FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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SOGNO

Paolo Magneric




I pensieri prendono forma nella mia mente da soli, nessuno li provoca, nessuno li chiama, nessuno li vuole; forse sono io che inconsciamente ho la pura necessità di qualcosa che non comprendo, che non conosco ma che so di riconoscere all'istante quando la vedrò; di qualcosa che è capace di rapirmi in maniera così violenta e travolgente da potermi condurre ovunque voglia, senza che la mia volontà sia apparentemente capace di opporsi, mi lascio trascinare da questa nuova forza anche con la fiducia che mi porterà la dove devo andare. Per una volta sarà come se non sapessi nulla e mi lasciassi indicare una nuova via da qualcosa o qualcuno che non sia io, da una mano che protesa nel vuoto cerca dapprima di afferrarmi, poi di sorreggermi, di spingermi, di mollarmi nel vuoto, nell'oscurità e cadendo mi accorgo di essere solo, la sensazione mi da paura ma so di poter contare al meglio sulle mie forze su quello che so, che non so e che m'immagino... la mia immaginazione vaga grandemente nel campo dell'irrealtà, ma in questo momento, in questo istante dove tutto non esiste, dove il mondo che ho sempre imparato a riconoscere e controllare nel ristretto ambito di signoria cui sono stato autorizzato, da qualcuno che m'ha sempre controllato e protetto, da colui che dal quale avrei sempre voluto una parola di conforto nei momenti difficili e nelle gioie, quel mondo che ho sempre ritenuto essere pericoloso e che proprio per questo mi sono sempre divertito ad affrontare per la pura necessità di avere la certezza di poterlo gestire al meglio il giorno in cui mi sarà concesso di poter decidere della mia vita, della mia strada, del futuro dei miei cari per poi scomparire ma aver avuto la certezza di essere servito a qualcosa, a qualcuno... quel mondo non esiste più, ora i miei pensieri prendono vita, posso creare e distruggere sognare e vedere sentire e capire imparare. Imparare ciò che ho visto, ciò che immagino, capire quello che mi sta attorno, che mi accompagna, vedere la realtà delle cose per ciò che sono, cosa rappresentano, creare una bolla di sapone nella quale inserire tutto ciò che immagino, che è per me reale, trovarsi all'interno di quella bolla e gioire dell'immensa soddisfazione di sapere, di non doversi chiedere perché per il fatto che per una volta sono il perché. Improvvisamente la mano tocca la bolla di sapone, che esplode e tutto ciò che conteneva svanisce con lei, nessun rumore, nessun grido, nessuna paura.... ricomincio a cadere so di aver passato una specie di prova, lo sento, sono più rassicurato, ma allora perché sto cadendo dolore, mi assale violentissimo, urlo ma dalla mia bocca non esce alcun suono, forse sto sognando ma se così fosse perché provo questa sensazione di panico e di acutissimo disagio che mi fa contorcere dal male....... non dovevo chiedermi perché, la mano si sta stringendo attorno a me mi schiaccia, mi stritola, grido ho capito!! smetti!! Non molla, insiste sto per morire, non resisterò a lungo, ho perduto, ho voluto strafare, mi abbandono, allargo le braccia, guardo le mie mani aperte per l'ultima volta mi vedo su di un palmo il dolore passa lentamente, ricomincio a cadere e solo allora mi accorgo che sto volando, dove non lo so ma che importa sto volando, sto volando. Tutto attorno è buio ma sento che è meraviglioso provo un piacere al di la di ogni immaginazione, è gioia, è euforia, è ciò che ho sempre inseguito e alcune volte ho provato per un brevissimo istante, talmente breve e rapido da non poterlo quasi chiamare nemmeno ricordo se questa è la ricompensa per quel poco che ho fatto mi basta posso gioire delle cose che sono dentro me, dei ricordi, delle persone che ho conosciuto, dei posti e delle meraviglie che ho visto coi miei occhi e col mio cuore, non devo creare, non devo sognare, non devo sentire, non devo imparare.

Mi fermo.

Una leggera brezza mi lambisce il viso mi percorre le membra non può essere, nel buio non esiste il vento eppure ho freddo, l'aria è sempre più veloce non porta con se profumi ne umidità una parte di me vorrebbe stare fermo e godere di questa nuova e insperata felicità, ma il resto, anche se piccolissimo, mi spinge a tornare a capire il perché... apro gli occhi e la luce intensissima che vedo non mi abbaglia anche se dovrebbe farlo, scopro che il buio non era dovuto a nient'altro che alle mie pupille abbassate rido l'unica cosa che di me si era fermata era l'immaginazione sto ancora volando ma più veloce e nel mezzo di una luce splendida, coloratissima bianca.

Tutto attorno a me è luce, la luce è vita, il buio è morte ma in questo caso il buio è ciò da cui sono giunto.... non comprendo l'esatto contrario di ciò che m'hanno sempre insegnato mi disorienta per un attimo ma poi rammento che tutto quello che so appartiene al mondo che fu, che sto facendo un'esperienza nuova, che quella mano che prima mi rapiva ora non c'è più. Ciò che chiamavo realtà, ora è sogno, e ciò che sto vivendo è... non importa, capirò. Il mio primo ricordo nel nuovo mondo, no forse è una vecchia reminiscenza di ciò che è sempre stato e che sto ricominciando a riscoprire. Cosa, chi, quale motivo ha fatto si che dovessi vivere in quel modo, soffrire per apprezzare la gioia di vivere, faticare per raccogliere frutti che divengono vani subito dopo averli colti, lottare per affermarsi, senza contare che esistono anche gli altri, la fortuna, rota volvitur, la sfiga, perenne bastarda il giorno, attivo e frenetico, la notte, benefica e consigliera gli opposti, i simili, la legge, l'eccezione.
Nulla di tutto quello mi sfiora più, sto volando. Se fossi di la, direi di essere prigioniero del mio sogno, ma quale carcerato benedice la propria condanna... I miei pensieri ora vagano su ciò che era, su ciò che è stato ho lasciato qualcosa di incompiuto, di intentato, non mi merito di essere qui, se tutto ciò mi fosse dovuto lo sentirei come mio, o meglio mi sentirei partecipe della luce che mi avviluppa ma non mi tocca.
Per superare questa prova, devo tornare a morire.




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