FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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RACCOLTA DI BRANI

Alessandro Bergamini




Immobile,
timido e tremante,
per timore d'interrompere
quel moto del pensiero,
per muovere una mano,
attende di fissare
il ribollire dell'anima
con un chiodo di rugginosa saccenza
su un muro d'aria.

Un sussulto,
è la prima emozione...
...e restano vuote parole...
"Poeta"... che arduo compito.
Con una penna
riempire i silenzi
come un musico senza strumenti...
...altro che non sian
la propria fantasia
la propria intelligenza
e un pizzico d'ardore...
...per affrontare una pagina bianca.

Resta bianca questa pagina..
semplicemente bianca
perché i valori e i sentimenti
restano tali solo per te
padrone di un cuore che non trova
la forza di urlare
non trova il coraggio di vivere
non vuole, forse, giocare nuovamente d'azzardo...
come sempre si nutre
di un fuoco che sembra esistere
solo dentro di lui
sembra bruciare solo delle proprie illusioni
e non crea che qualche
confusionario quadro come d'un astratto pittore... e vive.

Parole,
figlie della calma
crescono forti solo se
vivon pacifiche
come quei moti dello spirito
ribelle
alterne emozioni
di una vita vissuta,
comunque,
con pienezza.

Intrecciare incantesimi di parole,
nulla più chiedo
e godere della forza
che emana quell'inchiostro
che imprigiona le anime,
infinite,
che come tuono sprigiona
quel tuo cuore poeta.

Ricordo parole sotto la luna
alla ricerca di dolci armonie.
Ricordo insofferenti attese
e una implacabile immobilità
per paura della solitudine.
Ricordo, ancora,
solchi profondi
scavati da lacrime
che, caldi torrenti di lava,
han lasciato queste rughe sottili...
...e vivo
ogni giorno
colmo di quella gioia
che solo un forte fuoco può dare
...e scrivo
ché, come un camino,
del fuoco fa uscire il fumo.

Grano come cibo
per questa penna
che emozioni sempre più elaborate
va cercando
e trova
nascosta tra la polvere
quella scintilla,
ormai persa, pensava,
Pietra focaia
riattizza il fuoco
e di nuovo scalda
quel cuore che lento muore
allo specchio delle falsità
credendosi vecchio
e vive di continui sussulti.

"No!"
urla con strazio
sognando d'essere costretto a cambiare
abbandonare il calore di una vita normale
sopito davanti alle solite cose
non si rende conto
d'essere schiavo della quotidianità.

Rime abbozzate
di pensieri ribelli
come un film
girato a spezzoni.
Bardo d'antichi splendori
racconta la storia
di questi attimi intensi
quando gli occhi non vedono più
ma vivono con malinconia
un passato o un futuro
comunque mai esistito
e cantano con gioia
la nascita di un nuovo romanzo.

Sciocco cultore
d'arte e poesia
forse che quando nascesti
gioisti per quella che,
immensa fortuna,
ti fu donata
e chiamasti vita?
o forse un dio
ti fece bello
perché gli era gradito
d'ammirare il bello creato?
E tu ora,
ignorante,
scopri da solo la gioia...
senti più forte l'emozione
di trasformare, plasmandola,
l'energia in parola...
.. preghi Dio
affinché conservi questo suo dono.

Sono lacrime leggere
non è un pianto grave, lo so,
eppure spaventa
scoprire tutto d'un tratto
d'esser capace di leggere,
comprendere il sole,
ricordare la luna come un profumo
gradevole odore di libertà.

Dal nulla
silenzioso compagno
sorge lento
un fruscio di vesti
quasi accarezzando l'aria
rarefatta del mio pensiero.
Passo dopo passo
si avvicina
usando uno sguardo
per placare altri
e più roboanti venti.
Gira
senza volto
mirando con cura
attorno
allo spaurito innocente
bimbo
qui ora
tra la gente.
Infine fugge urlando,
urlando a squarciagola.
Rimangono le vesti
a dimostrare del vero
immacolato e serio
passaggio di un amore.

Ricordo con amarezza
istanti che,
con minuziosa cura,
conservo,
come se d'un tratto
mi fossi accorto del valore.
Pietra preziosa
gettata nel fiume
abbandonata fra la sabbia
di questo deserto di valori.
Parole inutili
raccontate con calore
e con l'innocenza
solitamente figlia di tali emozioni
Parole mai dette
conservate nel vacuo
per paura, forse,
di mostrare una pietra diversa dal solito
o, forse,
per l'abitudine
di pensare
che il fiume
da solo
trascina la pietra
e che tu
comodo
con calma
a valle
puoi andare a raccoglierla.

E' come il vento!
Come il vento!
non puoi fermarlo,
non puoi tenerlo!
Scivola piano
sulla mia pelle
mi sfiora le labbra,
urla!
e infine tace...
Mi lascia,
qui, solo,
a cercare un solo verso...
...e non ne sono capace.

Che panico
rileggere righe scritte al buio
cercare immagini vacue
inseguire storie ed emozioni
in questo labirinto di parole.
Che panico
tornare in cima al mucchio blu
e scendere lentamente
scivolando con scrupolo
come se non fosse terra tua
scoprire poi, in fondo,
che forse non è lo stesso quadro...
Quadro, ma quante parole
mimiche invenzioni
di identici ritratti a volti diversi
non riuscire mai a capire davvero
se sei tu lo stupido
o il tuo pensiero.


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