FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







IL RICHIAMO

Massimo Fabiano (Nava)




Nei sogni, talvolta, alcuni vedono, al di là del proprio corpo e della propria mente, ciò che sarà.
Leonard Rasgow


Una delle attività che preferisco è leggere i piccoli giornali locali di qualche paese di campagna. E' sorprendente notare quante storie vi si leggono, dai resoconti della festa patronale all'incidente capitato ad un contadino, dal fallimento di una piccola azienda alle iniziative della parrocchia. Questi giornali sono pieni di storie vere, semplici e senza i fronzoli dei giornali di grosse città.
Sono composti da pochi fogli, talvolta pinzati assieme, talvolta piegati a quaderno, e la loro impaginazione è sempre essenziale, tanto che si possono vedere gli effetti del ciclostile con il quale sono stampati.
Leggendoli, spesso si trovano buoni spunti per un romanzo o un racconto.
Ah! Dimenticavo di dirvi che sono uno scrittore e che spesso leggo il giornale di Inverurie, paesino a pochi chilometri da Aberdeen, città nella quale vivo.
Questo paese è alquanto singolare. E' ben all'interno della Scozia occidentale, circondato da verdi colline incontaminate, che d'estate si riempiono di capi di bestiame. E' piuttosto isolato, essendo collegato a ovest ad Aberdeen tramite una piccola strada battuta e a nord-est ad altri piccoli borghi con una squallida ferrovia ad un binario e con un unico treno che passa due volte al giorno nei giorni feriali e mai nei giorni festivi.
Lo conosco piuttosto bene, perché li ero solito rifugiarmi da adolescente quando volevo stare un po' da solo. Appena al di fuori della piazza principale, nella quale torreggiava un'imponente chiesa gotica, alquanto sproporzionata per il paese in cui si trova, cominciava la campagna scozzese. Ogni abitazione era separata dall'altra da almeno duecento metri di prato lasciato più o meno incolto e ricordo che su una collinetta spoglia si ergeva una vecchia quercia nodosa al di sotto della quale io potevo godere per ore della meravigliosa vista del Mare del Nord e delle navi che lo solcavano.
La mia enciclopedia dice che Inverurie ha circa duemila abitanti eppure il loro giornale è spesso pieno di storie incredibili, quasi fantastiche, nonostante le scarse doti letterarie dei loro scrittori. Credo ci sia qualcosa di misterioso e di magico in quel paesino, vi accadono più incidenti che ad Aberdeen!
Ma nel numero 7 di quel giornale lessi una storia che definire incredibile è dir poco. L'autore di quell'articolo, probabilmente uno scrittore ancora immaturo, raccontava la misteriosa morte di un giovane di 24 anni, Charles Lowe, rinvenuto nel fienile accanto alla sua abitazione, apparentemente senza alcuna ferita né segni di strangolamento.
Il giornalista aggiungeva che le indagini della polizia stavano andando piuttosto a rilento per l'assoluta mancanza di indizi e di sospettati. Vi era inoltre una breve descrizione del ragazzo.
Egli era studente di medicina presso l'università di Glasgow e si trovava a casa con i suoi genitori per una breve vacanza dopo aver dato un esame di patologia particolarmente impegnativo.
Di lui non si sapeva molto di più perché era una persona molto riservata, sempre concentrato nei suoi studi di medicina, ma nell'articolo vi era un breve accenno ai libri dei suoi scaffali nei quali si trovavano, oltre a quelli universitari, anche alcuni famosi tomi dell'occulto come il "Traitè de Metaphysique" e altri di famosi alchimisti. Sulla sua scrivania i poliziotti trovarono aperto il "Saggio sulla visione degli spiriti" di Arthur Shopenhauer.
Ma quello che più mi colpi di quella già misteriosa storia è l'agghiacciante diario che il giornale aveva pubblicato subito dopo il resoconto di cronaca. Ho deciso che non starò ad elaborarlo per cavarne un racconto perché io stesso non saprei rendere meglio il mistero e l'orrore che in essi si intravedono, perciò ve lo presento così come l'ho letto:

Pagina 1
di Charles Lowe.

Scrivo queste pagine per mia madre e mio padre. Spero che quando le leggeranno capiscano che cosa mi sta succedendo. Sento che sto per impazzire... Quelle urla mi trapanano il cervello e io non posso più dormire... [seguono due righe di frasi illeggibili].
Cercherò di essere il più chiaro possibile, nonostante io non dorma ormai da 72 ore.
Circa una settimana fa terminai di leggere alcuni libri di occultismo che avevo ordinato dalla libreria di Aberdeen. Decisi allora di riposarmi perché entro la fine del mese avrei dovuto ricominciare a studiare medicina e quindi non volevo rovinarmi troppo gli occhi. Trascorsi un bellissimo giorno nelle campagne di Inverurie e di Hintly e la sera andai a dormire. Appena chiusi gli occhi mi trovai in quello strano stato di dormiveglia in cui si è coscienti di stare svegli ma si hanno allucinazioni e divagazioni straordinarie dalla propria mente. Mi divertivo spesso a prolungare questo stato di pre-sonno perché potessi sondare nel mio inconscio senza la sgradevole censura del "signore dei sogni" ma quella sera avvenne un fatto talmente mostruoso che non mi avrebbe più permesso di addormentarmi.
Immerso in quelle allucinazioni udii un debole grido di dolore e di disperazione. Poi divenne più forte fino a lacerarmi le orecchie. Era un uomo che urlava, ma in quel grido vi era un orrore spaventoso e inconcepibile, al di là di quanto potesse sopportare. Non so come io possa affermarlo ma so che quell'uomo non gridava per il dolore, no, ma perché aveva improvvisamente saputo o visto qualcosa di mostruosamente estraneo al suo mondo. Era un urlo di pazzia assoluta, come se ad un matematico fosse posto un triangolo di due lati, ma indicibilmente più mostruoso.
Per questo mi risvegliai immediatamente dal torpore in cui ero immerso e, tanto improvvisamente come era venuto, l'urlo se ne andò.

Pagina 2
di Charles Lowe.

Allora andai nella stanza dei miei genitori e chiesi loro se non avessero udito qualcosa di insolito. Già mi aspettavo la loro risposta negativa e non prolungai il discorso per non farli preoccupare, anche se ora penso che sia stato un grave errore.
Tornai nella mia stanza e cercai di dimenticare l'accaduto. Presi due sonniferi per tentare di sonnecchiare e mi accoccolai sotto le coperte.
Ma mentre attraversavo il confine fra veglia e sonno l'urlo ritornò. Questa volta fu ancora più lancinante perché ora lo temevo più di qualunque altra cosa. Ero convinto di essere pazzo e per di più non avevo mai letto di una patologia del genere fra i miei libri, anche se non trattano approfonditamente di neurologia. Di nuovo quell'uomo era in preda all'orrore più estremo, ma questa volta, forse a causa dei sonniferi, sentii per più tempo le sue corde vocali strapparsi dalla tensione di quel grido lancinante. Il suo urlo fu più o meno continuo, senza pause per respirare ma con brevi interruzioni perché gli spasimi del suo diaframma erano troppo intensi per quanto il suo corpo potesse sopportare.
Da allora ho provato una sola volta ancora ad addormentarmi. Fu questa mattina quando mia madre chiamò il medico perché preoccupata del fatto che non riuscissi più a dormire. Ovviamente non le avevo detto nulla del motivo per cui mi rifiutassi di farlo ma solo che mi sentivo una leggera influenza e che non riuscivo a prendere sonno.
Pensavo che sarei stato rinfrancato dalla presenza di un medico, perché della sua opinione io mi fidavo. Gli avrei parlato di quell'urlo ed egli non sarebbe certo andato in giro dicendo che sono pazzo. Ma quando glielo dissi egli mi rispose che erano allucinazioni uditive prodotte dall'influenza, che talvolta poteva sfociare in otite e provocare fenomeni di quel tipo. Mi prescrisse degli antibiotici e mi constrinse ad assumere un altro sonnifero che non potei rifiutare. Non seppe spiegare perché i miei sintomi si manifestavano appena prima di addormentarmi.
Dopo qualche minuto il sonnifero fece effetto.

Pagina 3
di Charles Lowe.

E come temevo udii ancora quell'urlo orrendo. Questa volta fu eterno e l'effetto fu ancora più devastante delle altre. In preda alla disperazione tentai di fuggire dalla mia stanza e quando ne fui fuori notai che il grido si era di poco affievolito. Senza pensarci corsi fuori di casa ma mi accorsi che lì era molto più forte, troppo forte affinché potessi sopportarlo per più di qualche secondo senza diventare pazzo. Ero perfettamente sveglio e udivo quell'orribile suono!
Tornai subito dentro e mi accorsi che quell'urlo proveniva dal fienile di casa nostra. La mia stanza era proprio confinante con il fienile e per questo in altri punti della casa il suono doveva attraversare molte più pareti di legno e quindi era più debole.
Senza che mia madre mi vedesse stetti alcuni minuti ranicchiato in un angolo fuori dalla mia stanza. Le mie braccia attorno alla testa servirono almeno un poco ad attenuare il dolore pulsante causato da quel grido finché questo a poco a poco sparì.
E' evidente che non sono pazzo perché quel suono era "vero", fisicamente reale, e proveniva da quello stramaledetto fienile. Se io fossi pazzo la mia sarebbe una stranissima forma di follia, talmente aderente alla realtà...
Ma non voglio crederlo anche se la mia mente potrebbe essere impazzita fino a distorcere la mia visione del mondo...
Non sono pazzo e in quel fienile si nasconde qualcosa di troppo spaventoso da essere conosciuto e poi essere raccontato ad altri. E' strano che solo io possa sentirlo, forse solo io sono così sensibile o così vicino...
Ormai non posso più rivelare ai miei genitori quello che si nasconde dietro ai pacchi o agli strumenti del nostro fienile, non mi capirebbero e chiamerebbero di nuovo il dottor Wilson, che questa volta mi farebbe internare. D'altronde non credo che loro siano in pericolo, visto che io sono l'unico a sentire quell'urlo. Che sia un'altra dimensione? Che quell'uomo e ciò che ha visto facciano parte di un universo contiguo al nostro ma che si connette ad esso attraverso il nostro fienile?
No, non credo proprio, ci dev'essere una spiegazione più semplice e razionale.

Pagina 4
di Charles Lowe.

Ma che stupido sono stato! Ora ho capito!
La potenza di quel grido nella mia mente obnubilata dal terrore deve avermi fatto completamente perdere la ragione e la capacità di deduzione! Come ho fatto a non pensarci!
Quel suono spaventoso è un richiamo. Evidentemente qualcuno o qualcosa vuole che io entri in quel fienile. Ma che strano modo per chiamare qualcuno, quello di terrorizzarlo! Comunque è ovvio che io non entrerò mai più in quel fienile, anzi, ora ho deciso di ritornare a Glasgow facendo in modo di affogare nello studio tutta questa faccenda...
Il mio diario si conclude qui, non lo farò nemmeno vedere a mia madre perché potrebbe preoccuparsi seriamente e poi non ce n'è nemmeno motivo...
Prendo le mie cose e parto con il treno delle cinque pomeridiane, a mia madre dirò che in università ho lasciato qualcosa di importante da fare...

Pagina 5
di Charles Lowe.

Ora ho tristemente capito perché quel qualcosa che si trova nel fienile abbia scelto proprio questo modo per chiamarmi. Appena misi il piede fuori di casa, guardai verso la porta socchiusa del fienile e vidi l'abisso di oscurità che si celava all'interno di esso. Provai un'irrefrenabile desiderio di entrare per scoprire che cosa mi aveva quasi fatto impazzire e forse che cosa avesse potuto conoscere quell'uomo di tanto orrendo da suscitare un terrore così straordinario. Mi mossi verso quella porta, la toccai, e di nuovo quell'urlo si insinuò nel mio cervello. Atterrito dalla vicinanza con quel fienile tornai di corsa nella mia stanza.
Dissi a mia madre che avevo dimenticato alcuni appunti e che sarei partito l'indomani alle otto di mattina.
Quella cosa mostruosa che continua a chiamarmi ha suscitato in me una profonda curiosità, più forte del terrore che provo per quel fienile. Capisco solo ora l'immensa intelligenza che deve avere.
Mio Dio! L'ignoto, il terrore è ciò che più ha attratto l'uomo e che gli ha fatto correre rischi spropositati ma che gli ha permesso di superare le superstizioni degli antichi popoli e di arrivare alla scienza!
Mi sono illuso di poter sfuggire a quella cosa ma è troppo potente perché io possa contrastarla in qualche modo. Fra poco mi addentrerò dentro a quel buio spaventoso e conoscerò chi o che cosa mi abbia tanto a lungo chiamato.
Lascio queste cinque pagine per mia madre, affinché capisca che io non sono un pazzo.
Se dopo l'incontro sarò ancora sano di mente continuerò questo diario e forse lo rileggerò con compiaciuto divertimento. In ogni caso sarò un'altra persona, ma ora sono un po' stanco...

Qui finiva quel diario incredibile, senza dubbio l'avvenimento più misterioso e affascinante che io avessi mai letto su qualsiasi giornale. Dopo vi erano le ultime righe dell'articolo, nelle quali un poliziotto sosteneva che probabilmente un omicida aveva a tal punto condizionato il ragazzo con i suoi bisbiglii da indurlo ad entrare nel fienile e poi ucciderlo magari con un pugno alla nuca. Il poliziotto non spiegava perché quelle urla, durate così a lungo per il ragazzo, non erano state udite da nessun altro.
Però tutto il paese aveva udito le allucinanti, orribili, spaventose grida provenire dal fienile dei Lowe.




ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.