FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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PIRMINO BRAMBILLA STORY. UNA TRAGEDIA

Sergio Rizza




Preso a parte da solitari e stravaganti mondi, Pirmino Brambilla si ridestò. Non che dormisse: egli era assorto.
Ombre in battaglia, vuoti universi, deserte magioni di grande pazzia, per ora mi fermo qui.
Da capo: Anele uscì dalla porta. "Che bella -fissava Pirmino- quanto darei per".
E Pirmino la ebbe. Un dì che passava la ferma le chiede verresti con me a. Andiamo dietro, nel parco, vedrai che giardino.
Sei ore baleno, tempo non-senso, bocca su bocca. "Io già ti conosco", e lei zitta. Così comincia l'amore. E così finisce, lungamente.
"Ma no, dai, non dirmi che mi vuoi così. No, guarda, niente di serio". Lui piange, piange, nasconde il naso nel suo seno, la maglietta blu di lei diventa nera. Poi ancora: "Mi hai impressionata, non me l'aspettavo." Ma brava, come sei brava.
Lei è razionale, razionalizza. E' giusto. Allora mette i bravi puntini, chiosa smussa arrotonda. Non pacifica mai. Soprattutto parla molto chiaro, salvo cadere.
E lui? Due anni, o forse tre (perdio che roba), di frutta avariata. Il grande albero fa proprio cagare.

Povero Pirmino. Mammina lo aveva ripreso con sé, e con coraggio, perché sei mesi sotto i ponti fanno male. Barba lunga, tutto sporco, una presenza ingombrante per i cari vicini: è una vergogna, non si può,è colpa dei genitori, Portinaia col suo testone che fa sì, ah sì.
Passa Mammina, Portinaia sorride felice. "Le serve qualcosa? Come sta il ragazzo?". Ride, ipocrita. "E quel barbone non se lo taglia mai? Ah, come stava bene quand'era senza".
Iniziano i turni. Arriva Rossi, col suo pastrano, il borsalino da bamboccio di vent'anni che si è voluto togliere lo sfizio, il portamento militare, cioè: un poderoso bastone infilato su per il culo.
Toc toc si può? "Ah viziare i figli. Mi spiace, mi spiace proprio".
La signora Verdi: "Pensi che aveva tutto, i suoi... volevo dire sua madre sta bene, sa?, ma io lo vedevo che bighellonava. Comunque sì, certo, è un peccato".
Problema centrale, Pirmino che non mangia, non parla, non ride. Si lava ma senza entusiasmo. Si farebbe anche tagliare i capelli, docile com'è, ma di casa non esce. Pochi fortunati l'hanno visto. Chi dice di averlo visto piangere, chi con il guardo perso nel vacuo.
Omino dell'Acqua, per esempio, torvo bieco orbo al sinistro, squallido mercenario al soldo di Portinaia, tutti i denti cariati. "Lei va su, suona, Mammina apre, poi dice un momento che vado a prendere i soldi!, lei svelto lancia un'occhiata... si intende, con l'unico occhio che le rimane".
Omino ci rimane di merda, e lascia in soffitta il suo truce entusiasmo. Come avrà fatto il perfido Portinaia a sapere tutto dell'occhio di vetro?
Portinaia è un grande a suo modo, è una grande banca democratica che accumula ed equamente redistribuisce capitali immani di voci, detti e bisbigli. Non uno che non sappia dell'altro. La Giuseppa del terzo (svampita stellina) trova nel letto un bel paio di mutandine di pizzo, lei che il pizzo l'ha sempre odiato. Va da Portinaia, quasi subito. Ma come mai, come non mai, non riesco a capire, io queste non le porto, e se chiedessi a mio marito? E Portinaia, sagace ed umano, che invita a lasciar perdere e a pensarci bene, perché la memoria, si sa, gioca. Il portone s'abbassa, s'allarga, aguzza le estremità, perché il palazzo, si sa, ride.
I maggiori scambi? Sul titolo Brambilla! Io ti dico le ultime su Piripicchio, ma tu mi aggiorni su Pirmino, Mammina e, soprattutto, Babbuzzo.
Babbuzzo è un mistero. Alcune voci lo danno perenne seduto in poltrona, la bava alla bocca, la canotta sporca di sugo. Mammina accudisce sprezzante e premurosa. Altre voci lo danno per nullo; insomma, non esiste. Nemmeno Omino ha mai potuto sapere, nemmeno lui.
"Ma guarda almeno, prova, cristo, PROVA!". Portinaia insiste. Prende Omino in disparte e rompe, fracassa. Mari e monti niente sono per lui; lui deve riuscire a sapere, sennò cosa racconta, lui.
Acuire l'ingegno. Controllare la posta (nessuna traccia di estratti conto, quindi nessun conto in banca). Controllare la spesa. Punto, questo, dolente. Nessuna soddisfazione da Mammina, che a casa, più che litri di latte e chili di pane, non porta, e che, a quanto pare, traffica molto di notte.
Mammina è un lamento unico. Un giorno va dalla farmacista e chiede le aspirine. Prima che questa gliele dia, Mammina si sporge sul bancone con fare furtivo. Avvicina la mano alla bocca e: "Pss! Di lei mi fido. Sono circondata. Sono tutti d'accordo, Portinaia in testa. Mi dia qualcosa contro le congiure; secondo me è Omino dell'Acqua. D'ora in avanti i soldi li preparerò sull'abat-jour". "Ma sì, sì, certo, come no", e il sorriso imperfetto della brava lavoratrice -l'unica sana- chiude per bene il disperato discorso.

Un giorno Pirmino si sveglia dall'umano torpore, lento si veste, allaccia di qua stringe di là.
Si rade. "Dove vai. Cosa fai", implora piano, fiacca, Mammina, "non sei pronto. Torna qua". E lui niente, giù a pettinarsi, a infilarsi il goldoncino di lana, "Mammina, io devo vivere".
Scende le scale, oltrepassa il portone. Fuori, un tripudio di luci, tutto che sbalugina, gente che saluta, anche sconosciuti; come è bella la grande città che è sempre in movimento.
Si incammina commosso, lacrime agli occhi, "grazie! grazie! come siete gentili!". Una bella ragazzina gli offre dei fiori, una certa signora (mai vista prima) gli stringe la mano e gli chiede "come va? E' da tanto che manca. Ma dove è stato?". Quattro passi e arriva al parco, lo splendido giardino. Si butta nel laghetto e si uccide.
Fuori fa freddo, ma è una bella giornata.




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