FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







IO E TU, UOMO

Moreno Bertoni




Dicono che il tempo non conta, poi attraversi una delle mille porte davanti a te e trovi lo spazio profondo delle nostre insicurezze e delle nostre paure, allora il tuo respiro serve per calcolare il tempo che passa.
Non abbiamo mani sufficientemente grandi per fermare il vento, ci aggrappiamo alla tempesta e preghiamo per non farci inghiottire dal nulla, ho visto un uomo piangere sulla propria tomba, aveva gli occhi pieni di troppi sogni, non c'erano fiori ma solo un sorriso appeso ad una lapide costruita nel vento. Non ricordo l'ultima volta che ho pianto, avevo certamente capelli più neri e rughe più sottili, il pianto è una liberazione, come aprire una diga prima che la pressione la distrugga, forse questa è la ragione dei capelli meno neri e delle rughe meno sottili, piangere dentro non aiuta l'uomo che cammina, aiuta solo l'uomo che odia.
Mi hanno raccontato di un luogo dove ai lati delle strade crescono solo fiori d'amore ed amicizia, ho iniziato il cammino nella brezza del mattino, certo che prima dell'imbrunire sarei arrivato, durante il cammino ho incontrato una donna, l'ho amata con tutto me stesso, poi un milione d'amici, pronti ad indicarmi il domani, non avevo visto i fiori ma ne sentivo il profumo, mi sono fermato come un viandante affamato, ho bevuto e mangiato a quelle mense, ora non sento più nessun profumo, il tempo è giunto per riprendere il cammino.
Ho indossato un abito nuovo, fatto di lana e di dolore, sono andato per le strade fiero di essere osservato, giunto nella piazza del paese ho incontrato altri uomini, tutti vestiti nell'abito migliore, parlavano del tempo e delle donne, parlavano di ciò che non sanno, parlavano per consegnare parole al vento, mi sono sentito uguale a loro, nella profondità della nostra differenza, nell'ipocrisia della nostra indifferenza, ho regalato la mia giacca ad un vecchio e da allora nessuno mi ha più guardato, ho pulito il sangue di un omicidio dal selciato, era li per ricordare ciò che tutti noi siamo, ora il selciato è pulito, nessuno ricorda, ma io non ho più addosso il vestito migliore.
Ho raccontato quello che avevo vissuto, a chiunque voleva ascoltare, come narratore di fiabe mentivo per essere colui che conosce, quando mi sono messo ad ascoltare ho letto sulle labbra del sogno, un racconto di monti e di spiagge, d'amori consumati nel volgere di una luna, siamo sempre pronti a numerare le imprese, anche quelle che faremmo meglio a dimenticare, il numero più alto vince, il più basso non conta, come una corsa di cani, ma la lepre siamo noi stessi.
Ho bevuto un'acqua strana, odorava di fango e aveva il sapore del miele, mi hanno detto che da quella fonte scende solo la paura, mi sono chiesto quale fosse l'odore della paura, mi sono risposto che era di miele, la paura può essere dolce, ho chiesto quale fosse il sapore della paura, mi hanno risposto che era di fango, quello con il quale ci si riempie la bocca quando si cade.
Ho mangiato un pane stupendo, fatto di farina e di speranza, ho condiviso il boccone con chi voleva ascoltare il rumore del mare, da un otre d'antichi racconti ho bevuto un sorso di vita, ne ho condiviso il mosto con chi voleva ascoltare il rumore del silenzio, quando il pane è finito e l'otre vuotata mi sono voltato a parlare con chi voleva ascoltare, ho deposto le mie parole sulla cresta delle onde, perché loro erano l'unico ascoltatore.
Cammina uomo, cammina, avrai ancora un abito nuovo ed un pezzo di sogno da raccontare, anche se sempre meno tramonti ad ascoltare, anch'io cammino, la meta è dentro di me, fuori di me, intorno a me, sotto di me, sopra di me. Oppure non ho meta. Solo sogni per chi vuole ascoltare.



ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.

à