FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







L'OSPITE

Harry Wald




E' l'alba. Colorata di rosa, solcata da nubi grigio acciaio che riflettono il torto e il marcio dell'eccezione. Dal motel vedo l'ombra luminosa che la città proietta nel cielo. Sono solo, mi sento solo. Ricordi rosa di Corinne si specchiano nello stesso cielo. Lei che preme il pulsante dell'olovestito, all'interno dello shuttle sospeso sulla campagna al tramonto, il suo corpo bianco e sottile che si rivela oltrepassando la soglia della sorpresa, cadendo nell'ovvio, riemergendo nei movimenti e nel sorriso.
Sto aspettando il killer di Systema; lascio questo messaggio nel computer mnemonico, nella speranza che almeno il mio cervello non venga distrutto.

Mi chiamano Vukelic, 50% di essere umano bianco di razza caucasica, il resto è come uno specchio infranto su un pavimento scuro: riflette mille immagini uguali, ma indistinguibili. Nessuno mi ha obbligato. Sono stato operato con la Terza onda, ricordo ogni cosa di me stesso prima, e non sono cambiato. Mi fecero imprimere una quantità di autorizzazioni, prima dell'intervento. Roba che tutelava il mio futuro ospite; sottoscrissi che non mi sarei messo in situazioni pericolose, che non avrei fatto uso di droghe o stimolanti, che mi sarei riguardato dallo stress lavorativo e avrei preso le ferie due volte all'anno, un periodo delle quali sarei andato dove voleva lui.
La prima volta che avvenne la transizione non me ne accorsi. Un momento ero sdraiato sul letto e guardavo l'orologio a parete, il momento dopo le lancette si erano spostate di sei ore e la stanza era quella di un motel. Questo motel.

Ero stato scelto perché, dicevano, brillante ma di carattere mite e psichicamente equilibrato, il mio fisico era giovane e senza difetti congeniti, la speranza di vita, piuttosto lunga. Inoltre, ero un investimento sicuro. Lavoravo già per Systema, settore musicale, ingegnere progettista. Ero cresciuto nell'organizzazione, contavano su di me.

Lo shuttle nel parcheggio fuori dal motel che illividisce di strie violette mi rimanda il devastante miagolìo psi della chitarra di Rakkin alla fine del trideo. Conservo la registrazione, per farle posto ho dovuto cancellare sei mesi di matrimonio. è una rarità, in effetti, e illegale al 100%. Uno sbaglio di Systema, raramente, ma ne fa anche lui. Emozioni e visioni standardizzate su evocazioni personali, lette da una nuova macchina non testata a pieno carico emotivo. Colpa della fretta di guadagnare. Systema aveva sempre fretta di cavare il meglio dagli artisti sotto contratto. All'inizio la creatività viene manipolata dai tecnici, poi il ritmo compositivo si accelera, l'artista ha bisogno di stimoli artificiali per scremare la superficie delle idee, più forti poi per scendere nel subconscio alla ricerca del potenziale, infine letali per pescare gli archetipi sul fondo.
Ma Rakkin era un caso a sé.
Compose "Encefalo!" appena prima che il Comitato lo mandasse a farsi friggere le cervella nei programmi di riabilitazione sociale. Era il trideo più concept che Systema avesse mai prodotto. Andò a ruba. Un controsenso. Folle oceaniche, dalla Russia al Brasile, acquistarono i nuovi hardware per calarsi nelle sue evocazioni. L'apparato socio-statistico di Systema, le sue propaggini sensoriali sul pubblico, era andato in tilt nel tentativo di star dietro alle percentuali di campionamento di una massa così imponente di individui. Poi, una settimana dopo il lancio, ci fu il primo caso.
Una banda di pacifici hacker indonesiani si introdusse nell'ologramma principale di Systema e cominciò a smantellarlo. I doppi virtuali vennero tutti sterminati e gli hacker caddero in coma vegetativo. Li trasportarono in tutta fretta nei laboratori Cav-Ber e invasero i loro cervelli con ogni sonda psichica che avessero a disposizione. Referto: il trideo di Rakkin causava un aumento esponenziale dell'intelligenza e amplificava la percezione di soggettività negli individui. Rakkin il proprio fondo l'aveva sollevato e portato alla superficie.
Ce n'erano forse stati altri come lui, ma nessuno che potesse disporre di un hardware così.
Già, sorrisi, mentre il sole si alzava di qualche grado dall'orizzonte desertico fuori dal motel, già... il supporto dei trideo conteneva tutto quel Talento, ma era il nuovo MB7 che ne aveva consentito la germinazione.
E lo avevo progettato io.

L'accordo era stato preciso e paritario anche sui tempi. Per nessun motivo potevo essere cosciente per più di dieci ore su 24, così era per il mio ospite. Nella vasca retroattiva bastavano quattro ore di sonno per supplire all'uso che dello stesso corpo facevano due individui distinti.
Carattere, personalità, ricordi, pulsioni, tutto era stato clonato nell'esclusivo software biologico della Cav-Ber, tutto immagazzinato nella banca dati organica dell'ospedale. L'avevo visto. Accedere alla sala era parte della terapia distensiva pre-intervento. Un cubo di dieci centimetri per lato e tre tecnici a tre diverse consolle lo circondavano. Per nulla impressionante. Poi mi dissi che era quello che volevano pensassi: se lì dentro c'erano un paio di decine di migliaia di individui, il brain-chip doveva essere molto, molto piccolo e altrettanto rassicurante dal punto di vista operatorio.

Il mio emisfero destro è stato ripulito e ospita un altro individuo. Il corpo lo usiamo a turno, e qualche traccia riesco anche qua e là a trovarla, quando mi risveglio. So che è un uomo, l'unico del quale sono certo non farò mai la conoscenza, più irreale e intangibile di Rakkin.
L'operazione era la solita commissurotomia totale, separazione degli emisferi con il taglio del fascio cerebrale, il brain-chip era stato prima programmato con il riversamento dell'Io del mio ospite e poi impiantato nel mio emisfero destro.
Ti sconsigliano subito di provare a lasciare messaggi trideo per invitare il tuo ospite a fare altrettanto. Dissociazione. Vedere la tua faccia che ti guarda con uno sguardo che non è il tuo e ti dice cose cui non avresti mai pensato, e ti rivela ricordi di una vita aliena. Quelli che ci hanno provato, ti dicono, si sono suicidati dopo poco tempo... per meglio dire, si sono uccisi diventando degli assassini. La parità legale è assoluta, il tribunale non riconosce maggiori diritti al proprietario biologico dell'organismo. è il contrario di un matrimonio per procura: vi potete toccare, ma non avete la possibilità di conoscervi.

Sto aspettando che mandino il killer.
Aspetto nel silenzio e, come sempre, dal silenzio mi aspetto qualcosa; flebili vagiti di nuove idee, risposte, domande, brandelli di futuro. Ma il tempo sta per finire e all'improvviso so di non avere scampo. Il killer è arrivato.
Lo guardo negli occhi, occhi dallo sguardo fermo e deciso, occhi profondi e tridimensionali, colmi di una vita che non è la mia, colmi di pensieri che non conoscerò mai. Lo vedo nel riflesso sul vetro. Systema ha voluto prendere le sue precauzioni. Lui è una specie di kamikaze, il vento di Dio. Ci guardiamo negli occhi, finalmente svegli entrambi nello stesso momento.
Rompo la finestra con il pugno, i vetri cadono sul pavimento, uno specchio infranto su un pavimento scuro: mille immagini uguali ma indistinguibili. Sorrido mentre il suo braccio si distende e cala il mio polso sul bordo frastagliato. Il tessuto si lacera, il sangue sgorga denso. Systema ha previsto tutto, anche l'innesto di killer kamikaze nei suoi migliori collaboratori.
Rosa, grigio e rosso....




ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.