, si sviluppavano incessantemente graziose figure d' incontro, fatui stupori, brevi scambi di convenevoli e congedi.
Io incontrai un paio di manager pubblici, figure di secondo piano che mi ero coltivata sperando nelle loro capacità di ascesa, ma che adesso si potevano naturalmente definire bruciati. Uno di questi, con un bel casco di capelli bianchi, aveva procurato ragazze della sua scuola di teatro ai principali esponenti socialisti della regione L*, ottenendo in cambio la gestione di un teatro della municipalità, ora fallito, ed un premio di drammaturgia che durò per tre edizioni, vinte le prime due da suo figlio Paolo e l'ultima dal genero Michele. Non ricordavo il suo nome, e la familiarità che mi dimostrava era sconcertante. Avvertivo molta tensione nell'aria. Non potevo dubitare che anche Demetrio fosse nella sala, ed ero sempre più timorosa che avrebbe continuato a sfuggirmi. Tante cose erano cambiate dai nostri ultimi incontri; esperienze difficili da condividere, di quelle che alterano per sempre un carattere, dovevano averlo reso completamente paranoico.
Non fui sorpresa di vedere, disseminati fra il palco e le prime file, alcuni celebri esponenti di un gruppo dell'ultrasinistra finiti sotto processo per eversione e per un omicidio interno al movimento, che era stato il culmine di una faida domestica. I miei cari socialisti nutrivano un affetto potente per questi ragazzi i quali, va detto, si distinguono per il fatto di essere molto brutti, pur derivando da una delle generazioni più avvenenti della storia italiana. Piccoli, da sempre avvizziti e tetri, si erano industriati a dirigere e far da maestri a giovani belli e vigorosi, che avrebbero potuto stritolarli come lattine di birra, e invece si erano lasciati manipolare fino alle estreme conseguenze.
Posso ben dire che fosse proprio questa la ragione per cui i socialisti, quando comandavano nel paese, circondarono questi settari di premure e compiacenza. Avrebbero voluto carpirgli il segreto di come si trasformano degl'individui liberi, e potenzialmente felici, in disperati improduttivi e pronti al sacrificio. I socialisti, che nell'abilità a sollevare le masse avevavno il loro punto debole, subivano il fascino dei rivoluzionari ma ad un ulteriore livello: si sforzavano di mantenere con essi stretti rapporti, cercando di rubare la formula del dominio psichico sui più belli.
Assieme ai radicali americani, ai socialdemocratici svedesi o spagnoli, i nostri piccoli agitatori sfiguravano perché non avevano mai gestito direttamente il potere; non avevano mai avuto dossier riservati se non di seconda mano, non sapevano rassegnarsi a discorrere tranquillamente di teoria politica. Ed anche solo guardarli era spiacevole, con quelle facce contratte dalla cospirazione e dall'insonnia, schiavi com' erano di sensazioni forti che non sapevano più dove procurarsi.
Il capo del socialismo italiano, lì presente per poche ore, s' intrattenne a lungo con loro; sebbene malato alle gambe, accanto a quegl'incubi di bassa statura egli torreggiava, e si divertiva con loro come un grande ex pugile con i suoi colleghi pesi mosca.
Demetrio Gracco aveva fatto una rapida apparizione per poi sparire nella stanza del buffet; quando l'ho raggiunto già non c' era più. L' impresario teatrale invece tornò alla carica, si mise a parlarmi confidenzialmente in un orecchio e, chissà perché, questa volta lo ascoltai.
-Cara Silvana, avrai notato che ci troviamo, adesso, nel secondo edificio del complesso alberghiero. Una persona poco accorta non darebbe peso a questo particolare: e sbaglierebbe! Il Poseidon (tieni conto che ci sto da almeno tre mesi) è la Luxor dei potenti d' Occidente. Laggiù, nel primo edificio, gli dèi spodestati amano mescolarsi alla clientela ordinaria, cioè a dire il mondo dei vivi, coloro che possono ancora agire. Nel secondo edificio, invece, si riuniscono in conclave ammettendo quei pochi che dovranno testimoniare del loro esserci ancora... Ma al terzo edificio, lassù sospetto che neanche i nostri padroni possano entrare come più gli piace. Là c' è qualcosa che non ha spiegazione; la cui scoperta vale milioni di volte le amabili chiacchere di questo convegno-.
-Che sarà mai? In verità, caro... tu mi sembri un po' in debito di lucidità. Manchi dall'Italia da tanto, e qui coltivi pensieri oziosi. Il Poseidon è un albergo come tanti, solo meglio frequentato di altri. Sono qui solo da ieri, ma ti confesso già ora un po' 'i delusione: mi aspettavo qualcosa di meglio-.
-Non confondere privato e politico, Silvana. Se sei delusa perché Demetrio Gracco ti sfugge, questo non significa che il Poseidon sia banale! Dietro l'apparenza, lo riconosco, patetica, qui succedono cose di un'estrema importanza... Al confronto, potere e finanziamenti occulti sono passatempi-.

Lui era Lauricella (ho dovuto spingere molto indietro la mia mente, per ritrovare i suoi giorni di gloria provinciale), ora lo ricordavo. E lo ricordavo perché mi aveva colpito; mi si era sempre presentato come un entusiasta, uno che chiedeva soltanto di godere di una gloria riflessa, per poter razzolare nelle intime ed infime fibre del localismo. E invece, lo ritrovavo ad inseguire un sogno così straniante, da fargli pronunciare parole di disprezzo per gli astri più luminosi del suo cielo! Stava sicuramente simulando, ma perché farlo con me, questo non lo capivo.
Gli interventi si succedevano con monotonia, e gli unici ad aver l'aria di sgobbare erano i traduttori, tutti all'opera nello stesso momento dietro una vetrata da sala d' incisione. Liberals americani ascoltavano con pacata ironia l'articolato intervento di uno dei nostri rivoluzionari curiali. Gli risultava del tutto incomprensibile, quella combinazione di escatologia cristiana e catechismo marxista che avrebbe dovuto convincere milioni di persone, che per gli americani sono solo un'unità: il corpo elettorale. I socialisti si erano sbagliati: quei rivoluzionari non avrebbero saputo trascinare nemmeno i randagi fuori dal canile, anche se si mostravano assai preparati nell'arte di abbindolare. Alla fine solo pochi fessi gli sono andati dietro, mentre ai socialisti nemmeno quelli. Per i socialisti nessuna cieca ubbidienza, solo cinismo e calcolo. La pausa per colazione fu salutata con autentico sollievo.
Nessuno era veramente affamato; la lunga immobilità costringeva i relatori a sgranchirsi, con sbadigli e pulizie d' occhiali. Comunque il buffet era una ulteriore buona
occasione per scambi di saluto, accertamenti reciproci ed incoraggiamenti. Notai svariati rappresentanti delle socialdemocrazie scandinave, tutte perdenti nelle ultime elezioni.; i tedeschi mancavano dal governo da non meno di dieci anni ed erano i più in forma, non avendo più quella fonte d' ansia che era l'agghiacciante guerra di spie con la Germania Orientale. I filosovietici e i filoamericani sedevano ora negli stessi banchi di governo e, uniti, avevano trombato la socialdemocrazia.
Non avendo individuato altri conoscenti, consumai il mio piatto d' insalata di nuovo con Lauricella, che si andava rivelando uomo navigato, in grado di orientarsi fra le segrete intenzioni di quel piccolo mondo.

-Qualcosa mi dice, Silvana, che molto a cuore ti sta il nostro Demetrio Gracco-.

Non aveva senso negare. Sentivo però come un pericolo l'idea di aprirmi con quest' uomo anbiguo; mostrai evidente disagio, non risposi niente e desiderai soltanto di andarmene ad oziare, sdraiata sul bordo della piscina, in compagnia delle nipotine, oppure di cercare il fresco nel boschetto di tamerici. Invece non mi mossi. E lui:

-Ebbene, dobbiamo fare attenzione... Gracco è un uomo a rischio, molto più di chiunque sia presente in questa sala. Sai cosa intendo. Era di quelli che, ai tempi d' oro, si esponeva per gli altri, senza cautela. Era lui a prendere e a prelevare, era lui che sottoscriveva impegni, che apriva conti e li chiudeva... Sempre in missione speciale, peggio di Bond; e la cosa peggiore di tutte, è che lui riceveva industriali e postulanti. Sempre lui trasmetteva i desiderata del partito alle giunte, per le gare d' appalto-.
-So benissimo tutto quanto- replicai con ansia -e so che potrei aiutarlo, se solo si lasciasse avvicinare! Ma che posso fare se mi sfugge?-
-Non lo so- disse Lauricella mordendosi un dito -per me, è chiaro che ti sfugge come sfuggirebbe qualunque frammento del suo passato a M*-.
-Voi due eravate amici?-
-Non l'ho mai veramente capito- il suo sguardo s' annacquava -quando c' incontravamo, mi dimostrava una simpatia che m' irritava... era, come dire, protettivo... quasi che provasse pena per me. Mi chiamava il lauricellato; mi sfotteva sul fatto che mi piace consegnare targhe e premi dicendo: se l'università dà la laurea, tu dai la lauricella... Naturalmente, trovavo ridicolo che uno più giovane di me facesse il paterno! Ora è diverso; sarei disposto a perdonargli l'arietta che si dava-.
-E' perché capiva che avevi una mentalità da artista, che eri vulnerabile in quell'atmosfera velenosa-.

Studiavo la sua fisionomia. Lauricella era un idealista andato all'aceto. Con quella criniera lattea, che si abboccolava sui baveri della giacca rilasciando abbondante forfora, sembrava un direttore d' orchestra sciroccato perso nei corridoi della RAI; uno di quegli uomini di spettacolo senza talento i quali, per vivere, non hanno che il favore dei potenti. Il suo destino di produttore teatrale era segnato per sempre dal coinvolgimento con i socialisti, da lui sbandierato senza ritegno allora, che adesso lo costringeva a seguirli, dovunque andassero, con l'allegria inspiegabile dei delfini che saltano nella scia delle navi. Il legame che univa Demetrio a Lauricella era per me chiarissimo; e Lauricella era la chiave per bypassare la situazione.
-Potresti portarmi da lui?-

Si rabbuiò, temendo di venire coinvolto in una faccenda di cuore, nella quale probabilmente Demetrio non avrebbe gradito essere messo di fronte a fatti compiuti. Dovevo rassicurarlo.
-Lauricella, guardami bene: ho una certa età, non sono il tipo di donna che si attacca alle tende. Però è il principio. Non c' è proprio alcuna ragione perché Demetrio mi tratti così; voglio semplicemente dirglielo e smontare le sue assurde paure. Se mi stringe la mano, sono anche disposta a far finta di non conoscerlo-.
-Se è così- disse abbassando la voce -non ho nulla in contrario a portarti da lui. Può anche darsi che questo la aiuti; sta molto male, da qualche tempo-.
-Dov' è adesso?-
-Se non è qui, dev' essere in camera sua-.

2014,2012,2010 da una parte del corridoio; 2013, 2011, 2009 dall'altra. Lauricella non aveva una memoria ferma, ed eravamo ridiscesi nella hall, al primo edificio, attraversando con la cabina un pozzo scavato nella roccia viva, quindi risaliti al piano indicato, in grandi alberghi come questo, dal migliaio. Dietro la svolta si ricominciava da 2070, 2068, 2066; io guardavo le stanze pari, Lauricella le dispari e strizzava gli occhi alla ricerca di un dettaglio rivelatore. Radiatori, estintori, montacarichi: a tutto si aggrappava per ritrovare la camera di Demetrio; per circa cinque volte indicò con certezza quella sbagliata.
Dovevano essere le tre pomeridiane. Nel corridoio, tappezzato di moquette marrone mai sostituita, il caldo era soffocante. Dai racconti di Beatrice, si desumeva che la piscina era infestata di moscerini e pulci d' acqua, sempre meglio che le rane. Fingevo con me stessa di essere in ansia per le ragazze; mentre l'ansia, una volta fuoriuscita da me, non aveva più voluto saperne di tornare a valori meno critici.
Di botto Lauricella fece dietro-front, poiché si era ricordato della stanza numero 2000. Un vero simbolo fatale per Demetrio il quale, fin da giovane, si era ripromesso di arrivare a quel capodanno ricco sfondato e vezzeggiato dalla dame dell'alta società. Trovammo la porta che miagolava sui cardini, mossa da corrente d' aria. Demetrio aveva una gran fretta di rituffarsi nella piazza; era l'alta stagione del Poseidon, e nella fornace politica degli ex grandi di tutto il mondo egli cercava affannosamente solidarietà, appoggi, la compiacenza di qualche giudice che lo facesse estradare solo per i reati valutari e non per la concussione, eccetera. Forse era andato in gran fretta nel bagno?
Macché. Si era impiccato. Come un adolescente ferito dai brutti voti a scuola. Vidi Lauricella che lo tirava giù e gli praticava la respirazione bocca a bocca, nella speranza di ridargli il fiato della vita che se n' era andato. Io non riuscivo a far nulla e finii per studiare il suo scrittoio coperto di sottile polvere bianca, la neve usavano chiamarla i socialisti, impiastrata con tabacco e olio della boccetta di colonia rovesciata. Il tavolo di un tossicomane poco preoccupato di farsi scoprire dagli addetti delle pulizie. Era la dimostrazione che la cocaina è un gran brutto vizio; tuttavia, a mente fredda, la decisione di Demetrio non faceva una grinza. Tutta la sua vita veniva passata al vaglio delle questure e presto l'avrebbe trovato l'Interpol. Niente amici, niente donne o denaro! Doveva essere un santo per sopportare tutto questo, e non era un santo. Come quasi tutti quelli della sua generazione era privo di fede: le speranze eccedenti la natura fisica lo facevano diventare spiritoso e sarcastico; anche se un suo fratello minore era finito in India al seguito di un guru, lui per contrappeso era scettico ad oltranza. Ora eccolo partito per la destinazione ignota, su cui non poteva avere informazioni riservate con entrature o agganci. Non poteva proporre il cinque per cento all''arcangelo della morte: nessuna speranza di un occhio di favore... mentre nei suoi ristoranti preferiti spuntava sempre un tavolo libero per lui, nel regno dei giusti non c' erano tangenti da distribuire. O almeno credo.

Nei fatti che seguirono, l'aiuto delle ragazze fu decisivo perché ritrovassi un po' di calma dopo l'orrenda esperienza. Beatrice specialmente fu abilissima ad intercedere con gli organi di polizia, riuscendo ad ottenere interrogatori informali e succinti, condotti col massimo riguardo per la mia psiche perturbata. Siccome mi furono negati i giornali, non potrei dire che rilievo la stampa italiana avesse dato al suicidio di Demetrio; ma nella elegante fatiscenza del Poseidon, l'imperativo del buon gusto era dimenticarlo. Se osavo fare qualche cenno con il personale, o con i portieri che parlavano italiano, la risposta era immancabilmente un sorrisetto che incorniciava poche frasi liquidatorie: uno sgradevole incidente... un problema di politica interna italiana... un evento che non meritava di turbare la pace di una clientela internazionale, del tutto estranea a certe vicende... peccato solo che i politici italiani e i loro simpatizzanti garantissero all'albergo grossi introiti.
Constatai, con amarezza, che nessuno dei convegnisti aveva sentito il bisogno di farmi visita.; e un paio di giorni dopo la fine dell'inchiesta anche Bea e Carola mostravano insofferenza se capitava di parlarne. Ai loro occhi stava, invece, conquistando prestigio Donatienne e i suoi dialoghi notturni con la montagna. Era un assiduo frequentatore del nostro alloggio e ci divertiva assai con i suoi modi manierati, le espressioni barocche, gli improvvisi incendi della fantasia sul faccino punteggiato di peli ed eruzioni cutanee.
I timori di Edvina per i suoi squilibri finirono per sembrarmi eccessivi, forse dettati da un pregiudizio salutistico inadeguato ad interpretare la vivacità spirituale del ragazzo. Egli era un istrione talentoso, capace di suscitare risate confessando di essere attratto eroticamente dagli ovini, anche se si rammaricava che corteggiare uno di essi fosse impossibile, a causa della pessima abitudine di divorare gli omaggi floreali.
Donatienne, in realtà, sapeva scherzare col fuoco del suo robusto istinto senza scottarsi poi tanto, intimamente certo (grazie alla sua coltivatezza) che prima o poi lo avrebbe dominato, e che qualche donna misericordiosa avrebbe quindi dominato lui portandolo a piaceri maturi. Col nostro modo di famiglia atipica, cioè senza parlarne mai, tutt' e tre lo adottammo.

Nel pomeriggio del giorno in cui mi ero dichiarata guarita, anche lui ripresosi da poco, venne a visitarmi Lauricella. Giacché era presente anche Donatienne i due si conobbero, proiettando l'uno sull'altro la propria dose di fascino. Poteva nascerne una antipatia verace, se si considera che l'impresario non parlava affatto volentieri di teatro e di spettacolo, per quanto Donatienne lo incalzasse con domande su tali argomenti. Lauricella era semplicemente impreparato su tutti gli artisti che, per maggiore eccellenza, non ricadessero nella sua ristretta cerchia clientelare; mentre Donatienne conosceva solo quelli di un certo valore, ignorando la mediocre squadra di Lauricella. Però quest' ultimo, come tutti i poveri di spirito tenaci, trovava irresistibile il fascino intellettuale del ragazzo ed era disposto ad ingrandirlo molto oltre i suoi meriti; di conseguenza Donatienne divenne ai suoi occhi un genio romantico, mentre per Donatienne l'impresario fu un patriarca assiso su un immenso tesoro di esperienze.
Per pavoneggiarsi, Lauricella tornò sull'argomento del terzo livello.

-Questo hotel ricalca fedelmente la struttura delle terme romane... E' curioso che si paghi tanto caro per essere alloggiati qui, dove l'imperatore teneva le stalle-.
-E qual è la funzione attuale dei tre edifici?- chiese il ragazzo, come fiutando qualche fantastica enormità.
-Ciò che posso dire è soltanto un'ipotesi. Io stesso non ho mai veduto il terzo livello, e vi assicuro che dispongo delle amicizie più influenti-.
Sentii di dover intervenire: -Sei male informato, Lauricella. I tuoi amici sono tutti uomini fuori dal giro del potere; la gran parte ha grossi problemi con la giustizia, e credo che nessuno sia preoccupato per la prossima edizione del tuo premio di drammaturgia!-
-Il teatro non è la cosa più importante della vita- rispose lui, con un mezzo sorriso di galanteria.
-Cos' ha di tanto attraente il terzo edificio?- chiese mia nipote Beatrice.
-Ho solo delle ipotesi- disse Lauricella con più gravità -perciò potrei parlarne solo nel caso che la conversazione morisse in questa stanza-.
Più divertita che altro, in qualità di anziana del gruppo gli garantii il riserbo che pretendeva.
-Secondo me nel terzo livello sono confinati numerosi politici italiani. Mantenuti con fondi neri dei servizi segreti, che devono impedire la divulgazione di uno scenario francamente inquietante-.
-Dio mio, e quale sarebbe?-
-L' attività di governo dà l'accesso ad una terapia per l'illimitato mantenimento in vita, perché i capi di governo restino come archivi viventi-.
-Grandioso!- esclamò Donatienne.
-Ci sono diversi elementi che confermano questa mia ipotesi-.
-Ce li dica!- dissero in coro le ragazze.
-Pensate alla longevità dei capi democristiani, Leone, Fanfani o Andreotti... Moro finì di morte violenta, e il trattamento di cui parlo non rende invulnerabili alle pallottole... Ma andiamo oltre: il cadavere trovato nel bunker della Cancelleria non fu mai provato fosse quello di Hitler; analoghi dubbi furono sollevati sulla esecuzione di Mussolini. Lenin è stato imbalsamato al solo scopo di privarlo di tutti gli organi interni: d' altronde era malato, e in caso di malattia grave il trattamento non dà i risultati sperati. Kennedy fu assassinato. L' elenco è lungo. E' come se un capo di stato possa avere soltanto una morte improvvisa, il che ci permetterebbe una lettura del tutto nuova del tirannicidio. Ceausescu...-
-E' solo un modo suggestivo d' interpretare una serie di fatti arcinoti- lo interruppi -sui libri di storia non si fa alcuna menzione di questo "trattamento"-
-La storia si rifiuta di vedere la verità- disse lapidariamente.

Circondato d' incredulità Lauricella si infuriò, di punto in bianco, con i bianchi capelli che, in cima alla testa, sembravano un getto di fiamma oleosa.
-Vi ricordo che ho parlato soltanto per le vostre insistenze! Non mi piace che mi si faccia passare per mentecatto! Facciamo che non se ne parli più e amici come prima-.
-Lauricella, nessuno mette in discussione la sua credibilità... Però non può negare la bizzarria di questa storia! Insomma, tutti si deve morire, a questa regola non c' è eccezioni. E mi viene in mente il povero Demetrio, che ha voluto bruciare le tappe...-

Donatienne coprì sgarbatamente la mia voce, ma era evidente quanto la materia lo stimolasse: -Mi permetta di dire che posso essere del tutto d' accordo su questo: la morte appartiene alla classe degli eventi incidentali, infatti ha sempre una causa incipiente. Di niente non si può morire. Però questo vale sul piano teorico; nell'esperienza noi sappiamo che è un incidente che si è verificato sempre, in tutti i tempi e per ogni essere. Personalmente, credo ad alcune eccezioni: credo che qualcuno sia stato ammesso a regni superiori senza passare dalla camera mortuaria. E' il caso del profeta Elia, della Beata Vergine-.
-Qui si tratta di non-mortalità fisica- insistette cupo l'impresario, ancora offeso sebbene incline a riprendere il dialogo -un fatto supernaturale certo, ma non trascendente. Non stiamo parlando di individui i cui meriti superiori avrebbero obbligato la natura a sospendere le sue leggi! Né di una modalità imperscrutabile di apoteosi che sublima la carne. No! E' un fenomeno prodigioso, ma strettamente materiale. Non è che per questi esseri la morte sia superata; è solo indefinitamente ritardata-.
-Nosferatu... Come si può arrivare ad un risultato così sorprendente?- disse ancora Donatienne, esaltato e credulo al massimo.
-In nome della speranza collettiva, i capi sono espropriati della loro personalità e si caricano come accumulatori...-
-Le sfilate notturne dei nazisti, di cui parla Huxley!- fece Donatienne, spiritato.
-Tutte le ricerche cliniche convergono sul loro mantenimento- continuò Lauricella, occhi fissi al suolo -da tempo si conoscono le terapie del sonno. I soggetti dormono per giorni sotto il controllo di macchine che inducono onde alfa, e dirigono l'attività cerebrale alla dinamica espansiva primaria, l'energia prima di qualunque desiderio-.
-E' l'urgrund di Jakob Boehme! L' om dei monaci tibetani!-
-Naturalmente nel passato c' erano altre metodiche collegate al sonno. I soggetti venivano immersi in una soluzione minerale fredda, nella quale era indotta una corrente a basso voltaggio che stimolava la crescita cellulare. Allora era più facile tenerli lontano da impegni pubblici per venti e più giorni-.
-Ammirevole, se si pensa che non disponevano della nostra tecnologia...-
-Oggi stanno sperimentando la terapia genica. Gli organi deteriorati vengono replicati dallo stesso DNA, e poi sostituiti chirurgicamente-.

Senza prendere posizione sulle chiacchere di Lauricella che andavano montando, come chiare d' uovo, con il contrappunto di un luminoso Donatienne, pregai i presenti di continuare più tardi la discussione, affinché potessimo le ragazze ed io prepararci per cena. I due ci lasciarono ancora in piena confabulazione, promettendo un aggiornamento per il dopo cena. Come contromossa proposi a Carola e Bea di prendere un tavolo sulla terrazza proprio sotto l'orchestrina tzigana, che avrebbe coperto le parole con il suo baccano infernale.

Invece durante la cena né Donatienne, né l'impresario si presentarono in terrazza. Poco distante, ad un tavolo d' angolo, i genitori adottivi del giovane mangiavano in silenzio e, durante tutto il pasto, non alzarono mai gli occhi su di noi.

-E' stato un brutto colpo per te, non è vero?- disse Carola all'improvviso, facendo riprendere aria all'argomento rimasto sommerso per più di un giorno.
-Non tanto, in fondo- le risposi -il cadavere penzolante non aveva neanche una vaga rassomiglianza con l'uomo che ho probabilmente amato-.
-Certe cose, un conto è leggerle sui giornali... ma assisterci è un'altra faccenda! Mi domando perché in Italia si sia scatenata questa corsa all'autodistruzione... Chi dovrebbe garantire le istituzioni, poi, è più fragile e paranoico di chiunque altro-.
-Siamo la terra del melodramma- le dissi sorbendo una pesca sciroppata.
-Sarà, comunque adesso capisco perché tanti miei coetanei s' innamorano della fine senza aver neanche cominciato... E' l'esempio della vostra generazione, zia Silvana- disse Beatrice, la minore.

Detesto le rituali critiche che i giovani rivolgono alle generazioni più vecchie, la cui unica, vera colpa (di non poco conto) è di detenere, o aver detenuto, il potere ed il piacere prima di loro. Quasi involontariamente alzai il tono della voce, anche perché i lagni tzigani rendevano impossibile parlare normalmente.

-La mia generazione, care Beatrice e Carola, è l'ultima ad aver pensato in grande: grandi trasformazioni, grandi opere pubbliche, grandi complotti e grandi rovine! Voi, poveri mesti giovani del Duemila, per spirito di contraddizione penserete sempre in piccolo; piccole vite, piccole fortune, piccole storie d' amore e piccole gravidanze. E da tutte queste piccole vicende uscirete banalmente vecchi, assediati in case diventate troppo grandi per le vostre piccole solitudini, assediati da una generazione di giovani la quale, per contraddirvi, userà ogni sforzo per pensare nuovamente in grande-.
-E' per questo che non hai avuto dei figli tuoi, zia?- disse Carola, con lo sguardo insolitamente febbrile, forse un po' eccitata dal vino-è perché sapevi già come andava a finire? Io non ti conosco affatto, in fondo. Non posso fidarmi dei ricordi che ho di te, quando venivi a passare qualche giorno da noi, alla Saporita... Però, allora... che impressione mi facevi! Sempre con gli occhiali scuri, con qualche tragica storia di uomini dietro le spalle, sempre distrutta da un amore finito. Ora me ne rendo conto, era papà il vero artefice del mito di zia Silvana; ci preparava al tuo arrivo parlando, pieno di riluttanza, di te. Quando fummo più grandi, come abbiamo ricamato su quelle confuse, mezze notizie! Una volta ti dovevi disintossicare dalla droga, un'altra dovevi dimenticare qualcuno che ti aveva costretta a fare l'amore in gruppo... Se Bea ha parlato un po' avventatamente, perdonala: non voleva certo aggredirti. Perché noi ti abbiamo venerata! Se abbiamo mai avuto un ideale di donna quello eri tu, zia. Ma come spesso succede, se il modello è troppo alto ci si stanca presto di non esserne all'altezza... Soprattutto se non esce mai dalla sua aura di gloria, e non riesce a vedere che anche noi esistiamo-.

Era la prima volta che Carola faceva menzione di qualcosa, un ricordo, che potesse darmi una immagine retroattiva di me stessa; e questo mi fece un effetto misterioso, come se vi fosse al mondo qualcuno che poteva puntarmi un coltello al collo senza che avessi il diritto di difendermene. La memoria è un'opera aperta, di cui è vanità sentirsi l'autore.

-Posso capire che voi due, dopo la morte di vostra madre, mi abbiate eletto... con purezza di cuore, certo... a dispetto di qualunque sgarberia vi potessi fare...-
-Noi stavamo benissimo da sole, con papà- disse Beatrice, però la voce le tremava.
-Comunque sia andata, ormai è andata- aggiunse l'altra.
-Io non posso sentirmi colpevole!- finii per gridare -E voi avete sempre evitato di dirmi se mi volevate bene! A vostro padre serviva un'altra compagma, non una sorella... E per Dio, avevo i miei casini! Non mi potete rimproverare di non esser stata ciò che nessuno mi chiedeva di essere-.
-Ma non ti rimproveriamo di nulla, zia- disse Beatrice con freddezza -la tua vita è tua, la nostra non è cosa che dipenda da te-.

O sottile veleno delle femmine... come sai uccidere, più di un raptus criminale! Dopo quel dialogo fui come annientata, al punto che vissi quella serata in istato di anestesia; come nel sogno, o nelle peggiori esperienze da acido, vidi una testa liscia e pelata sorbire un caffè all'american bar e pensai: ecco, vedi, Benito Mussolini.


























Quarto

Molti altri fatti di sangue provvidero, in quei giorni, a ridurre il numero di presenti ai convegni del ciclo politologico del Poseidon; a decimare gli stuoli, già ridotti dalla scarsa disponibilità in solido degli ex leaders, di guardaspalle e faccendieri.
Gli episodi di cui parlo non accadevano quasi mai nell'area dell'albergo; piuttosto, si veniva a conoscenza di qualche faida cruenta nei villaggi dei dintorni (in bassa stagione estremamente pacifici), o nella non lontana Brno (città altrimenti soporifera). Solo in seguito saltava fuori che la vittima, o le vittime, erano ospiti del Poseidon. Di norma gli assassinati provenivano dagli entourages dei capi e questi, forti della contemporanea presenza di molti osservatori internazionali del tutto dipendenti dalle tavole rotonde e dai forums, promuovevano dibattiti su dibattiti cercando di restare da soli il meno possibile. Essi occupavano quasi sempre il podio, gridando alla persecuzione e definendo i giudici italiani una moderna inquisizione.
Io cercavo di non mancare mai a tali riunioni, e quando possibile mi trascinavo dietro anche le ragazze. Potetti così vedere che la rappresentanza dei rivoluzionari era quella che lamentava il maggior numero di vittime; non si incontravano già più che un paio di capi storici con una bruttissima cera, non comunque peggiore di quella solita.
Scarseggiavano le donne; quelle che c' erano erano opache subalterne o interpreti, e quindi considerai un punto d' onore garantire, in ogni caso, la presenza del gentil sesso. Tanta abnegazione non poteva passare inosservata. Venimmo avvicinate dal segretario particolare di Martelli, uno dei pochi sopravvissuti della sua categoria, su espresso desiderio dell'ex ministro: quella sera eravamo a cena al suo tavolo.
Dopo tanto oscuramento, provai la sensazione di essere raggiante; la affabilità, l'ammirazione per le donne che emanavano da quest' uomo quasi mi ottundevano la coscienza, perciò non mi accorsi che Carola e Bea tacevano, cercando inutilmente di incrociare il mio sguardo. In quella occasione l'ex ministro si compiaceva di riflettere sul succedersi dei regimi politici in Italia; la conversazione si librava in alto, al di sopra della chiacchera triviale, per attingere i cieli della vera filosofia della storia.
-Nella mia attività di governo- diceva, rilasciandosi sulla sedia -ho sempre cercato di evitare il cieco attaccamento al potere che ha reso ridicoli tanti democristiani. In ogni ruolo istituzionale da me ricoperto, ho posto la consapevolezza di essere provvisorio, di dover fare presto, e quando possibile anche bene-.

Servirono come al solito pesche sciroppate come dessert. Subito dopo ci raggiunsero Lauricella e Donatienne, la cui presenza in quel momento mi disturbava non poco. Per loro conto, il fatto di apparire opportunistici non sembrava una preoccupazione seria e si sedettero senz' altro, sebbene nessuno li avesse invitati a farlo. A malincuore feci le presentazioni. Poi Martelli proseguì:

-L' unica colpa di Craxi è di aver confidato in una struttura di potere da lui concepita paternamente. Della propria creatura non ci si può non fidare, a dispetto di tutte le evidenze contrarie... Cose come l'intrigo o l'interesse personale, appaiono irreali se attribuite a persone che ci sono costantemente a fianco, delle quali potremmo dire quasi momento per momento dov' erano e cosa facevano! Però il socialismo italiano è finito proprio a causa degli interessi di luogotenenti infedeli, non certo perché lui abbia governato male. Forse anche meno che luogotenenti: autisti, tangheri da avanspettacolo (fremito di Lauricella), puttane che, senza la legge Merlin, sarebbero state più utilmente collocate. Una fauna estranea alle clientele democristiane, perché cresciuta fuori dai seminari e dall'Opus Dei. Col nostro governo si è creata una rete di voti di scambio laica, non pilotata attraverso le parrocchie... E tutto questo, mentre noi sognavamo la terza via, il socialismo mediterraneo-.
-Scusa compagno- s' inserì Lauricella, calcando la voce sull'appellativo obsoleto -che puoi dire a riguardo della tesi che non potevate non sapere? Quasi tutte le accuse contro di voi sono state costruite secondo questa formula-.
-Non starò qui, fra questi splendidi boschi del Tatra, a sostenere che invece non sapevamo. Io personalmente, e credo anche Bettino, odiavamo il sistema elettorale illegale messo in piedi dai democristiani; è però innegabile, che gli italiani abituati a votare senza contropartita, alla fine, erano rimasti in pochi! Elettori di qualità, ma davvero pochi. Nonostante tutto, noi eravamo in grado di individuarli e di farci tavole rotonde... Ma parlando schietto, dovevamo raggiungere percentuali a due cifre per restare al governo. E questo era possibile soltanto coinvolgendo le mafie del voto, il focolaio tumorale che ha finito per divorare tutto l'organismo-.
-E sapendo questo, come poteva coricarsi tranquillo, la sera?- chiese Beatrice, con la durezza giacobina che si addice alla sua giovinezza.
-Non mi coricavo affatto tranquillo, signorina- replicò Martelli, con una dolcezza talmente sincera da far intenerire anche il più implacabile accusatore, ma non purtroppo i nostri ragazzi -non vi siete mai chiesti la vera ragione del nostro continuo vagare da un locale notturno ad un altro? Amore per la mondanità? No, signori: insonnia. Un' insonnia incurabile, assillante, che si mescolava all'euforia provocata dalle droghe-.
-Ammette dunque di esservi drogati- disse Lauricella con timbro profondo.
-Vuoi che neghi io, che fui pizzicato per colpa di una che conoscevo appena? Certo, bisogna fare dei distinguo. Io sono sempre stato un fautore delle droghe leggere; sono figlio del mio tempo, come d' altronde il presidente Clinton, ed anche allora, trovavo politicamente pericoloso l'uso smodato di cocaina da parte di alcuni... La cocaina è qualunquistica, se non decisamente di destra. Non è un caso che, durante il fascismo, fosse praticamente depenalizzata! Dirò che non ho potuto, come ministro della Giustizia, esprimere come avrei voluto il mio convinto antiproibizionismo. Superiori considerazioni di opportunità non lo permettevano-.
Disse a questo punto Carola: -Eppure molti giovani, allora, confidavano proprio in lei, in un suo gesto, una dichiarazione. L' antiproibizionismo è molto ben radicato nella nostra società, al di là degli schieramenti politici... Come mai lei non ha voluto essere l'alfiere di questa battaglia di civiltà?-
-Accettavo la disciplina del partito, anche se talvolta in contrasto con i miei convincimenti-.
-La accettava anche nel caso si trattasse di tacere ciò che sapeva sul sistema delle tangenti?-
-Se avessi colto la globalità di questa perversione delle regole democratiche, molto probabilmente avrei taciuto comunque-.
-Li lasci dire- intervenni io, certo più irritata di lui da questo incalzare di sfrontatezze
-e li perdoni, perché sanno soltanto ciò che i giornali raccontano loro... Per me, il governo socialista è stato senza riserve un periodo bellissimo, che difficlmente si ripeterà-.
L' ex ministro mi ringraziò con un lungo, grato sguardo.
-Nel mio caso, le cose stanno un po' diversamente da come ha detto Silvana- asserì Lauricella, per non essere da meno -ma devo convenire sul fatto che quei giorni non ritorneranno-.
-Purtroppo; ne verranno forse di ben peggiori- concluse Martelli.
-Volevo chiederle ancora qualcosa- insisteva l'impresario -e cioè se lei, ministro, è a conoscenza di ciò che si racconta sul Poseidon; e in particolare del suo terzo edificio, quello dell'imperatore...-
-Sciocchezze, leggende- rispose Martelli.

Lauricella aveva lo sguardo brillante dei suoi giorni migliori; di quando modulava melodie insinuanti parlando con vaghezza, per insidiare i potenti, dei quali tutti poteva raccontare un segreto del letto.

-Bada ministro, non è più il tempo delle menzogne... Intorno a noi ci sono dei giovani, che giudicano!-

Il silenzio attento delle mie due ragazze e di Donatienne pareva un'indiretta conferma alle parole dell'impresario; Martelli sfuggiva con fastidio il suo sguardo liquido.

-Il punto non è questo. Lei vuole che mi pronunci su di una questione irreale, come se dovessi dirle cosa so delle rotte polari di babbo Natale! E questo mentre cerco di descrivere, senza reticenze, i segreti di un importante periodo della nostra storia-.
-Ministro- dissi -tutto ciò che lei ha detto finora è per me di estremo interesse, perché rivela la sua sincera volontà di portare chiarezza, laddove i giornali hanno farcito la realtà di presuntuose confidenze... Però mi dichiaro molto perplessa. Esempio: lei sostiene che il governo socialista è affondato per la corruzione di molti vostri gregari. Così grande era, allora, l'influenza di questi gregari su chi li comandava? Lei ha esplicitamente riconosciuto che la gestione del potere vi procurava turbe nervose. Questo effetto dipendeva dagli specifici contenuti del segreto di Stato, o era l'allucinazione dovuta alle droghe? Per la stima che ho di lei, si sforzi di spiegarci questi essenziali punti-.
-I Segreti di Stato...- rispose con tono stanco, gli occhi velati, esitando sulle maiuscole che, da ex-guardasigilli, conosceva a perfezione -non è piacevole esser messi con le spalle al muro, anche se è una bella signora a farlo... Ma in fondo, era questo che volevo- prese
in mano il bicchiere ed il segretario, con un riflesso servile, lo riempì d' acqua. Egli bevve, poi continuò: -nel medioevo la gerarchia del potere terreno riconduceva, per gradi, a Dio. Oggi, e non da oggi, essa riconduce piuttosto al suo avversario... Signori, la cassaforte delle più alte cariche dello Stato contiene segreti irrespirabili. Quello che trapela nelle chiacchere popolari non è che una infinitesima quantità! E' ovvio che scopo del potere è la propria conservazione; ma è un po' meno ovvio sapere che vige un obbligo di solidarietà con tutto quanto è potere in ogni altra parte della Terra, e questa è la conseguenza della conservazione. Come giustificare, se no, gli aiuti ad un criminale comune come Aidid? Eppure tutte le democrazie gli hanno dato armi. Per le stesse ragioni si salva la vita a Mussolini e al Fuehrer. Sono a conoscenza di documenti riservati, i quali dimostrano che, negli anni Settanta, strutture non ufficiali dello Stato aprirono di fatto le porte del paese ai maggiori trafficanti internazionali di eroina, attuando un piano strategico concepito in ambienti molto vicini al governo. Scopo del piano era ammortizzare il contenzioso sociale; in parole povere, stroncare una generazione di operai e studenti che aveva dimostrato di perseguire energicamente la sovversione dell'ordine costituito e che, su altro fronte, poneva grossi problemi al successo della ristrutturazione industriale e dell'automazione-.

L' ex ministro, che per tutta la durata del discorso era affondato nella tenebra di una concentrazione assoluta, e quasi temendo che il peso di tali rivelazioni potesse schiacciarlo si era fatto evanescente tenendo costantemente gli occhi abbassati su una costellazione di molliche della tovaglia, a questo punto volle osservare l'effetto delle sue parole. Intorno a lui tutti eravamo attenti e silenziosi, aspettando che altri sigilli venissero sciolti.

-Considerate quanto vi dico. Un governo della repubblica ha lucidamente condannato alla rovina un numero incalcolabile di giovani (che sono la speranza di una nazione) allo scopo di piegarne la resistenza, perché avevano agito al di fuori delle strutture convenzionali di scontro, e mostrato capacità di autorganizzazione. Per realizzare questo disegno ha utilizzato grandi organizzazioni criminali come mafia, banda della Magliana, camorra, attivando i servizi segreti e perfino gli organi di polizia, dai quali partivano infiltrati in tutte le microformazioni di estrema destra e sinistra... Di conseguenza, con i profitti stellari del traffico d' eroina si finanziava il sistema bancario italiano il quale, a sua volta, ha finanziato la ristrutturazione dell'industria. Converrete che di fronte a un piano, devo dirlo, così demoniaco, le storie di tangenti che hanno perduto i socialisti fanno l'effetto di furti di mele al mercato. I protocolli segreti che il governo Craxi ha ereditato contenevano questo genere di cose ed altre, ancora peggiori. Ora, signorina, può comprendere perché ci fosse tanto difficile dormire di notte-.

Il silenzio durò ancora molto, dopo che ebbe finito di parlare; per ragioni diverse Bea e Carola non sapevano come giudicare tanta repentina confidenza, Donatienne cercava l'appoggio di qualche adulto per tornare all'argomento del terzo livello e Lauricella si era perduto nei ricordi; bagliori di grandi prime negli atri sfolgoranti di luce, quando, seguito da un codazzo di ambiziosi ciascuno mortale nemico dell'altro, riceveva l'abbraccio di celebrità che non ricordavano il suo nome per, subito, mettersi a trinciare giudizi assai acidi su quanto avevano appena visto, o ancor più acrobaticamente, su quanto erano in procinto di vedere.
Di colpo pensai che tutta quella deriva emozionale conseguente ad una impressionante evocazione, dovesse essere fuori luogo mentre, intorno a noi, una guerra invisibile stava mietendo vittime, per le quali neanche i parenti più stretti osavano chiedere inchieste e colpevoli.
Più tardi riuscii a restare sola nel bagno quanto volevo, poiché le ragazze si erano messe a giocare a ramino sedute sul letto. Tornai con la mente, come abitualmente ormai, agli anni dei socialisti ma, questa volta, sotto un'angolatura strana che non mi si era mai prospettata prima: per noi essi erano i salvatori, coloro che avevano aperto le finestre dello stagnante potere democristiano... E se fossero stati, invece, solo l'ultima maschera della mummia in agonia, come nel celebre racconto di Maupassant? Ed io stessa non ero residuata da quel mondo finito, non ero bocconi su un altro suolo, senza più politica né idee, ma perfettamente serena?
Mi coricai con Bea e Carola che giocavano ancora. Con la testa poggiata sul cuscino, le osservavo dietro le pagine del libro di Leon Bloy che riabilitava Maria Antonietta... Disse pardon, signore dopo aver pestato il piede al boia che l'avrebbe decapitata. Le mie guardiane giocavano a carte, come i centurioni sotto la Croce a dadi... Fui desolata, pensando che mio fratello Ermanno le aveva generate in un mondo sconvolto dal suo medesimo istinto sanguinario; al rischio metafisico della guerra termonucleare abbiamo saputo opporre soltanto la normalità dell'assassinio.

Nei giorni seguenti Martelli fu spesso in nostra compagnia, perché i suoi sodali erano sempre meno e gli uomini politici stranieri apparivano oziosi, impegnati in discussioni astratte prive dell'acre sapore dell'azione. Lui sorvegliava amorevolmente il suo segretario perché non scomparisse; un tratto, questo, di equanime signorilità che rivelava un sincero affetto per la persona.
Quanto a Donatienne, egli andava conquistando la simpatia dell'ex ministro, ci si intratteneva con candida disinvoltura senza nessun bisogno di far ricorso alla intermediazione, del tutto superflua, dell'impresario Lauricella il quale, è penoso, da qualche tempo faceva ricorso all'alcool. Questi era, per così dire, la coda e sovente la sezione staccata della nostra bella compagnia. Di quando in quando si aggiungevano a noi i genitori adottivi di Donatienne e personalmente fui contenta, di potermi riconciliare con Edvina. Ma un nuovo episodio luttuoso turbò la nostra pace. Il segretario particolare dell'ex ministro, che seppi chiamarsi Aloisio, fu trovato senza vita nella piscina vuota dell'albergo, durante una pulizia.
Si notò che era in maniche di camicia, dettaglio strano per un uomo sempre molto curato nel vestire come Aloisio. Non aveva il volto gonfio e livido degli annegati, ma un pallore appena screziato di viola che, sulla pelle liscia e sbarbata, lo rendeva simile ad un grosso neonato colto da un profondo sonno.Per una triste consuetudine l'ex ministro doveva, con la morte nel cuore, prendere le distanze dal defunto per non essere implicato in lunghi ed imbarazzanti interrogatori. Dovette sostenere di conoscerlo di sfuggita, per ragioni di partito; ma quando lo vidi a tavola con gli occhi gonfi, non toccar cibo per almeno due giorni, compresi quanto avesse pianto il suo amico.
A turno, i giovani del gruppo provarono a consolarlo ma nessuno di loro poteva, conoscendolo appena, misurare l'entità di quella perdita; per non dispiacerci, Martelli si lasciò sfuggire che Aloisio gli era accanto dal settantanove, l'anno del cambio di rotta del partito. Da allora, Aloisio aveva pazientemente immagazzinato tutti i rapporti e le alleanze del suo principale, e aveva finito per diventare indispensabile grazie alla sua memoria prodigiosa, capace di ridicolizzare anche i computers. E mentre disperavo che l'ex ministro potesse ritrovare il suo umore abituale, ecco che Donatienne gli propone una passeggiata nei boschi. Martelli, sorprendendoci, accettò immediatamente. A rifletterci bene, era naturale che si gettasse con energia nell'unica crepa della cappa di piombo da cui era oppresso. Si mossero verso le quattrodici e trenta, Clarks ai piedi e di buon passo. Le nipoti non andarono, e Carola rimase a guardarli finché non scomparirono dietro una curva, nel folto della selva.
Passai il resto della giornata in apprensione; il mio timore, che la faida in corso volesse colpire l'ex ministro senza preoccuparsi di seminare un'altra vittima innocente, era più che fondato... Per non pensarci presi le acque, m' immersi nei fanghi, andai al massaggio e poi all'aerosol. Al tramonto ero distrutta; chiesi un brodo vegetale per cena e finii per lasciarlo, freddo e rassomigliante a un campione di orina.
Pochi minuti dopo le ventuno furono di ritorno; li vedevo in fondo al viale di ghiaia, al centro del giardino all'italiana, e mi commossi perfino un po'. Gli andai incontro senza fretta e, quando li raggiunsi, vidi un Martelli notevolmente rinfrancato, cambiato a contatto con le abetaie dal fresco pungente e con gli accessi di panteismo di Donatienne. Ebbi quindi la sensazione che, fra i due, fosse nata una complicità speciale sui cui contenuti avevano la consegna di non parlare. Ne fui rallegrata, dato che ognuno poteva, seondo me, fare molto per l'altro. L' essenziale era che Lauricella ne restasse fuori, magari continuando a bere o al massimo portando il suo saluto nei dopocena.
Stavo salendo in camera quando questo rompiscatole si materializzò. Si era infilato fra i battenti dell''ascensore con somma malagrazia e la cabina vibrò paurosamente, non essendo tarata per le sue prodezze. Tuttavia si mosse, e Lauricella mi schiacciava in un angolo; sembrava deciso a farmi paura e dovetti pregarlo di scostarsi, cosa che non fece.

-E' inutile che ti dica, cara Silvana, che il teatro italiano è clinicamente morto-.
-Lo dici solo perché non riesci più a produrre spettacoli?-
-No. Non si tratta di questo. Io so che esistono ancora forrze vive, menti piene di originalità, che possono far risorgere questo paese dal provincialismo in cui sprofonda-.
-Ma và? Suppongo tu stia parlando dei quattro fessi cui non hai fatto in tempo ad elargire soldi pubblici, perché ti stavano tagliando i viveri!-
-Tu non hai nessuna sensibilità- disse con aria comicamente disgustata -la cultura, per quelle come te, è zavorra! Tu eri una ruffiana dura, di quelle che non perdevano tempo con le cose belle...-
-Ma insomma, fammi uscire da qui!-

Scivolai fuori, quando le porte si aprirono, passandogli sotto l'ascella e mi misi quasi a correre sentendolo dietro di me.

-Silvana, il momento è gravissimo-.
-Ma va 'dar via 'l'cul...-
-L' Italia è allo sbando! I leghisti conquistano il Nord! In questo quadro, è essenziale un mio rilancio come immagine, come professionista...-
-Non vedo cosa c' azzecca-.
-Solo io posso unire tutti nel segno dell'arte, del teatro, della creatività! Immagina tutte quelle energie deviate che alimentano l'odio etnico, il rancore e le divisioni, trasformate grazie all'arte scenica in passione critica; stroncature o entusiastico sostegno per le opere che vengono allestite!-
-Ma se i tuoi spettacoli sovvenzionati non hanno mai incassato una lira...-
-Colpa del clientelismo! Ogni sera, le richieste di biglietti gratuiti superavano la disponibilità di posti, e non potevo dire di no. Dovevo rimandare indietro i paganti...-
-Così impari. Ora devo salutarti...-
-Silvana- fece Lauricella bloccando lo stipite della mia porta con il piede -merito un'altra occasione!-
-Non posso aiutarti, mi spiace-.
-Invece sì: convinci Donatienne che convinca Martelli a farmi entrare nel terzo edificio! Farò prestissimo con le foto, poi scriverò un pezzo sensazionale: TUTTI I POLITICI RESIDENTI AL POSEIDON - Capi di Stato pluricentenari condannati a vita... Venderò il reportage al massimo prezzo e tornerò ad investire nel teatro, in prima persona questa volta!-
-Sei completamente pazzo-

Mi misi a ridere tanto forte che Lauricella indietreggiò, sotto la sferza di quel limpido scherno; tanto bastò a farmi chiudere la porta con doppi mandata di chiave. Bussò da sfondarla, per alcuni minuti, poi sentendo che chiamavo la portineria si dileguò.
Tornata la calma, decisi che si rendeva necessario un chiarmento con l'ex guardasigilli ed il giovane Donatienne. Era però un'imprudenza servirsi del telefono, perché non potevo escludere che Lauricella si fosse appostato proprio al centralino. Fortunatamente passò Bea a cambiarsi. La incaricai di parlare con Martelli, mentre non ci fu bisogno di mandarla da Donatienne, che si presentò spontaneamente poco dopo. Lo affrontai subito, cercando di penetrare il suo silenzio prima che avesse modo di pensare.

-Sei molto giovane Donatienne, ma non stupido; ti rendi conto che le farneticazioni di Lauricella ti hanno fatto credere a cose che non esistono? Con la tua fantasia si fa presto; sei un ragazzo influenzabile, ed io ho il dovere di aprirti gli occhi-.
-Si riferisce alla storia del terzo livello, signora?- disse con voce tremolante.
-Cosa c' è da fare quella faccia? Si tratta di pure assurdità, come ha detto l'ex ministro. Non è forse vero?-
-Veramente...-
-Cosa?-
-Per l'ex ministro non sono affatto assurdità-.
-Non ricordi cos' ha detto l'altra sera, a tavola?-
-Oh sì, però mentiva per ragion di Stato; la verità è invece quella che mi ha raccontato quando eravamo soli-.
-Il guardasigilli sta venendo qui. Ti conviene chiarimi tutto adesso, in modo da sapere tutti le medesime cose e non perdere troppo tempo in ricapitolazioni. Ho il dovere di difenderti dalle fantasie malate degli adulti-.

Donatienne si torceva le dita magre e ossute, da pianista; sul viso aveva un espressione tormerntata, matura, molto singolare per un tipo buffo come lui. Saltò in piedi e si mise a camminare per la stanza: evitava di guardarmi. Capivo però che stava per aprirsi, perché il silenzio lo lacerava.

-Bene. In fondo sono un ragazzo, è meglio che qualcuno sappia quel che ho dentro; lei potrà aiutarmi a capire-.
-Ci puoi contare-.
-E' tutto vero-.
-Cosa sarebbe vero?-
-Stando al signor Martelli, nell'edificio imperiale sono mantenuti in vita quasi tutti i capi di governo degli ultimi centotrenta anni, italiani e non-.
-Ma davvero...?-
-Meno quelli vittime di attentati, o di malattie incurabili-.
-E' ridicolo-.
-Vorrei poterne ridere! Però terapie farmacologiche per rallentare l'invecchiamento delle cellule sono operative da più di un secolo; da cinquant' anni, dopo gli esperimenti sugli ebrei compiuti dai nazisti, sono disponibili altre terapie basate sulla creazione di antigeni ringiovanenti. Più recentemente si sono sperimentati gli effetti delle basse energie per la reintegrazione dei tessuti usurati... Non mi chieda come questa roba possa realmente funzionare-.
-Per quanto ti sforzi di essere credibile, sei soltanto un ragazzino portato per il racconto fantastico-.
-Non fantastico, ma straordinario! Queste cure coperte da segreto militare dimostrano la continuità fra alchimia tradizionale e medicina sperimentale moderna... Tutto ciò che si richiede è un accettabile stato di salute generale; chi è già sofferente a causa di virus o di neoplasmi non può accedere alla cura, perché essa non è in grado di far regredire il male. La cura è neutra rispetto alle malettie perché combatte soltanto la morte!-
-Noto che ci hai pensato parecchio...-
-In verità, non riesco a pensare ad altro-.



















Quinto

Con la mia abilità nel far spiefferare tutto a Donatienne, quando poi arrivò il guardasigilli la questione era già completamente delineata. Martelli non potè che confermare tutto, e lo fece con la solita tranquillità. Piuttosto ero io a non riuscire a restar calma davanti a questa colossale fantasmagoria di fregnacce, che sempre più rassomigliava ai raffinati depistaggi dei servizi segreti, quando dovevano coprire qualche membro della corporazione che l'aveva fatta grossa.

-Signor ministro- cominciai, troneggiante nel mio letto come in capo alla Corte d' Assise -nutro il sospetto che lei si stia servendo delle nostre povere persone, per dare risonanza ad un falso clamoroso, sul quale lei vorrebbe attrarre l'attenzione dei giornali...Qualcosa della specie dei diari di Hitler... Ma non è, forse, qualcosa pensato per nascondere il problema, politico, della contemporanea presenza di molti latitanti italiani nel Poseidon, cioè una località a poche ore di macchina dal confine?-
-Quanto ho svelato a Donatienne, e Donatienne a lei, è assolutamente degno di fede. Certo non è facile credervi, se non si riflette che la scienza medica, non meno della fisica, ha ed ha avuto una doppia verità: una per il potere, l'altra per le popolazioni-.
-E cosa dice, invece, della sequenza di omicidi oscuramente collegata alla presenza di tutti voi, qui?-
-In realtà a parte il suicidio di Demetrio Gracco, l'uomo che aveva nella sua personale disponibilità alcuni grossi conti esteri del partito, gli omicidi di alcuni militanti non hanno alcun nesso logico con la nostra permanenza al Poseidon. Intendo dire che chi ha fatto i migliori affari, all'ombra del governo socialista, non viene certo qui; chi ha stretto patti scellerati con la mafia se n' è andato in qualche paradiso fiscale, con guardie armate e belle ragazze, altro che repubblica ceka! Qui non c' è trippa per gatti, niente che possa giustificare lo scatenarsi di un regolamento di conti... No, la mia ipotesi è diversa-.
-Sono certa che la sua ipotesi sarà perfettamente congruente con ciò cui mi rifiuto di credere, caro Martelli-.
-Secondo me, qualcuno ha cercato di vendere indiscrezioni sul terzo livello, e qualcun altro gli ha chiuso la bocca-.
-Perché non anche Gracco, allora...-
-Non credo: la morte di Gracco è un'altra faccenda-.
-Quello che non afferro- disse Donatienne -e se la cura si applica ai capi di stato di tutto il mondo-.
-Non essere ingenuo, Donatienne- risposi con sarcasmo -l'immortalità non è certo un affare esclusivamente italiano!-
-Esatto- riprese Martelli, per contrasto assai serio -è un modo per assicurarsi archivi viventi di tutti i documenti segretati, più tutti i colloqui riservati dei quali, altrimenti, si perderebbe la memoria. Pensate un momento all'imbalsamazione di Lenin: una procedura ben strana, non si può negare. Bene, alla luce di ciò che sappiamo, essa è un messagio che significa: è un eroe, merita di morire in pace; lui non va sottoposto al trattamento-.
-Insomma, gli hanno fatto un favore- aggiunsi, con tono gaio.
-Naturalmente. Oltretutto era malato, quindi inidoneo a ricevere il trattamento-.
-Come fa a sapere tutte queste cose?- gli chiesi.
-Lo vuole sapere? Anche a me fu somministrata la prima parte della terapia-.

Un suono profondo, gorgogliante, scaturiva dalla bocca spalancata involontariamente da Donatienne.
Le mie armi dialettiche si erano spuntate, nel dare l'assalto a quello che ritenevo un castello di bugie ingegnoso. Non restava che sottoporre questa selva congetturale ala prova delle evidenze. Durante la notte mi risvegliavo di colpo, per poi ricadere in un profondissimo sonno, e fra questi due abissi balenavano davanti ai miei occhi, sempre ostinatamente chiusi, improvvise folgorazioni di coscienza. Sentivo la gola riarsa, ma mi obbligavo nel letto per non svegliare le ragazze con il rumore degli zoccoli.
Benché avessi nel complesso dormito molto poco, l'indomani ero sufficientemente riposata per affrontare la realtà dei nuovi e strani impegni. Martelli e Donatienne avevano stabilito, da tempo, di andare a vedere l'edificio dell'imperatore, e solo con riluttanza ero stata coinvolta nella loro decisione. Da quel che comprendevo, non doveva essere per niente facile; l'ex ministro doveva giustificare la nostra presenza, né vi era modo di aggirare i controlli, perché l'unico ascensore che salisse al terzo livello terminava la corsa nel locale dei guardiani. Ci riunimmo in un gazebo accanto alla piscina poco dopo le undici meridiane.
L' orientamento di Martelli era alquanto cambiato. Affermò che gli sarebbe riuscito facile giustificare la mia presenza in qualità di segretaria, mentre Donatienne risultava troppo giovane per qualunque qualifica. La franchezza con cui si espresse ferì profondamente il ragazzo, che si richiuse in un mutismo ostile; ed io, siccome consideravo tutta la faccenda una specie di gioco, credetti di dover perorare la sua causa.

-Potrebbe essere mio figlio...!-
-Sarebbe plausibile- disse Martelli -solo non capirebbero perché mi presento con la segretaria e suo figlio-.
-Le sarà capitato di essere accompagnato da persone delle quali non conosceva neppure il nome-.
-Certo, in pubbliche cerimonie anche spesso... Ma lassù! E' una zona supersegreta, gli addetti alla sicurezza sono adddestrati a leggere nel pensiero. Dobbiamo essere molto attenti e freddi...-

Restammo così per alcuni minuti interminabili, capaci solo di respirare; Donatienne stesso non riusciva a trovare per sé un'accettabile alias, ed io, che mi ero trovata per caso nella loro spedizione, non sapevo trovare parole per alleggerire la tensione intollerabile. Per fortuna ci servirono del thé ghiacciato.

-No, per quel che ne so in queste condizioni non passeremmo il primo sbarramento... Tuttavia Donatienne è un ottimo camminatore-.
Avvertii che mi si distendevano le rughe della fronte: -Se capisco bene, lei intenderebbe fargli raggiungere l'edificio seguendo i sentieri di montagna!-
-Non vedo alternative; so che è molto scomodo, ma un giovane agile e motivato ce la dovrebbe fare-.

Più che impervio il cammino indicato da Martelli mi sembrava, a colpo d' occhio, inaccessibile: un affare da rocciatori esperti. Avevo timore che il ragazzo, pur di rimeritarsi la considerazione dei più grandi, finisse per inesperienza in qualche crepaccio. Però è anche vero che nessun grande traguardo è possibile, senza ancor più grandi fatiche.

-Mi sono trovato più di una volta, durante le passeggiate, sotto quello sperone- disse Donatienne, indicando in alto il pilastro di cemento che, dal nostro posto, era l'unica visibile traccia del terzo edificio -veri e propri sentieri non ne ho visti...-
-Un poco più a monte c' è una pietraia; quaranta metri circa di dislivello, comoda di sicuro non lo è. Da lì cercò di fuggire l'ex presidente Einaudi e fu ripreso soltanto a valle... tieni conto che ha la sua bella età-.
-Ma ha ricevuto il trattamento- intervenni.
-Il trattamento non ha il potere di amplificare le forze, Silvana. Può rallentare la morte cellulare, bloccare gli scompensi metabolici, rendere assai tortuosa la marcia del tempo; ciò non toglie però che l'invecchiamento continui, anche se diventa progressivamente improbabile il collasso dell'intero organismo-.

Poco dopo dovemmo separarci perché l'ex ministro riceveva la visita dell'ex premier spagnolo, accompagnato da un ancor numeroso entourage (Martelli un po' se ne risentì, e chiese che restassero soli). Restavano ormai pochi dettagli da definire, ed io trascorsi il pomeriggio con Carola e Bea in modo piacevolissimo, sul campo da golf. Le ragazze venivano da lunghe giornate di pratica, e i loro colpi riscuotevano l'ammirazione di tutti i giocatori di sesso maschile. La gradevole diversione stava rendendo popolare il golf nell'albergo come non era mai stato. Ero certo dispiaciuta di averle un po' trascurate negli ultimi giorni; ma dovevo riconoscere che, anche in mia assenza, le ragazze erano rifiorite grazie alla villeggiatura. E' probabile che, da sole, non avrebbero mai pensato ad una vacanza del genere, optando piuttosto per qualche estenuante grand tour con zaino in spalla e biglietto B.I.G.E.; la mia funzione era stata essenziale nell'imporre loro di non trascurare la propria bellezza, di fare qualcosa per se stesse: ed il risultato era quell'attenzione adorante degli uomini, che le circondava sul green come una nuvola luminescente, calda ed umida.
Bea era la più ammirata. Incantava quel suo piglio quasi virile, il suo modo di negare la grazia delle rotondità con abiti di una misura più grande e gesti angolosi; però Carola, bellezza più modesta e casalinga, colpiva a fondo un pubblico più ristretto di amanti della casa e delle voluttà generate dall'ozio.
Allora capii che se ambedue non avessero concluso lì un ottimo matrimonio, avendo la possibilità di scegliere in un ambiente maschile cosmopolita e ricco che avrebbe fatto disperare l'Intendenza di Finanza, come Tantalo di fronte al cibo, per la sua inafferabilità fiscale, ebbene difficilmente questo sarebbe potuto accadere a M*, frequentando gli scialbi figli degli amici di Ermanno. Mi si potrebbe obiettare che non potevo volere per loro la sorte rifiutata per me: ma sul piano pratico questo è un gravissimo errore. Le ragazze ostentavano una punta di fastidio per le attenzioni di questi signori, ma ciò non otteneva altro che di moltiplicarle. Alcuni dei presenti erano interessanti, due o tre francamente belli. Provai un filo di gelosia, che si stemperò in esplicito, benevolo orgoglio per essere stata l'artefice del loro, un tempo si usava dire, debutto in società.

Carolina dominava assai meno della sorella il proprio stupore di fronte all'atteggiamento sofisticato, ma pragmatico degli uomini di mondo quando approcciano una possibile conquista. Cercava di assecondare la sorella minore nelle fuoriuscite dal gruppo di ammiratori; si sforzava d' imitarne la smorfia sprezzante agli angoli della bocca, ma in realtà era perdutamente attratta da quella situazione vecchio stile, che gli astanti interpretavano senza alcuna intenzione parodistica. Soprattutto ammirava la capacità di stare in tanti, intorno a due sole donne (io non m' includo), senza provare irritazione.

-E' vero, zia Silvana, che fra poco salirai al terzo edificio?-
-Corrono tanto, le voci? Beh, se vi domandano qualcosa dite di non saperne nulla-.
-Sei molto chiacchierata- disse Bea -a causa dei tuoi rapporti con l'ex ministro...-
-E' vero- aggiunse la sorella -tutti pensano però ad una specie di fuga d' amore... E' strano, ma nessun'altro a parte voi prova curiosità per quel livello del Poseidon; forse perché da qui si intravvede appena-.
-Meglio. D' altronde anch' io credo non ci sia niente d' interessante, in quella piccionaia-.
-Eppure basta prendere l'ascensore per scoprirlo, no? A nessuno di quelli che abbiamo conosciuto è mai venuto in mente di farlo... Zia, pensaci bene. Non vorremmo ti cacciassi in qualche guaio. Qua intorno succedono un sacco di brutte cose, anche se l'albergo è un giardino delle delizie-.
-Non è il caso di sprecare ansia per me; al massimo, troverò un po' di topi e vecchie armature-.
-Portati almeno il telefonino- disse Bea, colpendo impeccabilmente la pallina su un montarozzo ricoperto di erba rorida.
-E' una buona idea, me lo ricorderò-.
-Se non ci preoccupiamo noi, di te...- aggiunse, con enigmatico sorriso, questa frase sospesa che io completerei così: chi vuoi si accorga che esisti, cara zia? Giovane non più, ricca non abbastanza, sei sola e non c' è nessuno che si occupi di te. Triste destino, per quelle donne che hanno lottato contro la fatalità del matrimonio; noi ci rifiutiamo di essere come te, sceglieremo accortamente non l'appassionato ma il solido ed il compatto come avrebbero fatto le nonne; tanto ci basta il consueto potere femminile, per dominare i mariti...

-Non è che tu e l'ex ministro avrete una storia?- chiese con espressione maliziosa Carola.
-Ma che dici!-
-Noi abbiamo pensato di sì-.
-Pensatela come vi pare, tanto non è vero-.
-Donatienne ci ha detto che lui non ha occhi che per te- asserì Beatrice.
-Donatienne è un ragazzo e non fa testo; vede benissimo solo quel che vuole vedere...-
-Però devi ammettere che è verosimile: andare insieme della zona proibita, sembra una metafora dell'unione sessuale-.
-Tu leggi troppi autori francesi, cara nipotina, ed hai le traveggole... Piuttosto, perché non mi parlate di questi nuovi corteggiatori?-
-Corteggiatori! Ma come sei antica...- risero le due sorelle.
-Chiamateli in altro modo, però quello sono. Guarda guarda, si tengono a distanza perché hanno visto me... Devo comunicare qualcosa a vostro padre?-

In definitiva riuscii a confonderle, ottenendo almeno che la smettessero di scocciarmi con le loro illazioni. Sono ancora abbastanza lucida da capire che posso ancora smuovere qualche appetito negli uomini, ma una storia con Martelli non era decisamente alla mia portata.
Mi lasciarono vincere la partita a golf, anche perché il cielo si era fatto scuro e stava iniziando a piovere; da vincitore ebbi il diritto alla prima doccia, e mentre mi stavo ritoccando la tinta sulle tempie, ecco arrivare Donatienne. Lasciai che si sedesse sul letto e lo pregai di non formalizzarsi, poiché avrei terminato la toilette in sua presenza. Lui era tipo da turbarsi anche per una in menopausa, ma strano a dirsi, in quell'occasione agiva in modo totalmente cameratesco e aveva sul volto la maschera dei momenti gravi.
-Cosa ti è successo, caro?-
-Lauricella...-
-Ti ha parlato, o che altro?-
-Mi ha spaventato. Ha detto di sapere tutto, che è inutile cercare di tenerlo fuori perché lui verrà... Dovunque noi andremo, lui verrà...-
Mi sentivo molto tranquilla quando risposi:- Lo sapevo, e me lo aspettavo-.
-L' ex ministro deve intervenire assolutamente!-
-Al tempo, figliolo... Credo che non possa far molto, l'ex ministro-.
-Ma deve intervenire! Sennò, chi può fare qualcosa?-
-Io-.

Senza aggiungere altro mi attaccai al telefono per chiedere del direttore; era un'occasione per conoscere l'unico, vero depositario di tutti i segreti del Poseidon, che naturalmente non avrebbe rivelato nulla, ma aveva un ruolo essenziale nella piccola commedia che andavo a presentare. Se era quell'uomo devoto della discrezione che ipotizzavo, mi avrebbe accontentata senza indugi. Pochi minuti dopo mi trovavo nel suo studio, con la sfumatura bionda che avevo adottato con i primi capelli bianchi.

-Mi esponga il suo problema, signora-.
-Non è facile, direttore. Si tratta di un brutto episodio...-
-Qualcosa avvenuta nell'hotel? Di che si tratta?-
-Un tentato stupro ai miei danni-.
-E' increscioso... le assicuro che mai, prima... Non c' era del personale a cui potesse ricorrere? Ha potuto riconoscere il delinquente?-
-Sventuratamente, sì. E' un cliente, il signor Lauricella-.

L' impresario fu raggiunto nella hall da un cameriere, mentre arringava delle povere signore russe e pregato di raggiungerci. Il direttore me lo mise a sedere di fronte; per tutta la durata del colloquio egli mi fissò con uno sguardo brillante di odio che però, come tutto in lui, mi sembrò essenzialmente vuoto e insulso.

-La signora qui presente l'ha appena accusata di tentata violenza carnale. Ha peraltro fornito elementi, sul luogo e le circostanze del fatto, estremamente precisi. Cosa può dire a sua difesa?-
-La signora è una pericolosa pazza. Magari le sarebbe piaciuto, che tentassi qualcosa del genere!-

Ebbene, nella vita bisogna pur ingoiare qualche affronto, se è per una valida causa; era importante che mi mostrassi calma e, al limite, un tantino remissiva. Così avrei ottenuto, per contrasto, qualche scoppio umorale da parte di Lauricella, tale da rendere plausibilissima la sua nuova identità di stupratore. L' accusa era assurda, lo devo ammettere; ma la pessima autodifesa di Lauricella faceva assumere consistenza alla mie parole, sillabate invece con sforzo e vergogna.

-Questa donna... eh, facile dire signora... in realtà è lei che ha abusato di me! Ha succhiato le mie relazioni, le mie amicizie. Direttore, lei mi deve credere; costei è un'avventuriera, una... poco di buono, per non dir di peggio... Ma scusi, le pare che mi andavo a strusciare su questa vecchia gallina, quando ci stanno fior di ragazze, mi consenta!-
-E invece non le consento questo tono offensivo. Lei implicitamente ammette le sue tendenze devianti!-
-Ma che tendenze del piffero, eh! Io sono un uomo serio direttore, benemerito del teatro italiano; e se vuole un consiglio, non dia peso alle baggianate che 'sta mitomane le viene a raccontare-.
-Lauricella, io le proibisco di esprimere valutazioni sul mio operato! La sua irascibilità, a mio modo di vedere, è una conferma della sua sottomissione agli istinti più brutali-.
-Io mi domino benissimo, ha capito?- disse, urlando a squarciagola.
-Abbassi il tono di voce! Signora- fece il direttore volgendo verso di me due occhi iniettati di sangue -vuole sporgere denuncia penale contro questo, praticamente, reo confesso?-
-Beh, credo dovremmo chiamare la polizia...-
-La poliziiia...- dissero i due uomini, quasi all'unisono. Lauricella cadde fulminato, e parlò solo il direttore con tono lamentoso, già accaldato e spettinato.
-Ciò significa, signora, un'inchiesta approfondita... interrogatori, pubblicità... l'hotel già barcolla sotto i colpi di gravi insinuazioni... e lo dico anche per lei, in fondo! Una signora matura, la gente trova sempre angolature molto maliziose-.

Come previsto la solidarietà maschile si stava ergendo, contro il pericolo che una donna rendesse di pubblico dominio un atto di libidine. Anche il direttore appariva molto emozionato, e l'atmosfera dello studio si era fatta rovente. Tutt' e due erano come cagnolini che mendicavano un osso. In quello stato, la richiesta che quindi prospettavo non poteva incontrare opposizioni.
L' indomani, sul presto, Lauricella fu accompagnato a M* da due operatori della Intourist. Era un provvedimento dispendioso e inutile, ma era anche l'unica possibile alternativa all'intervento dei gendarmi (impensabile, in quel momento, per il Poseidon).
Certo mi faceva ridere a crepapelle immaginarmi Lauricella mentre, in preda a un raptus, mi puntava un coltello sottratto alla sala da pranzo sulla gola, e si faceva strada con forza fra le mie cosce. Ma non c' era altro modo per liberarsi di lui...
Comunque non potevamo illuderci che se ne sarebbe rimasto buono, a M*; non appena gli angeli custodi della Intourist gli avessero voltato le spalle, si sarebbe messo in marcia per tornare al Poseidon. Bisognava compiere l'incursione al piano imperiale in poche ore, mentre Donatienne fotografa, col teleobiettivo, tutti gli ospiti sistemati fino al tramonto sulla terrazza d' occidente.

Erano già le dodici, e Martelli esitava. Gli dissi che non si poteva tornare indietro, che il ragazzo era già partito da un'ora e non si poteva richiamare. Con una strana espressione torbida mi disse che se la cavasse da solo; io cercai di calmarlo dicendo che non sarebbe successo nulla, che quella paura era indegna di un uomo che lottava per la verità... Se no che avrei dovuto dire di tutti i nostri discorsi, di quelle sere in cui aveva deposto ai nostri piedi gli ultimi e drammatici anni di storia italiana, perché la giudicassimo con la crudele innocenza di chi non è mai stato servo, o ruffiano per calcolo? Quella purezza di cuore che egli aveva visto in noi, e che gli aveva rigenerato lo spirito lacerato, intendeva adesso rigettarla come un articolo inservibile, proprio nel momento più fatale?
Mi intimò di seguirlo.
Si doveva esser rapidi nell'attraversare la hall, di modo che nessuno, mafioso ex sovietico o socialista catalano che fosse, ci potesse notare. Scendemmo nello stabilimento termale, a quesll'ora poco frequentato. Attraversammo il reparto aerosolo, dove un acro odore di formaldeide irritava le mucose nasali. Le poche infermiere incontrate conoscevano tutte l'ex ministro e lo salutavano, chi con deferenza, chi con la molle vocalità dell'amante che non scorda; queste ultime, poi, mi lanciavano occhiate di malcelata sorpresa, chiedendosi forse in quale specialità eccellevo, per meritarmi la compagnia di Martelli. Non una però chiese dove stessimo andando... Niente ci ostacolava, fuor che la nebbia medicamentosa che mi stava intossicando, fino a rendere l'istante fermo, ed il moto immobile.
Nel fondo buio del reparto c' era un ascensore di servizio, con la porta metallica ammaccata in più punti. La cabina era maleodorante ed una voce intimava, in lingua ceka, di lasciarla immediatamente oppure di comporre un codice di accesso entro trenta secondi. Martelli digitò sulla tastiera divelta il codice; dopo un'attesa interminabile la cabina iniziò a salire.

Salimmo attraverso la montagna senza scambiarci neanche un cenno, completamente concentrati su quello che avremmo trovato. La poca aria era elettrica, e non esagero se dico di aver veduto minuscoli globi luminosi. L' ascesa era così lenta che una qualunque delle infermiere avrebbe potuto allertare i sistemi di sicurezza; mi sorpresi a pregare, non tanto per me ma per Donatienne, al quale desideravo ardentemente non succedesse nulla di male. Il nostro piano prevedeva che, in caso di intercettazione del ragazzo, Martelli si sarebbe fatto avanti aggredendolo verbalmente e poi schiaffeggiandolo, in modo da far credere che fosse sotto la sua patria potestà e che non valeva la pena di punirlo più severamente.
Avevamo passato già da parecchio il secondo livello, e da poco le lavanderie del terzo, quando l'ascensore fu bloccata dall'esterno. Aprendo forzosamente i battenti, s' intravedeva la moquette lurida di un corridoio di servizio, uno di quei posti riservati alle squadre di pulizia che nessuno si preoccupa di pulire. Un vigilante grosso e biondo s' inginocchiò goffamente e ci scrutò, servendosi di una torcia elettrica.

-Cìlem naseho v podstatì, dostàvàme se do druhé- disse in tono di protesta Martelli.
-Doktòra Martelli...- mormorò il biondo ad un suo compare, invisibile dietro le spalle.

La cabina riprese a salire; stridendo, raggiunse un angusto locale illuminato da tubi di neon semiesauriti. Qui successe di tutto; una donna con un tailleur marrone alquanto grezzo ed il tesserino di riconoscimento pinzato sul bavero della giacca, apostrofò con durezza l'ex ministro.

-Ja bynch nerad abyste, doktòra, nedostaneme se, abychom...-
-Silvana è la mia segretaria particolare, signorina Lebòda-.
-Prego! Non era... Aloisio, suo segretario?-
-Come, non lo sa? Aloisio è morto-.
-Ne sono sinceramente dolente... Tuttavia, le misure di sicurezza per nostri ospiti, lei bene sa... Ogni estraneo deve essere accreditato con dispaccio vostro governo, a firma ministro in carica-.
-Il corriere diplomatico arriverà. Come misura eccezionale, le chiedo di accreditare la signora sulla mia personale garanzia-.
-Non ho nulla da eccepire- disse la Lebòda con una freddezza che significava il contrario -come ho detto, è necessario registrare la signora-.
-Proceda pure, io attendo-.
La donna deglutì con uno schiocco sonoro, mentre si rivolgeva a me: -Motivo vostra visita?-
Per fortuna rispose lui: -Consiglio straordinario con i ministri Pella, Scelba, De Gasperi-.
-Ma i ministri in questione non ci hanno comunicato niente! E' proprio sicuro?-









Sesto

Epilogo del racconto di Silvana S. con note cliniche e resoconto stenografico dell'ultima seduta


Fummo tratti dall'impaccio solo grazie all'intervento di uno dei cavalli di razza della Democrazia Cristiana, il piccolo e vivacissimo Fanfani. Egli aveva in grande stima l'ex guardasigilli; le loro carriere politiche si erano sfiorate (ed era già avanti negli anni allora), quando Martelli si era dimostrato fra i più sensibili ad una candidatura Fanfani alla Presidenza della Repubblica nel 1978, nelle elezioni da cui uscì vincente, invece, il socialista Pertini.
La signora Lebòda, il mastino posto a sorveglianza dei grandi vecchi, si dileguò arretrando nel buio; potemmo allora percorrere la sala degli specchi, dalla quale grandi porte vetrate introducevano alla terrazza d' occidente, quasi duemila metri di altitudine.
La mia impressione di trovarmi in un ambiente sontuoso, vetusto ed palesemente ispirato alle aule parlamentari, venne confermata in modo definitivo dalla visita a questo santuario della gloria laica. Erano disposte, dentro nicchie debolmente illuminate, alcune statue di divinità pagane facilmente riconoscibili; tutta la sala risultava impreziosita dai raggi occidui del pomeriggio. Martelli sembrava a disagio sotto i colpi della favella torrenziale di Fanfani; questi era realmente posseduto dal desiderio di gettare massima luce sulla storia italiana, di norma così umbratile e lacunosa per i numerosi segreti inconfessabili dello Stato. Com' è comprensibile il vecchio esagerava, piuttosto, nel senso contrario: dava volentieri tutte le responsabilità ad Andreotti, che chiamava in causa per il sequestro Moro, il martirio delle Fosse Ardeatine, la strage di Portella della Ginestra e molto altro ancora, compresa la liberazione di Mussolini da parte di un commando alleato, il 27 aprile 1945.
Abbastanza stupita, mi azzardai a domandare chi fosse stato fucilato realmente a Dongo; l'arzillo statista toscano rispose e chi se ne frega, i dittatori sono sempre ben forniti di sosia, per tutte le evenienze. Volemmo quindi sapere se Mussolini fosse lì, fra loro: ovviamente sì, era anche lui sulla terrazza. Il cuore mi batteva forte! In seguito, notai che, sempre chiacchierando, Fanfani non ci consentiva di avvicinarci alle porte vetrate più che un passo ogni venti, venticinque minuti. La scoperta della straordinaria galleria di cere viventi della storia politica era, pertanto, particolarmente lunga e penosa. Avvampando di calore, mi chiesi se Donatienne avesse o no raggiunto una postazione utile per le fotografie... Dai vetri riquadrati, opachi per la polvere che brillava sotto i raggi obliqui, mi sforzavo per riconoscere qualcuno: ma altro non vedevo che lunghe dormose in paglia di Vienna, e sagome di vegliardi incartati nei plaids; quasi nessun movimento, se non le traiettorie delle infermiere che recavano vassoi con bicchieri, decotti e compresse le cui cadenze mantenevano in vita gli impediti a morire

La signora Silvana S., dopo un'elaborata esposizione di gran parte del suo fantastico racconto, mostra a questo punto sintomi di agitazione crescente, disordine del linguaggio ed un curioso fenomeno di
fading del flusso di memoria che, fino a questo momento, si è dipanato senza alcun intervento o sollecitazione da parte del terapeuta.
Dopo averla esortata ad una pausa di riposo ed averle offerto qualcosa per ristorarsi, lascio spazio ad un silenzio interlocutorio che la signora può prolungare a piacimento; questo spazio vuoto le fa ritrovare la tranquillità necessaria per raccogliere le idee e proseguire.

Sono consapevole che molte delle cose che ho raccontato saranno presto, se già non sono, dimenticate; personalmente questo non m' offende, dico però che è un peccato, perché ciò che ho veduto io è fuori dall'ordinario, le cose di cui sono venuta a conoscenza sono inedite e potrebbero far riscrivere da cima a fondo la storia italiana contemporanea. Comunque ero stata avvertita: dalla divulgazione di quei fatti non avrei tratto né giovamento, né credito. Se Donatienne, purtroppo, non si fosse smarrito nel bosco avrei avuto una documentazione fotografica inoppugnabile.
Invece mi sono ridotta a parlarne con lei, a un tanto all'ora. Sia chiaro, non provo nessun fastidio a dover pagare per essere ascoltata; mi avevano pur detto che non sarei stata creduta

L' idea di essere considerata inattendibile, sembra gettare Silvana S. in uno stato di profonda costernazione. Accusa un violento capogiro, e chiede di poter deambulare per qualche minuto. La accompagno perché non si soffermi sulla porta finestra del balcone; chi presenta il quadro eziologico di Silvana S. è sovente vittima di raptus autodistruttivi di estrema virulenza.
Per quanti sforzi faccia, il terapeuta non riesce a ricondurla verso una congrua risoluzione del suo racconto, se non per brevi segmenti ulteriori come questo:

davvero non si riusciva ad oltrepassare la maledetta porta vetrata che dava sulla terrazza; qualche tempo dopo fummo raggiunti da alcuni esponenti liberali dell'inizio del secolo. Fui presentata a Facta e Bonomi, mentre Giolitti passava in gran fretta, poco distante dal nostro gruppo, declinando con cortesia l'invito di Fanfani a trattenersi con noi. Lo stato generale di queste persone, che avrebbero dovuto essere decrepite, lo definirei buono. Erano tutti sui settant' anni ma ottimamente portati

Sebbene Silvana S. tenti di farmi disinteressare alla fine del racconto, le dico che, come terapeuta, considero essenziale il suo completamento. Nuova agitazione senso-motoria, con apparizione di sintomi deliranti quali fruscii immaginari, sbattere di porte, bisbigli. Le dichiaro, con una certa crudezza, che lei sta cercando di nascondermi le componenti mitomaniacali del racconto, addensate nel finale, con la comparsa di personaggi storici che avrebbero interagito direttamente con lei.
La sua reazione è veemente. Prima aggressione verbale, insulti irriferibili al mio indirizzo, e nel parossismo cerca di mordermi il dorso della mano dx. Dopo molti minuti la riporto alla calma, e Silvana S. perde per qualche istante i sensi. E' consenziente alla somministrazione di benzodiazepine. Seconda crisi verbale, quindi rapido decremento dell'aggressività nella paziente. Silvana S. afferma di sentirsi spossata e, dopo essersi nuovamente distesa sul divano, si dichiara disponibile a tornare alla terapia.
Cogliendo la favorevole circostanza, le domando di concludere il racconto. Ora lo stato crepuscolare ipnoico rende le sue costruzioni verbali assai frammentarie, con confusione dei piani temporali e confabulazioni; tutto fortemente ostativo per la soddisfazione della richiesta del terapeuta. Mutando strategia, provo pertanto a chiederle quale senso è possibile attribuire al racconto da lei fattomi.

All'improvviso mi fu chiaro per quale ragione non riuscissimo ad uscire sulla terrazza, e perché Fanfani, senza ostacolarci in modo evidente, ce lo impedisse.
La faccenda dell'immortalità fisica dei capi di governo era sì una favola, ma non nel senso che il mio primitivo scetticismo aveva congetturato. Si era rivestita col manto della fiaba una realtà assai più misteriosa e dolorosa; la terrazza era già parte della regione della morte, è per questo che a me e ai miei accompagnatori ne era ancora inibito l'accesso. La morte non è percorribile in ogni direzione: è un passaggio stretto entro il quale si deve costringere la nostra natura, fino a strapparsela di dosso. La terrazza era un punto metafisico, che aveva stipulato una convenzione con un'azienda terrena per mantenere le anime in una protozona; qualcosa per evitare loro lo choc dell'eternità, con i suoi strappi crudeli e gli abissi di immagini persecutorie... Non mi chieda perché proprio quegli uomini godevano di un trattamento speciale; forse gli era stato concesso in quanto dannati. E in quanto dannati, la consolazione era soprattutto una preparazione a quanto di totalmente contrario li attendeva dopo

Devo riconoscere di essere stato colpito dallo stato di grazia in cui Silvana S. compì il suo iter narrativo. Una tessitura tanto emozionante, la cui trama si è dipanata nel corso di numerose sedute con rigore e disinvoltura, non può non colpire anche il più consumato dei professionisti. Ho sogguardato Silvana S. da dietro la nuca, come un storico dell ' arte guarderebbe rivivere un mastro scalpellino del gotico pisano, mentre sbozza con noncuranza un fonte battesimale.
E' tuttavia dovere del medico, non cadere vittima del fascino emanato da un sistema delirante.
Il quadro clinico di Silvana S. è assimilabile alla sindrome schizofreniforme di Kraepelin, e sotto trattamento farmacologico evolverà probabilmente in abulia neurasteniforme a sfondo depressivo; per quanto precede si renderà necessario avviare la paziente ad una terapia coordinata di sostegno familiare. Ho avuto già modo di parlare con la nipote della signora, Carola T., che si è dichiarata disponibile ad assisterla.
Nella seduta di congedo, da me convocata per ragioni di osservazione clinica in un locale pubblico, Silvana S. arriva accompagnata dalla suddetta nipote. La facies è nettamente migliore, anche se la signora enfatizza il buon esito della terapia nella speranza che io alleggerisca il dosaggio di benzodiazepine. Il dialogo si svolge amichevolmente, toccando argomenti di scarso rilievo personale.
Fra l'altro, Silvana S. m' informa che ha definitivamente smesso di bere caffè, sottolineando con l'intenzione un contenuto latente, e cioè che si sta attenendo scrupolosamente al regime di antipsicotici da me prescritto. Non posso che registrare l'impressione che si vada identificando con i soggetti fantasticati nella sua storia, quei capi di Stato ridotti a vegetare sotto l'imperio di infermiere efficienti.
Soltanto una volta Silvana S. esce dalla banalità quotidiana del nostro incontro, formulando una tesi che giudico di grande interesse:

non so come tutto abbia potuto precipitare fino a questo punto. Per tutta la mia vita ho cercato di essere una militante socialista, con ideali di pace, progresso, giustizia sociale... In fondo, quando ho iniziato, l'obiettivo dei socialisti era ancora la costruzione di una società socialista: laica, equa, non però mortificante per lo spirito come è per i comunisti, che dello spirito negano la stessa esistenza. Venne il tempo del governo, e le parole d' ordine si ridussero ad una soltanto: restò soltanto il progresso. Ci demmo tutti agli affari; perfino io, che vivevo con l'eredità di mio marito ed avevo interrotto l'università... Nella mia condizione borghese cercavo solo qualcosa da fare: raddrizzare i torti, mettere la parola fine ai cupi decenni democristiani! E gli affari andavano, a meraviglia direi. Era la vertigine, i nostri portavano la barca, tutto era permesso, tutto si poteva fare... Il potere significava entrare nella corrente della divinità! La potenza industriale piegava la natura al suo volere. Tutto era permesso agli dèi, e noi lo eravamo. Ora sono una povera pazza (non neghi con la testa dottore, io vedo quello che sono), i vicini mi salutano con una gentilezza speciale. Ma si ricordi, dottore: noi eravamo gli dèi; e come gli dèi del mondo antico, Pan o Dioniso, diventano i demoni del cristianesimo, così noi siamo i demoni dementi di questa Italia riverginata.

Senza niente aggiungere a queste parole di Silvana S., termino qui la relazione sui protocolli di questo notevole caso clinico. Vi ringrazio per la pazienza e l'attenzione accordatami.

Chairman: ringrazio il professor Martelli per la sua esauriente esposizione di questa interessantissima psicoterapia. Credo ci abbia davvero fornito molta materia su cui meditare. C' è infatti qualcosa che mette essenzialmente in gioco il ruolo del terapeuta; la paziente arriva ad offrirgli lo status di divinità, quale atto sacrificale, pur di rompere la gabbia della psicosi. Ad ogni modo, visto il protrarsi della relazione del professore per la sua doverosa accuratezza, propongo di aggiornarci con la pausa dei lavori, rimandando il dibattito e le comunicazioni a questo pomeriggio: se siamo tutti d' accordo...
Bene; allora, appuntamento alle quindici e trenta.



TI AMO. PA'



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