FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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PAGINE DI UN DIARIO

Nicola Randone




17 Giugno 1993 (sabato) ore 22:30

Caro diario


Beh, non so cosa mi sia preso... mi trovavo a leggere le vecchie pagine delle mie memorie passate e ho sentito il bisogno di buttare giù qualcosa su questa carta. Sono passati ormai gli anni di entusiasmo giovanile quando sentivo il bisogno di comunicarti ogni più piccola vicenda: dalle storie scanzonate dell'84, alle più serie, forse, e sentimentali dell'88, ai miei piccoli grandi drammi esistenziali del 91.

Riassumendo un po' e analizzando le mie vicende passate sono arrivato alla ovvia conclusione che gli anni più belli li ho vissuti alle scuole medie, nel lontano '84. C'è chi dice che la non coscienza di noi stessi e del male che ci facciamo nel corso della nostra vita, ci aiuti a soffrire di meno, poiché tanto più l'uomo acquista coscienza di sé, tanto più è infelice. Durante questi anni ho assistito al crollo del mito di dio, dell'amicizia e dell'amore come esperienza positiva costruttiva.

Il risultato dei miei affanni, del mio essermi follemente innamorato di una ragazza ormai lontana dalla mia sfera dell'essere, dell'aver creduto che l'amicizia avesse potuto consolarmi dal nulla che opprime la mia anima, dell'essermi affidato a dio sperando nella provvidenza che conduce il giusto al meglio, mi ha portato a questa attuale condizione. Sono un frustrato, insoddisfatto, apatico e stupido, alcolizzato e quasi tossico-dipendente... tutto ciò in cui credevo è svanito per sempre, è rimasto solo un amore assurdo e folle per una dea bionda il cui nome, in questo diario, è stato riportato sicuramente più volte di qualsiasi altra parola.

E' difficile spiegare il dramma della mia anima, desiderosa di gloria e tuttavia oppressa da quella altrui; combattuta alla ricerca di un senso per il quale continuare; costretta all'immobilità e al suo progressivo distruggersi causa la sua incapacità di reagire. Lungi me, caro diario, dal volerti esporre solo le mie condizioni attuali e celebrali senza considerare i fatti che mi hanno portato a queste tristi considerazioni: l'amicizia con Fabio è già morta da tempo, si era forse stufato della mia condotta di vita e delle mie idee allora confuse e contraddittorie... praticamente lo stavo ad angosciare giorno e notte con i miei problemi che sentivo il bisogno di sfogare a qualcuno, ma non è l'amicizia forse che si basa sulla comprensione e sulla pazienza reciproca, non si può dire: "Basta, mi hai rotto con le solite cose", oppure quando hai bisogno dell'amico: "Oggi non ho tempo, devo studiare", e con questa scusa allontanare il soggetto invadente giorno dopo giorno.

Avrei bisogno di una persona che capisse quando sto male, e che avesse la pazienza di starmi accanto e consolarmi... è egoismo? Non credo...

L'amicizia è un illusione, è un momento di gioia per qualcosa di nuovo che ti da la forza di superare le angosce, poi diventa abitudinaria e noiosa quasi, hai la sensazione che l'amico cerchi in ogni modo di sbarazzarsi di te... non è paranoia, è tutto reale, tutto confermato dalla mia personale amicizia con Fabio.

Le conseguenze di questa constatazione sono facilmente deducibili: introversione e mancanza di fiducia nei nuovi arrivati.

Un tempo avrei cercato conforto in dio, ma non voglio e non riesco più a credere che esista... le mie idee si possono ormai inquadrare all'interno di una meditazione filosofica di tipo materialista nella quale, al centro della mia esistenza, non vi è altro che dolore o noia, a secondo se viva esperienze dolorose o se non provi assolutamente nulla. La felicità non è altro che un raggio di luce così breve quanto effimero che rischiara per un attimo il buio che mi circonda.

Talvolta mi piace alienarmi, uscire da me stesso e dal mondo ascoltando della buona musica e suonando la chitarra; tutto in quel momento mi fa presagire di quanto sarebbe stata splendida la mia esistenza se non fossi mai nato.

Spesso mi chiedo se tutta la sofferenza e la triste concezione che ho della mia vita non sia frutto della mia cocente delusione d'amore con la Ti. A volte mi chiedo se sarei potuto giungere all "arido vero" se non avessi sofferto dell'assenza di Tiziana.

Mi sento molto vicino al Leopardi quando, per allontanare le malevoli voci che lo accusavano di essere pessimista perché gobbo, rispose che per lui la malattia era stato solo uno stimolo al conoscere.

Poco importa a questo punto domandarsi se, una volta conquistata Tiziana, tornerei come una volta; triste son stato e triste resterei. Tuttavia non posso fare a meno di pensare a quanta gioia, seppure effimera, potrei provare con lei. Tante, troppe volte ho desiderato di farci l'amore e anche solo di toccarla dolcemente sulla guancia e baciarla sulla bocca. Il suo corpo mi ha sempre trasmesso un desiderio irrefrenabile di sesso, il suo volto di dolcezza, la sua mente di comprensione. Lei, la ragazza perfetta, e nulla ho fatto e sto facendo per conquistarla. Ci incontriamo per strada e distolgo lo sguardo, fuggo dalle feste e dai luoghi dove è solita andare, ho paura di vederla e di parlarle, ho paura di non mostrarmi come lei vorrebbe che fossi, paura di sfigurare, paura di aprirle il mio cuore, o forse... paura di riuscire!!!

Io... non credo di riuscire ad esprimere quello che provo dentro con parole adatte! Temo di dichiararle tutto il mio amore, di farle capire che nessun'altra in cinque anni è contata veramente più di lei, di liberare tutti i miei pensieri? Forse l'amore per Tiziana è l'unica cosa che mi resta oggi, smettendo di amarla potrei non credere più in niente e sprofondare nella noia più totale; dichiarandomi potrei ottenere un risultato positivo, per rendermi conto poi che la cosa più importante per me era solo l'amore che provavo e non tanto lei? Questi dubbi mi angosciano, in qualche modo tuttavia giustificano la mia immobilità nel cercare di ribaltare la situazione... ma saranno solo mere giustificazioni? Potrebbe verificarsi che per natura sia portato a fuggire le situazioni difficili, o forse è proprio lei che mi spaventa... ma come può spaventare un angelo che sembra venuto dal cielo.


11 Agosto 1993 (giovedì) ore 17:50


Ossessione magnifica e orrenda

istinti innati, esplosivi, pericolosi.

Canti folli e una benda copre lo sguardo a dei mostri ignoti.

Parla e ti ascolteranno: i ricordi,

girotondo attorno a te di ricordi.

Ricordi: tanti anni fa;

ricordi, bruciarli è meglio, è utile.

Barcamenarsi fra inutili illusioni?

E intanto la barca cade a picco

lasciando sopra di sé solo le briciole della mia anima,

frantumi di sogni errabondi,

incanto della giovinezza smarrita,

perduti nel buio dell'immenso, vagabondi,

baluardo di una felicità rapita.

Canto l'amore e l'immenso infinito,

Giace il mio spirito sulle natiche di lei

forte resiste e di spasimi si contorce

ficcandosi sempre più.

Orrore di me, sfiducia;

nell'amicizia perduta un delirio


Certe volte si ha il bisogno di scrivere ciò che si sente per paura che, da un momento all'altro, salti fuori da sé sconquassandoti tutto il corpo. In fondo riuscirei a comunicare con te anche senza la tua presenza fisica, guai se non fosse così: non potrei avere la possibilità di sfogare il mio devastante sentire se non a me stesso, con le conseguenze che credo potresti immaginare: sai benissimo che l'autocommiserazione non è una tattica che funziona più e chi potrebbe sottostare alle mie continue lamentale se non un grande e sincero amico come te. Questa volta ti scrivo per dirti che forse sarebbe meglio farla finita con una bella overdose di eroina visto che l'insensibilità non mi sovviene neppure durante il sonno popolato da incubi. Forse sto per impazzire e sento più vicine che mai tutte le sensazioni dei miei quindici anni, accompagnate tuttavia da una scorata malinconia e dalla certezza antieroica e non rassegnata che sarebbe davvero la volta di farla finita; speranza è una parola che mi sono premunito di cancellare dal mio vocabolario, non c'è niente di più triste del volere qualcosa con tutto il cuore con la certezza di non poterla ottenere e quando cerchi la spalla di un amico sulla quale piangere, di sentirti rispondere "sempre le stesse cazzate", e la paura di perdere ciò che si è perso già da tempo genera un dolore senza limiti. Incomunicabilità, fobie, ossessioni miste a forti delusioni, rievocazioni di ciò che è stato, illusioni su ciò che sarà, barocchismi poetici e paura di gloria, insoddisfazione, frustrazione, carotidea emarginazione, stomachevole indecisione, frustrante contraddizione, panteismi e solipsismi fra patetico e aggressivo, odio... fanculo l'amore e la timidezza, col cazzo che ci vado dalla puttana che prostituisce il mio cuore al dolore, pressione su e giù senza sosta, dolore ai nervi, bacio le mani...

Vedi cosa mi succede quando non ho la possibilità di sfogarmi, scrivo tutto ciò che percorre i canali neurali della mia mente malata.


19 Agosto 1993 (giovedì) ore 19:45

Caro diario


Luogo: a casa

Posizione: sul letto, con una serie di vecchi diari sparsi qua e là

Colonna sonora: Jethro Tull - Thick as a brick


Meravigliato dal prologo alquanto inusuale? La trovo la maniera ideale per introdurmi, nel momento in cui riprenderò in esame questa pagina, nell'atmosfera di questo bollente giovedì di Agosto. Rileggevo delle vecchie memorie, cosa che sto apprezzando maggiormente in questo periodo, cercando in qualche modo di fare una cernita di tutti i ricordi che hanno allietato per brevi istanti questi ventun anni di mia vita. Proprio ieri mi sono intrattenuto con Fabio con cui ho riallacciato (almeno per il momento) amicizia, sul valore dei ricordi e sulla necessità di ritagliare quegli attimi della nostra vita che in qualche modo ci hanno reso felici di noi stessi e restituito il piacere di esistere. Da uomo solo, quale sono adesso, mi sento perso nei miei ricordi, tuttavia "m'è dolce il naufragare in questo mare", sono proprio questi i momenti in cui, dopo aver capito di non poterla più allontanare dalla mia vita, riassaporo la dolcezza delle volte in cui lei apparteneva ancora al mio mondo... la fatidica sera del falò di ferragosto: passai dei minuti stupendi a fissarla nei suoi splendidi occhi verdi, cercando il momento più opportuno per dichiararmi... i giochi nell'acqua quando, da regolamento, la strinsi forte a me.

Rileggevo le vecchie poesie dei sedici e diciassette anni, così semplici e nello stesso tempo così vive e piene di speranza, speranza che riaffiorava anche nei momenti più bui, illuminata continuamente da una presenza confortante, quella divina.

Ora sono solamente come morto, lei è più in alto che mai ed io sono stramaledettamente e fottutamente attaccato a questa terra.

E' mai possibile che la verità faccia soffrire così tanto; il materialismo e la mia soddisfazione di essermi liberato dalle superstizioni, l'alcool e il mio razionale tentativo di liberarmi del suo ricordo... tutti a fare in culo. Tiziana... non so neanche come trovi il coraggio di salutarla, il sentimento di distacco che avverto quando ci incontriamo è diventato intollerabile, non riesco a reagire né a farmene una ragione... spesso sono intenzionato a ribellarmi ma, istintivamente, sono trasportato come da una forza misteriosa a non fare assolutamente nulla.

Come ti ho già scritto prima ora più che mai sono legato ai ricordi del passato non per trarre da essi speranza, una persona cambia in sette anni, ma per perdermi in essi e riassaporare i bei momenti del passato. Si va consolidando sempre più la mia passione per la buona musica, trascorro giorni interi con le dolci melodie progressive nelle orecchie e nell'anima... un modo per innalzarmi ad un livello superiore, per avvicinarmi a lei o forse per alienarmi. Non riesco a descriverti a parole le forti emozioni che riescono a darmi un Tubular Bells o un Darwin, la mia vita si regge ormai unicamente sulla musica.



8 Ottobre 1993 (venerdì) ore 0:40

Caro diario

Eccomi qua, sono volati via ventun anni della mia vita e mi ritrovo oggi a scriverti dei miei pensieri. Rimpiangerai i tempi in cui ci vedevamo più spesso e in un solo diario non stavano raccolti tre anni di vita ma al massimo sei mesi... sarà che più si cresce e meno cose ti capitano. Più passa il tempo e più mi accorgo di quanto stia cambiando: comincio ad essere paranoico, a sentirmi perseguitato da tutti, fuggo le comitive e la confusione, mi sto estremizzando nel pensiero al di là di ogni regola. Ho deciso di iscrivermi all'università e chissà, potrei ritornare ad essere quel paperino sociale di un tempo... macché, tutto inutile, sarò franco con te: la solitudine mi avvolge, ne vedo il contorno attorno a me ed è una presenza a volte piacevole, si innalza verso l'infinito come una spirale... sono diverso nella mente e nel pensiero dai miei simili e sento pure il bisogno di esternare questa diversità.

Forse sono un po' pazzo e a volte ho l'impressione che nell'estasi sonora la ragione tenda a staccarsi dal mio corpo per raggiungere quell'universo musicale di cui continuamente necessito. Ivana, l'unica ragazza che mi abbia capito, non so come l'abbia fatto ma c'è riuscita... io le voglio bene e desidererei averla come amica. E' bellissima e di una dolcezza rara. E' intelligentissima e assimila con una velocità straordinaria, è riuscita a frantumare il muro di apparenze e a scrutarmi dal profondo senza bisogno di dialogo.

Stop, ora vado a nanna.


11 Novembre 1993 (lunedì) ore 0:10

Caro diario


Vorrei cercare di reagire, di liberarmi dall'angoscia che mi perseguita e dalla mia progressiva dissociazione sociale. Se solo non fossi circondato da persone, anche amici, che non comprendono i miei ultimi sforzi per comunicare; molti sono portati a liquidare i miei discorsi con frasi del tipo "è tutta questione di carattere" o "Animella 2: la vendetta" o ancor peggio "colpa dell'immaturità".

La mia angoscia ha tre nomi:

La prima e fondamentale è fisicamente esistente, Tiziana.

La seconda, approfondita con una meditazione filosofica ha nome Dio.

La terza, per la serie "cosa ne sarà di me", ha nome AMBIZIONE PROFESSIONALE.

E' vero o no, dice Fabio, che qualsiasi programma di vita che abbia intrapreso con entusiasmo, sia crollato miseramente?

E' vero o no, dico io, che non si può risolvere un problema se questo dipende da un altro?

Un tempo ho cercato di cancellare il nome Tiziana dal mio cuore e accettare la non esistenza di Dio come un fatto che non avrebbe dovuto interferire con i miei progetti futuri. Adesso più che mai, confrontando la mia vita attuale con quella dei "tempi di Tiziana", mi sento vuoto e angosciato; ero felice con lei, ero troppo ed esageratamente realizzato in sua compagnia... la sua è adesso una immagine idealizzata e non riesco a riassaporare la dolcezza di quei tempi se non incontrandola. Alienarmi nell'amore e nella musica mi aiuterebbe ad accettare meglio l'assoluta mancanza di un essere supremo pensante, infinitamente giusto e buono, che regoli le nostre esistenze. Non voglio vivere ancora per molto in questo modo, ma non posso controllare la mia passione. Ragione e passione sono in me due elementi totalmente separati che godono di completa autonomia. Per il momento riesco a controllare i sentimenti nascenti, ma ciò che è nato nel tempo dell'irrazionalità, non si può soffocare con un semplice atto di volontà. Non riesco a sentire un amico vicino come un tempo, non credo in niente e nessuno, eccetto che nella terapia distensiva della sublime melodia dell'art rock.


31 Ottobre 1993 (domenica) ore 4:33

Caro diario


Ti chiederai come sia possibile che a quest'ora della notte mi sia saltato in testa di scriverti; ma sai come sono le mie crisi depressive, sopraggiungono quando meno te lo aspetti. In questo momento sono in radio e sto conducendo un programma che più allucinante non si può. Se qualcuno mi sta ascoltando non oso pensare a ciò che potrebbe pensare di me, sto bombardando l'etere di malinconia e paranoia come solo la mia mente tormentata può fare. Non ho idea di cosa scriverti se non che in questo momento mi trovo in uno stato di grosso approfondimento mentale. Il mondo sembra insistere nello starmi addosso con una ostinazione quasi maniacale. Ivana, che dirti di lei se non che è una ragazza stupenda che potrebbe trascinarmi via da questo vuoto e da questo inaridimento che mi perseguita giorno per giorno. Tutto ciò che mi circonda mi sembra, eccetto la mia dolce musica e il mio piccolo bimbo, vuoto e inutile.

Non riesco a trovarmi più a mio agio in alcuna situazione: specialmente quando sto in compagnia di una ragazza, non riesco più a capire cosa voglia, non riesco più a capire neppure me stesso. Vorrei tirarmi fuori da tutto questo ma non ho nessun appiglio che mi sostenga, sono stufo dei miei ultimi propositi che durano una notte e non più! Non sono neppure riuscito a togliermi il vizio del fumo dopo mesi di " penitenza ". Non capisco che ci sto a fare qui, anzi, l'ho già capito da tempo... "per niente "... come tutti del resto.


16 Novembre 1993 (martedì) ore 5:00

Caro diario


Sono le cinque del mattino e mi trovo in una casa tutta mia... beh, diciamo che me ne appartiene un terzo. Già da una settimana mi trovo a Catania; i primi giorni sono stati terribili, orientarsi in una città dalla planimetria che pare progettata dalla mente di uno psicopatico, non è da poco. Il primo giorno mi aggiravo in solitudine per le vie principali deciso a scovare nel minor tempo possibile i covi universitari. L'adattamento non è stato un grosso problema: ho imparato a ricambiare all'indifferenza della maggior parte dei gestori di botteghe e negozi vari, a guardare in strada fisso di fronte a me e soprattutto a lasciare l'immondizia dove capita prima. Non che Catania sia una città malvagia, solo che a parte il coprifuoco dopo le dieci e mezza e l'allucinante sproporzione sociale degli abitanti, non ti considera nessuno e nelle zone più vicine ai bidoni dell'immondizia rischi di essere contagiato da qualche rara malattia.

Divido l'appartamento con Ivano *** e Gabriele *** e ogni tanto ci si diverte: dico ogni tanto perché per il resto è di una noia mortale. Ed ecco, dopo la necessaria presentazione del luogo, passare a quella dello stato d'animo. Che pensieri affliggeranno oggi il tuo simpatico Marcello? Riflettevo su quello che sto sperimentando con Ivana... ops scusami, ho dimenticato persino di raccontarti quello che è successo in questi giorni. Mi trovavo al Marsala, circa due settimane fa, a discutere con lei delle solite cose. Mi ero reso conto già da prima che l'oggetto principale delle nostre conversazioni erano i problemi che aveva con il suo ragazzo. Improvvisamente se ne viene fuori con un discorso ti tipo psicanalitico sulla mia incapacità a comunicare e a tirar fuori ciò che mi turbava. Non che sia mai stato completamente incapace di parlare di me, semmai non ho trovato nessuno che abbia incontrato la mia fiducia; figuriamoci comunque se una bellissima, intelligentissima e dolcissima ragazza come Ivana sarebbe riuscita dove gli altri avevano fallito. Dopo avermi torturato a lungo perché le confidassi i miei drammi, subite le mie continue divagazioni in ogni sorta di disciplina, si è arresa e ha preferito parlarmi lei di me. Quella ragazza, senza conoscermi affatto, ha sondato il mio cuore capendo, più di qualunque altro, il dramma della mia anima, il mio bisogno d'affetto e la chiusura interiore verso il mondo esterno.

Non sono riuscito a capire il suo improvviso cambiamento, la sua voglia di conoscermi. Non starò certo a pensarci troppo, cercherò di prendere quest'avvenimento come un qualcosa di meraviglioso; è meraviglioso che qualcuno ti capisca o almeno ci provi e ti apprezzi per come sei fatto dentro senza bisogno di un colloquio diretto, ed è meraviglioso che questo qualcuno sia la persona che ho imparato a rispettare e che tengo in grossa considerazione. Se solo Tiziana avesse avuto la capacità di ascoltare col cuore, le cose forse sarebbero andate meglio.

Non è che per caso ti stai innamorando? Penserai, diariaccio abietto.

Ti concedo comunque la grazia di una risposta: non saprei, sarebbe difficile accettare questo come lo sarebbe l'accettare di aver dimenticato Tiziana, sono stato convinto tante volte di essere riuscito a farlo!!

Alt... fermo lì, vuoi dire che la ragione domina così tenacemente sul tuo cuore dal non permetterti neppure di riconoscere quando sei innamorato?

Potrebbe anche verificarsi che l'eccessiva idealizzazione della fanciulla a cui ho voluto bene per tanto tempo distragga o meglio atrofizzi il mio cuore dal riconoscere un altro amore. In tal caso il cuore sarebbe solamente la base da cui la ragione imposta tutta la storia. Se il mio cuore si trova adesso ad essere affascinato da Ivana, la ragione da lassù gli ricorda che è già occupato. Fortuna che parla piano e non la sento... occupato un corno!


23 Novembre 1993 (martedì) ore 23:50

Caro diario


A volte quando si discute con qualcuno che ha delle opinioni differenti dalle tue e il dibattito si conclude senza che tu sia riuscito a convincere il tuo interlocutore delle tue giuste opinioni, ti assalgono delle angosce derivanti dalla paura di non esserti espresso chiaramente o di aver impostato male il discorso e ti da fastidio essere definito come ciò che non sei: un tizio che ama pensarla in modo anticonformista perché ha avuto dei problemi. Pur restando convinto che colui che ti sta davanti non abbia la tua stessa apertura mentale (ringrazio Ivana per quest'unico aspetto positivo della meditazione), ti ritiri dal discorso tremendamente angustiato.

Sarà forse questo il motivo per il quale evito continuamente di discutere di qualsiasi argomento con qualcuno che possa avere opinioni differenti. La mia introversione in questo campo dipenderebbe dunque da una sorta di complesso di inferiorità non intellettuale ma sociale. E' importante sottolineare come da questi dibattiti non tragga nessun giovamento, le domande che mi si pongono sono le stesse che mi sono posto io e alle quali ho dato una spiegazione perfettamente razionale basata sui miei schemi mentali. In conclusione resto sempre convinto delle mie posizioni non potendo raccogliere obiettivamente alcuna riflessione che provenga dal mio interlocutore in maniera costruttiva.

Mi chiedo d'altronde come si possa rifiutare qualcosa che a norma di ragione ha carattere di universalità.

Ringrazio di nuovo Ivana che mi ha suggerito molti punti fondamentali e con la quale ho discorso a lungo sulle caratteristiche che rendono un giudizio universale.

Per considerare un giudizio universale è necessario liberarlo dalla soggettività e considerare obiettivamente il maggior numero possibile di fattori che lo interessano. Un giudizio soggettivo può riguardare ad esempio il riconoscere una persona come meravigliosa senza che per questo altri debbano pensare la stessa cosa. Un giudizio universale può riguardare una tesi che, se non condivisa, deve essere accettata da tutti perché basata su un ragionamento razionale. Dopo questa riflessione forse un po' vaga concludo perché ho tanto sonnino e tanta bua al cervellino.



1 Dicembre 1993 (mercoledì) ore 23:20

Caro diario


Reduce da una piacevolissima conversazione telefonica " interurbana " con Ivana, mi accingo ad impiastricciare un po' queste pagine nude, sostegno della mia anima inquieta. Come già sai sono iscritto a Catania in lettere moderne; la vita qui in città è a dir poco stressante. A parte i telefoni continuamente guasti, la forte compressione da subire quando si sale su di un mezzo di trasporto pubblico e il traffico caotico, mi ritrovo in stanza con due figli di cagna che non fanno altro che frustrarmi con i loro atteggiamenti da sufficienza. Non c'è la musica a guarirmi dalle mie crisi, né la dolce Ivana, sprono della mia anima; ci sono solo due buzzurri che studiano, sfottono e parlano nel sonno. Mi sento mostruosamente solo; unico lato positivo di questa situazione l'aver potuto pensare con più lucidità a certi argomenti. Mi chiedevo se mi fossi realmente innamorato di Ivana e se non fosse solo una infatuazione passeggera come le altre. La mia paura nell'affrontare un rapporto serio con una ragazza, a patto che sia ancora in condizioni di farlo e non abbia perso l'abitudine, sta nella probabile illusione che potrei ricavare di essermi liberato dall'ossessione Tiziana. Se l'illusione dovesse rivelarsi come tale, dura sarebbe riabituarmi ad essere legato ad una persona che non avrò mai; sarebbe come insegnare ad un cieco a vedere e di poi abbandonarlo nuovamente all'oscurità. Analizzando me stesso e le sensazioni che provo, ho dedotto di essermi realmente innamorato di Ivana... perché?

1 - Sento la sua mancanza quando è lontana da me

2 - Il solo vederla mi causa una gioia infinita

3 - Abbiamo " troppi " interessi in comune

4 - Mi trasmette le stesse sensazioni che mi trasmetteva Tiziana un tempo...

no, dovrei cancellare tutto quello che ho scritto. Non posso ridurre tutto ciò che provo in quattro pensierini striminziti e sarebbe realmente difficile esprimerlo a parole.

La desidero, è bellissima e placa la mia anima.

E' intelligente ed è una persona fuori dal comune.

E' fantastico, diariuccio mio incartapecorito, mi sento felice.

Le ho parlato per quasi un'ora qualche minuto fa, e già sento la mancanza della sua voce. Tutto ciò che mi dava noia, tutto ciò che mi circonda, ha preso un aspetto diverso; una vera e propria rivoluzione è avvenuta all'interno del mio cuore.

La stimo e la rispetto più di qualsiasi altra persona; vedo in lei la Tiziana che mi ero creato con la mente... è l'incarnazione terrena della mia idealizzazione di Tiziana; pensavo non esistesse una persona simile, e invece l'ho trovata. Si, Ivana è la mia idealizzazione della persona che mi ha dato dispiaceri per tanto tempo; tutto ciò che mi sarebbe piaciuto vedere in Tiziana, lo vedo in lei: comprensione e dolcezza nei miei confronti. E' la mia ragazza ideale e non ho più bisogno di farne un'idealizzazione, meglio di così non la si può immaginare. A te il mio futuro, dolce Ivana.


10 Dicembre 1993 (venerdì) ore 23:54

Caro diario


A volte la vita sembra sorriderti in certi momenti; d'improvviso si accavallano, una dopo l'altra, delle splendide occasioni. Ti rendi conto che la tua esistenza non è poi tanto male come sembra e ogni cosa, ogni singola esperienza, ti appare meravigliosa e straordinariamente diversa. Ho avuto l'impressione, o meglio la certezza, di aver finalmente trovato l'ideale di donna che cercavo, covavo il desiderio di condurla con me nel mio universo di suoni perché riscaldasse il mio cuore abituato al gelo e all'oscurità. Il suo atteggiamento, i suoi discorsi, il suo sguardo e il suo sorriso, mi spingevano a insistere, a non innescare il meccanismo di difesa. La speranza ancora una volta mi ha fregato; e dire che la ragione mi aveva avvertito e il mio stesso cuore si rifiutava di avventurarsi su di un terreno pericoloso. "No" - pensavo - "devo liberarmi dalla timidezza e cercare di dare una svolta alla mia vita". Mi fossi reso conto che la timidezza altro non era se non una barriera che mi impediva di farmi nuovamente del male, di perdere nuovamente ciò che avevo già perso una volta. L'unica emozione che provo in questo momento è solo una profonda tristezza e una grandissima delusione; ho condannato la mia anima all'antico e rinnovato tormento. Tutto presenta lo stesso svolgimento della mia esperienza adolescenziale: prima ti basta la sua amicizia e poi...

Recentemente, prima che arrivassi a questa situazione, mi chiedevo se non avessi dovuto tagliare il nostro rapporto, di accontentarmi di ciò che avevo conquistato prima che desiderassi qualcos'altro. Oggi lei era così distaccata... sembrava quasi delusa. Ama un altro ed io mi sono illuso per troppo tempo di aver potuto prendere il suo posto. Ne soffrirà, ma non ho più intenzione di vederla, potrebbe finire troppo male per me. Addio Ivana, sei stata l'unica luce che abbia rischiarato per un momento la mia grigia esistenza.



14 Dicembre 1993 (martedì) ore 18:45

Caro diario


Ed eccomi qui, una bottiglia di vino sul tavolo, il bicchiere colmo a metà, e una voglia di risposte che plachi la mia sete implacabile. Quest'oggi ho divorato Siddharta di Herman Hesse: la storia di un giovane indiano stufo di ascoltare dottrine sterili e vuote, stufo di stordire il suo io con i sacrifici e le pratiche ascetiche, desideroso di cercare la verità e raggiungere Atman, il supremo. In buona parte sono riuscito ad identificarmi in questo racconto; pure io credevo che attraverso l'assenza di ogni desiderio avessi potuto trovare la verità e godere di ogni singola esperienza, non sono riuscito a realizzare tale proposito ma credo di aver provato tale sensazione quando amavo stordire il mio io con l'alcool e la droga, quando amavo immergermi nella speranza di alienarmi nell'amore, solo non sono riuscito a raggiungere la verità e non ho mica sentito il fiume parlare nelle mie lunghe contemplazioni solitarie in alta montagna; mi chiedo poi a quale verità dovrei tendere: poter finalmente andare oltre il fenomeno e rendere reale la mia fuga nell'ideale, riuscire a purificare le porte della percezione affinché ogni cosa mi appaia così com'è realmente, infinita? Sono come Siddharta quando si parla di non accettare alcuna dottrina poiché se una verità c'è, non può sicuramente essere espressa a parole a causa delle nostre limitazioni e linguistiche e di pensiero. Mi sento sempre più solo... negli appunti che scrivo ogni tanto riverso tutte le mie sensazioni momentanee che prima mi sembrano valide e poi perdono significato. Sono sfinito... ho desiderato di comunicare con Ivana, di averla come amica, e ho rovinato tutto scoprendo che era l'ideale di Tiziana; fra le tante ragazze che avrebbero potuto corrispondere a quell'ideale, proprio colei che desideravo come amica doveva capitarmi. L'amicizia non mi è bastata più, le telefonavo continuamente e la andavo a trovare a casa vincendo la mia "timidezza"... ho cercato e sto cercando di disinnamorarmi non considerandola più, o meglio non facendo più le cose che facevo prima. Ne sento ugualmente la mancanza, sono sempre più convinto che l'unico modo per "stordirmi" dal pensare a Dio e a tutte le altre cazzate che mi stanno rendendo il vivere così complicato, è quello di trovare una persona da amare con tutto me stesso, una persona che mi ami con la stessa intensità. Potrebbe non essere una soluzione definitiva, Siddharta era addirittura riuscito ad annientare il suo io vivendo nel Samsara non ottenendo altro che il desiderio di morte, lui era diverso dagli uomini-bambini e non avrebbe accettato mai quella situazione. Nonostante tutto vorrei Ivana, ma ho paura che finisca come con Tiziana; il tempo scorre e non riesco a trovare un motivo valido per andare avanti. Sono demotivato dallo studiare e spesso non riesco a trovare la concentrazione ideale per... Ho bisogno di aiuto...


Cosa è giusto che io faccia

per lenire le mie pene.

Fuggire il desiderio

o alienarmi in esso.

Credevo di aver capito ogni cosa

e la conoscenza mi sta portando alla follia.

Limitato dai sensi e dalle categorie ontologiche

cerco un ideale su cui appoggiarmi;

fasullo, alienante

perché mi pongo queste domande.


(Ivana mi porta

sulle ali dell'inganno

il sogno di trovare

una quiete dall'affanno)


Mi sento vuoto e sterile

non sono neanche sicuro delle mie certezze.

Non aspiro ad un obiettivo

spero ci sbatta contro senza rendermene conto.

Nell'alcool lo stordimento

nell'amore il tormento,

false prospettive sulle quali imposto

il mio modo di vivere.



(Lo stupore e la paura

mi attanagliano la mente

non c'è amore né tortura

per il mio spirito morente)


L'incapacità di raggiungere un obiettivo non dipende dalla mia volontà, capita solamente che perda improvvisamente interesse per ciò che desidero ottenere. Ho aperto il mio cuore a Ivana e ne ho tratto gran giovamento, lei è l'unica che possa stordirmi. Continuo a bere vino!


15 Dicembre 1993 (mercoledì) ore 0:30


Caro diario


Sarò pazzo ma sto ancora pensando a Ivana, a tutto ciò che ho concluso ultimamente, alla decisione di tagliare i contatti per la paura che potesse rinnovarsi l'antico tormento. Mi sono chiesto se fosse valido tutto ciò che ho concluso attraverso l'osservazione del suo carattere, se corrispondesse realmente all'idea di Tiziana, se non si fosse trattato di una montatura che mi avrebbe consentito di spostare l'ideale sul reale per renderlo in tal modo accessibile. Ivana è stata meravigliosa con me, mi ha dimostrato che avrebbe voluto essermi amica ed io inconsciamente ho preteso che mi aiutasse a dimenticare un'idea.

Egoismo, tutto ciò che ho concluso e il mio proposito di abbandonare tutto per una paura effimera, affonda le sue radici nell'egoismo. Analizziamo questa famosa idea Tiziana: ciò che non ho mai accettato del nostro rapporto è il fatto che non mi considerasse come avrei desiderato, non c'era altro nell'idea al di fuori di questo; in fondo Tiziana mi è sempre piaciuta così com'era, e se fosse stata realmente diversa dall'idea che avevo di lei, non mi sarebbe certamente interessata più. L'idea è nata quando mi sono reso conto di non poterla in alcun modo raggiungere, è stato un tentativo di accettare la situazione più facilmente. Ed ecco un raggio di luce, Ivana: disponibile, comprensiva, desiderosa di conoscermi, qualità che quadravano perfettamente al fine di rendere terrena tale "pseudo-idea". L'ho amata? Senza dubbio, solo la ritenevo la "bella copia" di Tiziana. Avrebbe potuto funzionare? Forse, o per lo meno fino a quando non mi fossi reso conto che non era Tiziana. Mi chiedo se sia possibile che un uomo e una donna possano diventare semplicemente amici, escludere per un attimo gli istinti bestiali e convivere scambiandosi consigli, aiutandosi a vicenda nei momenti bui. E' meraviglioso avere una ragazza che ti doni questa esperienza e forse era proprio questo che Ivana aveva intenzione di fare; io mi baloccavo nell'assurda convinzione che quando una donna ti mostra interesse, ha in mente di... bleh, mi sento ridicolo al solo pensarlo. Ho intenzione di parlarle quanto prima, di rivelarle che l'amavo e adesso desidero averla come amica, un'amicizia naturale, non influenzata... lei dovrebbe cercarmi senza lo scrupolo di apparire poco seria, ed io dovrei fare altrettanto senza pensare che lei potrebbe credere a qualcosa di diverso; potrei piangere sulle sue spalle quando sono triste, svelarle i miei segreti più profondi, e altrettanto potrebbe fare lei. Nuovi aggiornamenti a discorso avvenuto.


A Ivana


Della prima volta che ti ho veduta ricordo solamente il tuo sguardo, così dolce e aperto che mi sembrava facile, scrutandoci dentro, capirti interamente.

Della seconda volta che ti ho veduta ricordo la tua estroversione, mi hai fatto sentire immediatamente a mio agio, mi hai svelato i tuoi segreti e chiesto consiglio sui tuoi problemi con Sergio; non mi ero mai sentito così partecipe di un'esperienza come la volta in cui ti sei aperta a me.

Cominciava lentamente a prendere forma l'egoistico pensiero che potessi essere la ragazza che avrebbe potuto rimpiazzare Tiziana; tutto ciò che scorgevo in te, mi sarebbe piaciuto scorgerlo in Tiziana, e tu eri di sicuro più accessibile di lei, lei che ormai avevo, o almeno credevo di avere, idealizzato.

Quando mi chiedesti di telefonarti ero al settimo cielo; avevo intenzione di allacciare un'amicizia che mi avrebbe compensato della mancanza di Tiziana. Ti ho chiamata e dopo un po' ti ho amata, era meraviglioso solo che tu fossi l'ultima persona con cui parlassi prima di andare a letto.

L'amicizia non mi bastava più, vedevo sempre più nitida in te l'idea di Tiziana, colei che non avrei mai potuto raggiungere.

Tutto questo mi riempiva di felicità, ero soddisfatto che finalmente quell'idea si fosse spostata sul reale.

D'un tratto mi sono chiesto che atteggiamento avresti potuto assumere se avresti saputo ciò che provavo per te; eri innamorata di un'altra persona, come avresti affrontato la situazione.

Per il momento non mi importava, ero immerso nell'estasi dello stato nascente e mi sembrava che non avrei mai potuto incontrare alcun impedimento, in fondo avevi mostrato interesse per me e quale mezzo così esplicito avrebbe potuto convincermi di avere la situazione in pugno.

Un sabato sono piombato a casa tua, eri splendida e quando ti guardavo negli occhi desideravo di averti.

E' bastato l'arrivo del tuo ragazzo perché tornassi alla realtà, il momento magico aveva perso la sua magia, mi accompagnasti alla porta.

Sulla strada ti aspettava Sergio, l'invincibile seduttore; salisti in macchina con lui, gli sorridesti e lo baciasti.

Ero in quello squallido locale dove si gioca a flipper, ci andavo solamente con la speranza di incontrarti.

A braccetto con lui scendevi le scale dell'ingresso; ti ho notata subito.

Vi chiedo: vi va di fare un torneo di ping-pong con i ragazzi?

Non immagini quanto sono stato male a guardarvi insieme mentre vi baciavate; Marcello, grande campione di ping-pong, stava perdendo ogni partita.

Avevo deciso di tagliare ogni contatto, di fuggire ciò che mi avrebbe portato all'antico tormento, non ti avrei più telefonato né considerato. Se non fossi rientrato in me stesso e non avessi compreso una cosa essenziale la nostra amicizia sarebbe certamente morta.

Ero stato egoista, prima ti avevo sfruttata per lenire le mie pene spirituali, poi ti avevo assimilata all'idea di Tiziana per risolvere il mio problema di cuore. La verità è che non c'è mai stata un idea di Tiziana, io l'amavo e l'amo nella sua essenza attuale; l'unica cosa che detestavo e detesto di lei era la sua totale indifferenza nei miei confronti.

Cosa sarebbe stato più facile allora dell'immaginare che tu fossi la proiezione terrena di un'idea, lassù c'era l'idea quaggiù c'eri tu e a quel paese Tiziana... niente di più facile.

Ti chiederai a tal punto se il mio interessamento e tutte le cose che sinceramente apprezzavo di te non siano state il frutto di una fantasia!

L'essermi liberato della follia dell'idea, e in misura maggiore del mio egoismo, mi ha portato realmente a capire cosa provavo per te e cosa tu mi trasmettessi.

Ti sembrerà strano, ma liberatomi delle apparenze e giudicata obiettivamente la situazione, ne ho ricavato una sensazione dolcissima, un sentimento raro... amore platonico; due persone si ritrovano per comunanza di pensieri, diventano confidenti, l'unica cosa che sbarra loro la strada è l'idiozia dell'uomo e forse l'inibizione causata dall'essere di sesso opposto della donna.

Credo di aver capito ciò che provo, quello che desidero e che spero sia reciproco.

Desidero un'amicizia profonda che si basi sul rispetto reciproco e che escluda qualsiasi inibizione di tipo morale. Non escludo che un giorno potrei innamorarmi di te, solo non saresti la bella copia di Tiziana ma la mia amica Ivana.



Ti voglio bene

Marcello



23 Dicembre 1993 (giovedì) ore 20:38


Caro diario


Sono ormai ad un passo dal nichilismo; lentamente ciò in cui ho creduto si sta dissolvendo. Ho riflettuto molto su ciò che Huxley diceva nel suo "Le porte della percezione": ogni uomo ha bisogno di credere in qualcosa che trascenda il suo io, di brecce nel muro, per dirla alla Blake, che lo conforti o distragga dall'insopportabile monotonia della quotidianità (parlo degli uomini che pensano); c'è chi trova la sua breccia nell'amore, chi nella religione, chi nello studio e chi, come me, ama credere che ci sia una realtà diversa da quella che il nostro occhio percepisce; il mio errore è stato quello di sperare che, scoperta tale realtà, avessi potuto fuggire dalla disperazione cui è sottoposto il mio io; in fondo se anche riuscissi a raggiungere tale realtà, non sarebbe altro che una vacanza temporanea... e se decidessi di soggiornare in essa a tempo indeterminato, mi abituerei ad essa e tutto ritornerebbe ad essere monotono come sempre.

Siddharta era riuscito a stordire il suo io con le pratiche ascetiche e ad annientarlo addirittura vivendo nel Samsara per scoprire poi che la verità non si poteva certo raggiungere in tal modo. Il mio stordimento è la musica, non ho bisogno di altre brecce nel muro, ciò di cui ho bisogno è raggiungere una certezza assoluta... ma di cosa?! Ho bisogno di un Dio che non esiste, Ivana ha risvegliato in me qualcosa di nascosto, sto sbagliando a non cercare più di comunicare con lei, è l'unica che possa fermare la mia folle corsa verso il nichilismo, pur essendo una breccia nel muro.

Devo queste tristi riflessioni a Giovanni *** che stamani, ascoltando i miei discorsi sulla realtà che si trova dietro le cose, ha giustamente dedotto che dal materialismo dei primi tempi mi ero spostato ad una sfera più ideale costretto dalla necessità di trascendere il mio io, e che sarei presto giunto a Dio; in effetti se avessi continuato su quella strada, sarei potuto giungere alla suprema illusione; sarei partito da un presupposto sbagliato però: una necessità innata nell'uomo. Che dirti di Ivana, credo di amarla profondamente senza tuttavia sentire il bisogno di fare l'amore con lei o baciarla, vorrei solamente che stesse con me, che mi desse la possibilità di sfogarmi e di stordirmi. Troppi impedimenti: il suo ragazzo, le sue abitudini; a febbraio partirò militare, a nulla è servito il rinvio per lo studio.

Nichilismo, nichilismo, nichilismo... sto soffrendo.

La fede è possibilità

L'ateismo è un rischio

Nessuna certezza, solo tante domande.



25 Dicembre 1993 (sabato) ore 21:05


Vorrei fosse già

l'ultimo giorno.

E' il tempo inesorabile

che strappa alle nostre vite

frammenti di esperienze gioiose

consegnandoli alla nostra memoria;

e ti ritrovi già bambino

e poi ragazzo innamorato...



(la dolce illusione dell'amore

stampata sul volto di una fanciulla ormai morta);


e ti ritrovi ad ascoltare quella musica

che amavi associare alla dolce fanciulla

il tutto rievocato con profonda tristezza

da un mucchio di vecchie fotografie.


Bisognerebbe evitare di gioire

impedendo cosi' al tempo e alla memoria

di ucciderci lentamente.



Ma chi siamo noi per comandare al nostro cuore

di non gioire

e chi siamo per comandare alla nostra ragione

di non pensare

e chi son io... niente,

trascinato dalle circostanze

vittima della mia stessa esistenza,

nulla che più mi importi adesso

nulla a cui credere.





27 Dicembre 1993 ore 3:35


Caro diario


Credo di essere giunto ormai ad un punto di non ritorno, lo dimostra il fatto che sia qui in radio, a quest'ora della notte, a condurre un programma extra-notturno impostato su di un monologo tutto imperniato di frasi allucinanti e contorte riflessioni su di un corretto modo di vivere da perseguire sin dall'età dell'impulsività. Se si vuole realmente evitare di rimpiangere i bei momenti passati, evocati alla memoria anche da un gruppo di stupide fotografie o da un incontro fatale, bisogna rimuovere i momenti felici di volta in volta facendo ricorso alla molteplicità di interessi e svaghi che ci offre il mondo, evitando il più possibile un ritorno all'identico, facendo in modo che ogni esperienza successiva risulti più esaltante della precedente; Ivana mi aiuta nella nostalgica rievocazione dei bei tempi, potrei allacciare con lei un rapporto che sia dieci, cinquanta e cento volte più entusiasmante di quello con Tiziana, ha le carte in regola per sostituire l'oggetto principale del mio desiderio, solo non trovo la voglia, o forse il coraggio di modificare il mio stato sentimentale attuale. Adesso non faccio altro che ripercorrere con la memoria il tempo che fu rimpiangendo il rapporto con Tiziana, con i miei amici, pure il periodo scolastico; in futuro probabilmente a questi si aggiungerà il rimpianto di non avere più accanto un'amica come Ivana. Il tempo fugge ed io sembro non rendermene conto, proiettato continuamente nel passato sembro condannato all'inattività e alla rinuncia, non sono affatto felice. Domani telefono a Ivana.


Un tempo amavo contemplare dall'alto di una montagna

l'incredibile spettacolo della natura generatrice.

Un tempo amavo sporgermi sull'orlo di una roccia e

soffocato dai sensi di vertigine, ammirare le grandi altezze

Non ho mai amato la quotidianità

ho sempre assecondato il mio desiderio di scoprire

e ogni nuova esperienza

ha agito sul mio cuore con una forza cosi' prorompente

da togliermi le forze per portarla avanti.

Presto, come tutte le altre

tale esperienza risultò troppo abitudinaria

e non ho mai amato l'abitudinario,

volgevo lo sguardo ad altre più interessanti

e mi buttavo su di esse con la medesima carica ossessiva.

Adesso non ho più nulla da cercare

ho già scoperto tutto ciò che desideravo scoprire,

sono morto perché non ho mai amato la quotidianità.





11 Gennaio 1994 (martedì) ore 15:10


Caro diario


Non riesco a capire di come sia diventato volubile d'umore in questo modo osceno. Ho passato delle giornate terribili, preda della disperazione più disperata, vittima del mio bisogno di certezze o di ideali da concretizzare. L'addio a Ivana sembrava esser stato il punto di partenza per una nuova concezione vitale: riconoscere che solo in me avrei dovuto cercare la forza che mi avrebbe dovuto condurre alla serenità. Fra l'estasi del primo giorno e la noia disperata di questo periodo c'è tuttavia una grande differenza che dimostra come sia fallito miseramente il mio tentativo di contare esclusivamente su me stesso (questa l'unica ragione per la quale avevo deciso di interrompere il mio rapporto con Ivana). Ieri notte ho fatto i conti con la mia ragione e col mio cuore concludendo, per fortuna, che fosse conveniente tornare buoni amici e anche di più. Le telefonerò, le spiegherò tutto, le dirò che le voglio bene e che tengo troppo a lei, le dirò che a starle lontano sto male, le dirò che è l'amica più vera sulla quale possa mai contare.



ore 16:40


Le ho telefonato proprio adesso, peccato non esser riuscito a dirle le melensaggini e le inzuccheratissime leziosaggini di cui sopra, solo mi è sembrata così disponibile ed io stesso ero così stordito per aver sentito la sua voce così amica che non mi è sembrato opportuno sconvolgere l'atmosfera di spensieratezza che si era venuta a creare. Sono soddisfatto di aver trovato la forza di liberarmi della mia insicurezza e aver riallacciato il rapporto con lei; credo sia la prima volta in cui, oltre ad imparare dai miei errori, sono riuscito a porvi rimedio, solo un pazzo drogato avrebbe potuto troncare uno splendido rapporto di amicizia sul nascere. Tutte le paranoie che mi angosciavano sono come svanite o meglio, hanno perso la loro importanza attuale; sono stordito e me ne compiaccio.

Abbiamo parlato di tante cose per telefono, sia lodata la SIP per aver messo a disposizione un servizio di grande sollievo per le anime malate come la mia. Abbiamo discusso delle nostre vicendevoli esperienze ospedaliere, del flash alessandrino di comprarsi un pianoforte e della sua broncopatia, e ancora sull'importanza di ascoltare un genere musicale veramente valido e del regalo per il suo compleanno. Solo adesso capisco quanto ho sbagliato a concedergli unicamente il ruolo di consolatrice con i conseguenti scrupoli da parte mia dell'essere mosso da un desiderio esclusivamente egoistico; forse gli sarebbe davvero dispiaciuto se non le avessi più telefonato, e questo è solamente il punto di partenza per una serie infinita di gioie che le procurerò. Ho abbandonato il mio egoismo e scoperto di volerle bene incondizionatamente con tanta voglia di farla felice. Oggi Marcello è ok.


16 Gennaio 1994 (domenica) ore 2:10


Caro diario


Cataloga questa giornata fra gli elenchi con a capo indice: "momenti ok". Che gioia, quale supremo piacere può procurarti un sentimento che nasce dal rapporto con una donna, e quale magnifica forma di edonismo potrebbe eguagliare in intensità tale meravigliosa sensazione di ebbrezza. Oggi la mia dolce Ivana ha compiuto 17 anni; avevo deciso già da tempo di farle un regalo, solo non volevo compromettere troppo la buona opinione che lei ha di me con un regalo troppo speciale che avesse potuto portare con sé un'insinuazione troppo sfacciata, né essere considerato di cattivo gusto scegliendo qualcosa di troppo banale; ciò che volevo sostanzialmente era dimostrarle che tengo molto a lei. Vagabondando per le vie della città in cerca di un'ispirazione per un regalo che avesse dovuto rispettare i canoni qui sopra elencati, improvvisamente ho avuto un illuminazione (in tutti i sensi): la vetrina di un negozio, intorno alla quale avevo girato per ore, si ergeva maestosa davanti ai miei occhi, circondata da motivi estremamente gradevoli alla vista dominava la scritta "ditelo coi fiori". Data la tarda ora, il negozio era chiuso... nessun problema, l'indomani mattina avrei provveduto a scegliere qualcosa di grazioso per poi farla recapitare nel pomeriggio; c'è poi chi dice che guardare le vetrine quando la città è morta sia paranoico e inutile. Stamattina sono uscito da casa molto presto e dopo aver comprato un disco da includere al probabile omaggio floreale, ho battuto il record di velocità su strada per la fretta di raggiungere il negozio che avevo fortunatamente incrociato il giorno precedente. Dissi al fioraio che dovevo fare un regalo alla mia ragazza, perché scegliesse veramente il meglio, e dopo tutta una serie di proposte, quando ormai lo stesso era al limite della sopportazione, ho scelto per lei una graziosa composizione di orchidee. Velocissimo ho compilato un biglietto di auguri in latino, chissà quanto tempo avrebbe perso a tradurlo, e dopo aver pregato il fioraio di consegnare il buono disco in concerto col biglietto che accompagnava i fiori, comunicato l'indirizzo sono corso fuori dal negozio per evitare che, preso da un improvviso attacco di timidezza, sarei potuto tornare indietro e annullare tutto. Nel primo pomeriggio le ho telefonato per farle gli auguri, abbiamo parlato circa un'oretta, tutto calcolato al fine di far coincidere il momento del aggancio della cornetta con quello della venuta del fioraio; ovviamente non ho accennato per niente alla sorpresa che da lì a poco l'avrebbe commossa. Nel tardo pomeriggio mi sono recato al Tip Top per la solita partitina a ping-pong, sinceramente non speravo che venisse, l'unico che butta l'alba del sabato chiuso in una sala giochi sono solo io e i maledetti Power che attendono l'apertura delle discoteche; giocavo con Giovanni quando la scorgo con la coda dell'occhio, improvvisamente mi assale uno sconcertante senso di imbarazzo dovuto forse al timore di avere esagerato. Decido di far finta di non vederla ma sembra che lei non condivida con me tale sentimento, nel momento in cui mi accingo alla battuta mi sento chiamare da dietro e improvvisamente me la trovo di fronte. I suoi occhi avevano qualcosa di veramente straordinario, incredibilmente profondi e stracarichi di dolcezza mi fissavano intensamente, sembrava parlassero di per sé una strana lingua che per un motivo inspiegabile riuscivo a comprendere. Si avvicina, mi bacia due volte sulla guancia con un'intensità che quasi mi confonde rendendomi estremamente felice, e mi ringrazia: la sua voce così melodiosa e il suo tono così sincero... è stato come se avessi toccato il cielo con un dito... il più bel momento della mia vita. Ciò di cui mi stupisco adesso, sul momento la mia mente era a spasso per il paradiso, è come un semplice gesto e degli sguardi avessero potuto trasmettermi quella quantità indicibile di stimoli positivi che hanno poi avuto quell'effetto così meravigliosamente catastrofico sul mio intelletto... è splendido il momento in cui una persona ti mostra così apertamente il suo affetto, ed è splendido che costei sia proprio la persona a cui vuoi così tanto bene.

Vorrei dire tante cose, descrivere minuziosamente ogni singolo particolare... credimi se ti confido che sto ancora passandomi dolcemente la mano sulla guancia che ha goduto del semplice e breve contatto delle sue labbra, nessuno...nessuno era riuscito a rendermi tanto felice; il programma alla radio è stato un successone, ero carico e pieno di fiducia in me stesso. Ti voglio bene Ivana, dolce amica.


Dimmi chi sei... forse una fata?

Dimmi chi sei che attraversi la mia strada?

Dimmi chi sei, il tuo nome è forse Ivana!

Per anni son rimasto inerte, annegavo nell'infelicità, godevo della mia apatia.

Ho tentato e ritentato

in sei lunghi anni nessuna che fosse valsa almeno un decimo della mia dolce Tiziana.

Credevo di essere ormai condannato a serbare per sempre nel mio cuore quel morbo mortale.

Continuo a domandarti: sei forse una fata!

Giungi dal nulla e guarisci le mie ferite

in qualche minuto mi carichi d'affetto..

sarai certamente una fata,

per avermi liberato da un amore impossibile,

per avermi stordito in tale maniera indicibile

Vorrei innamorarmi di te a patto che non lo sia' già.


19 Gennaio 1994 (mercoledì) ore 21:45


Caro diario


Che questa pagina sia d'esempio che non esiste nulla di veramente esaltante che duri oltre le ventiquattr'ore. Sono tre giorni ormai che mi tormento, stremato nel fisico e nello spirito, mi sento tremendamente afflitto e deluso e sarebbe forse il caso di riesaminare con cura i miei pensieri precedenti, di definire un certo atteggiamento verso gli stordimenti e dedicarmi alla verità che, per quanto dura possa essere, non genera false speranze o sogni irrealizzabili. La visione cinica che prediligevo qualche mese fa verso ogni forma di sentimento mi proteggeva dai dolori e dalle sofferenze che i miei simili mi infliggevano giorno dopo giorno.

Non credere che queste allucinazioni siano sorte in seguito ad un atteggiamento deludente da parte di Ivana, solo non sopporto l'atteggiamento di Sergio... o forse non sopporto che lei stia con lui privandomi così delle sue attenzioni. Non riesco comunque a capire cosa mi aspetti realmente da Ivana, sono confuso e continuo a bere vino.


Lasciati fottere dagli stordimenti

e sarai perduto per sempre,

ovunque tu vada e qualunque cosa tu faccia

non ti soddisferai in alcun modo,

ti sentirai vuoto, apatico

dormirai poco la notte.

Hai desiderato fuggire dai vermi

ma sarai inglobato da essi;

fuori dalla tua vita niente di veramente importante.

Bevi e distruggiti

bevi fino a stordirti

non cercare altro al di fuori del nobile alcool, imperitura medicina contro gli affanni.

Bevi di giorno e vomita la notte

consuma il tuo sudore sulla federa del tuo cuscino

vomita il cuore e vomita il fegato

ucciditi, lasciati andare lentamente nell'eternità

senza paura e senza limiti

eccedi fino a riempirti e poi vomita,

fin quando non sarà rimasto niente dei tuoi assurdi propositi

fin quando non desidererai di essere completamente morto.

Né amici né nemici potranno più far nulla per ferirti

ubriaco di giorno, sudicio la notte

nulla potrà più interessarti in tal modo.

Fottiti fegato di merda

e possano fottersi tutti gli esseri di questa terra,

niente che più ti legherà ad essi adesso

nessuno potrà più farti del male adesso.


Dolce amica,

stordiscimi ancora una volta

non lasciarmi cadere nel buio dell'impersonalità;


ma non ci sono parole che bastino,

non c'è volontà che riesca a chiedere.


Basterebbe chiedere, parlare, esprimere ciò che dentro si sente...


ma si fotta la volontà

si continui a bere di giorno e vomitare di notte,

fin quando il conato non traboccherà dal lavandino

fin quando non crollerai spossato sul tuo letto ghiacciato

Ubriaco di giorno, sudicio la notte

nulla potrà più interessarti in tal modo.


24 Gennaio 1994 (lunedì) ore 18:30

Caro diario

Le mie stravaganze in società continuano a disorientare tutti coloro che mi stanno vicino. Un caso a parte Giovanni, della cui amicizia posso dubitare, ma che non si comporta male come confidente. Non vedo Ivana dal giorno nero della pagina precedente e non riesco e non voglio farmi vivo con lei, credo di aver perso ogni speranza che lei avesse potuto provare in qualche modo gli stessi sentimenti che provo io, che fossi fondamentale per lei in egual misura di quanto lei lo è per me... e dire che non mi restava nessun altro che avesse potuto meritare la mia fiducia. Venerdì, dopo aver fatto di tutto per evitarlo, ho incontrato Tiziana, le ho parlato e ho addirittura trascorso l'intera serata con lei in un pub. Non che l'incontro abbia risvegliato l'antico tormento, come temevo... stranamente non mi sono preoccupato più di tanto del trovarmi di fronte ad una persona che in tempi passati causava al mio cuore dei forti scombussolamenti, che mi faceva mancare il respiro e mi trasformava in un perfetto ebete incapace di spiaccicare una sola parola. Nel momento in cui si è congedata da me ho viaggiato con la memoria nei bei tempi andati: il dolore gaio dell'innamorato fiducioso, un dolore che fa sentire vivi e che dà la forza di superare ogni sorta di difficoltà esistenziale, un piacevole doloroso stordimento, qualità portanti della mia personalità di un tempo. La rievocazione mi ha portato a riflettere su quanto poco valgano i giudizi definitivi che un uomo dà alla sua essenza. Chi ero io un tempo, sicuramente non ciò che sono ora, e nei comportamenti, e nel modo di pensare; tutto ciò che provavo e facevo allora era opera di un altro Marcello che viveva una sua vita propria e che oramai non esiste più. Non so se sia la frase più giusta da utilizzare, ma mi sento come se fossi stato il boia che ha tagliato la testa a quelle parti di me, mi sento come se mi fossi condannato a morte diverse volte e, dopo ogni volta, fossi rinato diverso. Come risvegliare il Marcello di un tempo, quello che in nome dell'amore correva a perdifiato fin quando non crollava spossato, quello che credeva ancora in qualcosa. Il forte e fiducioso Marcello è ormai solo un ricordo e sono stato io stesso a condannarlo alla fine.



6 Febbraio 1994 (domenica) ore 4:00


Caro diario


Davvero un simpatico flash notturno! Che stress e che angoscia in questi ultimi giorni, solo una settimana alla partenza e già avverto tutte le paranoie tipiche della vita da soldato: la notte, prima di prendere sonno, riesco ad immaginarmi in branda, lontano dagli affetti familiari, lontano forse da qualsiasi tipo di affetto. La notte sogno di guardie marine detentori di record di urla e di mancanza di rispetto nei confronti delle povere reclutaccie. Ho dato una velocissima occhiata alle pagine precedenti, mi son reso conto che oltre ad essere apatico, alcolizzato, frustrato, complessato, quasi tossicodipendente e stupido, sono anche un potenziale suicida; Ivana è stata l'unica che avrebbe potuto tirarmi fuori dalle terribili considerazioni sulla vita alle quali sono giunto, ed io, per la paura delle centomila parti di me che convivono con me e che io non conosco neppure tanto bene, per la paura che lei avesse potuto attaccarsi ad una delle centomila parti, o forse per la paura che io avessi potuto attaccarmi ad una delle centomila parti di lei e di non aver capito la sua vera essenza di donna meravigliosa, non le ho più telefonato, non sono riuscito a trovare una seppur minima giustificazione che mi spingesse a frequentarla di nuovo. A nulla sono valsi i propositi antiegoistici che avrebbero dovuto spingermi a coltivare l'amicizia fra me e lei, anche se a senso unico: credo che anche la persona più generosa senta il bisogno di un minimo incoraggiamento. Il giorno in cui avevo deciso di troncare col nostro rapporto ero convinto che solo lei avesse potuto farmi desistere dall'idea di separarci per sempre con una telefonata. Il tempo passava ed io non ho avuto il fegato di rinunciare a ciò che stavo conquistando e, facendomi scudo dei miei "buoni propositi", ho riallacciato il rapporto telefonico a senso unico. Adesso è passato quasi un mese dall'ultima volta, nessuno che mi telefoni per sapere almeno in che condizioni di salute mi trovi, in sala giochi se non sono io ad avvicinarmi, cosa che mi sono proposto di fare ormai molto di rado, per lei è come se non ci fossi; ogni tanto trovo il coraggio di umiliarmi: mi siedo accanto a lei e comincio a parlarle dei vecchi tempi. Quanto apprezzi quei momenti e quanto dolore mi causa il momento del distacco non potrà capirlo nessuno che non sappia cosa significhi amare e che ha provato le terribili sensazioni del sentirsi respinto. Fiducia, avrei bisogno di credere che lei non si comporti così solo perché mi stima molto, magari i suoi atteggiamenti così dolci e le atmosfere magiche che riesce a creare con la sua sola presenza potrebbero essere solo una forma di cortesia. Non riesco più ad introdurre un discorso personale, il regalo che le ho fatto in occasione del suo compleanno ha rappresentato il puerile tentativo di dimostrarle il mio affetto, come se un regalo avesse potuto sintetizzare tutto il discorso che avrei dovuto fargli da tempo. Ma forse non è davvero lei il problema, in fondo il comportamento a volte freddo che assume nei miei confronti potrebbe essere derivato da una sorta di giustificato imbarazzo che potrebbe assalirla nel momento in cui si trova col suo ragazzo, forse non vuole darmi troppe illusioni e a tale scopo alterna momenti di palesi dimostrazioni di affetto con terribili atteggiamenti di rifiuto semitotale a qualsivoglia tentativo mio di stare un po' con lei. L'unica cosa veramente utile che posso ricavare dal mio dolore è l'approfondimento spirituale cui mi spinge la necessità di dare un senso alle mie azioni, di trovare un modus agendi per il mio io. Tutto questo mi porta a profondi cambiamenti che incidono profondamente sul mio status sociale, mi sono accorto che da troppo tempo riesco sempre meno frequentemente a essere me stesso fingendo, quando le circostanze lo richiedono, dei ruoli sempre differenti. Già, ciò che sono veramente sta su queste pagine, forse è la volontà di non aprirmi o la paura di non essere capito che mi porta a fingere, fingere e solo fingere. Tuttavia non posso attribuire questa situazione ad una forma di introversione inconsapevole che si rivela unicamente nel rapporto personale con qualcuno, mi chiedo, o forse ne ho già la certezza, se esista mai al mondo qualcuno che possa leggere le mie emozioni, le mie intuizioni, le mie certezze, con schemi mentali simili ai miei. Ed eccomi, povero paperino sociale, riveduto e corretto dagli altri in centomila forme diverse; è davvero la solitudine l'unica realtà per colui che vuole vivere secondo la propria natura? Non riuscirei mai a sentirmi vicino a qualcuno che non mi giudichi e che a mia volta io non giudichi diverso da quello che realmente è. Ciascuno di noi nasconde grandi segreti, sono talmente radicati nell'io che difficilmente un uomo dedito unicamente alla filosofia dei Power o dei Def può portarli a galla. Sarà stato sempre così, in ogni tempo e in ogni luogo, solo che della tragedia di questa condizione sto rendendomene conto solo adesso. Basterebbe una sola telefonata.


8 Febbraio 1994 (martedì) ore 17:00


Caro diario


Non so come sia potuto accadere, è stato come un bisogno impellente che ha scavalcato tutti i limiti imposti dalla ragione, un sentimento indefinito e irrazionale che si è scatenato fuori da ogni possibilità di controllo. Ivana, dolce amica; ho telefonato proprio a colei nella quale non credevo più, della cui fiducia avevo cominciato a dubitare.

Sbagliavo o sbaglio a credere di aver sbagliato? Non importa, sono stordito e me ne compiaccio.

Di tante cose sì è discusso, si è parlato di Tiziana e della mia chiusura interiore, lei insisteva sulla necessità di accettare le difficoltà liberandosi delle ossessioni scaturite dalle delusioni ricavate facendo leva sulla propria ricchezza interiore.

- Ma come può - sostenevo io - la ragione, sottomettere il sentimento irrazionale scaturito dal bisogno -.

- Imparando a considerare i propri insuccessi come delle tappe da superare, come delle esperienze da rimuovere in un angolino del nostro cuore in modo che non interferiscano nella nostra vita in maniera significativa - sosteneva lei con ottimismo.

- Ma come può un ciclista - concludevo io con una metafora - che cade alla prima tappa, rialzarsi e proseguire se non possiede i mezzi per curarsi! -.

- Ci sono molte persone intorno che ti offrono i mezzi - continuava lei - se io sono una di quelle ti prego di dirmelo, non mi hai offerto grandi opportunità per dichiararti che nutro per te un grande affetto -.

Balbettavo, non riuscivo assolutamente a pensare ad un qualcosa di adeguato, la mia proverbiale logorrea si era ridotta ad un cumulo di articoli ripetuti senza alcuna connessione logica - tu, tu... io... -; fortunatamente lei mi ha anticipato - Ti amo, Marcello -. Solo quella frase è bastata a ridurmi in uno stato larvale. Solo dopo qualche secondo sono riuscito a scuotermi, a rendermi conto di ciò che era accaduto. Il classico pizzicotto sul braccio seguito dal tanto sospirato grido di dolore per avere la certezza che non fosse un sogno meraviglioso, e poi di corsa, chiavi in mano, giù dalle scale. Nella fretta di uscire dal garage ho ammaccato più volte la macchina sul muro... in quel momento non mi importava nulla, dovevo andare a casa sua. Appena arrivato sulla strada, guardandola così silenziosa, così anonima, mi sono chiesto per un attimo se non avessi avuto un'allucinazione. Ogni dubbio è scomparso quando lei, dal balcone, ha gridato il mio nome. "Ti amo" le ho gridato "non posso vivere senza di te".

In attimi che parevano ore me la sono ritrovata davanti, il mio cuore traboccava di gioia ma questo non faceva certo bene al mio cervello, sembrava quasi che stessi per cadere in uno stato catatonico, l'adrenalina pompava al massimo, il battito cardiaco aveva raggiunto il limite, non sapevo cosa fare ma lei mi ha anticipato anche questa volta baciandomi in bocca dolcemente per poi sussurrarmi all'orecchio più volte quella frase meravigliosa TI AMO!



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