HAPPENING!

di Sandro Bastasi

"Happening!" è un romanzo che, a un primo livello di lettura, narra semplicemente la storia di un italiano che lavora in Russia e viene coinvolto in un complotto contro Eltzin. Lo si può considerare quindi un thriller politico. In realtà, è una testimonianza di prima mano, dall'interno, sulle trasformazioni che ha subito la Russia dal 1991 al 1993, dal fallito colpo di stato comunista all'attacco alla Casa Bianca e al Parlamento che segna la vittoria di Eltzin contro i suoi oppositori.

L'autore ha vissuto diversi anni in Russia ed è stato testimone diretto di queste vicende, per cui il libro è un documento vivo del modo in cui i Russi hanno realmente vissuto questi fatti, delle idee e delle lotte di potere, politico ed economico, che hanno determinato la situazione attuale del paese.

"Happening!" è però anche una vicenda esistenziale: la storia di un uomo, Vittorio Vinciguerra, che non ha mai voluto o potuto impegnarsi fino in fondo in nessuna delle cose che ha cercato di fare nella vita, l'intellettuale, il politico, il marito, l'uomo d'affari, tutti ruoli ricoperti e presto abbandonati, fino all'estremo, quello del killer.

Il romanzo ha una struttura tripartita: una prima parte in cui il protagonista viene coinvolto nella preparazione dell'attentato; una parte centrale che contiene l'antefatto (la vita del personaggio a Milano, le sue vicissitudini nel passaggio dagli anni settanta agli anni ottanta) e che fa capire perché Vittorio si getti così a capofitto in quest'avventura folle; e una parte conclusiva, di nuovo in Russia, con la preparazione dell'attentato (poi fallito) e la morte del protagonista.

La trama in sintesi è la seguente:

Vittorio Vinciguerra lavora a Mosca, vive con Masha, una ventenne russa, ex prostituta; è convinto da Voronov, capo di un grande Kombinat metalmeccanico, alleato di Kariaghin, esponente di spicco della nomenklatura industriale del passato regime, a partecipare a un attentato contro Eltzin, per bloccare la trasformazione in senso capitalistico e occidentale dell'economia e della società russa. Dopo mesi di addestramento, in occasione di una Fiera commerciale che Eltzin deve inaugurare, si reca a Nizhnij Novgorod, dove si apposta col fucile in una torretta, in attesa dell'arrivo della sua vittima. All'ultimo momento però gli arriva l'ordine di rinunciare: Kariaghin ha trovato un accordo con Eltzin. Vinciguerra torna a Mosca, ma dopo qualche tempo due uomini, sicari di Voronov, si presentano a casa sua col pretesto di riprendersi il fucile, in realtà per eliminare testimoni pericolosi. I due sparano, uccidendo Masha, mentre Vittorio riesce a fuggire e si salva momentaneamente rifugiandosi presso Andrej, un amico russo. Morirà tre mesi dopo, ucciso dalle truppe di Eltzin durante l'attacco alla Casa Bianca.

L'antefatto, nella sezione centrale del libro, ricostruisce la sua vita precedente: Vittorio, nella Milano degli anni '70, è attivo nel Partito comunista e scrive di teatro su varie riviste militanti; incontra Laura, se ne innamora, la sposa, e, entrato controvoglia nell'ottica del "metter su famiglia", comincia a impegnarsi seriamente nel lavoro, facendo carriera in un'azienda del terziario avanzato. La sua eterna insoddisfazione però lo porta a lasciare l'azienda per mettersi in proprio, poi a decidere un viaggio negli Stati Uniti per imparare un fantomatico metodo Octopus per una nuova organizzazione aziendale. Sarà questo viaggio, dove incontra Andrej, il russo che anni dopo lo ospiterà a Mosca, ad aprirgli gli occhi, a indurlo a rompere con la famiglia, il lavoro, con l'ambiente milanese che non riesce più ad accettare, per ricominciare tutto da capo in una situazione, come quella russa, in cui "tutto sia possibile".

Il romanzo si muove così tra due poli: la Mosca dove crolla l'utopia comunista ma crolla anche l'illusione di una transizione indolore al benessere occidentale, e la Milano dove la tradizionale vivacità culturale si spegne per lasciare il posto al mito del danaro e del successo come unica legge, dove sintomi di intolleranza e di egoismo sostituiscono la generosità che l'ha contraddistinta nel passato.

Milano e Mosca diventano così simboli della duplice e simultanea crisi di due sistemi che si erano confrontati proponendosi ciascuno come l'unico modello valido. Il fallimento esistenziale di Vittorio diventa quindi emblema di un fallimento del mondo nella ricerca di una via giusta per la convivenza, per lo stare insieme dell'umanità.

Marina De Stasio, giornalista, critico d'arte del quotidiano "L'Unità"