FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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PIXEL

Paolo Magneric




E' notte, sono stanco, ma come quasi tutte le notti da alcuni anni a questa parte non riesco a dormire; è come se una qualche forza fuori ma nello stesso tempo dentro di me mi spingesse a coricarmi a letto, pronto per bearmi tra le "braccia di Morfeo", all'improvviso gli occhi si aprono, scrutano il buio, vi scoprono talvolta pensieri lasciati liberi di vagare nella quiete pacata della notte, altre volte il nulla.
Cerco ugualmente di sfruttare questo tempo rubato al riposo, il più delle volte studiando, tirando tardi con gli amici, scrivendo. Sono le quattro pausa una meritata sigaretta, gli occhi cominciano a farmi male li strofino con le nocche ed esco sul terrazzo... Milano può anche essere calma; qualche rumore lontano, un portone che si chiude rumori, con un po' di fantasia posso entrare nelle case dei miei vicini, il silenzio è tale che riesco ad avvertire quasi lo sbuffare di chi come me non riesce a dormire, magari solo per il caldo, però ugualmente ci prova aprendo tutte le finestre nella speranza che si muova un po' l'aria per avere quel refrigerio conciliante che lo porterà a domattina per iniziare una nuova giornata.
Il cielo il cielo è diverso stanotte, non è il colore, il riverbero della luce delle strade lo rende violetto a tratti blu, il cielo è diverso stanotte, sembra composto, come un gigantesco schermo televisivo è formato da tanti piccoli pixel rettangolari, incastonati a formare come un muro coi mattoni semplicemente appoggiati l'uno sull'altro, il cielo è diverso stanotte perché sono più stanco del solito e soprattutto sono stato a fissare le pagine di un libro fino a poco fa; ma se così non fosse boccata di fumo i miei sensi sono stati indeboliti dal sonno e dallo studio, quindi è possibile che non veda le cose come normalmente sembrano provo ad osservare se anche le immagini dei palazzi intorno a me mi appaiano nello stesso modo... no, solo il cielo è formato da pixel.
L'acuità visiva di un uomo è in grado di mettere a fuoco anche l'infinito, e se io in questo momento non fossi in grado di farlo il mio "fuoco" si fermerebbe leggermente prima dell'infinito, e cosa potrei vedere...
Il cielo è uno schermo che proietta immagini, l'incredibile tubo catodico sta dietro in un luogo dove non potremmo arrivare mai forse nemmeno con la fantasia, lo spazio è un'illusione tutto ciò che ci hanno sempre propinato è una finzione, architettata cos bene al fine di far apparire reale ciò che nessuno è mai riuscito a spiegarsi cosa c'è dopo il cielo. Giganteschi telescopi scrutano il grande schermo e scoprono che all'interno di ogni pixel ve ne sono degli altri che formano delle nuove immagini e così via. Giganteschi radioscopi misurano l'intensità delle radiazioni luminose che emanano dallo schermo, e più sono perfezionati e più riescono a spingersi a misurare le radiazioni dei pixel più piccoli.
Forse Aristotele aveva veramente ragione le sfere celesti non sono altro che i vari schermi che i suoi scarsi mezzi ottici hanno potuto vedere "ipse dixit", il medioevo l'uomo sapeva tutto.
Un giorno un tale di nome Galileo si rende conto che la scienza, la scintilla che da all'uomo la voglia e il coraggio di progredire, anche se sarebbe più giusto dire evolversi, si è fermata perché quel "ipse" aveva gia rivelato tutto ciò che si poteva dire... anche a costo della sua vita sapeva di avere il dovere di dare all'umanità un'illusione che genio.
La rivoluzione scientifica il metodo sperimentale curiosità voglia di lottare per sapere bramosia di vivere per inventare progredire per sentirsi vivi avere uno scopo che vada al di la della semplice sussistenza creare l'unica cosa che l'uomo non è in grado di fare.
La donna crea la vita, in lei qualcosa di meraviglioso si forma, cresce, si sviluppa alla donna in quel periodo era negato anche di pensare; forse qualcuna se n'era resa conto la stessa giustizia che condannò Galileo, arse sui roghi centinaia di levatrici, appellandole streghe, argomentando falsi connubi col diavolo, con entità malefiche quante palle.
Invidia incomprensione ottusità questo fu il lato negativo degli uomini di quel tempo; però in questo caso, lo facevano per preservare la verità "ipse dixit" "Popolo bue, il clero ti uccide con l'onda", questo andava gridando un pazzo girando per tutta Milano quando ero piccolo; sosteneva che la chiesa avesse una macchina terribile con la quale attraverso un'onda ottenebrava le menti della gente, inducendola a non pensare, a non progredire. La chiesa non fa mai due volte lo stesso errore chissà... forse se fosse intervenuta, Carlo Tomicelli sarebbe stato un novello Galileo. Non ce n'era bisogno, l'uomo continua lo stesso a scrutare il cielo poco gli importa se è fatto di pixel o è spazio infinito, l'importante è che ci creda, che continui, che non si fermi.
E cosa ne sarà di me, ora che me ne sono reso conto, sarà così stupido da gridare al vento "ipse dixit"... no! meglio stare tranquilli immagazzinare l'informazione e far finta di niente, sapere e non dire, per non turbare le menti di chi ottusamente ci crede a nessuno interessa realmente giungere alla verità se così facessimo coloro che verranno cosa faranno?
medioevo, "ipse dixit", noia.-




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