FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL GRANDE ORSO

Sergio Rizza




"Guarda che bel vecchio, che barba bianca che ha. Guarda: si porta dietro la sua casa".
Tot sacchi in una mano, tot nell'altra: bilanciare gran peso. Questo vecchio mette a terra un banchettino di legno, sul muretto crani di gatto, di riccio.
Sul banchetto sassi e sassini, colorati e non, anche numerati: "Tentate la fortuna, signori, amuleti, totocalcio, lotto enalotto".
Olga si ferma, apre lo sguardo, ripete: "Signor geometra, parlo a te. Hai visto che bel vecchio?"
"Olga, lo sai che non mi commuovo, che io queste cose non le capisco. Ma come puoi dire che è una bella persona...insomma, dagli due spicci".
"No, Righetti, il problema non è l'argent. Qui ci vuole considerazione. Non cambierai mai, credo".
L'uccellino Titti e il Grande Orso si rimettono in marcia, ma il segreto scarto rimane e tempo dopo salta fuori. Come? Come al solito in questi casi, quando succede che una donna, veramente anziana e sensibile, di buona famiglia, ottima educazione italiana, un passato grigio da travet segretariale, qualche occasione sfumata, un carattere temprato a furia di arrangiarsi in qualche modo ma dolce (pur con vaghe velleità opportunistiche), incontri un uomo più vecchio di lei e quindi vecchissimo, un ricco geometra di Biella (tutto severo, tutto bon ton d'antan, tutto dignità intima e formale, che la scarrozza sul suo motoscafo, che insomma le fa passare una vecchiaia un po' dorata), e da lui voglia, anzi a questo punto esiga, non un uomo appunto, ma un portafoglio, e non potendo tacere infida in eterno, per un sussulto ben capibile di buona dignità finalmente glielo dica.
Che sorpresa, nevvero geometra? Il sarto Faina, pure lui, sempre dietro a seguire l'usta di un lascito.




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