FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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COME PESCI IN UN ACQUARIO

Francesco Venturi




Vivevamo come pesci in un acquario. Senza curarci di niente. Girando, mangiando e facendo quel poco che ci permettesse di vivere.
Spendevamo i pochi soldi che ci trovavamo in tasca in pollo arrosto, patate fritte e vino rosso. Poi andavamo al parco, innamorati. Sedevamo su di una panchina all'ombra e ci lasciavamo ipnotizzare dalla luce del sole fra le foglie degli alberi. C'è un certo odore eccitante quando tagliano l'erba. Ci si ubriaca quasi a respirare un'aria del genere. Allora ci baciavamo a lungo poi, verso sera, facevamo l'amore.
Sapete com'è quando si è all'inizio di qualcosa..., tutto così passionale e scriteriato, quasi si stessero vivendo gli ultimi giorni prima della fine del mondo. Mi sentivo che non avrei mai lasciato quella donna e che, se lo avesse fatto lei, ne sarei impazzito. Ma non glielo dicevo, sapevo che certi discorsi la spaventavano a morte. Era una di quelle persone che appena si sentono legate a qualcosa cercano di liberarsi e di fuggire. Continuava a ripetermi che, quando le chiedevano di dove fosse, non sapeva proprio come rispondere.
-Dio, sono del pianeta terra, questo è sicuro.-
E già ammettere di appartenere ad un mondo la metteva di cattivo umore.
-Immagina che tutto questo sia un sogno.-
Mi disse un giorno. Faceva caldo e stavamo seduti su un grande sasso in mezzo ad un campo.
-Come?-
-Che tutto quello che vedi, che provi, che vivi non sia altro che un lunghissimo sogno. Che la tua mente sia semplicemente energia dispersa nelle galassie e che abbia creato tutto questo. Che io non esista, che nessuno dei personaggi della tua vita esista. Potresti esseri persino Dio, se ci pensi. Non stai invecchiando, stai solamente aspettando di finire un sogno per iniziarne un altro.-
-Mmm, è possibile. Ma ti voglio troppo bene perché tu sia solo un sogno. E poi sarei davvero un genio se avessi sognato certi quadri e certi film che ho visto.-
-Vuoi dire che non hai mai amato in sogno?-
-Non lo so. Non ne ricordo molti.-
-Io ho amato perdutamente.-
-Ma scusa se la vita fosse un'illusione, allora cosa sarebbero i nostri sogni?-
-Sogni nei sogni, come la nostra immagine riflessa in due specchi che stanno l'uno di fronte all'altro.Come una matrioska. Così.-
- E perché mai se, come dici, non esisti, mi stai rivelando la verità?-$
-Forse perché la conosci già.-
Vivevamo di questi pensieri strani, giovani filosofi pazzi, in una città piena di gente così frettolosa da confermare ogni nostra teoria. Venne l'autunno e il parco ingiallì come in certi film francesi. Trovammo un piccolo appartamento e lei volle dipingere le pareti di celeste. Il padrone di casa non ne fu felice. Il padrone di casa non era felice di niente, nemmeno dei soldi che riceveva.. Forse perché ci vedeva innamorati e aveva proprio l'espressione di chi pensa che certe cose siano una grossa perdita di tempo. Roba da debosciati.
Poi vennero l'inverno e le spese per il riscaldamento. Mi sembrò necessario cercare un lavoro.
Trovavo poco dignitoso che continuassimo a campare con il sussidio. Stavo, in un certo qual modo, cominciando a dare un peso diverso alla vita sociale. Avevo casa, ero innamorato, forse avremmo avuto un bambino ed io già immaginavo la sua stanzetta con la culla e i carillon. Lei suonava il flauto che aveva ereditato da sua nonna e, di sera, mi aspettava per parlare.
Io avevo il mio posto da magazziniere che mi avevano trovato all'ufficio di collocamento.
Non erano soldi facili, ma così puliti che mi fecero sfiorare più di una volta la felicità. A pensarci è già qualcosa di cui ritenersi davvero soddisfatti.
Così avevamo di chi vivere e di che passare il tempo. Giovani innamorati. La passione pian piano calò.
-E' normale.-
Ci dicevamo parlandone.
-Non esistono fiamme eterne, anche il sole finirà.- Improvvisamente, o forse non proprio, l'acquario divenne troppo piccolo.
Non bastarono le pareti azzurre a vincere la nostra claustrofobia. Nessuno di noi due credeva più nel sogno, nell'illusione.
Certi litigi sanno essere così drammaticamente reali. Più dell'amore, più di ogni incubo.
Ecco. Se dovessi raccontare di noi credo che sarebbero queste le cose che mi piacerebbe dire. Forse le parole non sarebbero proprio quelle giuste. Ma abbiate pazienza. Il tempo passa, si dimentica, si tralascia. Rimane la famosa valigia dei ricordi, rimane tutta la retorica che si può fare sulla rima fra un cuore ferito ed un amore finito.
Ma non serve a niente. Sento che c'è qualcosa che non riesco a mettere a fuoco, ma che sarebbe importante.
Quando una persona esce dalla tua vita ti chiedi in continuazione come sarebbe andata se...
-Perché sei sparita dalla mia illusione?-
Le chiederei.
-Quale illusione?-
Risponderebbe forse.
Allora sì sarebbe finita davvero.
Ma se invece rispondesse:
-Non sono sparita. Eccomi qua.-
Se bastasse desiderare le cose.
Se si potesse sognare ciò che si vuole.
Ritornerebbero certi tempi.
Non posso non rimpiangerli.
Perché vivevamo così, come pesci in un acquario.




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