FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







DUE RAGAZZE

Francesco Venturi




Conoscevo due ragazze. Si chiamavano Paola.
Una era alta, mora, figlia di un ricco industriale.
L'altra bassa e grassottella, figlia del fruttivendolo di fronte a casa mia. La prima Paola mi salutava appena, con un cenno delle sopracciglia ed un - 'iao - mugugnato.
La seconda Paola, detta anche Paolina, per via della statura e non certo della corporatura, mi faceva tanta festa.
Quando entravo nella bottega di sua padre, prima cominciava a ridere, poi arrossiva, poi impallidiva, poi mi si attaccava al collo ed infine mi regalava una mela o una pera.
Pensavo che fosse matta, invece una sua compagna di scuola mi disse che si era innamorata di me.
Paolina non mi piaceva, aveva anche un po' di baffi.
A me piaceva Paola, la figlia dell'industriale.
Ma non erano i soldi ad attirarmi, no, era amore disinteressato il mio. Il suo invece era proprio semplice disinteresse.
Eravamo in classe insieme e così io le mandavo dei bigliettini, che ne so? Magari per invitarla a studiare da me.
Lei li strappava in pezzettini così piccoli da sembrare coriandoli.
Allora cominciai a scriverle sulle mille lire sperando che...ma niente lei strappava anche quelle. Cominciai a capire cosa volesse dire essere ricchi. E allora tornavo a casa, studiavo da solo e, tutti i pomeriggi, mi chiamava un'amica di Paolina che, come al solito, cercava di convincermi a mettermi con la sua amica, che era bella, buona e brava e che così avrei avuto anche la frutta gratis.
Vabbè la frutta gratis...ma Paolina ha i baffi - Le dicevo io.
-Non sono baffi, è peluria. Eppoi donna baffuta sempre piaciuta.- Rispondeva lei.
Sarò uno dei pochi, ma a me la donna baffuta fa schifo.
Intanto Paola sfrecciava davanti a scuola sulle moto cromate di quelli di quinta, e il vento fra capelli non la spettinava neppure.
E i vigili non le facevano mai la multa perché non portava il casco, ad alcuni va sempre tutto bene.
A me i vigili avevano fatto la multa davanti a scuola, perché avevo legato la bicicletta sotto al portico.
Intanto Paolina aveva iniziato a mandarmi lettere anonime d'amore. Ma io lo capivo benissimo che era lei a scrivere, prima di tutto perché mi risultava essere l'unica innamorata di me e poi perché si firmava in questa maniera misteriosissima: "il tuo cocomero".
A volte, come se questo non bastasse, infilava dentro le buste anche qualche brustolino come regalo.
Però quando la incontravo, facevo finta di niente.
E lei subito a domandare quante lettere hai ricevuto, e perché e percome, ma perché non le hai lette, ci potrebbe essere una lettera d'amore.
Ma io facevo lo gnorri, e lei si innervosì a tal punto che iniziò a mandarmi delle raccomandate, o dei pacchi postali con lettera e frutta secca. Il mio amore invece si era fidanzata.
Con un energumeno, uno di quelli che al bar della scuola ti spostano di peso per passarti davanti.
E tutte le ragazze a dire che bella coppia e quanto è bello lui e quanto è bella lei, anche se l'ho vista in costume e ha le gambe un po' a x. Per me era semplicemente bella, per tutte le ragazze era bella, però... Come si dice l'invidia è una brutta bestia. Proprio come il di lei ragazzo, perciò smisi di mandarle bigliettini per evitare la frattura del setto nasale visto che era chiaro che fosse uno che amava fare giustizia sommaria.
Però durante la lezione la guardavo, mentre scriveva o chiacchierava con le sue amichette.
Il cuore mi batteva forte e mi faceva male. Una volta se ne accorse, alzò la mano e disse:
-Prof., c'è Ghironi che mi fissa con due occhi da matto.-
Mi cacciarono fuori dalla classe.
Paolina nel frattempo mi raccontava che si era fidanzata, probabilmente per farmi ingelosire.
Diceva che lui l'amava da morire e che le aveva già regalato un anello, ma che lei non era sicura perché lui, sebbene fosse bellissimo, non era abbastanza intelligente.
Per riassumere Paolina stava sparandole così grosse da fare tremare la città. Quando si accorse che nemmeno questa tecnica aveva su di me alcun effetto e che, del suo presunto fidanzato, non me ne fregava niente, disse che lo aveva lasciato e che lui si era tolto la vita.
Si vestì a lutto per una settimana per rendere tutto più credibile. E sussurrava fra sé e sé, quando era sicura che la sentissi: - Povero ragazzo, uccidersi per me. Pensare che c'è chi potrebbe avermi e non mi vuole.- Suo padre la guardava scuotendo la testa.
Paola, mi aveva raccontato un mio amico, frequentava tutte le discoteche più alla moda, ed entrava sempre gratis perché aveva un sacco di conoscenze e di agganci.
Un sabato mattina la sentimmo mettersi d'accordo con la sua compagna di banco per andare ad una discoteca del centro Così decidemmo di andare anche noi che, senza conoscenze, pagammo trenta sacchi.
Non avemmo il coraggio di avvicinarla e la guardammo ballare seduti sui divanetti rossi.
Dopo cinque minuti un buttafuori venne da noi e ci buttò per l'appunto fuori. Tipo poco fantasioso. Se io facessi il buttafuori cercherei di stupire, non so di regalare dei fiori o, perché no, essere gentile.
- Così la piantate di dare fastidio alle ragazze!- disse.
- Ma cosa abbiamo fatto?- protestammo debolmente Mentre il gorilla ci accompagnava, spintonandoci, verso l'uscita, Paola ci salutò con la mano, ridendo. Opera sua.
Quella discoteca era simpatica come la grotta degli orchi.
Paolina si dichiarò un giorno di maggio, manco a dirlo, portandomi in regalo un cesto di frutta.
- Federico, mi sono innamorata.-
-Di chi?- Fingevo io
-Di una persona che conosci bene.-
-Chi, il GianMarco? -
-Ma no, stupido, pensaci.-
-Francesco?-
- No, è una persona che conosci proprio bene bene.-
-Chi, mio padre?- Domandai allarmato.
- No, mi sono innamorata di te.-
A questo punto mi baciò sulla guancia ed io ebbi la conferma che erano baffi e non peluria.
-Vabbè Paolina, ma io non sono innamorato di te. Non mi piaci.-
- Lo so, però posso dire alle mie amiche che ci siamo baciati?-
- Se vuoi.- Dopo tutto non avevo nessuna reputazione da difendere.
- Perfetto.-
Mi smollò la cesta di frutta e partì a razzo a chiamare le amiche. Da quel giorno non mi disse più niente.
Provai a fare la stessa cosa.
-Paola mi sono innamorato di una persona che conosci bene.-
- Embeh?-
-Molto bene.-
-Vabbè e allora?-
-Sei tu.-
Risata.
-Almeno posso dire agli amici che ci siamo baciati.-
Schiaffo.
Il giorno dopo pugno sul naso dell'energumeno, sul quale piovvero applausi e ammirazione delle ragazze radunatesi per l'evento nel corridoio.

E' incredibile come due ragazze che hanno lo stesso nome possano essere così diverse.
Un po' come le due Monaco.
Il Principato pieno di belle donne, di Rolls e di snob.
Quella di Baviera di crauti, birra, senape e panzoni.
In una il Principe Ranieri e nell'altra l'Ispettore Derrick.

Se in questa storia volete trovare una morale è: andate a Montecarlo solo se siete ricchi e belli e vi va sempre tutto bene. in caso contrario tutti se ne accorgeranno e rideranno di voi. Chi, come me, non ha le caratteristiche divine del monegasco d.o.c. si accontenti di andare in camper all'Oktober fest.

Chi non lecca la Figa il Signore lo castiga.




ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.