FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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SCHERZI DELLA SOLITUDINE

Marco Tombesi




Era da parecchio tempo che non parlavo con qualcuno, mi ero costruito una vita su misura, un lavoro su misura, una casa su misura, una casa piccola, due stanze più il bagno (peraltro minuscolo), piena di libri, di ricordi, di passato, non frequentavo più nessuno, stavo vivendo solo ed esclusivamente in funzione di me stesso, dei miei progetti, delle mie paure, delle mie gioie, delle mie speranze...
D'un tratto mi svegliai, ricordo che era autunno, un autunno piovoso, ed anche freddo, inoltre era cominciato molto in anticipo.
Io riconosco esattamente quando arriva l'inverno, in genere sono fuori, in strada, passeggio, quasi sempre nelle prime ore del pomeriggio, allora succede che una raffica di vento mi investa e sento freddo, un gran freddo, in quel preciso momento dico a me stesso: "E' arrivato l'inverno".
Cosa c'entra tutto questo?
C'entra, c'entra perché quell'anno questa sensazione l'ebbi prestissimo, quasi non era finita ancora l'estate, rimasi molto molto colpito.
Ebbi la sensazione che qualcosa di strano, di anomalo, stesse per accadere.
Questa sensazione mi prese e non mi abbandonò più, giorno e notte continuava a torturarmi, inoltre cominciò a cresciere una specie di disagio, mi resi conto della solitudine che mi accompagnava da un po' di tempo.
Anche il lavoro cominciò a risentire di questo stato di cose, ero distratto, stanco, insonnolito, rimandavo spesso gli appuntamenti ed alla fine venivano annullati.
Ero stravolto, ancora poche settimane e sarei uscito di senno, quando una mattina qualcuno bussò alla porta, fuori pioveva, ed io non avevo voglia di vedere nessuno, guardai dallo spioncino e vidi che dall'altra parte aspettava pazientemente un'anziano signore, uno di quelli un po' robusti, con un bel viso tondo, che portano il cappello, un cappotto grigio e la sciarpa.
Un paio di occhiali con spese lenti e montatura scura completavano il tutto. Meccanicamente aprii la porta, quando mi resi conto di quello che avevo fatto ormai avevo di fronte l'anziano signore che mi sorrideva, accennò un mezzo inchino e continuò a fissarmi e a sorridere.
Rimanemmo un po' così, il pianerottolo era buio, e la porta aperta gettava un po' di luce calda nel freddo squallore delle scale.
Poi mi voltai di fianco e con un gesto del braccio feci segno allo sconosciuto di entrare.
Così ci ritrovammo seduti al mio tavolino da lavoro, uno di fronte all'altro, in silenzio. Poi lui cominciò a parlare:
- Sono venuto a parlarle... anzi, no, mi scusi, voglio essere franco, sono venuto a farle una proposta, ma non le dirò niente, al momento, primo voglio parlarle, si tratta di una cosa molto delicata, rischierei di essere frainteso, nascerebbe un terribile equivoco, e lei... ed io rischierei un rifiuto.
E questo sarebbe molto imbarazzante, per me...
Comincierò a parlarle di tante cose, della vita, delle cose della vita, degli ideali, degli scopi, dei sogni, delle persone, dei sogni delle persone, e sono sicuro che lei capirà e mi aiuterà. Cominciamo dalle parole, io so che lei conosce il valore delle parole, vedo sul suo tavolo tanti fogli, e su questi fogli parole, tante parole, lei scrive e lo fa badando alle parole, così come nella vita bada ai fatti e non all'immagine, all'aspetto, guardi questa casa: è essenziale, razionale senza essere squallida, spoglia. Lei non è una persona superficiale lo so perché l'ho osservata sugli autobus, sulla metropolitana, lei ascolta quello che le persone dicono, ma non tanto quello che dicono, ma COME lo dicono, studia le parole, le soppesa, le osserva (le parole).
Quello che le persone dicono o scrivono ha per lei un valore particolarmente alto, perché lei sa come lo so io che quando si parla e si soprattutto quando si scrive ci si espone, ci si spoglia, si mostra quello che siamo realmente.
Buona parte della gente non fa attenzione a queste cose e lo si vede, lo si nota da come vive, in piena superficialità, si circonda di cose che non hanno REALMENTE valore o importanza, ma di oggetti e persone che NON valgono quello che sembrano valere.
Questo fenomeno si può notare nei più svariati campi, dalle scarpe alla politica, dai giornali, ai libri, alla televisione.
Anch'io come lei ho la passione delle parole, anch'io osservo le persone quello che fanno, quello che dicono, per un certo periodo è stato solo un divertimento, un passatempo, poi è diventato un impegno, studiavo gli aggettivi, i vocaboli, e credo di aver assistito ad un fenomeno sconcertante, credo, per un uomo: il mutamento.
Il mutamento esiste continuamente sotto i nostri occhi, basti pensare al giorno ed alla notte, alle ore che passano, alle stagioni, agli anni, ma questi sono fenomeni normali, o meglio, che noi riteniamo normali, e che quindi non ci stupiscono più, altri fenomeni, invece, hanno ancora il privilegio di stupirci o impaurirci, e sono fenomeni a volte strani, legati a situazioni personali, alla nostra sensibilità...
Io ho assistito a questo evento: il mutamento di una lingua.
E' stato un momento emozionante, esaltante, poi è subentrata una sorta di depressione, mi sono accorto all'improvviso che una parte della mia vita, di ciò che conoscevo e che capivo era finita, era sparita, come se non fosse mai esistita, ascoltavo il fiume verbale che mi investiva e stentavo a riconoscere la lingua che avevo imparato da bambino, al sole nei campi di grano della Toscana, all'ombra dei cascinali. Ancora adesso ho momenti di smarrimento, ma ormai il peggio è passato, vivo la nuova realtà e ne sono contento, questo è importante, bisogna saper mutare e mutarsi, cambiare aspetto, mimetizzarsi, come gli animali, altrimenti si rischia di fare la fine dei dinosauri...
A questo proposito, ricordo che anni fa, viaggiando nel sud Italia, entrai in un paesino, ero in macchina e stavo passando in una stradicciola piccola e stretta, sull'uscio di una porta erano seduti un uomo ed una donna, tutti e due molto anziani, stavano seduti sui gradini della casa, lei vestita ancora all'antica, con il fazzoletto in testa, la gonna lunga nera, lui con l'abito scuro, il cappello nero, il gilet nero. Tutti e due serissimi, lo sguardo fisso dinanzi a loro, il volto scurito dal sole e dal freddo, immobili, impassibili...
Io rallentai, mi fermai ad osservarli, e loro rimasero fermi immobili, non mossero nemmeno un sopracciglio.
Non dimenticherò mai quei due vecchi, perché sono l'esatto opposto di ciò che io concepisco come vita: il movimento, fisico e mentale, l'elasticità, la plasticità.
Sono sicuro che se tornassi in quel paesino, troverei quelle due persone esattamente nella stessa posizione in cui le avevo lasciate.
Mi scusi per questa divagazione, ma sono cose che servono per conoscersi, io credo che per conoscere veramente una persona bisogna comunicarle i propri sogni, le proprie idee, le paure, perché tutto nasce dal pensiero, ed il pensiero nasce dalla persona, senza la persona non ci sarebbero i pensieri, ma senza pensieri esisterebbero le persone?
Inquietante quesito, che rapporto esiste tra la vita ed la percezione stessa della vita? Perché di questo parliamo, il pensiero come sensazione, come percezione della nostra stessa esistenza, d'altronde non è una novità, i greci ci erano arrivato prima di noi, ma è possibile che dopo millenni ci ritroviamo ancora a parlare di queste cose?
Perché no?
Forse potremmo modificare leggermente l'assunto, se penso e comunico il mio pensiero, esisto. Ecco questo mi piace di più.
Non pensi che io sia un parolaio, un verboso, in realtà io propendo per una comunicazione essenziale, scevra di inutili arzigogoli e pendagli.
Qui torniamo al punto: il valore delle parole e, di conseguenza, il valore del pensiero.
Vogliamo quindi dire: il valore delle persone?
Se riuscissimo a concepire la comunicazione come pensiero ed il pensiero come persona, potremmo anche ipotizzare che il vero valore delle persone risiede nei loro pensieri.
O nella capacità di comunicarli?
E' un problema...
Ma da dove nasce il pensiero? Dalla persona!
Qunidi il valore del pensiero è proprio della persona.
Ed il valore della comunicazione?
Nell'ambiente?
Potrebbe essere. Se l'ambiente permette una comunicazione valida tra gli esseri allora il pensiero assume un valore ben più grande...
Ma non sono le persone che generano l'ambiente di comunicazione?
(di comunicazione badi bene).
Intendo dire: se le persone non sanno ascoltare e non sanno parlare, vuol dire che l'ambiente è malsano, ma sono le persone che lo rendono tale.
Quindi torno sulla mia convinzione, pensiero e comunicazione sono valori intimamente legati alla persona.
Il valore della persona, che terribile concetto, terribilmente bello e terribilmente ambiguo, da sempre confuso con il valore venale, da sempre sottovalutato il valore della persona intellettuale.
Da sempre l'umanità apprezza le perline colorate e gli specchi, raramente l'umanità ha apprezzato il pensiero degli uomini, o meglio raramente ha apprezzato gli uomini che non dicevano ciò che lei (l'umanità) voleva sentirsi dire.
Problema enorme, il valore del pensiero, perché grandi pensatori e grandi parlatori sono spesso rimasti inascoltati?
A volte perseguitati, derisi, mai ascoltati.
L'uomo... il pensiero, il pensiero dell'uomo.
Come riconoscere la qualità del pensiero?
Ricordiamoci che siamo esseri umani, quindi io potrei essere tentato di negare il valore dei suoi pensieri per invidia, per rabbia, oppure potrei esaltare un pensiero mediocre per interesse, per cupidigia.
Difficile, difficile...
Ma torniamo al pensiero, che valore avrebbe un uomo il cui pensiero non fosse riconosciuto per quello che realmente vale?
Che senso avrebbe l'esistenza di un uomo al cui pensiero non fosse dato il giusto peso? Naturalmente parliamo di un uomo che abbia interesse a far conoscere il proprio pensiero e che voglia che del proprio pensiero sia riconosciuto il valore, per non parlare dello sforzo comunicativo, che da solo dovrebbe essere ricompensato con l'ascolto, con la condiscendenza, invece quest'uomo si trova solo, circondato da una barriera invalicabile, inaccessibile, la barriera dell'indifferenza, forse dell'egoismo.
Ha idea di come deve sentirsi quell'uomo?
Annichilito, prostrato, battuto nel fisico e nella mente, dve vedere il proprio pensiero scorrere via nei rigagnoli ai lati della strada, come la polvere e le foglie durante un'aquazzone, e riconoscerà i giorni e le ore in cui il pensiero si era formato, l'ispirazione, gli argomenti, rivedrà giornate e nottate che hanno accompagnato la crescita del proprio pensiero così come una madre rivedrebbe nel ricordo la crescita dei propri figli.
Attimo dopo attimo.
Che ne sarebbe della vita di quest'uomo?
Che senso avrebbe la vita per lui?
Sarebbe costretto a vagare nella propria vita senza riconoscerla e senza speranza di ricuperare il tempo perduto, speso per il proprio pensiero.
Mi creda quest'uomo vorrebbe MORIRE.

A questa parola sobbalzai, l'uomo che avevo di fronte, se ne accorse e tacque per un momento, socchiuse gli occhi e degluttì, come un gatto.
Sembrò riprendere fiato e si concentrò per l'epilogo del suo discorso.

- Mi creda, la vita per quell'uomo sarebbe divenuta un fardello, un peso, sarebbe come liberarsi da un oggetto ripugnante, che procura vergogna, come una gobba, una cisti.
Sarebbe una vera liberazione.
Lei è una persona unica, lei ascolta, lei capisce, non salta subito alle conclusioni, lei riflette, ragiona su ciò che vede e ascolta.
Lei ha una capacità unica di riuscire a recepire i messaggi che le provengono dall'ambiente che la circonda, e di sintetizzare un pensiero proprio, non viziato da pregiudizi e idee preconcette. Io la conosco, la apprezzo, lei sarebbe l'unico degno di compiere quest'azione; azione, ripeto, non criminosa in questo caso, ma degna, civile, direi addirittura umana.

A questo punto il mio sconcerto, era assoluto, non capivo cosa stava succedendo, chi era colui che mi trovavo di fronte? che ore erano, che giorno era, quanto era durata la conversazione, ore giorni, una vita?
Mi sembrava di essere seduto ad ascoltarlo da un tempo lunghissimo, percepii il buio fuori della finestra, un buio notturno, duro, impenetrabile.
L'anziano signore, si era alzato, aveva tratto dalla tasca del cappotto che non si era mai levato un piccolo involto di carta marrone legato con uno spago, lo depose sul tavolo, poi si voltò e sparì nella penombra della stanza, poco dopo udii la porta chiudersi piano.
Nella stanza piombò un silenzio denso, materiale.
Fissavo l'involto, era vero, reale, rimaneva solo questo, di tutte le parole che avevo sentito, di tutte le idee, i concetti, rimaneva solo il piccolo involto sul tavolo.
Lo lasciai lì, lo avrei aperto il mattino successivo.
Il mattino dopo mi alzai di buon'ora, dopo aver fatto colazione mi avvicinai al tavolo, presi il plico e lessi l'indirizzo che vi era scritto sopra, lo conoscevo, non so dire quando e perché mi ero recato prima a quell'indirizzo, so solo che conoscevo quella strada e quell'edificio.
Quindi mi infilai il pacchetto in tasca, uscii di casa e mi avviai verso la mia meta. Scesi alla fermata della metropolitana Garbatella e proseguii a piedi, come ho detto conoscevo la strada, camminai tranquillo fino all'edificio che mi interessava, trovai il portone socchiuso ed entrai senza problemi, salii al secondo piano, trovai una porta appena accostata, la aprii piano cercando di non far rumore, entrai in un corridoio buio, a destra vi era una porta chiusa ma la luce filtrava da sotto e dai lati.
Aspettai che i miei occhi si abituassero al buio, poi estrassi di tasca il plico e lentamente, senza far rumore, lo aprii; feci scivolare via la corda che lo chiudeva e lo svolsi.
Mi ritrovai in mano qualcosa di metallico, di freddo, riconobbi il calcio di una pistola, il tamburo, la canna corta.
Non ebbi dubbi che la pistola che stringevo in mano era carica, rimisi in tasca la carta e mi avvicinai alla porta.
Appoggiai la mano su di essa e spinsi piano, la porta si aprì silenziosamente, ed i miei occhi furono feriti dalla luce che mi investì, li sbattei ripetutamente, e quando riuscii ad aprirli i trovai di fronte ad una piccola stanza con un letto ed un tavolino, seduto al tavolino c'era un uomo. Lo riconobbi subito, era l'anziano signore che mi aveva fatto visita il giorno prima, stava leggendo un libro, aveva i gomiti appoggiati sul tavolo, la testa appoggiata alle mani.
Non si era mosso quando ero entrato, io rimasi immobile, osservai la scena, mi sentivo svuotato di tutto, era assurdo, tutta la situazione era assurda, che ci facevo io lì?la pistola che stringevo in pugno divenne pesantissima, insostenibile.

- Non abbia timore. - Sentii la voce dell'uomo anziano pronunziare queste parole. Non cambiò posizione, continuò a leggere.

- Lo faccia. Non deve avere scrupoli, per me sarebbe un grande sollievo.Io non vivo più, non ascolto, non parlo, ma, cosa più grave, non penso più.
Immagini cosa deve essere per un pittore divenire cieco, per un musicista divenire sordo, per uno scrittore perdere la mano destra. A volte penso che per me sarebbe stato meglio divenire pazzo, pazzo ma pensare...
Come vede sto precipitando verso un abisso di depressione e non creda che sia piacevole vedersi annullare giorno dopo giorno, ho bisogno di interrompere questo processo di annichilazione. E sarà lei che lo interromperà, ha in mano la soluzione. Pensi: poter disporre della vita di un uomo.
Non è esaltante, stimolante, lei può interrompere il flusso della vita e senza rimorsi, senza problemi.
D'altronde chi sono io per lei?
Nessuno, lei non sa niente di me, mi sono introdotto nella sua vita, l'ho invasa, ho turbato il tranquillo svolgersi degli avvenimenti della sua esistenza. Senza di me lei avrebbe potuto continuare ad esistere senza pensieri, invece io ho portato lo scompiglio in casa sua, ho seminato il dubbio, l'incertezza.
Mi uccida, si liberi di me, altrimenti io non le darò pace, la perseguiterò, la costrngerò a eliminarmi.
Mi creda, sarà meglio per tutti e due se mi uccide così, senza ulteriori problemi, poi tornerà alla sua vita, si sarà levato un peso ed avrà aiutato me a sbarazzarmi del mio...

Lentamente avevo alzato il braccio, l'avevo steso dinanzi a me, avevo stretto la pistola e cominciato a premere leggermente il grilletto, continuai a premere.

****

Il boato di uno sparo mi scosse, feci appena in tempo a voltarmi dal tavolo cui ero seduto a leggere un libro ed a vedere dietro di me un uomo anziano con una pistola in mano che mi sparava.




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