FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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PRESS ON!

Benve




Bene non seppi, fuori che il prodigio
che schiude la divina Indifferenza

Eugenio Montale


Isaac: comandante e primo pilota
David: assistente pilota e secondo pilota
James: navigatore
Clerk: marconista
George: puntatore bombe


David: Lo vedi Isaac? sembra un incendio enorme. Il bagliore illumina il cielo.
Isaac: Sarei cieco se non lo vedessi.
D. Speriamo di non trovare contraerea. Appena usciti dalle nuvole ci hanno accolti con una bella scarica di pillole.
I. Ringrazia il cielo che abbiamo viaggiato per due terzi di Germania nascosti nelle nuvole. Adesso, con il sereno, i nostri pathfinders potranno prendere per bene la mira e indicarci dove bombardare. Sento che faremo un buon lavoro.
D. Beh, le nuvole avrebbero potuto nasconderci ancora per un poco.
I. Pretendi troppo, caro mio.
D. Quanti ne avranno abbattuti dei nostri?
I. Spero pochi. Comunque, ne abbiamo visto uno precipitare in fiamme.
D. Ehi, James, che posto credi che fosse?
James: Chemnitz. Quei signori del Comando bombardieri si sono pure scordati di segnarla sulle mie carte di navigazione. Mi chiedo se pensavano che prendessimo paura a sapere che dovevamo passare su una città ben difesa.
D. Che cosa c'è di tanto importante laggiù per essere così guarnito di contraerea?
J. Per quanto ne so, a Chemnitz ci fabbricano carri armati.
D. Panzer per il Reich!
I. Stanotte non ci interessano carri armati, ma carne umana, case e chiese.
D. Ne sei convinto?
I. Per quale motivo altrimenti la pancia del nostro Lancaster sarebbe piena di incendiarie, guarda caso proprio ciò che ci vuole per mettere a fuoco le case dei tedeschi? E a quel grande bagliore là trovi forse una spiegazione diversa da quella di una città in fiamme?
D. Avrebbero potuto dircelo subito che si sarebbe ancora trattato di bombardare un'area residenziale. Ci siamo abituati, non è mica la prima volta. La verginità l'abbiamo persa da un pezzo.
I. Ti spiace astenerti da simili volgarità. Sai, mi danno fastidio.
D. Senti chi parla. Di' piuttosto che non ho suscitato la tua ilarità.
I. Dovresti sforzarti di essere più sagace. Sei troppo serio.
D. In questa situazione non vien troppo da ridere.
I. Lo sapevo. Ti son bastati due colpi di contraerea per bloccarti il cervello.
D. Ho notato, sai, la tua espressione quando hai visto venir giù quell'aereo dei nostri.
I. Non ero tranquillo?
D. Tutt'altro, caro mio. Eri un po' palliduccio in volto.
I. Ero addolorato della perdita di un aereo della RAF e del suo valoroso equipaggio, nonché del fatto che qualche bomba non avrebbe colpito il bersaglio come dovuto.
D. Sii sincero e ammetti che temevi di fare la stessa fine. Ti preme la tua pellaccia.
I. Perché a te non preme la tua?
D. E dire che non sappiamo nemmeno che difese aeree ci attendono.
I. Non credo che siano massicce. La città non rappresenta un bersaglio militarmente importante, essendo priva sicuramente di industrie belliche di una certa rilevanza.
D. Essa non dovrebbe perciò costituire un obiettivo da includere in un programma di bombardamento.
I. E' una città antica, con bei monumenti, lontana dalle linee occidentali, risparmiata fino a poche ore fa dalle incursioni aeree. Per questo è diventata un grande centro di accoglienza per i profughi tedeschi dell'Est, che fuggono disperati all'avanzare dell'Armata Rossa sul suolo germanico. Adesso, essa ospita centinaia di migliaia di persone, che sospinte dalla grande offensiva russa di un mese fa, hanno evacuato la Slesia in fretta e furia. I sovietici si stanno vendicando ferocemente dell'aggressione che quattro anni fa hanno subito da parte del Reich. Perciò i tedeschi terrorizzati indietreggiano in massa, e, ovviamente, scappano verso i luoghi che considerano meno esposti al pericolo di attacchi aerei. In verità, nessuno si aspettava che la città divenisse un bersaglio da colpire duramente, né noi né i nostri nemici. A quanto pare, in Germania era addirittura considerata il luogo più sicuro dove rifugiarsi per evitare le nostre bombe. Con ogni probabilità vi si trovano pure molti ospedali. Non credo dunque che i tedeschi abbiano approntato grandi sistemi difensivi. Inoltre spero che i finti attacchi su altre città della Germania nelle ultime ore abbiano gettato un po' di scompiglio nella caccia tedesca.
D. Case, chiese, palazzi ed adesso anche ospedali e profughi. E' interessante. Ho la sensazione che in Germania qualsiasi cosa stia diventando obiettivo strategico. Non ti pare?
I. La stampa dei paesi neutrali e anche molti britannici inorridiscono quando apprendono notizie sulle distruzioni provocate dai bombardamenti aerei. Tutta questa gente che blatera sostenendo che si dovrebbero colpire solo gli stabilimenti industriali e i depositi di carburante dovrebbe venire con noi, sedersi su un Lancaster e prendere in mano la cloche. Allora si accorgerebbe che da ventimila piedi di altezza, di notte, con i Messerschmitt che ti ronzano attorno e la contraerea che ti acceca, solo per intercessione divina riusciresti a centrare una ciminiera. Se poi il tempo diviene cattivo, arrivano nuvole basse o si forma la nebbia, portare un attacco preciso su una determinata area è del tutto impossibile. Che fare, allora? Forse tornarsene a casa, carichi di bombe come alla partenza, dopo quattro ore di volo sul territorio nemico e inseguiti dalla caccia avversaria? No, non si può. Si bombarda lo stesso, quel che si può, alla cieca. Oppure si cambia obiettivo, e invece che cisterne di carburante si bombarda la città vicino.
Esiste solo un modo per ottenere una buona precisione: effettuare incursioni diurne. Ma il prezzo da pagare è altissimo. Di notte, un bombardiere che malauguratamente viene intercettato da un caccia riesce quasi sempre a salvarsi eseguendo una rapida manovra di avvitamento. Dai manetta, viri da una parte in picchiata, scendi di mille piedi circa, poi risali, e infine viri, di nuovo in picchiata, dalla parte opposta a quella di prima. Se non sei sfortunato, il nemico non riesce a starti dietro, e tu riesci a fuggire nelle tenebre. Di giorno, invece, un bombardiere è visibilissimo e difficilmente può sfuggire all'intercettazione della caccia.
D. Ne sanno qualcosa gli americani.
I. Ci hanno rimesso centinaia di Fortezze Volanti solo per attaccare posti come Schweinfurt. Volando con la luce bisogna rassegnarsi ad essere intercettati dai tedeschi e quindi ad impegnare battaglia con loro. Lo sai che significa, vero?
D. Per prima cosa è necessario essere scortati da una buon numero di nostri caccia. Poi bisogna volare in formazione compatta, accelerando e decelerando di continuo per tenere il nostro velivolo vicino agli altri bombardieri. Infine è necessario appesantire l'aereo con sistemi mitragliatori più efficaci e quintali di munizioni.
I. Ciò a scapito ovviamente del carico di bombe trasportabile. Per un obiettivo lontano come quello di stanotte, una Fortezza Volante B-17, grande circa come il nostro Lancaster, non può portare più di 5500 libbre di bombe, 2500 in meno di quelle che trasportiamo noi. Per consentire carichi maggiori, gli americani hanno dovuto costruire un aereo grande il doppio della Fortezza Volante, il B-29, Superfortezza Volante, dotato di cinque barbette elettriche con ben dodici mitragliatrici e addirittura un cannone da venti millimetri. In più, a bordo c'è un dispositivo di calcolo automatico che corregge immediatamente gli errori di puntamento di tutti questi armamenti.
D. Agli americani piacciono le cose grosse e complicate!
I. Più che altro, hanno un sacco di soldi. Più di quanti ne possediamo noi. Per questa ragione, noi della RAF, dall'inizio della guerra, attacchiamo con il favore delle tenebre, salvo rare occasioni. Continueremo a fare in questo modo, poiché per aumentare l'accuratezza dei bombardamenti non possiamo certo permetterci gli sprechi dei nostri alleati. Di notte i tedeschi ci vedono male, non possiedono radar sofisticati come i nostri. Inoltre le striscioline d'alluminio Window che disperdiamo a tonnellate nel vento, insieme a tutte le altre contromisure radio che mettiamo in atto, accecano efficacemente le apparecchiature di avvistamento nemiche, tanto che possiamo avvicinarci agli obiettivi molto più indisturbati che di giorno. [Rivolgendosi al navigatore James] Ehi, James, che ore sono?
J. Ore una e diciassette primi. Siamo in posizione come previsto. Mancano tredici minuti all'ora zero. Arrivo sull'obiettivo tra non più di sette, otto minuti.
I. Il bersaglio è visibile più di una faro. Possiamo continuare la navigazione a vista. Non c'è alcun problema. Ehi, George, puoi scendere in postazione di puntamento. Mi raccomando, fai buon lavoro con quel mirino, il nostro prezioso carico è affidato a te!
George: Il Mark XIV non sbaglia, comandante.
I. Sì, ma ci devi inserire il falso vento appropriato!
G. Per quello siamo nelle mani del Bombardiere Guida e del suo navigatore, comandante. Se ce lo trasmettono errato, ci potrò fare ben poco.
I. Sono convinto che stanotte ci daranno ottime indicazioni. Quindi apri bene le orecchie e prendi accuratamente la mira. Non voglio tornare indietro con il rimorso di aver fatto un cattivo lancio.
G. Agli ordini, comandante! [George esce dalla cabina di pilotaggio]
I. [Rivolgendosi con il microfono a tutto l'equipaggio] Ragazzi, tenetevi pronti! Tra pochi minuti inizia lo spettacolo.
D. Possibile che la gente non capisca che per stroncare concretamente il potenziale industriale tedesco occorre colpire la risorsa umana? Quest'ultima è più vulnerabile agli attacchi notturni, essendo distribuita su un territorio più vasto di quello occupato da una fabbrica. Se si radono al suolo qualche decina di miglia quadrate occupate da quartieri operai che stanno intorno ad una industria, si ottiene un effetto analogo a quello che si avrebbe distruggendo l'industria stessa.
I. Tu non conosci la dedizione al lavoro dei tedeschi e la loro organizzazione. Anche con la casa sfasciata, quelli son capaci di tornarci lo stesso in fabbrica. E poi, non lo sai che da più di un anno stanno costruendo dappertutto officine sotterranee, nascoste e invulnerabili ai bombardamenti aerei? Si calcola che da queste officine, dislocate nei posti più impensabili, in cantine, cave e miniere, i tedeschi facciano spuntare, fra Messerschmitt, Focke Wulf e Junker, trecento e passa velivoli al mese. Son peggio della formiche, lavorano anche sottoterra. Dovresti ammazzarli tutti.
D. Sai quante tonnellate di bombe dovremmo sganciare! Non voglio mica lavorare su un bombardiere tutta la vita.
I. Dalle statistiche sappiamo che in media una tonnellata di bombe che cade casualmente in una zona abitata provoca una decina di morti. Bisogna tener conto però di tutta la gente che risiede nei piccoli paesi, la quale è molto più difficile da colpire rispetto a quella che abita nelle grandi città. Nel complesso, prendiamo per buono che una tonnellata di bombe elimini cinque tedeschi. Dacché la popolazione della Germania ammonta a circa settanta milioni di individui, per farli fuori tutti ci vorrebbero dunque almeno quattordici milioni di tonnellate di esplosivo.
D. Se i tedeschi riescono a rintanarsi bene come tu dici, ammettiamo pure senza indugio che sarebbero necessari quindici o addirittura venti milioni di tonnellate di esplosivo.
I. Il che significa che dovremmo scaricare più di tre milioni di blockbuster da dodicimila libbre.
D. Considera poi gli obiettivi lontani. Quando le distanze da coprire sono grandi, come stanotte, il carico trasportabile da un bombardiere se ne va quasi tutto in carburante. In questi casi, devi accontentarti di sganciare blockbuster da duemila e quattromila libbre, che hanno meno potenza devastante.
I. Se si rinunciasse alla benzina per tornare a casa, si potrebbe viaggiare con un carico di bombe molto maggiore. Forse si potrebbe portare pure un Grand Slam da ventiduemila libbre. Quello sì che fa un gran bel botto quando arriva in capo ai nostri amici tedeschi!
D. Già, ma non ho mai avuto una grande simpatia per le missioni suicide.
I. Soprattutto se l'onore di compierle è tutto tuo, immagino. Comunque, stanotte invece che tornarcene indietro, avremmo potuto atterrare dietro le linee russe, che sono solo a mezz'ora di volo dall'obiettivo.
D. Non c'è molta differenza. I soldati dell'Armata Rossa sparano a tutto quello che si muove. Appena scesi dall'aereo, ci farebbero subito secchi.
I. Di questo non dobbiamo preoccuparci. Ti sei scordato di quel cartello che ci hanno dato nel caso fossimo costretti ad atterrare dietro le linee sovietiche?
D. Quello con scritto su in russo, a lettere cirilliche cubitali "Io sono Britannico"?
I. Proprio quello!
D. Il Comando bombardieri si comporta proprio come una mamma premurosa! Vuoi vedere che la prossima volta che ci mandano in missione nel bel mezzo della Germania ci danno una confezione di sciroppo per la tosse? Comunque sia, ammesso di salvare la pelle, non è proprio il caso di regalare Lancaster ai russi. Con la poca aviazione che hanno, quei comunisti se ne approfitterebbero subito se atterrassimo dalle loro parti. Inventerebbero qualche pretesto per requisirci l'aereo.
I. Pensa che nel caso di atterraggio di emergenza, i nostri aerei con a bordo apparecchiature sofisticate devono preferibilmente farsi catturare dai tedeschi piuttosto che cercare aiuto dai sovietici.
D. La contraerea tedesca e i Messerschmitt che ci sparano addosso mi danno già abbastanza preoccupazioni. Dovrai scusarmi, ma non mi rimane proprio tempo per prendere in seria considerazione pure gli atterraggi di emergenza in territorio occupato dai russi.
I. Non ti stimola per niente l'idea di un fuori programma? Un po' di rischio nella vita non guasta. Oppure ti tiri indietro non appena il gioco si fa duro, come gli italiani?
D. Non menzionarmi l'Italia. Quando ci sono stato sono stato derubato del mio portafoglio. Gli italiani mi fanno venire il voltastomaco. Con la speranza di ottenere il massimo con il minimo sforzo, si son buttati nella guerra insieme alla Germania, che in quel momento stava vincendo dappertutto. Poi quando i tedeschi hanno iniziato a perdere, gli italiani son venuti dalla nostra parte. E adesso ci tocca anche liberarli. Noi, con i nostri carri armati.
I. Gli italiani sono dei professionisti del voltafaccia. Pure nel '15 hanno deciso di fare la guerra contro Germania ed Austria con le quali erano alleati. E' il secondo bidone che son riusciti a tirare ai tedeschi. Un bidone ancor più grosso del primo, dal momento che hanno deciso di passare dalla nostra parte nel bel mezzo della guerra. Mica tutti sarebbero stati capaci di beffare i tedeschi per due volte consecutive.
D. Sono un popolo di buffoni, capeggiati da quel pallone gonfiato di Mussolini. La loro prima mossa è consistita nell'aspettare che la Francia fosse in ginocchio, per avventarsi su di essa con la viltà degli avvoltoi. Poi, non contenti, hanno sferrato l'attacco contro l'Egitto e la Grecia, le uniche prede che potevano permettersi. Nonostante questo, sono riusciti unicamente a collezionare una serie memorabile di ingloriose sconfitte, essendosi preparati con la tipica sciatteria di chi stoltamente non riesce nemmeno a valutare la forza del nemico che intende affrontare.
I. Che abbiano sempre agito da gran cialtroni è fuori di dubbio. Nonostante questo, si son saputi tirare fuori dai guai meglio dei tedeschi. E vedrai che per questa guerra se la caveranno più a buon mercato di tanti altri.
D. Che cosa fai? Primi inneggi ad imprese eroiche e poi finisci con l'encomiare la codardia degli italiani?
I. Intendevo dire semplicemente che è piacevole ricordarsi delle avventure che si sono vissute e dei pericoli che si sono corsi.
D. Quando però ti trovi già fuori dai guai, non quando ci sei ancora in mezzo, Santo Cielo!
I. Questo mi pare ovvio.
D. Perché non sei diventato pilota di caccia? Sai che emozioni proveresti a sfidare Messerschmitt 109 e Focke Wulf 190, magari su un bolide come un Tempest?
I. Già, con il rischio di saltare in aria non solo quando ti colpisce il nemico ma semplicemente quando tiri un po' troppo la manetta. Quel motore da tremila HP, alimentato con benzina a ben centocinquanta ottani e con distribuzione senza valvole è una bomba ad orologeria. Il minimo ritorno di fiamma può risalire fino alla presa d'aria del carburatore, e lì, se si sono accumulati vapori di benzina, il che è possibilissimo, esplode tutto in un attimo.
D. Suvvia, non esagerare, non puoi pretendere la massima affidabilità da un aereo con quelle prestazioni. E poi di incidenti così eclatanti non ne sono successi molti. Comunque potresti provare su un più modesto Typhoon, o su un buon vecchio Spitfire, un po' lento ma maneggevole.
Non ti piacerebbe? Il bombardamento orizzontale è noioso. Immaginati invece una emozionante missione di caccia. Rulli sulla pista insieme alla tua squadriglia. Con il tuo apparecchio in pochi minuti sei già a trentamila piedi. Ti senti padrone del cielo a quell'altezza. Passi le linee nemiche. Improvvisamente, ecco, laggiù, apparecchi nemici! Via, in folle picchiata, quasi a novanta gradi. Buchi le nuvole come un bolide. Un attimo e sei a quota quindicimila piedi. L'emozione di fa dimenticare le orecchie che ti scoppiano di dolore per il cambiamento repentino di pressione. Sei in coda al nemico, è questo l'importante. Lo rincorri un poco, poi acceleri decisamente per attaccarlo da vicino. Gli sei a soli mille piedi di distanza. Il suo timone nel tuo collimatore appare grande e nitido. Un brivido ti scorre lungo la schiena. E' il momento! Spari la tua raffica. I traccianti si allontanano velocissimi dal tuo apparecchio. Sfiorano l'aereo nemico. Correggi subito il tiro. Spari di nuovo, con trepidazione. Disdetta! Lo hai mancato. Di poco, ma lo hai mancato. Un eccesso di sicurezza ti ha tradito. Ancora in accelerazione, sbigottito e incredulo di non aver centrato un così facile obiettivo, sorpassi l'aereo nemico. Adesso è lui che ti sta in coda. Sei facile bersaglio. Il tuo avversario ti segue, ti si avvicina rapidamente. Ti sembra di sentire il suo fiato sul collo. Chiuso nel tuo abitacolo, inizi a respirare con affanno. Quasi in preda ad un attacco isterico, stringi nelle mani la cloche con tutta la forza che hai. Solo la disperazione ti permette di eseguire qualche manovra elusiva, come variare continuamente l'assetto di volo del tuo aereo. Sei completamente incapace di pensare alcunché di compiuto. Nella tua mente si accavallano solo sensazioni intense e rapidissime. Improvvisamente smetti di respirare. Sei pronto a ricevere il fuoco dell'aereo nemico. Potrebbe essere l'ultimo istante della tua vita. Ecco, ti spara contro. Un sussulto scuote il tuo apparecchio. I suoi colpi ti hanno sforacchiato un'ala. Per fortuna i serbatoi del tuo velivolo sono autosigillanti. Devi agire immediatamente e con estrema decisione prima che una seconda raffica ti annienti. Tenti il tutto per tutto. Spingi la cloche brutalmente in avanti e da un lato. Il tuo aereo compie una strettissima virata verso il basso. La forza centrifuga ti spreme fin quasi a farti perdere i sensi. Ti senti torcere la colonna vertebrale e il resto delle ossa. Per alcuni interminabili attimi non vedi più niente. Percepisci nitidi solo gli agghiaccianti scricchiolii che emette la struttura del velivolo, sottoposta ad uno sforzo micidiale. Poi, per fortuna, riprendi il controllo della situazione. Risali di quota in cabrata. Il tuo nemico non è stato abbastanza rapido. Ce l'hai di nuovo a tiro. Stavolta non c'è il tempo di fissarlo per bene nel collimatore. Ti affidi all'istinto e alla fortuna. Spari. Un lampo di luce ti illumina il volto. L'aereo nemico, centrato in pieno, è esploso. Il motore cade lasciando una lunga scia nera dietro di sé. Il timone posteriore squartato rotea nell'aria, precipitando insieme a pezzi d'ala e di carlinga. E' fatta! Ritorni vittorioso alla base, orgoglioso di te stesso.
I. Questa è roba da ragazzetti che credono ancora nelle romanticherie dei duelli aerei stile Barone Rosso. La caccia va bene per quella gente che non è mai voluta crescere, per quei grossi bambini che ancora affascinati dal rombo del motore e dai lampi della mitragliatrice aspirano a provare in ogni istante il brivido della bella morte. Noi piloti di bombardieri siamo cresciuti, siamo adulti. Nella nostra tediosa prosaicità sappiamo che le sorti di questo conflitto saranno determinate dal bombardamento pesante, e non dalle acrobazie aeree. Con la maturità, abbiamo ormai perso l'innocenza e la poesia che appartengono all'irruente e irriflessivo pilota del caccia, che prende la guerra come un gioco e vorrebbe che essa non avesse mai fine.
D. Non puoi essere così ingrato verso la nostra caccia. Centinaia di piloti ci rimettono la vita per distruggere le difese aeree tedesche! Come potremmo fare noi senza di loro?
I. E' ciò che ti volevo dire. La caccia aerea non è fine a sé stessa, ma fa parte anch'essa della vera arma che ci porterà alla vittoria: il bombardamento. Quando perciò tutto sarò finito, noi verremo presto dimenticati, poiché saremo stati noi ad aver compiuto il lavoro sporco, quel lavoro cattivo che i potenti, senza prendersene la responsabilità, ci hanno ordinato di fare e senza il quale la guerra l'avrebbe vinta Hitler. Così, si farà credere che la vittoria è stata conseguita con le belle imprese della caccia, ed altre baggianate simili. Ma soprattutto si dirà che la guerra l'ha vinta Churchill con i suoi bei discorsi. Sì, poiché è lui che ha il grande merito di aver proposto di non tergiversare e attaccare subito la Germania. Che i tedeschi si stessero rafforzando lo sapevano tutti, non c'era bisogno di profeti che lo venissero a raccontare. Il problema consisteva nell'entrare nuovamente in conflitto con la Germania, il che non era certo cosa da poco. Se il Führer fosse stato un po' più sano di mente, come era ragionevole supporre, lo scontro si sarebbe evitato e Churchill avrebbe fatto la figura del fesso. Invece, è stata proprio la smania a fare la guerra che ha valso la gloria al nostro attuale Primo Ministro.
D. Fortuna sua.
I. E sfortuna per tutti gli altri, che la guerra la devono combattere in postazioni molto più vicine al nemico di quelle che occupano i nostri governanti. Faceva presto Churchill a eccitarsi con l'idea di attaccare la Germania. Già, perché sapeva altrettanto bene che su un bombardiere lui non ci sarebbe mai salito.
D. E come faceva ad esserne così sicuro?
I. Per il semplice motivo che per trasportare un grassone come il nostro Primo Ministro un bombardiere dovrebbe rinunciare al carico di bombe.
D. Se ti sentono parlare così, passiamo un guaio!
I. Più inguaiati di così! Se poi il nostro caro Winston si mette in testa di ammazzare tutti i tedeschi, stiamo freschi. Ci mette a lavorare tutti i santi giorni, domeniche comprese!
D. Benedetto Cielo, Isaac! Saremmo costretti a saltare la messa!
I. Pensa un po': ammesso che ogni bombardiere scarichi ad ogni missione diecimila libbre di bombe, ed ammesso pure che ogni incursione sia eseguita da mille bombardieri, occorrerebbero la bellezza di circa quattromila missioni per scaricare sulla Germania i venti milioni di tonnellate di bombe che avevamo detto. Con una missione al giorno, ci vorrebbero più di dieci anni, il che corrisponde ad oltre cinquecento messe perse.
D. Cinquecento? Mi sembra veramente eccessivo. Così rischiamo di andare dritti dritti all'inferno.
I. Vedrai che se dovremo farli fuori tutti si troverà anche un mezzo più efficace. Esplosivi più potenti, magari, con cui costruire piccole bombe con un enorme potenziale dirompente.
D. Che se ne occupino gli americani. Io inizio ad averne già abbastanza.
I. Dici bene. Questa guerra deve finire presto. Chi la vince si prende il Mondo. E per ottenere una rapida vittoria non basta colpire il potenziale industriale della Germania. I tedeschi sono in grado di riprendere rapidamente la produzione. Guarda a Wiener Neustadt, per esempio. La distruzione delle officine di caccia Messerschmitt 109 era considerata totale dopo l'incursione dei B-17. Invece, dopo appena sei settimane è ricominciata la produzione di apparecchi e dopo altre sei settimane la produzione è tornata a pieno regime. Così la guerra rischia di continuare ancora per un pezzo. Noi distruggiamo, loro ricostruiscono e intanto si rafforzano. C'è poco da stare allegri: i tedeschi sono ancora perfettamente in grado di rifornire la loro aviazione di ottimi velivoli da caccia, come il Focke Wulf a muso lungo.
D. Per non parlare poi dei Messerschmitt 262. Quei caccia a reazione volano benissimo ad alta quota, proprio dove i nostri bombardieri sono costretti a viaggiare per evitare le granate della contraerea. Di giorno, i Messerschmitt 262 riescono a fare strage di Fortezze Volanti. E dire che noi non possediamo ancora niente di così sofisticato.
I. Se non fosse per il fatto che i tedeschi devono limitare i voli poiché si trovano a corto di carburante, per noi sarebbe veramente dura. Per i nostri politici la guerra è ormai vinta, e già discutono di che cosa fare dopo. Ma per chi sta in prima linea c'è ancora una brutta gatta da pelare. I tedeschi sono ancora in grado di sferrare micidiali attacchi, altro che storie.
D. Già, Bruxelles, Eindhoven. E' stata dura incassare dalla Luftwaffe il primo gennaio scorso. Un brutto capodanno.
I. Almeno ottocento dei nostri aerei distrutti al suolo. In pochi minuti. Di tutto ciò ben poco i nostri politici hanno permesso che venisse reso noto al pubblico.
D. E già, loro parlano alla gente come se fossero già adesso vincitori. Non possono perdere popolarità.
I. Finita la guerra si giustificheranno dicendo che altrimenti, se non fossero stati celati gli aspetti poco piacevoli del conflitto, il morale in patria sarebbe crollato, e ciò avrebbe messo a repentaglio la nostra vittoria. Così, poca gente sa che se in una missione aerea vengono abbattuti cento caccia nemici, spesso altrettanti dei nostri sono stati fatti fuori, magari insieme ad una decina di bombardieri.
D. La guerra si vince anche con la propaganda. I tedeschi confidano ancora nella vittoria finale, tanto son convincenti le argomentazioni di Goebbels. Ma anche gli americani in questo campo non ci vanno leggeri.
I. Sai, gli americani sono dei fini strateghi. Loro corrono solo per vincere, e se, per caso, si accorgono che possono anche perdere, allora si ritirano dalla gara.
D. Sarà bene che a questo punto continuino a correre.
I. Direi proprio di sì, perché adesso, con i russi che avanzano rapidamente sul fronte orientale, non possiamo permetterci di perdere tempo. Ogni mese in più che passa aumenta la probabilità che i sovietici abbiano dei ripensamenti sui patti che hanno stipulato con noi. Di gente che ha trattato con Hitler per spartirsi la Polonia non c'è certo da fidarsi. Perciò, se i russi si sentono più forti di noi, chissà quale bello scherzo ci combinano. Non ci sono alternative: la Germania deve capitolare presto sotto i nostri colpi, poiché dobbiamo dimostrare ai sovietici che la nostra potenza bellica non è seconda a nessun'altra.
D. Comodo però. Combattendo contro i tedeschi, facciamo anche la guerra ai russi. Due al prezzo di uno.
I. Proprio così. Perciò, non basta aver raso al suolo la Ruhr, incenerito Amburgo e distrutto le altre grandi città industriali tedesche. Adesso è il momento di colpire anche ciò che di norma viene risparmiato, di accanirsi su tutto ciò la cui distruzione suscita l'umana pietà. Polverizziamo dunque anche le estreme regioni orientali tedesche, così lontane dal nostro fronte e che ci costringono a compiere lunghe traversate sul suolo nemico. Poco importa se non ci sono industrie belliche. In questo momento è più importante che vi si trovino profughi da macellare. I tedeschi inizieranno a comprendere che per loro non esiste più un posto sicuro ove rifugiarsi, un luogo che i nostri bombardieri non osano colpire. Capiranno che noi siamo pronti a bombardare qualsiasi cosa si trovi in Germania, senza riguardo per alcunché, nemmeno per gente disperata e priva di difese antiaeree. Con la continua minaccia di essere annientati dappertutto, nel loro animo sorgerà lo spettro della distruzione totale. Tutto ciò, seppure indirettamente, avrà grande effetto anche sui russi. Dobbiamo render chiaro a tutto il mondo che possediamo una macchina di distruzione tecnicamente imbattibile, capace di arrivare ovunque ed in qualsiasi momento, anche quando le condizioni atmosferiche sono sfavorevoli, come questa notte.
D. Non mi rammentare il freddo, per favore. Ce n'è già abbastanza. La Avro non si è certo sciupata nel rendere un po' meno scomodi i suoi apparecchi. Abbiamo i radar ma non un impianto di riscaldamento decente! Possibile poi che il mitragliere frontale non abbia nemmeno un sostegno dove poggiare i piedi? Così, quando si muove per sparare, pesta la testa al puntatore disteso sotto di lui.
I. Che ti posso dire? Prova a scrivere una lettera di protesta.
D. Temo che prima di ottenere qualcosa, facciamo in tempo a combattere e vincere un'altra guerra.
I. Beh, intanto dobbiamo finire questa guerra. Mi sembra già abbastanza. Anche perché, una volta conseguita la vittoria, le rogne per noi non avranno termine. Ci saranno nuovi nemici con cui dovremo confrontarci quotidianamente e che dovremo dissuadere dal compiere azioni lesive dei nostri interessi. Soprattutto i sovietici dovranno essere consapevoli della nostra determinazione a combattere. Perciò, finché ne abbiamo la possibilità, dobbiamo far vedere che, se vogliamo, siamo capaci di non provare pietà di fronte a niente. Questo devono capire tutti: che non abbiamo remore a schiacciare il nemico usando la strategia più dura, ovvero togliendogli da mangiare, provocandogli montagne di cadaveri da seppellire e folle di moribondi da curare, in maniera tale da suscitare in lui orrore e disperazione oltre l'immaginabile.
D. Isaac, ci siamo quasi. Guarda laggiù. La città deve essere in preda ad una intensissima tempesta di fuoco.
I. A quanto pare, il primo attacco delle 22,15 è stato grande successo. Quei bastardi del Quinto Gruppo devono avere raggiunto una ottima concentrazione di bombardamento. Solo così si riescono a scatenare incendi indomabili. Altrimenti, se il bombardamento risulta troppo sparpagliato, il fuoco non divampa selvaggiamente, e può essere controllato.
D. Quando si tratta di mettere arrosto i tedeschi, quelli del Quinto Gruppo ci si impegnano particolarmente.
I. Tutto il gioco consiste nel segnalare bene il punto di mira prestabilito, che è il punto di riferimento su cui si basano tutti gli altri bombardieri per lo sgancio delle bombe. Stanotte, il loro Bombardiere Guida, a bordo del suo agile Mosquito, deve aver piazzato la prima bomba rossa di segnalazione proprio nel posto giusto.
D. Vorrei vedere la faccia rossa di rabbia dei pathfinders ufficiali dell'Ottavo Gruppo che ci guidano stanotte e che hanno subito l'umiliazione di avere affidata la seconda ondata di bombardieri.
I. Quelli sono capaci di eseguire una buona segnalazione solo sfruttando sistemi di radionavigazione sofisticati, come Gee o Oboe. Con tali mezzi sono buoni tutti, o quasi, a scovare il bersaglio. Stanotte, però, l'obiettivo si trova troppo lontano dal nostro fronte per poter captare i segnali di tali sistemi. Il radar, anche l'ultimo modello dello H2S, può fornire una posizione approssimata del bersaglio, buona solo per sganciare i bengala illuminanti, ma non per individuare esattamente il punto di mira. E poi lo H2S, pesante com'è, può essere montato solo su un Lancaster o su un Liberator, e non su un ricognitore che deve eseguire la segnalazione, scendendo a bassa quota ed evitando contraerea e caccia nemiche. Inoltre, le emissioni radar possono essere intercettate dai tedeschi, che così sono facilitati a scovare un aereo nel buio. Non ci si può certo permettere che venga abbattuto il Bombardiere Guida o il suo Vice. Ciò comprometterebbe tutta la missione.
Stanotte, perciò, vi era un unico modo per portare un attacco efficace sulla città. I Mosquito ricognitori avrebbero dovuto volare a più di ventimila piedi di altezza per captare i segnali del nuovo sistema di radiolocalizzazione Loran a lunga portata, l'unico utilizzabile per orientarsi con precisione in queste regioni remote. Poi, appena trovata la posizione del bersaglio, i Mosquito si sarebbero dovuti subito gettare in picchiata, fino a scendere a circa tremila piedi di quota. A questa altezza avrebbero dovuto eseguire una rapida ricognizione a vista sulla città per individuare il punto di mira prefissato sul quale sganciare, con un errore non superiore ad un quarto di miglio, le bombe di segnalazione. Un'impresa del genere poteva essere portata a termine solo dai pathfinders del Quinto Gruppo e dal loro Bombardiere Guida, che non sono nuovi a questo genere di cose. I pathfinders dell'Ottavo Gruppo difficilmente sarebbero stati capaci di scatenare l'attacco con questa accuratezza. E se non fosse nata una tempesta di fuoco, la città non sarebbe stata visibile da lontano, così che la seconda ondata di bombardieri avrebbe avuto molta più difficoltà nell'individuarla e bombardarla.
D. Isaac, quelle laggiù non ti sembrano colonne di autoveicoli che entrano nella città?
I. Con tutta probabilità sono squadre antincendio e altri mezzi di soccorso accorsi dalle città vicine. Tutto fila come previsto. Le tre ore di intervallo temporale tra il primo e il secondo attacco sono state ben calcolate. Gli incendi hanno avuto modo di svilupparsi vigorosamente e le squadre di soccorso sono impegnate al massimo nel tentativo di domare il fuoco e mettere in salvo la gente. In questo modo, noi scateneremo il secondo attacco proprio nel momento più critico per i tedeschi. Nel giro di pochi minuti, tutta la potenza distruttiva del Primo, Terzo, Sesto e Ottavo Gruppo Bombardieri della RAF, per un totale di più di cinquecento aerei, travolgerà la città, spazzando via pure gli stessi soccorritori.
D. Sai Isaac, a pensarci bene, sotto di noi si sta consumando un'immane tragedia.
I. Sono le conseguenze del bombardamento strategico, che toglie al nemico ogni sua risorsa e lo costringe alla capitolazione per fame. Che piaccia o no, questo è il modo più semplice che ci farà vincere la guerra. Molta gente protesta per questo metodo, ma io sono convinto che protesterebbe di più se combattessimo la guerra solo impegnando battaglia campale contro l'esercito tedesco. O bombardi le città e ci rimetti qualche decina di aerei e una manciata di piloti, o mandi centinaia di migliaia di uomini a crepare per sfondare le linee nemiche. I russi fanno in quest'ultima maniera, ma solo perché non possiedono una aviazione potente come la nostra.
Non c'è posto per i comportamenti romantici in guerra. Le azioni più riprovevoli, più infide, più vigliacche sono quelle che sconfiggono il nemico. Ma questo la gente non lo vuole capire, vuole lavarsene le mani. E nello stesso tempo non è disposta a sacrificare più del minimo indispensabile per conseguire la vittoria. Fa bene dunque il nostro segretario di Stato per l'aviazione Sinclair a raccontare frottole in parlamento, come quella secondo la quale stiamo attenti a non colpire gli ospedali. Con intelligenza, dall'inizio del conflitto Sinclair continua a riferire in pubblico che i bombardamenti riguardano solo obiettivi militari. Così la gente se ne sta buona, con l'anima in pace, nella sua ignoranza, facendosi della guerra un'idea nobile ed appagante, e disciplinatamente collabora alle operazioni belliche più sporche. [Rivolgendosi al navigatore] Ehi, James, che ore sono?
J. Ore una e 24 primi. Dovremmo essere esattamente sull'obiettivo.
I. [Rivolgendosi tramite il microfono a tutto l'equipaggio] Ragazzi, guardate il mare di fiamme ai vostri piedi. Ci sono solo due ipotesi. O i tedeschi, senza che ce ne accorgessimo, ci hanno colpito e ci hanno spediti diretti all'inferno, oppure siamo arrivati a destinazione. Dal momento che io mi sento vivo e vegeto, protendo per la seconda ipotesi. Voi che dite?
D. Hai notato, Isaac? Non un colpo di contraerea ha accolto il nostro arrivo sulla città.
I. Significa che abbiamo preso i tedeschi di sorpresa.
D. Sì, Isaac, ma qui è tutto fin troppo facile. Il nostro nemico è indifeso. Sarà necessario, ma qui facciamo fuori una città inerme. Isaac, mi sa che stanotte stiamo compiendo una bella porcheria. Guarda laggiù! Si vedono le strade della città disegnate con il fuoco! E nessuno ci sta contrastando. Quasi da vergognarsi.
I. Non ti preoccupare. Quando avremo vinto, racconteremo le cose come più ci fa comodo. E' il vincitore a prendersi la ragione, dal momento che la sua verità si impone e permane. Te l'ho già detto: la cosa essenziale è vincere subito, por fine a questa guerra prima possibile, costi quel che costi. Poi tutte le cose si potranno aggiustare a nostro vantaggio.
D. Va bene, Isaac, ma io parlavo per noi, non di quello che verrà detto alla gente.
I. Sai quante porcherie combinano i tedeschi? Basta pensare agli ebrei. E anche i russi, nella loro avanzata sulla Germania, stanno commettendo ogni tipo di atrocità sui civili che non sono riusciti a scappare verso ovest. Ragion per cui, anche noi possiamo concederci il lusso di fare porcherie. Tanto, quei tedeschi laggiù, se non li bruciamo noi, li stritolano i carri armati sovietici.
D. Ma così scadiamo allo stesso livello di chi compie quelle azioni riprovevoli!.
I. I tedeschi se la sono voluta. Si sono ostinati a seguire il loro Führer? E allora adesso si prendano le bombe che noi spediamo loro.
D. Anche la gente che stiamo bombardando se l'è meritate? Mettiti nei panni di un tedesco, dopo la resa del '18 e le umilianti condizioni imposte nella pace di Versailles. La Germania fu privata di tutte le sue colonie e il suo territorio nazionale fu spezzato in due; inoltre fu vietata la ricostituzione di un esercito decente. Ma soprattutto i tedeschi furono costretti a pagare un debito di guerra che di fatto, per almeno mezzo secolo, avrebbe impedito la ripresa economica del loro paese. Con Versailles, si voleva eliminare la Germania dal novero delle potenze europee, lasciandola senza difese, alla mercé dei suoi vicini vittoriosi e in preda a continue crisi economiche e politiche. Come tedesco, avresti forse accettato supinamente la disgregazione della tua patria e la miseria che ne conseguiva? Come avresti potuto dimenticare tranquillamente l'occupazione militare francese della Ruhr nel '23, la spaventosa inflazione che aveva incenerito i tuoi risparmi di una vita, più di dieci anni di caos politico? Io credo che molto probabilmente, dopo tutto quello che era successo, avresti appoggiato Hitler senza tanto pensarci su. Egli era l'unica persona che in quel momento mostrava la risolutezza necessaria per superare la crisi che il tuo paese stava attraversando. Di ciance ne avevi sentite fin troppe da tutti gli altri politici. Adesso volevi qualcuno che passasse ai fatti. Volevi qualcuno, insomma, che senza tante storie rimettesse in ordine il tuo paese e gliela facesse vedere a quelle nazioni boriose che non si erano accontentate di sconfiggere la Germania, ma pretendevano che tutto il popolo tedesco si prostrasse per decenni al loro cospetto. Solo Hitler aveva il coraggio di cancellare l'umiliazione di Versailles. Egli avrebbe ridato finalmente dignità al tuo paese, riarmandolo e rendendolo di nuovo temibile da tutti i paesi della Terra. E poi, con la ripresa della produzione bellica, la Germania sarebbe uscita dalla crisi economica, e tu avresti potuto ritrovare finalmente un lavoro stabile e il benessere che da tanto tempo ti mancava. Che ne sapevi che poi quell'ometto con il baffo, dopo tutti i vantaggi che ti aveva fatto conseguire, si sarebbe messo in testa di fare la guerra contro il mondo intero, portando la Germania verso la catastrofe?
Certamente, si potrebbe argomentare che i tedeschi avrebbero dovuto rendersi conto prima che il nazionalsocialismo li avrebbe condotti in fondo ad un baratro. E' troppo comodo operare le scelte più allettanti senza curarsi delle conseguenze che esse provocano. Per esempio, l'industria bellica porta lavoro e soldi per tutti, ed è vantaggioso appoggiarne lo sviluppo. Tuttavia è facile immaginare che, prima o poi, la gran quantità di armi costruite serviranno per scatenare una guerra. Parimenti, è attraente l'idea di mandare a capo del Paese una persona che, usando metodi brutali, riesce a risolvere rapidamente tutti i problemi. E' altrettanto evidente, però, che una persona del genere finirà con il fare un uso abnorme e spregiudicato del potere ad essa conferito.
Tutti questi però sono discorsi. In pratica, le cose prendono un'altra piega. Pensa infatti a come ognuno di noi può comportarsi nel proprio piccolo se gli mancano i soldi per vivere. In tali circostanze si deve cercare la soluzione più immediata, non si possono prendere in considerazione tutte le ipotesi possibili. Se agisci sempre con i piedi di piombo, muovendo un passo con ogni cautela possibile, finisce che qualcun altro, più lesto di te, se ne approfitta e ti beffa. Certo, Hitler era un violento, e i rischi nell'appoggiarlo non mancavano di certo. Ma per un tedesco era la soluzione più semplice, più immediata per uscire da una situazione insostenibile.
Sarebbe bello che tu sapessi già dall'inizio come andranno a finire le cose, perché potresti sempre fare in modo da evitare il peggio. Invece sul tuo futuro puoi avanzare solo delle ipotesi, non sai niente di certo. Di conseguenza devi prendere le tue decisioni procedendo a tastoni, ed è possibile, anche in perfetta buona fede, che tu finisca con il commettere grossi sbagli. Se poi sei pressato da problemi di ordine pratico, non puoi permetterti di meditare più di tanto sulle cose. Così, sovente ti trovi costretto ad imboccare subito la strada che ti consente di metterti in salvo lì per lì. Anche se nutri dubbi su ciò che fai, anche se tale strada ti appare oscura, la situazione contingente in cui ti trovi spesso non ti fornisce altre alternative. L'unica cosa che potresti fare a quel punto sarebbe quella di comportarti da eroe, rifiutando di prendere una decisione che non ti convince, anche se essa ti porta degli immediati vantaggi. Ma ammesso pure che tu decida di fare l'eroe, magari mettendo a repentaglio anche la salute della tua famiglia, che tu devi sfamare, spesso nemmeno questo gesto ti basta per metterti in salvo. Infatti, il tuo destino è strettamente legato alle sorti del tuo paese, le quali non sono decise da te, ma sono stabilite dal comportamento dalla maggior parte della gente e dai governanti. Ti trovi insomma imbarcato su una nave molto più grande di te, e non ci puoi fare niente, anche se non sei d'accordo sulla rotta che essa fa e disapprovi le decisioni del timoniere. Se la nave va a cacciarsi in una tempesta e fa naufragio, volente o nolente tu anneghi insieme a tutti gli altri. Non ti rimane che sperare che la nave resti a galla. E' per questo, Isaac, che stanotte non so se stiamo facendo una cosa giusta. La maggior parte della gente laggiù ignorava che seguendo Hitler sarebbe andata incontro ad una tragedia. Magari, in altre circostanze, molte di quelle persone non avrebbero neppure appoggiato il nazionalsocialismo. Poi purtroppo, insieme a tutti gli altri, più o meno colpevoli, ci sono anche coloro che non hanno mai condiviso le decisioni del Führer, e che adesso, loro malgrado, si trovano coinvolti in questa guerra, che in nessun momento hanno voluto.
I. Starsene a discutere su cosa è giusto o sbagliato può essere utile per passare piacevolmente un po' di tempo quando non si ha niente di meglio da fare.
D. Isaac, azioni come questa di stanotte pretendono una spiegazione. Come possiamo distruggere una città indifesa senza sapere se siamo nel giusto?
I. Se vuoi divertirti a stabilire come sarebbe stato giusto agire, fai pure. Tanto che cosa cambia? Siamo troppo invischiati nei nostri interessi personali per mettere in pratica le conclusioni delle nostre disquisizioni su ciò che è bene e su ciò che è male. Tanto vale astenerci da tali discussioni, che lasciano il tempo che trovano. Che ci pensiamo o no a stabilire la moralità di che cosa facciamo, il risultato rimane il medesimo. I nostri affari individuali ci attraggono con una forza maggiore di qualsiasi altra cosa astratta.
La morale resta fuori dalla nostra vita. Se pensi ad essa ti inquieti, poiché vedi che dovresti rinunciare troppo al tuo tornaconto personale per essere morale. Meglio perciò non pensarci, non farsi troppi problemi di questo genere. Se vuoi startene tranquillo con la tua coscienza, basta che tu ti comporti come la maggior parte delle persone, che vivono serene, poiché semplicemente reputano giusto tutto ciò che apporta loro beneficio, e ingiusto ciò che le svantaggia. Risolvere il problema morale con una menzogna, facendo coincidere il bene con il proprio utile, evita in effetti ogni preoccupazione e rimorso. Per questo motivo, anche se persegui brutalmente i tuoi interessi, ma ti illudi di trovarti sempre nel giusto, vivrai bene pure te.
Non andare troppo a fondo nelle cose, accontentati di una spiegazione che resti in superficie. Un bullone rimane avvitato perché c'è attrito fra dado e vite. Tutto qui. Ma se inizi a chiederti perché c'è l'attrito e che cos'è l'attrito, non finisci più. Se guardi il mondo, esso ti appare bello alla prima occhiata, ma se ti ostini ad andare a fondo nelle cose, trovi sempre più marcio. Perciò, vuoi mettere come trascorre una felice esistenza colui che si occupa solo della propria casetta? Egli, con la sua sana stupidità, beffa tutti quelli che scavano più in profondità. Il segreto del suo successo consiste semplicemente nel vivere solo con mediocri ideali, nel porsi modestissime mete da raggiungere. In verità, egli è proprio l'essere più adatto a vivere in questo mondo. In alternativa, coloro che si ostinano a prefiggersi obiettivi più impegnativi possono comunque trovare la felicità. E' sufficiente che si illudano ingenuamente di aver raggiunto comunque i loro scopi, sebbene si trovino sempre molto lontani dall'averli conseguiti. L'ottimista è stupido, ma risulta vincente sul pessimista, che pure vede maggiormente le cose come stanno.
Persegui dunque il tuo interesse, e fatti il minimo indispensabile di dubbi sul tuo operato. Vedrai che cascherai sempre in piedi. Chiediti se hai agito bene solo quando questo risulta palesemente necessario per non andare incontro a situazioni a te svantaggiose. Sei più forte? Magari per caso, o perché sei nato in condizione privilegiata? Allora sbeffeggia chi è più debole di te. Vedrai come ti sentirai bene. Ti sentirai un leone. Non dovrai temere alcunché, se ti sarai procurato abbastanza denaro per comprarti persone e cose come più ti fa comodo. Tieni ben presente il tuo tornaconto, e prendi tutte le altre cose con leggerezza. Non aver paura che questo atteggiamento potrà portarti dei guai. Tanto il futuro è imponderabile, qualsiasi piccolo evento può cambiarlo completamente. Approfitta quindi per quanto ti è possibile delle circostanze che ti sono favorevoli, senza farti molti scrupoli. In questo modo potrai goderti appieno la vita finché non arriva il peggio. Magari poi un giorno ti alzi e ti accorgi che è scoppiata una guerra, il tuo piccolo paradiso si dissolve e ti tocca andare a combattere. Ma anche se tu ti fossi comportato diversamente fino a quel momento, sforzandoti di muoverti con ponderatezza, non è assolutamente detto che non saresti finito comunque nei guai. Magari, per ironia della sorte, ti saresti ritrovato in un pasticcio ancora maggiore. Così, è possibilissimo che se dopo il '18 avessimo cercato di essere più lungimiranti e avessimo riservato un miglior trattamento alla Germania sconfitta, questa guerra sarebbe scoppiata lo stesso. I tedeschi sono aggressivi, hanno invaso il Belgio neutrale per ben due volte, ricordatelo.
Soprattutto, non cercare giustificazioni generali all'agire umano. Pensi che le verità importanti risiedano nelle tormentate e complesse elucubrazioni che si trovano nei libri? Là si trova solo una piccola parte della verità. Il resto sta nelle piccole cose, nei discorsi di ogni giorno. Così accade che la maggior parte delle volte, il successo non dipende dalle grandi strategie ed ideali, ma dalle modeste astuzie quotidiane, e dal saper cogliere il momento opportuno. La capacità critica non favorisce sempre il conseguimento di obiettivi pratici. A volte costituisce un vero intralcio nel prendere decisioni rapide. Così accade che l'ottuso, con i suoi metodi rozzi e istintivi, può arrivare benissimo più in alto di colui che dispone di acume mentale. Guarda la mosca, con un cervello grande come una capocchia di spillo, agendo d'istinto beffa in velocità l'uomo e salva la propria vita. Così può capitare il caso che noi, con tutta la nostra intelligenza, finiremo con il costruire ordigni che ci annienteranno tutti, mentre le mosche, con la loro stupidità, sopravviveranno più a lungo della stirpe umana. Così, è possibile che quando noi saremo tutti morti, quegli insetti continueranno a svolazzare beati, ignorando tutto il sapere umano. Composizione chimica degli esplosivi compresa.
Osserva come i nostri bengala illuminano la città. Sotto le fiamme, sopra gli sfolgoranti alberi di Natale. Ma ecco che già brillano i grappoli verdi e rossi degli indicatori di bersaglio. Il punto di mira è stato segnalato. Non è uno spettacolo fantasmagorico? Noi piloti di bombardieri siamo cresciuti abbastanza, sappiamo già tutto di morale. I cannoni sono di acciaio, le navi di ferro; gli aerei invece sono di alluminio, un metallo diverso, che non arrugginisce, leggero, quasi etereo, ricavato con la pura elettricità. Pensa a quando spingi le manette, ascolti il rombo dei quattro motori Merlin, vedi le eliche che turbinano e l'altimetro che sale. In quel momento il tuo corpo viene trascinato via e portato in alto. Impetuosa, una sensazione di potenza a cui non ti puoi sottrarre pervade la tua mente. Buchi il cielo e viaggi verso le stelle, mentre le cose terrestri rimpiccioliscono. Allora, a due volte l'altezza dell'Olimpo, ti credi non più uomo, ma dio. Noi stiamo sopra gli altri, da quassù siamo potenti, osserviamo con sufficienza gli esseri umani in basso, che ci appaiono piccoli, impotenti e stupidi. Dalla nostra posizione elevata, scagliamo i nostri fulmini e colpiamo chiunque noi vogliamo. La nostra ira devastatrice è irrefrenabile. Essa si scatena su tutto con la più totale empietà, annientando uomini e cose. Così dispensiamo la morte, il momento più solenne della vita umana. Forse l'unico momento solenne. Chi se non noi dunque può considerarsi l'erede delle antiche divinità? Non più astratti, impalpabili, trascendenti, ma terribilmente concreti, siamo proprio noi i nuovi dei. Così la gente adesso deve rivolgere tutta la sua attenzione verso di noi, temendoci e ossequiandoci se vuole evitare di suscitare la nostra rabbia, oppure pregandoci e invocando il nostro intervento nel caso essa abbia bisogno di difendersi dal suo nemico.
Ognuno crede di essere nel giusto; ogni uomo vive con la boria di trovarsi sulla torre più alta. Non c'è sforzo critico per trovare qualcosa che vada molto al di là del proprio utile. La maggior parte dell'umanità, di tutta l'umanità, non si impegna minimamente per cercare il bene. Agisce istintivamente, come l'animale per calmare la fame che lo attanaglia; poi maschera tutto con bei discorsi di comodo. Non mette mai in forse il proprio agire, e per tutto ciò che fa trova una falsa giustificazione, della quale si compiace, come il maiale si compiace grugnendo del suo trogolo immondo, nel quale affonda con forza bestiale tutto il muso. Guardala. Come è meschina, laggiù in basso. Non merita certo pietà questa umanità che apprezza e premia solo colui che persegue il proprio interesse, colui che indulge alle proprie cattive azioni e che, tramite le più spudorate menzogne, fa credere al mondo intero che egli si trova sempre nel giusto. Essa anzi suscita disprezzo. Provo quindi piacere a sganciare bombe su di essa. Un brivido mi sale lungo la schiena quando sento aprirsi i portelloni. Poi gioisco quando dal ventre dell'aereo si stacca il nostro blockbuster da quattromila libbre, che dilania gli edifici. Infine godo quando scende giù la thermite, che mette a fuoco i tetti sfondati, le porte scardinate e le finestre volate lontano, in modo da suscitare un incendio enorme. Allora l'aria si arroventa, e genera un turbine micidiale che, come stanotte, risucchia tutto nel rogo, uomini, animali, cose.
Quanti ne creperanno laggiù in fondo? Diecimila, cinquantamila, centomila? Bene, dopo ci sarà più spazio e maggiore pulizia. Bisognerebbe anzi che fossimo dotati di bombe ognuna capace di sprigionare una forza distruttrice e una quantità di calore pari a quelle provocate dalla deflagrazione di migliaia di tonnellate di esplosivo. Così, finalmente, con l'ausilio di tali ordigni, potremmo portare a termine la nostra opera catartica, sterilizzando il mondo profanato dalla presenza umana.
Clerk: Comandante, messaggio dal Bombardiere Guida: "Press on. Bombardare la concentrazione di indicatori rossi, come previsto. Non sprecare bombe sopra le aree della città già in fiamme".
I. Press on! Dateci dentro e sbrigatevi! David, non essere così cupo. La festa è iniziata, e abbiamo ottime possibilità di tornarcene a casa ancora tutti d'un pezzo. [Rivolgendosi al navigatore] James, iniziamo la manovra per immetterci sulla nostra direttrice d'attacco. Puoi iniziare a fornirmi le indicazioni necessarie. [Rivolgendosi con il microfono al puntatore in postazione] George, stiamo per effettuare la corsa di bombardamento! Preparati a darmi immediatamente le correzioni di rotta ad ogni deviazione dalla linea di approccio. [Rivolgendosi infine con il microfono a tutto l'equipaggio] Ragazzi, andiamo a dare il nostro saluto alla città. Non credo che ci torneremo. Anche perché domattina, a completamento dell'attacco, altre 450 Fortezze Volanti americane daranno il buongiorno a Dresda.

Firenze, 15 ottobre 1995



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