FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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POESIA

Davide Tornaghi




Per questo paesaggio di nuova morte

Ora questo tempo finito,
questo tempo di brevità assolute
cangiante di antica polvere e fango dei millenni;
questa ora, per ore sola, nella brezza sferzante
dei ricordi bambini

tace, per colpa della morte;
non la morte con le catene trascendenti,
non la morte che libera i ciechi dall'atroce dio,
non questa morte, routine dei futuri spenti,
non questa morte,

ma la morte: quando le campane
nei paesi di nebbie e brine campestri
ruotano nel cielo accendendo vite,
nelle cataste di legna scolpite in ghiaccio,
nell'inverno sui bordi delle rogge, nei focolari che sibilano voci,

qui si nasconde la mia morte
nella paura vitale, nella miseria del mio corpo
e intorno strade, campi, città, donne che non sono più madri,
uomini accasciati nel ventre ubriaco dell'angoscia terrena,
passaggi a livello schermati dalla nebbia degli aliti infelici;

questa morte che non pur dar nulla
PerchË nulla ha preso, nulla rende; in lei,
le vecchie preghiere e i visi strazianti; questa morte
nell'ora dove la vita sconfina senza parole
nella fossa comune delle maschere bianche;

coperte di nuova terra, un tempo sorrisero
nella transumanza delle carni incolpevoli;
questa morte dipinto incompiuto delle mie ore
si lascia senza fiato giacere nella periferia commossa
di una dolce mattina, nell'alba bianca senza aver vissuto.



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