FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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SOLO PER UNA SERA

Luc Ovilna




Una leggera nebbia toglieva la visibilità sul viale, aspettavo il taxi con il tremore nelle gambe, non sapevo cosa fare e l'indecisione di quell'appuntamento stava martellandomi la testa, stavo continuamente lottando con il mio io se andare o rinunciare a quella che si preannunciava una serata irragionevole, e intanto tornavo con la mente a due giorni prima.............
Il juke boss aveva consumato il CD che avevo ripetutamente messo e rimesso, la cantilena di quella musica e quel brano mi provocavano una sensazione di rilassamento in ogni muscolo del corpo, stavo frugando le tasche alla ricerca di altra moneta per rifare ancora gli stessi gesti, gettoniera, selezione e il CD che per una monetina mi risuona la "mia canzone" quando una mano mi porge quello che ormai le mie tasche non avevano più.
Accettai quei dischetti di metallo con un debole grazie e li inserii nella fessura senza esitare, nervosamente schiacciai i tasti del selettore e non feci neanche minimamente caso alla domanda dello sconosciuto che mi aveva fornito la possibilità di avere ancora per qualche minuto quella mescolanza di suoni che avevano il potere di frastornare la mia mente di ricordi piacevoli.
Massimo, lo sconosciuto, ripetè la domanda:-" Il ricordo di una persona persa?"- "Può darsi!" risposi seccamente poi mi accorsi del modo sgarbato e chiesi fiaccamente scusa.
"Quanti anni hai?"- Diciotto domani, perché?.
Il perché lo capii quasi subito, quando senza nemmeno lasciarmi parlare mi mise in mano un biglietto da visita e una banconota da centomila lire.
" Ti voglio dopodomani a casa mia, mi piaci moltissimo e sono sicuro che anche a te non dispiaccio affatto, i soldi sono per il taxi e non certo per pagarti, tu non hai prezzo, se non verrai significherà che non hai raggiunto la maturità che cerchi di ostentare, ciao a presto, rifletti, ti aspetto."
"Non so se verrò, ma se ci sarò sarà solo per una volta, devo pensarci....."
Quell'invito strano e anomalo mi aveva scombussolato i miei concetti su ciò che fino a quel momento intendevo per appuntamenti basati sul sesso, sì perché la proposta di quell'uomo era chiara, inequivocabile, il fatto che avesse detto ti voglio con una voce perentoria non lasciava dubbi e avevo capito che si sarebbe trattato di una serata di sesso senza limiti.
La notte non chiusi occhio pensando a lui, avrà avuto almeno il doppio dei miei anni ma aveva un fascino enigmatico e la sua presenza impalpabile aveva finito per condizionarmi al punto che finii col masturbarmi infilandomi quasi con violenza le dita nel mio corpo arrivando poi ad un intenso orgasmo.
Ora il taxi era arrivato, salii e porsi al conducente il biglietto dell'indirizzo poi mi chiusi nei miei pensieri e guardavo la strada irreale che passava al fianco dell'auto, solo la frenata davanti ad un portone mi riportò alla realtà, ero sul posto e era anche l'ultima occasione per decidere se fermarmi o tornare indietro, scesi e pagai la corsa, poi senza più esitazioni suonai l'unico campanello che era sul colonnato e il rumore metallico dello scatto della serratura dava inizio alla mia avventura "galante".
Le luci soffuse del salotto e la musica della mia "canzone" davano per scontata la mia presenza quella sera, la sicurezza di Massimo sulle sue previsioni mi infastidiva ma c'era anche una voglia sempre più in crescendo di voler trasgredire alle norme più elementari di una vita piatta, fino a quel momento, come quella mia.
Mi sfilò la giacca con delicatezza e mi fece sedere sul divano, mi pose un bicchiere di spumante dolce e profumato e sorridendomi lasciò sfuggire un grazie, brindammo al nostro incontro e al nostro futuro lungo una sera, sì perché, come avevo detto, sarebbe stata un'avventura con una fine precisa, lasciai il suo adress sul tavolino, messaggio inequivocabile delle mie decisioni.
Ora si era seduto accanto a me, le sue mani mi accarezzavano delicatamente la nuca e le sue dita mi si infilavano nei capelli mi accarezzava il collo e la schiena, il mio io era in piena crisi, contro la mia volontà mi stavo eccitando e desideravo che si facesse più audace, dentro me un subbuglio di sensazioni, emozioni mai provate, la voglia di sentire le sue mani su di me, il suo corpo contro il mio, e il suo sesso dentro di me.
Quanto avrei dovuto ancora aspettare, ora ero io che lo volevo, desiderio infuocato di sesso senza alcun limite, certamente quella sera avrei lasciato in quella casa la mia verginità............
I gesti venivano riflessi nei grandi specchi appesi un po' ovunque, quasi senza rendermene conto vidi il mio corpo denudato con impareggiabile destrezza e delicatezza da parte di Massimo, le nostre pelli si sfioravano scambiandosi scariche elettriche che generavano puro erotismo, ormai avevo solo le mutandine, per l'occasione ne avevo indossate un paio molto audace, di colore nero, lui mi chiese di sfilarmele e si mise in piedi di fronte a me, i miei occhi erano calamitati dalla visione del suo sesso che maestosamente esprimeva il compiacimento della mia presenza con una superba erezione.
Era molto strano ma ora mi sentivo perfettamente a mio agio.
Massimo cominciò a baciarmi sul collo e sulle spalle mentre le sue mani correvano veloci su tutto il mio corpo, scivolai lentamente sull'enorme tappeto che ricopriva quasi interamente il pavimento del salotto, assunsi una posizione passiva, volevo essere il suo giocattolo e assecondavo i suoi muti desideri offrendo spudoratamente ogni centimetro del mio corpo alle sue mani e alla sua bocca, sentivo la sua lingua lambire i miei capezzoli per lasciare il posto subito dopo alle sue dita che me li strizzavano con una piacevole sensazione di godimento, sentivo il suo sesso contro di me ora contro una gamba poi contro la schiena e mi godevo queste coccole fantastiche.
Chiusi gli occhi e rilassai ogni mio muscolo, le sue mani si impossessarono del mio sesso come se volessero dimostrare di avere finalmente conquistato un obbiettivo importante, la mia eccitazione era ormai al massimo e accompagnai le sue dita verso la tanto bramata porta del piacere che gli avrei donato molto presto, la sua lingua entrò furiosa nella mia bocca per lasciarla subito dopo scendendo a mordicchiarmi i capezzoli, il suo sesso si insinuò fra le mie labbra che timidamente lo accolsero con titubanza ma bastarono pochi attimi per accettarlo completamente nella mia bocca in tutta la sua grandiosità.
Le sue mani erano diventate quattro, dieci, cento, la sua lingua la sentivo dappertutto, il mio sesso stava scoppiando e la sua bocca sembrava volesse divorarmelo, solo la tensione di quei momenti mi impedivano di raggiungere l'orgasmo, o magari era la voglia di far durare sempre più a lungo questa favola che ora stavo paragonando ad un sogno, poi le sue mani cominciarono ad aprire le mie gambe, il suo sesso si stava avvicinando, io non riuscivo più ad aspettare e accompagnai la punta del suo pene verso il posto fradicio di umori e della saliva di Massimo, lentamente ma inesorabilmente entrò dentro di me, stava attento di non procurarmi dolore, aveva capito che ero alla prima esperienza, il leggero fastidio aveva già lasciato il posto al piacere, non avrei mai immaginato quanto potesse essere bello sentire un uomo dentro di me, sentire i suoi gemiti, i sospiri e il suo movimento ritmico che si sincronizzava al mio coll'intento di tutti e due di raggiungere il massimo del piacere, ci aspettavamo a vicenda, tacitamente volevamo venire insieme.
L'esplosione dell'orgasmo ci distrusse fisicamente, non avevamo più un briciolo di energia a disposizione, Massimo continuava a ricoprirmi di baci, lenti, caldi e piacevoli, io con la testa in fiamme dovevo lottare con la voglia di ricominciare, lentamente girai lo sguardo verso il suo membro, ora era piccolo e quasi indifeso, le tracce di sperma lo rendevano lucido e teneramente desiderabile, pensavo a quello che aveva lasciato dentro di me e lentamente avvicinai la mia bocca per assaporare le ultime gocce di quel nettare che era il frutto del magico momento fra noi due, portai la mia lingua che sapeva di noi due alle sue labbra che si dischiusero in un bacio lunghissimo e appassionato.
Era tardi e mi stavo rivestendo, lui mi aiutava teneramente e, come pensavo, mi chiese di tornare, la mia mano indicò il suo biglietto sul tavolino e la mia voce stanca si limitò a bisbigliare:"Non posso, continuare farebbe male a tutti e due, ricordiamoci di stasera, è stato meraviglioso e non dobbiamo rovinare questo magico ricordo".
Massimo mi strinse forte a se e con un po' di commozione mi salutò:"Peccato, ti avevo sottovalutato e ti facevo come tutti gli altri, Marcello sei un ragazzo favoloso, mi dispiace proprio perderti, fare l'amore con te è stato meglio che farlo con una donna".


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