FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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TAVERNA

Paolo Magneric




Sono seduto in una taverna che conosco da sempre, conosco il proprietario, i camerieri, ogni angolo della sala compresa la maggior parte degli avventori; mi siedo al mio solito tavolo coi soliti amici a parlare del tempo, del futuro, della vita, quando improvvisamente si apre la porta ed entra una ragazza che mi sembra di conoscere ma non ne sono del tutto sicuro. Subito i suoni divengono sempre più ovattati e le persone che ho attorno cominciano gradualmente a scomparire, vedo unicamente la luce che emana quella ragazza che lentamente mi si avvicina; non capisco, non mi rendo immediatamente conto di ciò che sta succedendo, ma lo lascio succedere poi sicuramente tutto mi sembrerà più chiaro. La ragazza è ora in piedi di fronte a me, mi saluta, mi sorride e io felicissimo contraccambio, ma non so ne perché lo faccio ne perché mi senta così; nessun rumore, nessun movimento, la sala è completamente vuota, l'aria è immobile.
La ragazza si dirige verso uno sgabello vicino al bancone e quando vi arriva compare seduto di spalle un uomo; lei lo cinge con le sue braccia, io non riesco a togliere lo sguardo da quella scena che in un certo senso mi turba ma, ahimè, nella sala non c'è nessuno che mi possa distogliere dal guardare; la ragazza, abbracciata a quell'uomo, si volta verso di me e mi guarda, io non riesco a muovere un muscolo e rimango a fisso con un'espressione strana, come di colui che per mascherare la propria ignoranza si atteggia a gran dottore; lei accenna un sorriso, io non faccio nulla, i suoi occhi si abbassano dolcemente con una velata malinconia, d'improvviso la taverna si rianima mi accorgo che non riesco nemmeno a vedere quello sgabello tanta è la gente che si è frapposta tra me e loro. Riprendo a parlare con gli amici, in breve tempo quella scena è quasi scomparsa dalla mia mente, dico quasi perché nelle altre sere in cui mi recai nella taverna cercai di capire cos'era accaduto tentando di riprodurre tutti gli effetti in maniera quasi magistrale.
Una sera probabilmente giunsi nella taverna prima degli altri, o forse dopo, l'unica diversità è che non c'era praticamente nessuno; io seduto al solito tavolo in quello che ormai era diventato il mio posto, sorseggiavo lentamente la mia birra felice che in quel momento ci fosse quella strana calma; posai il bicchiere e mi accorsi che qualche metro più in la c'era un altro ragazzo seduto che, con un'espressione tranquilla si guardava attorno, gli si avvicinò una ragazza, lui la invitò ad accomodarsi e per dei brevi istanti rimasero li a chiacchierare allegramente; dal punto in cui ero non potevo udire i loro discorsi ma sinceramente non mi interessavano, l'unica cosa che avrei voluto sapere era se prima di quella sera si erano già incontrati, comunque neanche questo era importante perché la ragazza si alzo e si diresse a un altro tavolo dove c'era seduto un altro ragazzo, sempre di spalle; lo abbraccio, e si voltò indietro sorridendo, il ragazzo sorrise a sua volta e si alzò. Raggiunse l'altro tavolo e si mise a conversare con loro; poco dopo fece per uscire ma giunto sulla porta si girò, guardò la ragazza e le sorrise, come per magia lei lo raggiunse in un attimo e uscirono insieme.
Quella sera non si presentò nessuno di conosciuto ma la cosa non mi infastidiva, stavo pensando che forse c'era una certa analogia tra quel episodio che vedevo così lontano da me e ciò che era accaduto quella sera, ma ormai che potevo fare; ciò ch'era stato ora non poteva ritornare più, non m'era più accaduto, probabilmente significava che era poco importante, ma allora perché quella sera, seduto solo con la mia birra scura, non stavo bene. Per un attimo mi sembrò che la gente attorno a me diminuisse il tono di voce, alzai subito gli occhi e notai stupito che stavano svanendo nel nulla; stava riaccadendo ma qualcosa era diverso, anche se evanescenti tutti gli avventori della taverna erano li, potevo sentire le loro voci anche se molto fioche. Mi alzai, le gambe mi facevano male, chissà da quanto tempo ero seduto; in fondo alla sale distinsi una luce, ne brillante ne fioca, ma potevo distinguerla chiaramente e mi diressi verso quel punto. Era lei, ma non era come la ricordavo, la sua luce non era più così intensa, guardai meglio; col tempo le si era formato attorno come una specie di scudo trasparente, dal quale la si poteva ammirare, ma non sentire. Sapevo, non so come, che lo scudo non la circondava completamente, vi era un grande varco dalla parte opposta; avrei potuto aggirare lo scudo e presentarmi a lei con un sorriso, forse quel sorriso che non le feci allora, ma cosa le avrei detto ormai, io non avevo nulla da offrirle o da raccontarle che lei già non sapesse. Per farla breve mi dissi che ormai era tardi e mi girai, quando notai che s'era accorta di me e mi stava osservando con stupore, ma nello stesso tempo sfavillava sul suo viso il sorriso che quella meravigliosa sera riuscì a cancellare tutta la realtà che mi stava attorno, sorrisi anch'io... ma era tardi mi ridissi, e mi voltai. In quel momento entrò un ubriaco, si avvicinò a me che stavo tornando al mio posto, e mi disse: "Nessuno riesce a rivivere due volte la stessa cosa o a commettere lo stesso errore, la vita riserva delle sorprese se le sai cercare, e sono proprio le sorprese che ti danno la vita; ricorda che non è mai troppo tardi, poiché ogni attimo della tua vita è meravigliosamente diverso da tutti gli altri".
Mi girai di scatto verso quella luce... ma mi ritrovai solo seduto davanti ad un computer sulla mia scrivania, e cominciai a scrivere...
Anche se sembra improbabile questa storia è in buona parte vera!!




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