FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL REGALO DI NATALE

Gianluca Barbaro




Erano circa le nove di sera quando Leo si svegliò, ma lui non poteva saperlo.
La prima cosa che catturò la sua attenzione, ancora stordita, non furono dei rumori, come di solito accade quando si esce dal sonno, ma la luce. A fianco del letto in cui giaceva, da oltre la finestra, strani altalenii di colori, ora rosso, ora verde, ora giallo, inondavano la stanza e proiettavano strane ombre, ora leggere, ora sobrie, ora tetre. Immediatamente dopo udì il ronzio, anch'esso proveniente dall'esterno, che mutava di intensità ad ogni cambio di colore. Ma durò un attimo: immediatamente dopo notò, per la prima volta, il bianco delle pareti, lo strano odore, vagamente familiare, la sponda del letto, i propri piedi, se stesso. "Dove mi trovo?", si chiese.
Fece istintivamente per muoversi, si scosse tutto, e allungò la propria mano verso il viso: incontrò degli stranio prolungamenti che partivano dal naso, dalla bocca, ma un'altra cosa lo colpì di più: la ruvidezza della pelle: sembrava... barba!
Riandò subito, ma con fatica, alla ricerca di ricordi, qualunque ricordo che gli facesse luce sulla situazione, e da una tremenda nebulosità iniziale, riuscì a giungere a dei ricordi precisi, dapprima frammentari, slegati, infine abbastanza ordinati, coerenti. Ma per un bel po' di tempo, durante il quale aveva automaticamente chiuso gli occhi, per ogni cosa che ricordava, gliene sovveniva una che era accaduta dopo quella, e così via, ma non riusciva a trovare nulla che sembrasse veramente recente. Alla fine si fermò: aveva ricordato una scena oltre la quale non sapeva proprio andare: rivedeva se stesso, con altri ragazzini come lui, sull'autobus della scuola, e ridevano, correvano avanti e indietro, nello stretto spazio del veicolo, finché poi, confusamente ricordava di essere stato spinto, non sapeva da chi o da cosa, in avanti, per poi finire in terra.
Dopo di questo, buio totale.
Riaprì gli occhi e si ritocco il viso, la barba. La barba... "Ma io ho dodici anni, non posso avere la barba!", pensò. Improvvisamente capì, o intuì confusamente in un attimo quel che era accaduto: ci doveva essere stato un incidente, quella mattina, sullo scuolabus, e lui doveva aver dormito per tanto, tanto tempo, talmente tanto tempo che nel frattempo era cresciuto, "Quanti anni avrò, adesso?", e aveva la barba!
Cercò di distinguere meglio gli oggetti nella stanza, doveva chiamare qualcuno, la mamma, il babbo!
Su di un tavolino, in penombra, dal lato opposto alla finestra, scorse un castello di strane lucine, intermittenti anche quelle, e un attimo dopo capì di cosa si trattava: un alberello di Natale! Dunque era Natale! Per lunghi minuti sentì una stretta al cuore, qualche lacrima gli scese dagli occhi e rivide se stesso, con i genitori, il fratellino davanti all'albero, a casa sua, le scatole ben confezionate dei regali in mano, e riprovò la stessa emozione, lo stesso eccitamento di quei momenti passati!

Era il 24 Dicembre, e questa volta il regalo di Natale per Leo, non poteva essere messo in una scatola e impacchettato: gli era stata ridonata la vita.




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