FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







QUANDO ABBANDONAMMO LA TERRA

Stefano Riva




A nove giorni dal loro fortunoso arrivo, non avevano ancora cavato un ragno dal buco, no davvero.
Con un gesto lento, Mahal si asciugò il sudore che stava per colargli negli occhi e accese la microradio per chiamare suo fratello Pashdan, che stava rovistando come lui da qualche parte nella giungla che un tempo era stata una grande città.
Erano tipi all'antica, un po' strambi, lui e suo fratello: di solito gli "amici" li definivano eccentrici, ma entrambi sapevano che, mormorando alle loro spalle, quegli stessi usavano termini molto meno diplomatici.
Tanto per fare degli esempi, viaggiavano su un residuato che stava insieme per miracolo, l'Ares, mangiavano soltanto cibi solidi alla vecchia maniera e avevano rifiutato molte novità tecnologiche, sicché adesso erano ridotti ad usare ciarpame come le microradio.
Intendiamoci, non erano affatto due Puristi fanatici, però da alcuni punti di vista non davano torto a quegli isterici rompiscatole; in particolare odiavano l'idea che si potesse intervenire sul cervello e sugli altri organi umani per potenziarli artificialmente.
Mentre aspettava che Pashdan rispondesse, Mahal pensò per un attimo come sarebbe stato comodo farsi installare una di quelle nuove Centraline Coadiuvanti nel cervello, in modo da poter contattare chiunque istantaneamente e senza seccature, oltre a fare un mucchio di altre cose. Prima che potesse scacciare l'idea con l'abituale ribrezzo, la microradio inserita nel suo orecchio destro riprese a funzionare.
- Eccomi qua, fratellino, mi hai chiamato? -
L'allegria della voce non riusciva a nascondere del tutto la noia e la stanchezza del suo proprietario.
- Certo che no, stavo cercando di chiamare GeoSat con la microradio! -
- Calmati, prendila un po' più con filosofia, altrimenti prima o poi ti rovinerai la salute... e dovrò spendere un sacco di soldi per farti ristabilire. -
- Hai trovato niente? -
- No, ancora no. E tu? -
- Nulla di interessante. Forse dovremmo cercare nell'emisfero sud... La Nonna dice che in questo non c'è nient'altro da vedere. -
La "Nonna" era l'autopilota dell'Ares, un optocomputer esuberante e piuttosto loquace (per non dire logorroico), dato che anche in quel campo erano rimasti fedeli alle tradizioni: niente Percettori per le fusioni mentali e nemmeno terminali per il collegamento mentale diretto; input/output sensoriale e nulla più.
Pashdan sbuffò seccato.
- Secondo me sarebbe solo una perdita di tempo; dalle analisi orbitali si è visto che non c'è una gran differenza. Meglio rovistare in lungo e in largo questo rimasuglio di città. -
- Già, penso che tu abbia ragione... A proposito, mi stavo chiedendo se non sarebbe il caso di farci un paio di quelle nuove CC, questi affari gracchianti mi hanno rotto i timpani, e non solo quelli. -
- Ma ti pare il momento? Senti, ne riparliamo con calma una volta tornati a GeoSat... Comunque, non mi sarei mai aspettato una domanda simile da te. -
- Mi sto rendendo conto che certe comodità possono fare comodo, in fondo... -
- Bah, per oggi ne ho piene le scatole, che ne dici di rientrare? -
- Ok, ci troviamo dalla Nonna fra qualche minuto. -
Mahal chiuse la comunicazione e, borbottando per l'ennesima giornata buttata al vento, accese la sua unità ad impulsi personale e decollò.
Come d'accordo, pochi minuti dopo i due uomini si ritrovarono seduti nelle comode poltrone pneumatiche della piccola sala di ritrovo dell'Ares.
- Credo proprio che non riusciremo a spremere un soldo da questa giungla... ci vorrebbe qualcosa di più di tonnellate di metallo in lega poco pregiata, questa roba si trova sugli asteroidi di ogni sistema decente, e senza costosi pozzi gravitazionali - esordì Mahal, versandosi generosamente da bere.
- Se solo trovassimo del metallo pregiato, oppure, ancora meglio, dei manufatti più interessanti e "maneggevoli"... -


Andava contro il loro spirito non ricavare nulla da un combinazione come quella, pensò Pashdan, in cui una lieve perturbazione aveva deviato dalla rotta la loro nave commerciale indipendente facendo incappare i loro sensori in quel pianeta, sul quale, evidentemente, un tempo era esistita una civiltà.
- Almeno fossimo arrivati qualche anno fa, prima che a casa decidessero la destinazione per l'emigrazione di massa, - disse Mahal con tono lamentoso.
- Inutile pensarci, in quel caso di soldi ne avremmo potuti spremere sicuramente, ma si stanno già trasferendo tutti su quella roccia di Varkas III e qui al massimo ci spediranno qualche zotico di colono. -
- Dev'essere orribile abbandonare un pianeta il cui sole sta per diventare una Nova, un pianeta sul quale si è sempre vissuti... Noi non possiamo capirlo, siamo stati nello spazio per i due terzi della vita, - mormorò assorto Mahal.
- Come hai detto? -
- Niente, pensavo ad alta voce. Piuttosto, domani dovremmo occuparci dei settori B7 e C5 della mappa orbitale, non so perché ma ho la sensazione che ci sia qualcosa là. -
- Se lo dici tu... Tanto uno vale l'altro. Io mi spupazzerò il B7 e tu il C5, d'accordo? -
- Ok. Adesso andiamocene a dormire, ho un sonno terribile. -
Il giorno dopo i due fratelli, prevedibilmente di cattivo umore, lasciarono l'Ares per la solita esplorazione infruttuosa; la maggior parte delle antiche costruzioni, nonostante i materiali solidissimi, avevano ceduto ai millenni e si erano sbriciolate.
Rimanevano numerosi palazzi da controllare, ma generalmente erano vuoti perché tutti gli oggetti mobili erano andati distrutti o erano stati asportati, probabilmente dagli animali della giungla, alcuni dei quali straordinariamente simili a quelli ben noti del loro pianeta; la cosa però non stupiva affatto, perché da lungo tempo si era visto che le creature indigene basate sul carbonio dei pianeti ad ossigeno non potevano mai differire molto.
Ma nel primo pomeriggio la situazione cambiò inaspettatamente, quando Pashdan trovò in un palazzo sigillato quasi ermeticamente una specie di biblioteca computerizzata, i cui terminali parevano funzionare ancora. Dopo quattro giorni di lavoro i due riuscirono infine a collegare alla Nonna quegli apparecchi alieni, che fortunatamente assomigliavano vagamente nella concezione ai loro più vecchi.
L'analisi dei dati richiese alcune ore, a causa dei computers vetusti che rallentavano vistosamente la velocità di elaborazione della Nonna, ma poco prima del tramonto, nel loro quattordicesimo giorno di permanenza, Mahal e Pashdan poterono studiare i risultati nella sala di ritrovo dell'Ares.
- Buona parte delle registrazioni sono state cancellate o semicancellate dal tempo nonostante tutte le precauzioni, comunque la Nonna è riuscita a tirar fuori da quel vecchiume qualche terabyte di informazioni che ha memorizzato; poi si è dedicata ad interpretarle dando la precedenza a quelle più recenti... Ma riassumerà tutto lei stessa, sarà meglio. -
Pashdan si girò e sfiorò col polpastrello la cellula di connessione del computer di bordo, un sistema presente in ogni locale, a cui entrambi tenevano molto per non sentirsi continuamente osservati dalla Nonna, per avere un po' di privacy.
- Salve ragazzi, come ve la passate? -
La morbida e calda voce femminile non aveva nulla di metallico e la cadenza non era affatto monotona; pareva trattarsi di una donna in carne ed ossa. Aleggiava nell'aria senza una fonte evidente, anche se in realtà era emessa da microaltoparlanti inseriti nelle pareti.
- Magnificamente, Nonna, vuoi per favore riassumere quel che hai scoperto? -
Rispose Pashdan con tono impaziente.
- Ma certo! Dunque, la traduzione dei testi non ha presentato eccessive difficoltà grazie alla struttura morfologica e semantica del linguaggio originale complessivamente simile alle nostra; molti indizi fanno inoltre supporre che anche la fonetica sia stata ugualmente simile, benché con alcune deformazioni soprattutto nei suoni duri. E' altresì evidenziabile come... -
- Benissimo, - la interruppe Pashdan seccato, - tutto questo è fantastico, ma non potresti venire alriassunto della traduzione? In particolare al motivo per cui questa gente si è estinta. -
- Ah, sì. Approssimativamente 8500 anni standard fa questa civiltà era all'apice della sua prosperità, ad un livello evolutivo più o meno pari al nostro del secolo scorso, con grosse installazioni in orbita e sul satellite naturale, nonché stazioni avanzate su molti pianeti del Sistema. In quel periodo fecero la loro comparsa degli strani microorganismi patogeni del tutto sconosciuti. Le teorie sulla loro provenienza si sprecarono; la più accreditata comunque fu quella che li vedeva provenienti dallo spazio a bordo di meteoriti. La malattia da loro provocata era molto lieve, come un'influenza, ma portava invariabilmente alla sterilità irreversibile.
Nonostante accaniti studi non fu mai scoperto un antidoto efficace.
Comprendendo di essere condannati all'estinzione e che il loro pianeta non poteva più essere abitato, costruirono concentrando tutti gli sforzi una serie di 16 rudimentali capsule interstellari automatiche con reattori a fusione nucleare, la cui missione sarebbe stata quella di portare embrioni congelati su pianeti di altri Sistemi, allo scopo di continuare la specie. Dopo i lanci si lasciarono andare ad ogni sorta di atti barbarici e la loro civiltà finì. La biblioteca che abbiamo trovato è una di quelle che vennero lasciate in previsione di eventuali visitatori futuri. -
- C'è una cosa che non capisco, - disse Mahal dopo aver riflettuto. - Se erano tutti diventati sterili come poterono spedire degli embrioni vitali? -
- Possedevano scorte sufficienti in vari centri disseminati nel Sistema; questi centri erano stati creati per scopi di varia natura, soprattutto scientifici, ma risultarono molto utili in quell'occasione decisiva. -
- Ma come fecero ad evitare che le capsule portassero in giro per la galassia anche quei microorganismi? - Chiese ancora Mahal, questa volta senza pensarci.
- Gli embrioni erano sigillati e conservati sotto azoto liquido da anni, non fu dunque difficile sterilizzare accuratamente le capsule e l'esterno dei contenitori criogenici. -
- Ehi! Ora che ci penso, quei microorganismi potrebbero essere ancora in circolazione ed essere nocivi anche per noi! - Esclamò allarmato Pashdan.
- Non c'è pericolo, oltre all'analisi di routine dell'atmosfera al nostro atterraggio, ho eseguito poco fa un controllo supplementare sulla base dei dati acquisiti. Ci sono dei batteri che assomigliano vagamente a quelli descritti, ma sono totalmente innocui per noi; con ogni probabilità sono degenerati in tutti questi anni. -
- Ah, per fortuna... - Pashdan si lasciò ricadere nella poltrona, dalla quale era balzato in piedi.
- Non si può sapere verso quali Sistemi abbiano lanciato le capsule? Potrebbero avere avuto successo in qualche caso, - osservò Mahal.
- Questi dati non sono purtroppo disponibili; è molto probabile che siano stati fra quelli andati perduti, insieme alle specifiche delle capsule con tutto il loro contenuto e la loro programmazione. Fra le altre cose mancano anche tutti i dati genetici di questo popolo; un vero peccato, sarebbe stato interessante un confronto con noi, per quanto è estremamente improbabile una somiglianza più che superficiale. -
- Improbabile? Come mai, visto che fino ad ora abbiamo notato diverse somiglianze? -
- Era un popolo pieno di contraddizioni e con una psicologia mutevole ed intricatissima, come dimostrano i dati storici rimasti. La nostra storia è molto più "ordinata", per così dire, così come evidentemente la nostra psicologia. Differenze enormi, vi assicuro. -
- Ci crediamo, ci crediamo... Comunque, la NOSTRA storia e la NOSTRA psicologia, tu sei solo una macchina e non c'entri proprio nulla! -
- Questo non è gentile da parte tua, - disse la voce in tono imbronciato.
- Veniamo al nocciolo: cosa può rendere tutto l'hardware che abbiamo trovato? - Domandò Pashdan, ripresosi dall'emozione, interrompendo il discorso a suo parere piuttosto futile.
- La rimozione delle apparecchiature scoperte è altamente sconsigliabile; non è attuabile in tempi brevi senza danneggiarne delle parti e servirebbe a ben poco. Ritengo sia opportuno tornare a GeoSat coi dati raccolti, che sono sicuramente molto preziosi. -
- Mi sembra l'unica cosa da fare, - commentò Mahal; - tra l'altro non abbiamo le attrezzature necessarie e lo spazio a bordo per quella montagna di cianfrusaglie... E poi credo che riusciremo a ricavare un bel po' di quattrini dalle sole coordinate del pianeta, oliando chi di dovere con questi dati. Ho fretta di andarmene, dopo due settimane infognati qui. -
- Giusto, la stessa cosa vale per me. Leviamo le tende e dirigiamoci su GeoSat, possiamo farlo anche subito. Nonna, portaci in orbita alta e appena possibile inseriscici in rotta. Avvertici prima di entrare in velocità iperluce. -
- Ai vostri ordini! Calcoli eseguiti: saremo a GeoSat fra 4 giorni, 13 ore e 23 minuti circa; tempo standard, naturalmente. -
- Bene, bene, bene... Finalmente potremo pagare i debiti con quella sanguisuga d'un aguzzino su Varkas III e, forse, darci anche alla bella vita, almeno per un po'... per prima cosa io... - rimuginava Pashdan allontanandosi verso la plancia.
Mentre l'astronave decollava e si alzava sempre di più con lievi vibrazioni dovute alla sua vetusta', Mahal osservava il paesaggio, con la sua vegetazione lussureggiante sempre più indistinta, fino a divenire un tremolante mare verde illuminato dalla luce sanguigna del tramonto.
Per un istante la bellezza di quell'immagine gli fece dimenticare ogni altro pensiero, poi, mentre l'Ares raggiungeva l'orbita alta prevista, l'occhio gli cadde su una lunga linea che si snodava attraverso uno dei continenti del pianeta e che non aveva notato all'arrivo.
Fu sul punto di chiedere oziosamente alla Nonna di cosa si trattasse, ma rinunciò sentendo Pashdan che lo chiamava dalla plancia.
Se avesse rivolto quella domanda, avrebbe saputo che quello era l'unico manufatto di quel popolo visibile dallo spazio, un'opera immensa e insuperata. Quella che in altri tempi, in lingue dimenticate, era stata chiamata la Grande Muraglia.




ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.