FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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L'UOMO SUL PONTE

Roberta Calì




Era una bella giornata, forse un po' fredda come del resto sempre in quella stagione da quelle parti. Aveva fatto un viaggio discreto, l'albergo sembrava confortevole e c'erano ancora un po' di ore prima di cena.
Decise di approfittarne e fare un po' il turista, visto che dal giorno dopo si sarebbe dovuto immergere a tempo pieno nel lavoro.
La signorina alla reception era molto cortese e si sforzava per farsi capire, ancora una volta si pentì di non avere coltivato meglio lo studio della lingua inglese.
Chiese un po' di consigli su cosa visitare, la signorina gli disse che a Detroit non c'era molto da vedere, era una città ormai dimessa. Però, disse, il Canada è proprio qui vicino, basta passare un ponte od un tunnel, il ponte però era più panoramico.
Salì sulla macchina che aveva preso a nolo all'areoporto, era enorme come tutto del resto in quel paese, chissà perché gli americani hanno la mania di fare tutto grande, pensò. Seguendo le istruzioni trovò senza difficoltà la strada, non c'era traffico, al confine statunitense, un funzionario distratto gli fece cenno di passare. Il panorama era stupendo, il posto aveva dell'incredibile.
Arrivato al confine canadese, venne fermato per il controllo dei documenti. Con estremo disappunto si accorse di avere dimenticato il passaporto in albergo. Che disdetta. Cercò di spiegare nel suo inglese scolastico al solerte doganiere o che diavolo era che il suo passaporto stava tranquillamente aspettandolo a Detroit. "Si può sapere come ha fatto ad attraversare il confine degli Stati Uniti senza passaporto?" chiese il poliziotto.
"Ma, veramente non mi hanno chiesto i documenti ed io non mi sono accorto di non avere con me il passaporto". "Mi spiace sir, ma senza passaporto lei non può entrare in Canada, deve tornare indietro".
L'uomo fece manovra con la macchina, un po' indispettito e ripercorse il ponte. All'altro posto di polizia venne nuovamente fermato. "Guardi", disse "ho dimenticato il passaporto in albergo a Detroit", il poliziotto statutinense lo fissò con diffidenza, "lei sta venendo dal Canada, non da Detroit". "Accidenti, ma io sono venuto da qua e non mi avete controllato, così non mi sono accorto che non avevo il passaporto, ed il suo collega canadese mi ha rispedito indietro".
Stava iniziando ad innervosirsi, ogni dialogo richiedeva un mucchio di tempo, data la fatica che faceva ad esprimersi. Il poliziotto gli chiese nome, cittadinanza e quando fosse arrivato, poi inserì i dati nel computer per il controllo. Niente, l'uomo non risultava entrato negli Stati Uniti.
"Quel vostro dannato computer deve avere qualcosa che non va, io sono arrivato oggi da Milano, Italia". "Mi dispiace signore ma non risulta, lei non può entrare negli Stati Uniti, deve tornare in Canada". "Ma io non sono mai stato in Canada, tutta la mia roba è a Detroit, perché non chiamate l'albergo, sono registrato lì".
"Mi dispiace signore, ma non siamo autorizzati a fare questo genere di chiamate, e poi lei potrebbe avere un complice in quell'albergo che l'aiuta ad entrare clandestinamente negli Stati Uniti". "Ma quale complice, io sono solo un povero cristo in viaggio di lavoro che si è preso qualche ora di libertà". Tutta colpa di quello stramaledetto poliziotto inefficiente che non lo aveva controllato la prima volta, e poi ci si lamentava della scarsa professionalità italiana!
Stava ormai imbrunendo e la temperatura diventava sempre più rigida, l'uomo era perplesso, qualsiasi tentativo fatto per convincere il poliziotto andava a vuoto. Fece più volte avanti indietro sul ponte, passando da un confine all'altro cercando di convincere ora il canadese ora lo statunitense ma senza risultato. Restò seduto con l'aria sconsolata per un po', poi gli venne l'idea di chiedere aiuto. Fermò una macchina che stava rientrando negli Stati Uniti e spiegò il suo caso, e così continuò con tutte le macchine che transitavano sul ponte. Di lì a poco si formò una piccola folla di curiosi.
Qualcuno impietosito gli diede da rifocillarsi, un'altro dotato di cellulare chiamò l'ambasciata italiana, un altro ancora si rivolse a giornali e televisione.
I giornalisti, come avvoltoi, arrivarono in un batter d'occhio, quella notizia era talmente strampalata da meritarsi la prima pagina dei quotidiani ed il servizio di apertura dei telegiornali. Furono intervistati anche i solerti poliziotti, gli ambasciatori, psicologi, politologi, sociologi, etologi insomma tutti gli "ologi" possibili. Iniziarono dibattiti infiniti, in cui si discuteva a tal punto da dimenticarsi del perché si stava discutendo- Nel frattempo era calata la notte, ma l'uomo poteva stare tranquillo, la CNN, in cambio dell'esclusiva, gli aveva procurato un camper dotato di ogni genere di confort.
Si apprestò quindi a trascorrere la sua prima notte nella terra di nessuno. Passarono i giorni, ma la situazione non si sbloccava. Gli venne in mente quel film con Kirk Douglas, come si chiamava...ah già "L'asso nella manica", dove un giornalista ritardava apposta i soccorsi ad un uomo intrappolato in miniera, per potere fare un servizio più drammatico. Magari stavano facendo lo stesso con lui, non era possibile che nessuno lo tirasse fuori di lì.
Una famosa marca di chewingum lo inondò di soldi per girare uno spot in cui diceva lo slogan "L'uomo sul ponte mangia solo la gomma del ponte" e poco importa che il ponte della gomma non avesse niente a che fare con il ponte su cui era prigioniero. Poi fece un sacco di contratti con televisioni, radio, giornali e chi più ne ha più ne metta. Quando finalmente se fosse andato da lì, avrebbe fatto la vita del nababbo!
Era ormai passato un mese, incredibile ma nonostante si fosse sfiorata la guerra tra Stati Uniti, Canada ed Italia, non ci si era mossi di un passo. Tutti avevano ragione, tutti avevano torto. E la cosa più pazzesca era che il nome del ponte fosse "Ambassador Bridge", il ponte dell'ambasciatore!!! Persino i tentativi del Papa andarono a vuoto, non ci fu niente da fare.
Un giorno fu contattato da una famosa marca di personal computer che gli propose un contratto miliardario per pubblicizzare l'uso dei propri PC. Inoltre gli fornì corsi per impararne l'uso e soprattutto lo avviò all'utilizzo della "Madre di tutte le Reti". Con Internet gli si aprì un nuovo mondo. Non si sentiva più prigioniero sul suo ponte. Poteva stare in contatto con persone di tutto il mondo, riuscì persino a migliorare il suo inglese. Passava ormai tutto il giorno e parte della notte navigando, scrivendo e-mail e dialogando su IRC.
Tramite Internet conobbe una donna, che venne a trovarlo. Si innamorano e si sposarono, beh ovviamente la cerimonia non aveva nessun valore legale, ma fu grandiosa e fu seguita in mondovisione da più gente che non il matrimonio di Carlo e Diana. Ebbero anche due bambini. Ovviamente non li fecero nascere sul ponte! Poi qualcosa andò storto in quello strano matrimonio, come del resto in tanti matrimoni e finirono col divorziare. I bambini passavano un week end al mese e le vacanze estive con lui, sul ponte.
Ormai il suo caso non era più di interesse, non appariva più sui giornali, ma, come la Statua della Libertà, era diventato un luogo di interesse turistico e comunque i soldi non gli mancavano.  Gli anni continuavano a passare, i figli crescevano e prendevano la loro strada. Ogni tanto venivano a trovarlo con i nipotini.
Aveva ormai perso il conto degli anni che aveva passato lì. La sua vita era trascorsa rapida, come una saetta nel cielo. Aveva gioito, sofferto, amato, odiato insomma non c'era praticamente niente di diverso da qualsiasi altra umana esistenza, se non che era rimasto bloccato su di un ponte nella terra di nessuno. Le forze lo stavano ormai abbandonando, si sentiva debole, acciaccato dal peso degli anni. Poco prima di morire ebbe un'intuizione fenomenale. La sua vita era stata in fondo come le vite di tutti gli altri, ognuno di noi è rinchiuso in una gabbia e poco importa se sia un ponte nella terra di nessuno o l'insieme delle convenzioni con cui ci imprigioniamo l'esistenza, e la morte è l'unica liberazione. Chiuse gli occhi con un sospiro ed il suo ultimo pensiero fu: "Dio ti prego, fa che il paradiso non esista. Voglio essere libero!"



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