FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







IL SEGNALE DI STOP

Andrea Glorioso




"Abbiamo paraocchi come i ronzini.
Quando muoriamo, la vista di
Ciò che sta oltre i paraocchi
La chiamiamo Paradiso, e non
sapendo come riconoscerlo
attorno a noi, lo poniamo là,
dove non lo si può vedere.
Mai."

L'anno era il 1997. Adam spinse il suo piede sull'acceleratore mentre si rilassava sentendo il rombo del motore che saliva, le gomme che giravano sull'asfalto, l'aria che sibilava contro la Ferrari F40. Chiuse gli occhi. Li riaprì. Era in macchina, si ricordava ancora le lezioni del suo insegnante di scuola-guida, "mai chiudere gli occhi per più del tempo necessario a ridare un po' di umidità alle palpebre, la strada è come un cesso, salta sempre fuori uno stronzo che ti attraversa la strada e che ti manda o in ospedale o in tribunale", non doveva chiudere gli occhi, la strada è come un cesso, potrebbe saltare fuori qualche stronzo.
Chiuse di nuovo gli occhi. Che bugia squallida! Non sarebbe saltato fuori nessuno stronzo. Non da quando la bomba era scoppiata. Nessuno l'avrebbe detto. Politologi, sondaggisti, opinion-makers, filosofi non ci avevano proprio pensato. Saddam Hussein si era calmato, Israele e i Palestinesi avevano raggiunto un accordo abbastanza duraturo, l'Iran non rompeva i coglioni più di tanto, in America si stava uscendo dalla recessione, in Africa molti problemi erano stati risolti con lo sfruttamento delle nuove miniere di plutonio... e chi ti va a far scoppiare le bomba? Un gruppo di ambientalisti del cazzo, i Gabbiani Blu si chiamavano, che si erano asseragliati in un grattacielo a Manhattan, chiedendo "la firma da parte dell'ONU del trattato sulla biodiversità, la fine della vivisezione e degli esperimenti sugli animali, ecc, ecc" con una bomba nucleare in mano. L'ONU aveva risposto picche, non si abbassava a trattare con un gruppo di esaltati. Gli esaltati, che erano esattamente tali, avevano fatto saltare la bomba. Chiaro, semplice e lineare. Come era stato chiaro anche lo sterminio della popolazione mondiale. La bomba aveva innescato una serie di reazioni a catena nell'atmosfera, provocando la formazione di una cappa radioattiva attorno al pianeta. Mangiare, bere, respirare divenne sinonimo di morte. Metà della gente era morta così rapidamente da non rendersene conto, l'altra metà così dolorosamente da non essere neanche in grado di rendersene conto.
Lui era sopravvissuto perché era un mutante. Niente a che fare con quelle stronzate alla X-Men. Nella catena del suo DNA c'era un gene X, sconosciuto, fonte di alcune particolarità del suo fisico. Il medico, quando aveva esaminato i risultati di alcune analisi condotte su Adam (quando, a vent'anni, aveva iniziato ad accorgersi che mangiare era in realtà solo un abitudine acquisita e non una necessità), dopo un "Cazzo! Con questo faccio fortuna!", gli aveva chiesto di accompagnarlo per una serie di conferenze mondiali. Adam, a cui la cosa ricordava fastidiosamente "The Elephant Man", aveva gentilmente declinato l'offerta.
Le particolarità: Adam non veniva colpito dalle radiazioni, di nessun genere. Non aveva bisogno di sostentamente energetico, come acqua o cibo. Il suo corpo era una specie di centrale autosufficiente. Molti l'avrebbero considerato un vantaggio, ma per quanto lo riguardava era il suo inferno personale. Ne capiva abbastanza di calcolo probabilistico per intuire che sicuramente era l'unico su questa terra ad essere sopravvissuto alla catastrofe.
Adam poteva ipotizzare, da quanto aveva visto, che tutto il globo fosse diventato un deserto radioattivo. Almeno le costruzioni avevano resistito. Non c'era stata nessuna onda d'urto a la "Terminator 2". Semplicemente una bella pestilenza radioattiva. Autostrade, palazzi, città, stazioni, erano tutte là per poter essere utilizzate.
Riaprì gli occhi. Spinse ancora sull'acceleratore. L'indicatore di carburante era a metà. Ben presto avrebbe cambiato la macchina cn un'altra, abbandonata dal proprietario, ora cenere o cadavere da qualche parte.
La strada arrivò a quello che un tempo era stato un casello autostradale. Ignorando i cartelli di direzione, Adam sfrecciò accanto ai posti di blocco, imboccando la rampa che l'avrebbe portato - verso cosa? Questa domanda gli balenò davanti, mentre la forza centrifuga lo spingeva verso lo sportello sinistro, ma lui la ignorò. Era una domanda troppo impegnativa.
Il segnale di stop si prospettò ad una settantina di metri da Adam. D'istinto mollò la presa sull'acceleratore, ricordando il suo istruttore di scuola guida, "fermarsi a uno stop anche se non c'è nessuno nel raggio di duecento metri: è una questione di principio". Palle! Le questioni di principio non servono a niente se sei l'ultimo essere umano vivente su un pianeta che una volta ne ospitava una manciata di miliardi. Spinse sull'acceleratore. Settanta metri dal segnale di stop.

~Eva vide il segnale di Stop mentre sfrecciava sulla corsia di immissione con la Datsun. D'istinto mollò la presa sull'acceleratore, preparandosi a scalare in quarta, ma qualcosa la bloccò. Avanti, quante probabilità c'erano che qualche altro essere umano fosse sopravvissuto? La sua mutazione era unica. Resistere alle radiazioni, alla fame e alla sete non era affare di tutti i giorni. Accelerò. Cinquanta metri dal segnale di Stop.~

Adam stava pensando che era buffo. Lui non aveva mai pensato di fare figli, ne aveva avuto la possibilità, questo sì, ma ora che avrebbe voluto generarli con tutta la sua anima, non poteva. Dio l'aveva pensata proprio bella, quando aveva creato l'uomo e la donna. Si rilassò e spinse ancora sull'acceleratore. Quaranta metri.

~Eva era fertile. Aveva un figlio, una volta, ma la catastrofe se l'era portato via, e lei aveva deciso di partire per soffocare il dolore. Trenta metri.~

Forse ci poteva essere qualcuno. Un sopravvissuto. Forse... era addirittura una donna! Forse lui e la donna avrebbero potuto dare l'avvio ad una nuova umanità. Forse... ma no, era impossibile. Assolutamente impossibile. Venti metri.

~Eva spinse l'acceleratore a tavoletta. Una parte di lei stava urlandole che non era giusto, che avrebbe dovuto rallentare, controllare che non arrivasse nessun pazzo a grande velocità, l'altra parte ghignava, l'unica pazza era lei, a credere che ci potesse essere qualcun altro... un uomo... con cui iniziare tutto da capo... senza errori... impossibile. Dieci metri.~

Adam superò il segnale di stop a circa duecentocinquanta all'ora. Eva arrivò a centottanta. L'impatto fu spettacolare. Adam ed Eva ebbero appena il tempo di vedersi in faccia, per una frazione di secondo, e trasmettere al loro cervello l'immagine di un mondo nuovo, ridente, pieno di giovani uomini e donne, tutta prole di loro due, i novelli Adamo ed Eva. Ma tutto questo andò bruciato tra le lamiere fumanti delle due macchine, sotto l'unico occhio rosso beffardo del segnale di stop.



ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.