FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA SPIAGGIA

Maurizio Amizzoni




Un luccicante pomeriggio d'estate, mentre il mare sonnecchiava sereno sotto i tiepidi raggi del sole, sulla spiaggia abbandonata dal vento un bambino giocava felice. Orfano e solo come la terra su cui sedeva, il piccolo guardava dinanzi a sé l'immenso piano liquido mutare colore, mentre sopraggiungeva l'alta marea.
Lentamente avvertì le onde allungarsi sulla riva e solleticargli i piedi. Allora, si alzò e corse via ridendo sulla spiaggia deserta verso un delfino scolpito nella sabbia. Saltò in groppa alla sua scultura e aspettò che l'acqua lo raggiungesse.
Quando le onde sfiorarono la pancia del delfino, il bambino gli carezzò il dorso e lo baciò sul muso affusolato. Allora, per magia il pesce si fasciò di una pelle liscia e rosata, mentre i polmoni si riempivano di vita. Un colpo di coda e scivolò fino al mare. In piedi sulla spiaggia, il bambino lo guardò prendere il largo. Poi, tornò a impastare la sabbia per un nuovo pesce, accompagnato soltanto dal lento sciabordio delle onde.
Intanto, poco distante qualcosa affiorò dall'acqua. Simile a un enorme scoglio nero, aveva una forma irregolare, attraversata sulla sommità da una cresta di spine. Girò due, tre volte su se stessa e alla fine si fermò. Con uno sbadiglio due grandi occhi rossi si spalancarono sul davanti. Era viva. La creatura si guardò attorno sorpresa e incuriosita. Con un lungo sguardo traversò il profilo della terra e scoprì il bambino. Subito ipnotizzato dal candore di quell'esserino, il mostro lo fissò studiando con cura ogni suo movimento. Dentro sentiva il sangue scaldarsi e fluire agli occhi, e la curiosità acuirsi in odio. Passò un minuto, due; poi, il mostro scomparve, sibilando sotto la superficie del mare. Il bambino continuò a giocare, ignorando di non essere più solo.

***

Al tramonto la creatura apparve di nuovo. Di nuovo si guardò intorno. E quando fu sicura che non vi fosse nessuno, nuotò verso riva. Raggiunto il fondale basso, emerse dall'acqua. Il suo corpo massiccio e grottesco era ricoperto di spesse squame nere. Le pinne troppo corte per sollevarlo da terra, lo costringevano a trascinarsi sul ventre. La sua struttura, rubata a chissà quale preistorica fantasia, sembrava ispirata a una mostruosa involuzione dall'uomo al pesce.
La buia creatura osservava il bambino, che, non sospettando nulla, continuava a impastare la sabbia con l'acqua. Lo vide modellare delle figure. Forse il segno di un'arte sconosciuta o un semplice gioco senza senso. Provò ad avvicinarsi ancora per vedere meglio, ma un'ombra seppellì la spiaggia. In un attimo il cielo si oscurò. Una montagna di nuvole sormontò il mare. Persino il tempo accelerò la sua corsa, precipitando il sole come un lampo in fondo all'orizzonte. Lamine di luce squarciarono la notte e le nubi si sciolsero in pioggia. Poi, uno squillo di trombe si sollevò dalla terra, in corsa contro il mare. L'ultimo giorno era ormai iniziato.
Le onde si gonfiarono, spruzzando alte sopra le vette del cielo. Cielo e mare erano un'unica cosa: un rimescolio d'aria, d'acqua e di schiuma. Nascosta dal turbinio delle acque, la spiaggia era scomparsa. L'intero universo vacillò sul limite di spaccarsi. Poi, un ciclone avvolse il mare e sommerse la creatura.

***

Quando il mostro riemerse dall'acqua, la tempesta era finita. Una cascata di luce irradiava dalle nuvole e un arcobaleno coronava i cieli. Il sole splendeva ancora all'orizzonte. Era l'alba. Il bambino sedeva ancora sulla spiaggia, con la schiena rivolta al mare. Contemplava la terra come se il resto non esistesse. Qualcosa di invisibile lo attraeva al di là di essa.
Il mostro si avvicinò e d'improvviso vide un movimento nella sabbia. Una delle sculture stava prendendo vita. Sbatteva le sue ali bianche per asciugarle più in fretta al sole. Poi, si alzò e raggiunse in volo i suoi compagni. L'enorme mostro marino li vide volteggiare su di lui. La sua mente rievocò i brevi eventi, le misteriose figure di sabbia, la tempesta che aveva condensato un giorno in un solo istante, e... infine ricordò. Era arrivato! Il suo viaggio terminava su questa spiaggia. Quanti secoli aveva esplorato i neri abissi dell'oceano; e quanti ne aveva persi senza sapere. La colpa, il bambino e le sue sculture di sabbia. Ora, però, lui era tornato.
Scoprì la pinna destra e un pettine di spine baluginò al sole, dure e affilate come coltelli. In silenzio si diresse alla spiaggia. Sfilò fuori dall'acqua, mentre il suo grosso ventre strisciava sul fondale sabbioso. Gli occhi lampeggiavano d'odio. Ma, appena toccò la spiaggia, lo invase uno strano torpore. Le membra divennero molli. Cominciò a boccheggiare. Per un attimo barcollò e alla fine si accasciò. Ansimava, sudava, faceva fatica a respirare. Le sue branchie si sollevavano e abbassavano, sfiatando una densa schiuma di sangue. Non poteva vivere senz'acqua: come dimenticarlo...

***

Gocce di brina scintillarono nei suoi pensieri, mentre la vita si adagiava sul fondo dell'anima. Ecco, stava morendo.
Colto dalla disperazione, cercò il bambino e lo trovò accanto a sé. Era lì e lo fissava. Per la prima volta, provò pietà di se stesso.
Il bambino abbassò la testa e disegnò un arco nella sabbia. Fu l'ultima cosa che il mostro vide, prima che un'onda lo afferrasse per restituirlo al mare. Sentì l'acqua penetrare nelle branchie e nutrire il suo corpo. Era ancora vivo, e questo bastava. Rapidamente si inabissò nell'oceano dimenticando per sempre la spiaggia e il bambino.

***

Sopra la superficie del mare il sole galleggiava rosso sull'orizzonte. Sulla spiaggia il bambino spianava la sabbia con le mani. Ogni cosa aveva raggiunto il suo scopo; tutto si era compiuto, esattamente come se niente fosse mai esistito. Poi, la notte, mentre il mare sonnecchiava tranquillo sotto i bianchi raggi della luna e le onde scandivano il tempo del mondo, il bambino chiuse gli occhi e l'oceano si ghiacciò.




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