FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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PROGETTARE UNO SPAZIO-RIFUGIO

Gabrio Rossi




Il testo nasce in occasione di un'esercitazione universitaria che prevedeva la progettazione di uno spazio-rifugio; può sembrare addirittura banale, ma non bisogna dare mai nulla per scontato nella progettazione. Di fronte ad un incarico professionale, cominciamo con l'analizzare i termini dell'incarico stesso. Dal Dizionario della lingua italiana del Passerini Tosi leggiamo:
_ Rifugio: [dal latino refùgere = rifuggire > refùgium] scampo, protezione, conforto per chi fugge un male o un pericolo. Riparo... Il luogo che offre riparo in cui ci si rifugia...
La parola chiave è, per l'Architetto, luogo. Che cosa ci suggerisce la parola stessa? Piazza della Signoria a Firenze, o Cala Gavetta alla Maddalena, ma anche la home-page del M.I.T.: e dove si trova quest'ultimo luogo o, meglio, sito?
Riprendiamo il dizionario e chiariamo il significato di luogo:
_ Luogo: punto dello spazio; porzione di spazio in cui può stare un corpo.
Ecco dunque il nocciolo della nostra riflessione: che cosa è, oggi, un corpo? Chi è il committente e quali sono le sue esigenze?
Oltre ad un corpo fisico, che tutti noi ben conosciamo, in questi anni, grazie al diffondersi delle telecomunicazioni, ogni persona si trova ad avere anche una molteplicità di corpi virtuali, che si muovono e vivono nel cosiddetto cyberspazio: è quest'ultimo uno spazio a tutti gli effetti, una somma di luoghi in cui certi corpi possono vivere, ossia compiere operazioni (informarsi, comunicare) che implicano un'azione del corpo ed una reazione dell'ambiente.
La differenze con il ben conosciuto spazio fisico sta nel modo di individuarne i singoli luoghi: sulla Terra ricorriamo alle coordinate geografiche, nel cyberspazio a sequenze di correlazioni logiche e tecniche.
Chi naviga nel cyberspazio può quindi avere tutti i diritti di cercarsi uno spazio-rifugio: anzi, è psicologicamente essenziale, per chi vuol navigare, averne uno certo. Il cyber-rifugio non deve però proteggere il corpo fisico dagli agenti atmosferici, bensì il corpo virtuale dai pericoli della Rete.
Quali sono questi pericoli? Come proteggersi?
Il cyberspazio è costellato di link, di collegamenti ipertestuali che permettono una navigazione continua e illimitata (non è sufficiente il "cammin di nostra vita" per esplorarli tutti, anche perché sono in continuo aumento e mutazione), dunque il pericolo da cui si cerca "scampo, protezione, conforto" è quello di navigare all'infinito, morendo di spossatezza perché non ci si è posti un freno alla curiosità, raccogliendo acriticamente ogni nuovo stimolo (leggasi: voglio cliccare su ogni bottone di tutte le pagine che incontro, un po' come l'Ulisse della Commedia: vi ricordate dove l'ha incontrato Dante?).
E l'Architetto che cosa ha da spartire con questi maniaci del modem?
Il fatto è che, volenti o nolenti, anche questi sono potenziali clienti, che un giorno potrebbero bussare alla porta dello studio per chiedere il progetto di un rifugio...per i loro corpi. All'insegna dell'essenzialità io proporrei:
_ per il corpo fisico: una tuta di sopravvivenza
_ per il corpo virtuale: un buon libro, di quelli vecchi, tradizionali, con le pagine numerate in ordine crescente, che prima o poi finiscono, ridando un senso di compiutezza e chiarezza d'intenti che spesso viene meno.... nelle cyber-tempeste.



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