FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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SOLO

Vincenzo Scarpa




Apro lentamente gli occhi e mi ritrovo a fissare il soffitto color bianco della mia stanza; comincia un'altra giornata lavorativa. Mi alzo dal letto ed osservo dalla finestra la pioggia che continua a scrosciare da due giorni; ma quando la pianta? Guardo l'ora e mi rendo conto di essermi alzato troppo presto, poiché sono ancora le sette. Vado in cucina per farmi un bel caffè e mi accorgo di essere senza zucchero. Poi, premo l'interruttore della luce e... corrente inesistente.
Tutto questo è davvero strano. Mi avvicino nuovamente alla finestra e noto con grande rammarico che tutta la città è al buio. Un altro stramaledetto black-out.
Dovreste vedere la mia città al buio! Per i registi dei film horror è propio un grande spettacolo; gli altissimi grattacieli prendono le sembianze di mostri privi di vita, dandoti l'impressione che sulla terra ci sia rimasto solamente tu. Sensazione rafforzata poi, dal perenne silenzio che la ricopre interamente. Che fare? Telefonare a qualcuno? Sì, posso telefonare a John DelMonte, che a quest'ora è sempre sveglio. Soffre d'insonnia...
Compongo il numero, la linea è libera, ma non risponde nessuno. Molto strano! In genere John non esce mai di mattina presto, dove sara mai andato a cacciarsi quel figlio di buona donna? Decido allora di chiamare mia madre, che non abita molto distante da qui. Compongo il numero, la linea è libera ma... non risponde. Questa è propio bella! Dove può essere adesso se non in cucina a fare colazione? Che razza di giornata, sembra quasi che non ci sia più nessuno...
Quest'ultima parola, mi attiva una sorta di molla nel cervello, e solo ora mi accorgo di non udire i soliti rumori. Non sento il vicino di casa picchiare il figlio che non vuole andare a scuola, non sento ruttare il vecchio Joseph e non sento il frastuono delle vetture che portano le povere vittime come me negli uffici, nelle fabbriche, o altrove; sento solo il ritmico scrosciare della pioggia.
Vengo letteralmente preso dal panico. Mi vesto in fretta e furia, esco dal mio appartamento e busso alla porta del padre di famiglia tiranno; non risponde nessuno. Vado a bussare alla porta del vecchio ruttomane e non sento la sua voce repellente intimare un "Chi è?". Torno in casa, indosso l'impermeabile giallo, prendo l'ombrello e vado verso l'ascensore. Che stupido! Manca la corrente. Per fortuna abito al sesto piano, così scendo le scale, apro il portone della scala condominiale e mi precipito fuori. Non si vede anima viva.
In preda ad una fortissima confusione mentale mi siedo sul gradino del marciapiede antistante, aspettando di veder passare qualche automobile o qualche fottuto passante. Niente di niente: sono passate quasi due ore e l'unica compagnia è stata la pioggia. Mi metto a correre come un pazzo per le vie della città, alla ricerca di qualche forma di vita, come un tossicopendente in crisi cerca l'eroina per farsi la dose quotidiana, ma non trovo nessuno. Istintivamente, mi viene voglia di prendere la macchina, ma mi accorgo di non saper guidare. Maledetto il giorno in cui non ho preso la patente!!!
Decido poi, di andare a vedere se trovo mia madre; magari è davanti alla porta di casa che chiede aiuto. Arrivo così davanti al portone della scala che, per mera fortuna, non è chiuso. In un altro momento farsi trenta rampe di scale sarebbe stata una cosa totalmente insensata, ma or ora, sapendo che mia madre potrebbe essere in pericolo, sono disposto anche ad andare in cima alla piramide di Cheope. Mi arrampico così su per le scale ed arrivo davanti alla porta del suo appartamento: non c'è nessuno. Come un autentico folle, comincio a prendere la porta a testate, calci, pugni, urlo invano il suo nome, ma alla fine continua a non rispondere nessuno. Non esiste più neanche lei. Mi siedo sul suo zerbino, illudendomi che magari arrivi da un momento all'altro, mettendomi a piangere come un bambino di tre anni che ha perso la mamma nella folla. Coi nervi a pezzi, finisco poi per addormentarmi.

***

Sono passate quattro ore. Vi rendete conto? Ho dormito quattro ore su uno zerbino e nessuno mi ha svegliato!
A questo punto, invidio con tutto il cuore chi è morto serenamente pochi giorni fa'; la vita è stata propio uno scherzo, la creazione di un folle creatore che tutto ad un tratto l'ha fatta finire in un modo così orrendo. Ha anche smesso di piovere, ma in fondo cosa importa? Mi viene quasi da pensare che il sole sia solo una immensa sfera di cartone color giallo, e che le stelle siano solo delle stupide lampadine da 100 watt che illuminano una volta celeste fittizia.
Comincio a ridere. Comincio a ridere degli scienziati che hanno studiato così a lungo gli astri, il fenomeno delle maree, gli oceani, delle persone che si sono create un conto in banca, ma... cosa sto dicendo? Cosa sto pensando di fare?
Butto l'ombrello da una parte, comincio a privarmi dei vestiti e, completamente nudo, scendo le scale ed esco fuori.
Cammino per le strade deserte andando in cerca di una gioielleria. La trovo, rompo il vetro di protezione con un sasso e mi impossesso di una bellissima collana di perle che finisco per indossare.
Pallido e tremante, mi siedo su una panchina e comincio a fissare il cielo: non mi rimane che aspettare l'arrivo della fine...




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