FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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BUONASERA SIGNOR PRESIDENTE

Francesco Levantini




La luce al neon fece scintillare la superficie di metallo lucido della moneta che stava piroettando nell'aria. Saliva sempre più lentamente verso il soffitto. Si contorceva, rallentava mostrando per attimi sempre più lunghi ora l'una faccia ora l'altra. In fine fu la gravità a prevalere sull'inerzia. La moneta si fermò per un quasi impercettibile istante nel vuoto. Ruotò lungo il proprio asse, appoggiando, quasi, il suo bordo inferiore nell'aria, poi giù con l'altro lungo uno scivolo inesistente verso il palmo di una mano tesa. Lo schiaffo la colpì e le dita le si fecero contro nascondendola alla luce. –Testa o croce–Disse Gianni rovesciando la moneta sul dorso della mano sinistra chiusa a pugno e ricoprendola con l'altra.
Luca esitò un momento. L'immagine della moneta sospesa nel vuoto con la faccia di donna rivolta verso la luce gli riempiva ancora la mente. Il profilo sbalzato dal metallo e abbagliato dalla luce era impercettibile nell'istante cruciale della lotta tra alto e basso. Conosceva però bene quell'immagine. Quante volte vi si era soffermato con la moneta in mano. Alla macchina del caffè, dal giornalaio, di fronte al distributore delle sigarette. Era il profilo di una ragazza ma a lui rievocava l'immagine della madre. La porta- finestra sulla veranda della vecchia casa di campagna. Che fine aveva fatto quella casa? Quanto tempo! Era un bambino quando correva all'imbrunire verso quella porta. Quando la varcava e dalla penombra quel profilo di donna prendeva la forma della certezza, della sicurezza, della tranquillità. l'odore delle proprie cose e della minestra speziata che sul fornello accompagnava il tempo verso l'ora della famiglia.–Testa o croce?–Ripetè la voce di Gianni –testa!–rispose Luca.
Le due mani che mordevano la moneta si aprirono rivelando lo sguardo di donna.
–Hai vinto–disse Gianni–Facciamo come vuoi tu.–
Si infilò la moneta in tasca, girò dietro la scrivania e compose un numero telefonico.
–Buona sera signor presidente.... Certo!.... Sì, sì, certo, c'è voluto un po' di tempo per esaminare i dati del simulatore, ma né io né il professor Trani abbiamo dubbi sulla loro interpretazione.... Si... Certo conviene proprio rinunciare.... Le ripeto né io né il mio collega abbiamo dubbi in proposito... Presidente, con due miliardi di dollari in apparecchiature i dati non possono essere imprecisi.... Certo!... Mi spiace... Buonasera signor presidente.–




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