FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA SIEPE

Anassimandro




Non chiedetemi niente. Lo so che faccio pena, lì sui gradini a piangere come un coglione.
Lorena che cerca di consolarmi passandomi le sue piccole dita tra i capelli.
- Dai Gigi, ce ne saranno altre di serate come questa.
Non diciamo cazzate. Mio padre diceva che i treni passano una sola volta nella vita, il mio è passato questa sera. L'ho visto passare e se ne è andato, in tutti i sensi.

La mattina mi chiama Franco Bitossi, ci conosciamo dai tempi del liceo (evitate battute cazzute, non è il figlio del ciclista...), mi dice che organizza una seratina a casa sua con dei tipi tostissimi.
- Chi sono?-
- Non lo so nemmeno io. Uno arriva da Los Angeles con una modella, l'altro è di Monaco. Paola dice che sono tostissimi. Allora ci sei?
Certo che ci sono, è una vita che voglio saltare la siepe, sempre troppo alta per me.

A 40 anni sono ancora da mia madre, mi faccio pena. Poverina mi fa tutto, mi prepara tutto e io lì, a cercare la svolta della mia vita.
Faccio 2 cose bene:scrivere e suonare. Faccio pezzi con la penna e con l'armonica, avete presente quella che suona Stevie Wonder? Uguale. Sono un mago, in vacanza broccolavo alla grande, tutte lì:-Facci quello, facci quest'altro- e io lì a fare tutti i pezzi. Con la penna poi faccio articoli, pensieri, piccoli racconti che faccio leggere a mezzo mondo. Con gli amici è uguale, c'è chi vuol leggere l'ultimo pezzo che ho scritto o chi vuole sentire il suono della mia armonica. Non mi faccio problemi, ho un sacco di amici, le serate non mancano e prima o poi qualcuno si accorge di me, per come suono o come scrivo. Non è un problema, basta che si accorga.

- Vabbè, ma quello di Los Angeles cosa fa?
- Cazzo Gigi, non lo so. So solo che è nell'ambiente e stasera è da noi a cena. Ci sei o no?
- A che ora?- sento la classica fibrillazione alla bocca dello stomaco
- Per le nove- Franco mi saluta
Faccio il numero un paio di volte prima di trovare libero:- Ciao amore, hai daffare?.
- Ciao tesoro, no, stavo bevendo il caffè. Cosa stai facendo?
Lorena è la mia donna, un tesoro, innamorati pazzi. E' la responsabile di Kuriel, in centro. Ogni tanto la vado a trovare, verso le dieci;prendo il metrò, leggo le ultime sulla "Gazza", cappuccio e brioches al Donini, un bacio e via. Un tesoro.
- M'ha chiamato Franco, ti va di andare da loro stasera?
- Sì, beh, cos'è oggi? Mercoledì, sì non avevamo niente da fare. Ok. Chi c'è?
- Non ho capito bene, ci sono un americano e un francese, due artisti. Hai visto mai?- silenzio.
- Ah...ok...va bene- il gelo.
- Senti, non mi fare la solita menata. Non ho voglia di discutere. Ok?
- Va bene, va bene. A che ora passi?.
- Alle ott'emmezza. Ciao amore- riaggancio

E' una vita che discuto con Lorena su questo fatto. Lei vorrebbe che facessi, che mi sbatessi, che andassi in giro a bussare a tutte le porte. L'ho fatto, ho risposto a inserzioni, ho fatto colloqui e gli unici lavori che mi sono saltati fuori è stato grazie alle conoscenze.
I mie amici lo sanno, e appena possono mi aiutano. Se Franco mi chiama è perché questi tizi sono nell'ambiente, musicisti o giornalisti musicali, insomma di qualcosa o qualcuno possono aver bisogno. E stasera ero lì, tutto perfetto.

Alle otto accendo la macchina sotto casa, cinque minuti per riscaldarla. Milano in Gennaio fa schifo:umida, fredda, sembra tutto addormentato, l'unica cosa sveglia è quel traffico del cazzo.
Insomma faccio girare un po' il motore del Renault. Da casa mia a quella di Lorena impiego dieci minuti, tutto calcolato. Lascio la macchina in Piazzale Piola, scendo a citofonare:-Buona sera signora, sono Gigi.
- Ciao Gigi, Lorena sta scendendo.
- Grazie signora, buona sera- mi odia. Lo so ma faccio il gentile, è pur sempre la suocera.
- Sei splendida - la bacio sull'angolo sinistro della bocca. Tubino nero corto il giusto, decoltè con tacchi a spillo, trucco leggero e labbra rosse. Se stasera va come dico io la faccio urlare dal godere.
- Hai preso del vino?
- Ho preso della Sambuca, così gli strangers si adeguano subito- faccio un po' il bullo. Eccoci a casa di Franco, anzi di Paola. Via Vincenzo Monti è una bellissima via, verso la Fiera si allarga un po' e i palazzi sembrano crescere lontani dalla strada. E' solo un'impressione, è che c'è più verde e più giardini, tutto qui.

- Noi - scatta la serratura. Un bell'ingresso, tutto marmo, saliamo a piedi al I° piano. La porta è socchiusa, dall'interno arriva la musica di Lenny Kravitz.
I soldi li hanno, e anche tanti. Il padre di Paola è uno degli avvocati più cari mai apparsi sul suolo terrestre. Ho sentito cifre folli, 3 - 400 milioni al mese. Come cazzo avrà fatto, per una cifra così mi faccio donna.
L'appartamento occupa l'intero piano, sarà 300 mq., Franco e Paola hanno la palestra, bagno con Jacuzzi e tutte le altre libidini di chi ha zero problemi.
- Ehilà, brava gente.
- Siamo in cucina - metri e metri di corridoio, parquet ovviamente. Parquet ovunque, anche in cucina. Una roba che mi manda fuori di testa.
- Allora? - ho l'ansia
- Allora cosa?
- Dai cazzo Paola, chi sono i tipi di stasera? - se fa ancora la reticente le metto le mani addosso.
- Ciao Lorena, sei carinissima stasera - Franco le prende il cappotto.
- Tieniti forte:lui è il produttore degli Aerosmith.
- Lui chi, quale?- il cervello mi va a mille
- L'americano. Franco, ma Gigi l'hai invitato tu o è arrivato grazie a un medium?
- Paola non fare la stronza, tuo marito stamattina è stato vaghissimo come al solito.
Ci conosciamo dai tempi del liceo, tutti nella stessa classe, di liceo;sì perché dal punto di vista sociale c'è l'abisso. I miei si sono tolti il pane di bocca, i genitori di Paola cambiavano la barca ogni anno. Franco sta nel mezzo, né troppo né troppo poco e poi s'è sposato Paola, quella è stata la vera svolta.
- Aerosmith? Stai scherzando - volevo facesse sul serio.
- John Kurshic, ebreo, 43 anni, eterosessuale, ricchissimo e figo come pochi - s'allarga la Paola.
- Oh la festa è finita, tutti a casa.
- Dai Franco, dacci un taglio - lo placco
- E' qui per mettere insieme una band con musicisti europei, e da chi va?
Paola è la direttrice di "Blues", conosce il mondo intero, ma uno così che cerca musicisti in giro per l'Europa non me l'aveva mai fatto conoscere.
- Dalla Paolina, cazzo sei un mito! Gli hai parlato di me? - ho il cuore a palla.
Lenny Krevitz è finito e Franco lo sostituisce con gli Steely Dan, li adoro.
- Ovvio, perché saresti qui se no?
Lorena stava aiutando a portare in tavola gli antipasti.
- E se Gigi va bene? - aveva le orecchie diritte la mia Lorenina, mi voleva tutto per sé, non importava se la lira la portava a casa lei. Casa...casa sua, perché con un solo stipendio metter su casa a Milano neanche a parlarne. A lei stava bene così, io ancora un po' e andavo sui giornali:"disoccupato uccide tutti, lei, la madre e gli amici".

- Vuole mettere in piedi un gruppo con gente in gamba, musica raffinata, vuole fare dischi e serate in giro per l'Europa - continua Paola. Piano, piano. Datevi una calmata, mi gira la testa.
- E io?
- Tu sarai la moglie del più grande armonicista d'Europa! - sembravo un pazzo.
Broncio e muso lungo:- Lorena, se va bene questa è la svolta della mia vita. Ci sei? Capisci cosa può venir fuori?
- Sì sì. Capisco che se va bene sparisci da Milano.
- Non diciamo cazzate..
- Oh basta, non mi sembra il caso di discutere su una cosa che ancora non esiste - Franco, nonostante la vaghezza, ogni tanto ha un barlume di lucidità.

Citofono.
- Sono loro - Paola fa gli onori di casa
- Hi, Luigi, how are you?- e tutto il resto. Soffro un po' il fatto che per un'occasione così speciale devo pensare in un'altra lingua, mi blocca. Lei è un tocco di gnocca spaziale, gambe di sei metri, culo mai visto, un vitino di formica, due tette dipinte da Tiziano, insomma...ci siamo capiti.
L'altro parla tedesco! Come apre bocca guardo Franco con la faccia di chi va a San Siro per vedere Inter - Milan, e invece gli propinano " Ritorno al futuro II " sullo schermo dove di solito danno i risultati delle altre partite. Per un secondo mi guarda poi schizza in cucina e si piega in due, lo seguo.
- Pirla t'ho detto Monaco, Monaco di Baviera! - il tutto tra le convulsioni
- L'avevo capito, cazzo ti ridi...- ritorniamo di là con le bottiglie di vino mentre Paola li invita a sedersi al tavolo. Si beve, si mangia e si arriva la dunque.
Estraggo l'armonica dalla custodia e mi esprimo. Credo di non aver mai suonato così bene. John si alza e mi da' la mano, sono suo, mi vuole, domani mattina mi devo presentare in una sala d'incisione in una via che ora non ricordo più.
Grandioso, ci sono, sono arrivato, volo! Lorena sorride per la circostanza. Vado a prendere la Sambuca. - Piace a tutti?- domanda cazzuta, gli stranieri in Italia si berrebbero pure l'aceto.

John tira fuori dalla giacca lo scatolino nero del rullino Kodak.
Cazzo fa, le foto? Non vedo la macchina, chi ce l'ha? Lei è praticamente nuda, il crucco non s'è nemmeno accorto e si sta versando una tazzata di Sambuca.
Apre il coperchio e butta sul tavolino della farina giallastra.
Franco, Paola e io sgraniamo gli occhi, Lorena toglie lo sguardo.
- Questa serata va celebrata - tutto in inglese, ovviamente. John estirpa un 50.000 e lo arrotola:prima lei, poi Paola, poi Franco, poi io e poi lui. Per lui si fa il rabbocco. Dio mio, non avevo mai visto nessuno pippare in quel modo. Tanti anni fa avevo un amico che teneva la coca nel tubetto del Formitrol e pippava come un pazzo, ma questo se lo beve.
Prende la sigaretta, la intinge, l'accende e si fa un'altra pista.
Passo, anche Paola e Franco. Lui no. Cazzo sembra un cane da tartufi.
Le pupille ci diventano grandi, ma John non ha più il colore degli occhi. Suda, inizia a sbottonarsi la camicia e mette in mostra l'abbronzatura californiana, come lei del resto.
Paola butta l'occhio sul petto villoso e accavalla le gambe. Franco non la vede.
- Vedrai Gigi, suonerai con gente in gamba, vi porterò anche negli States, ho bisogno di gente che sappia fare buona musica - tutto in inglese, ovviamente.
Mi vedo già sul palco, vedo le copertine dei CD, i nostri video a MTV.
E sniffa, Paola, Franco e io ci fermiamo alla seconda pista, lui è già alla decima;il crucco beve tazze di Sambuca divertendosi come un pazzo con la Playstation di Franco.
John inizia ad agitarsi di brutto, la gamba sinistra non sta ferma, allora si alza, la tipa dice che fa sempre così, è normale. Guardo Lorena che mi rimanda uno sguardo da Deserto dei Tartari.
Lui suda, cammina, parla di turné nelle città europee, di nuova musica che deve esprimere qualcosa di nuovo;a me sembra che stia flippando.
- Paola, proponigli una camomilla, questo tra un po' schiatta.
E' alla dodicesima pista che il braccio sinistro inizia a fargli male. Si siede, se lo tasta, apre e chiude la mano sinistra. Non ha una gran faccia in questo momento.
- Ragazzi, forse è meglio accompagnarli a casa. E' già l'una e domani mattina dobbiamo vederci alle nove - la butto lì.
Cazzo è la mia vita, la mia svolta. Questa volta la siepe la salto davvero.
Diventa paonazzo, cerca il barattolino della Kodak, ma è fuori? E lei non dice niente. No, anzi, gli prepara una pista:- Ragazzi questa è l'ultima, poi andiamo, ok? - tutto in inglese, ovviamente.
Si abbassa verso il tavolino, la pista è lì, le 50.000 sono infilate nel naso. All'improviso è come se diventasse carne flaccida;sbatte la faccia sul cristallo, sulla pista, cadono i bicchieri, Sambuca sul tappeto. Un casino. Poi vomita, rantola. Che cazzo succede? Chiamate un'ambulanza.
Quando le sirene si sentono in lontananza John è già andato. Morto.
Lei impazzisce, urla, il crucco gli tasta la carotide e fa segno di no con la testa.
Come no, cazzo vuol dire? Dobbiamo vederci domattina, la mia vita, la svolta, la siepe...
- Ci faremo risentire noi - tutto in inglese, ovviamente
I lettighieri lo caricano sulla barella e scompaiono tutti quanti. Noi muti, Paola tiene la mano destra sulla bocca ormai da un quarto d'ora buono. E' il modo di soffrire dei ricchi.
- Ragazzi ci sentiamo domani, vi chiamo io - Franco chiude la porta
Dopo due gradini mi sedio, e piango.


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