FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL PRIMO GIARDINO DI ORNELLA

Augusto Valle




Il primo giardino di Ornella, collocato su una tipica terrazza romana, orientata a sud-ovest di una casa anni venti, quadrata, solida, senza balconi, di colore ocra con persiane verdi, si affacciava dall'alto sulla città. La terrazza, di forma quasi quadrata, era delimitata su due lati dai muri della casa e sui lati opposti da un solido parapetto di muratura.
Ornella, ogni mattina aprendo gli occhi, dalla porta finestra in asse con il letto, guardava direttamente il cielo attraverso il suo giardino. Perché ormai di un giardino si deve parlare avendo Ornella trasformato la terrazza, che avrebbe potuto essere organizzata in molti altri modi, in un giardino fiorito. Dei vasi lunghi, rettangolari, alti, di colore grigio celento, erano sistemati lungo tutti e quattro i lati ed altri vasi di forme e colori diversi erano collocati in una o più file di fronte ai primi in modo non regolare, così da dare la sensazione di un declivio fiorito. Nei vasi più esterni crescevano piante rampicanti i cui tralci, aggrappati ai muri, erano saliti oltre il cornicione del tetto oppure si ripiegavano appoggiandosi ad una sottile struttura metallica per formare un tetto arboreo che copriva metà del cielo. Sul parapetto era stata montata una intelaiatura di legno traforato con delle aperture che simulavano delle finestre. Questa sosteneva altre piante rampicanti che si protendevano verso l'esterno, alla ricerca del massimo di luce, con infiniti fiori bianchi odorossimi fino a formare una soffice e spessa parete, ricadente verso il basso in lunghi festoni di fiori e di verde. Chi dalla strada, guardava verso l'alto aveva l'impressione di un traboccare di fiori come da una vasca alimentata da una sorgente interna.
Nei vasi delle file più interne innumerevoli altre piante crescevano con colori ed in tempi sfalsati prolungando nei mesi una sensazione di continua primavera. Varie piante, non solo ornamentali, scelte e disposte secondo una schema non riconducibile ad alcun modello ornamentale conosciuto, ma piuttosto in funzione di piccoli episodi susseguentesi negli anni. Episodi nascosti, suggestioni o desideri, stimolati e rubati da amiche e conoscenti, avevano fatto scegliere nuovi fiori, comprare altri bulbi, oppure spostare e riorganizzare i vasi introducendo nuovi accostamenti. Occasioni felici come compleanni, regali di amici, visite di parenti o eventi naturali come sfioriture, freddi improvvisi, rotture avevano obbligato talvolta Ornella a rivedere la composizione del giardino. Il riflesso di queste vicende dava al tutto un carattere molto personale. Poche persone amiche sapevano leggerne e riconoscerne alcuni dettagli e lo chiamavano "la terrazza di Ornella", mettendo nelle parole dell'affetto, quelli che la amavano, e una punta di ironia, quelli che la invidiavano.

Il lavoro giornaliero

Ornella passava molto tempo nel suo giardino. La mattina appena sveglia, quando il tempo lo permetteva, usciva dalla porta finestra ed ancora in camicia da notte verificava il cielo, le nuvole, lo stato di dormiveglia della città, quindi controllava le varie piante, il loro livello di fioritura, la presenza della rugiada, lo spingere dei bulbi. Toglieva le eventuali foglie cadute, annaffiava se necessario e spesso doveva porre rimedio ai guasti provocati dal cane e dai due gatti che frequentavano assiduamente la terrazza. Controllato il buon stato di salute delle piante, poteva affrontare la giornata. In primavera inoltrata o durante l'estate, questa incontro si prolungava a lungo e per interromperlo erano necessari ripetuti richiami, via via più insistenti, di venire a prendere il caffè ormai servito da tempo.
Alla sera il giardino veniva annaffiato. Per Ornella, questo secondo evento giornaliero era il più importante. Per prima cosa spazzava la superficie rimasta libera dai vasi. Quindi, con un lungo tubo verde, dava da bere alle piante seguendo una procedura complessa con regole proprie. Per prime venivano bagnate le piante dei grandi vasi comprese le foglie ed i rami, poi si passava via via ai vasi più interni per finire con il lavare il pavimento della terazza formato da grandi mattonelle, che assorbivano l'acqua lasciandola evaporava lentamente con una sensazione di fresco molto apprezzata nei mesi caldi. Durante questa attività Ornella era così assorta da non sentire neppure il suonare del telefono e molte persone, sorprese della sua mancata risposta, lasciavano ansiosi messaggi nella segreteria, installata praticamente per queto motivo.


Le stagioni

Oltre alle attività giornaliere, in certi periodi, sulla base di segnali non sempre decifrabili, Ornella iniziava un ciclo di lavori in giardino. Questo evento cominciava in sordina, con una serie di assenze, piccoli ritardi, giri per fiorai e vivai, tutto raccontato come privo di importanza e con leggerezza. La leggerezza si riferiva in particolare ai racconti degli incontri con i fiorai ed i vivaisti, alle domande fatte, alle risposte ottenute, al contenuto dei loro negozi, ai prezzi praticati, alla loro raggiungibilità, alla loro competenza, al loro carattere, alle impressioni generali avute, che venivano infine confrontate e riviste alla luce di quelle precedenti più interessanti di cui si conservava memoria. Infatti i fiorai ed i vivaisti occupavano un posto molto importante tra le persone di cui Ornella conservava memoria. La esplorazione e la ricerca di nuove conoscenze in queste categorie professionali era incessante. Ogni nuovo fioraio o vivaista, ragionevolmente raggiungibile, era oggetto di indagine e veniva sottoposto ad esame. Solo pochi riuscivano a superarlo. I criteri di selezione erano diversi, esigenti e molto personali. I pochissimi che restavano, erano tutti grandi appassionati di floricultura, gentili senza smancerie, possibilmente non troppo costosi e disposti a parlare ed a scambiare informazioni ed esperienze sull'oggetto della comune passione. Negli anni, quelli che avevano resistito, erano legati ad Ornella da una sottile complicità che si percepiva nei loro discorsi e che provocava in chi la accompagnasse, solitamente persone a lei molto vicine, una punta di gelosia provocata dalla sensazione di esclusione e di subalternità che provavano.
Arrivava poiun giorno, preannunciato da un intensificarsi dei segnali precedenti, in cui Ornella dava inizio ad una frenetica attività. Messo al centro il tavolo dal piano di marmo, che solitamente stava nell'unico angolo della terrazza privo di sole e di fiori, collocava i vasi da lavorare, li vuotava, separava la terra buona da quella da buttare, gettava le piante esaurite, potava quelle da ripiantare, dissotterava i bulbi che venivano amoravolmente spazzolati e collocati in contenitori diversi per specie e per stagione. Quindi passava riempire e riconfigurare i vasi vecchi e nuovi con le piante ed i bulbi appena acquistati. Particolare attenzione veniva dedicata alla mescola della terra vecchia con la nuova, alla collocazione degli speciali sassi per il drenaggio, alla aggiunta del concime, degli antiparassitari e degli slumacanti. Infine, completati i vasi, iniaziva la fase di ridisposizione dei stessi, che avevano, con le nuove piante, cambiato contenuto, forma, ingombro e colore. Era questa una fase meno tecnica e più delicata della precedente ed Ornella concentratissima si muoveva svelta, disponendo i vasi secondo le dimensioni, prima riallineandoli poi per tenere conto del futuro sviluppo delle piante e della luce del sole e quindi li rischierava in base al colore dei fiori. Infine rivedeva il tutto seguendo soprattutto il suo desiderio di vederne quanti più possibile la mattina appena sveglia, direttamente dal letto.


Il trascorrere del tempo

Negli anni il giardino cresceva. Inizialmente dall'esterno verso l'interno con l'aggiunta di nuove file di vasi di dimensione decrescente. Quando lo spazio centrale si ridusse a dimensioni tali da permettere solamente gli spostamenti di poche persone per volta, Ornella cominciò ad aumentare la densità di piante per vaso realizzando delle curiose combinazioni di di colori e forme. Poi si spinse ad utilizzare anche la la profondità dei vasi facendo coabitare dei bulbi con delle piante che avessero diversi periodi di fioritura. Particolare attenzione venne posta alle piante rampicanti che andavando ad occupare lo spazio in alto aumentavano la verde copertura aerea.
L'effetto provocato sui visitatori era sempre più forte. Un visitatore nuovo ben disposto rispetto ai fiori, che fosse venuto a cena, inizialmente restava subito favorevolmente colpito dal giardino e dalla tavola apparecchiata al centro. Ma con il passare delle ore, dopo avere chiaccherato, mangiato e bevuto, cominciava ad avere la sensazione che i fiori che vedeva, resi brillanti dalla luce schermata delle lampade e resi misteriosi dalla notte, fossero capaci di comprendere i discorsi delle persone e di capirne i segreti pensieri. Ad alcuni questa sensazione dava sicurezza, mentre ad altri poneva ulteriori domande inquietanti.

Le reazioni

Non tutti si sentivano a loro agio di fronte al giardino di Ornella. In alcuni casi il rifiuto era mascherato da indifferenza ed in altri era forte ed immediato. La amministratrice della casa, peraltro persona molto singolare, era una tipica rappresentante del primo tipo ed era assolutamente impermeabile dal fascino dei fiori. Vedeva nei vasi solo degli inutili pesi che minacciavano la stabilità del soffitto dell'appartamento sottostante, nei rampicanti un pericolo per il tetto e nelle foglie una minaccia per le grondaie. Un odiatissimo rappresentante del secondo tipo era invece il condomino del piano terra, proprietario di un giardino curato dalla moglie giapponese. Il giardino giapponese era diversissimo da quello di Ornella. Era a terra e non in alto, disegnato secondo simmetrie astratte, ma non prive di fascino, curato fino allo spasimo. Ad ogni stagione venivano cambiati tutti i fiori secondo nuovi disegni e colori con una enorme spesa e lavoro. Inoltre,quasi fatto apposta, il giardino giapponese era situato, a livello del terreno, esattamente attorno allo stesso angolo della casa si cui, in alto, si affacciava quello pensile di Ornella. Il confronto quindi, con quel giardino così mentale, era inevitabile e continuo. Insanabile divenne la rottura quando il falso giapponese, venuto a chiedere di verificare un cavo televisivo che passava sul terrazzo, disse con tono definitivo e sussiegoso: " Questo giardino non è male, ma avrebbe bisogno di essere più curato!". Tutti furono solidali con Ornella nel giudicare il condomino un maleducato idiota, incompetente, succube della moglie giapponese.

Pepe

Chi era legato al giardino in modo diverso era invece Pepe, il gatto storico di famiglia. Era arrivato in casa piccolissimo, era cresciuto con le figlie,e quindi si considerava il vero proprietario della casa ed il giardino faceva parte dei suoi possedimenti. Era il suo territorio di caccia e passava delle intere giornate in agguato. Le prede venivano poi portate in dono sul letto di Ornella. Questi omaggi la turbavano sempre anche se in modi diversi. I passeri facevano pena, le lucertole un poco di ribrezzo, ma i pipistrelli proprio paura. La sensazione che persino in quel giardino, così protetto, potessero entrarci tanti animali ed avvenire delle uccisioni, dava ad Ornella un certo fastidio cui Pepe, che a modo suo la gratificava, era estraneo.


La crescita

In quegli anni le piante del giardino erano cresciute in numero ed in altezza, le foglie erano sempre più carnose ed i fiori più grandi e colorati, i bulbi si erano moltiplicati sottoterra turgidi e succosi. Ornella guardava le sue piante, le accarezzava, le nutriva, le lucidava e loro rispondevano crescendo e moltiplicandosi quanto più potevano. Verso l'alto non trovarono ostacoli e si spinsero oltre il tetto, verso il basso la crescita delle radici era ostacolata. Con gli anni avevano riempito tutto lo spazio dei vasi attorcigliandosi su se stesse, risalendo verso la superficie per poi tornare in basso fino a formare un groviglio inestricabile. Quando si vuotava un vaso le radici si presentavano come un blocco compatto che aveva assunto la forma del contenitore e trattenevano al loro interno la poca terra che non era stata espulsa. Quando si riusciva ad estrarre la pianta, prendendola per il fusto, il vaso si presentava completamente vuoto con solamente delle lievi tracce di umidità sulle pareti. Appena possibile le radici fuoriuscivano dai fori di drenaggio, e si si allargavano a raggiera, infilandosi negli interstizi del pavimento. In tal caso, per trapiantarle si era costretti a rompere il vaso stesso.
Successivamente i vasi cominciarono a presentare delle crepe che, poco per volta, andarono allargandosi lasciando fuoriuscire le radici. All'inizio Ornella non diede molta importanza alla cosa e continuò ad alimentare il giardino nello stesso modo. Poi cominciò a tagliare le radici che uscivano e quindi fu costretta a rinforzare i vasi più lesionati con robusti anelli di filo di ferro non tanto per evitare una fuoriuscita dalla terra ma piuttosto per cercare di trattenere in qualche modo l'espansione della massa radicale. Con il tempo i vasi, come contenitori, cessaro di esistere e frammenti degli stessi trattenuti da legature e fiocchi di filo di ferro formavano delle macchie di colore sul blocco scuro delle radici come le scaglie di corazza di uno strano animale di forma compatta. Le radici, ormai libere, cominciarono a penetrare negli intersizi dei muri e del pavimento propagando l'umidità alle pareti della casa. Malgrado gli sforzi per contenerne, con potature ed amputazioni, la crescita la situazione andò peggiorando al punto da mettere in allarme i vicini.

La guerra

Gli inquilini del piano piano sottostante annunciarono la presenza di macchie di umidità e crepe sul soffitto delle camere. Non fu possibile chiarire la effettiva consistenza delle dichiarazioni e se non si trattasse di lesioni precedenti al loro arrivo e non conseguenza del giardino. Sull'onda di questi sospetti rapidamente si coagulò un fronte sottilmente ostile al giardino dando spazio a vecchie invidie e competizioni. Paladina e portavoce del malcontento ovviamente si fece avanti la amministratrice, che da sempre era stata contraria. Vennero organizzate visite di controllo formate da delegazioni di inquilini, che restavano inizialmente ammirati di fronte alla ricchezza del giardino, ma poi cedevano ai censori ed ai sostenitori di un comportamento più conformista. Ornella si prodigava in un gran lavoro di seduzione, che tuttavia veniva vanificato dai ricatti della amministratrice, vecchia del mestiere, a trovare argomenti di ricatto con tutti. Inoltre le radici sorde ed incuranti della battiglia, che era in atto, per colpa loro continuavano a crescere ed ad allargarsi in modo minaccioso. L'amministratrice operò una manovra diversiva e allargò il fronte della guerriglia, coinvolgendo la ex-suocera di Ornella che era la proprietaria della casa minaccinado delle ritorsioni direttamente sulla proprietà. La triplice alleanza radici, inquilini, suocera, giudata dalla amministratrice, mise a dura prova la resistenza di Ornella che cominciò a vacillare e la spinse a cercare nuove alternative.

La sentenza

La vertenza si spostò sul piano legale. La ex-suocera colse al volo l'occasione per promuovere causa perchési rilasciasse a casa per fine comodato. La questione venne discussa a tutti i livelli fino alla cassazione, con fasi alterne, ma la giustizia, che notoriamente è bendata e dura di orecchi, restò insensibile di fronte ai smaglianti colori del giardino do Ornella ed insensibile alle appassionate descrizioni dello stesso. Venne dato torto ad Ornella e, con tanto di sentenza, le fu intimato di lasciare la casa.
Grandissimo fu il disappunto, il dolore, il rammarico per quella sconfitta che investiva tanti aspetti e tanti livelli. Offesa, umiliata e furiosa Ornella cominciò a cercarsi una nuova casa con la sensazione che fosse finito un periodo della sua vita. Non era facile trovare un giardino come quello ed in ogni caso avrebbe lasciato alle spalle una parte non banale della propria esperienza. I due piani si mescolavano e non era molto chiaro se il rimpianto fosse per i fiori o per gli anni felici trascorsi che la partenza annunciata collocava definitivamente nella memoria. La confusione era tanta e non districabile facilmente.

La vendetta

L'ansia e la depressione spinsero Ornella a moltiplicare le sue attenzioni per le piante che vennero ipernutrite e superalimentate. Istintivamente smise di contenere la loro crescita lasciando loro ogni spazio. Le piante risposero alle cure ed alla sofferenza che sentivano, moltiplicando gli sforzi di crescita. Si allargarono sul tetto infilandosi tra le tegole e nelle grondaie, le radici si irrobustirono e sempre più penetrarono nei muri, mentre i colori dei fiori si esaltavano con brillantezze esagerate. Il ritmo di crescita era fuori da ogni norma e una specie di rabbia determinata sembrava animare le foglie, i fiori e gli arbusti.
Alla fine Ornella trovò una casa nuova, priva di giardino, ed, umiliata e risentita, lasciò tutto senza avere il coraggio e la forza di smontare il giardino. Negli ultimi giorni prima del trasloco i fiori erano divenuti fosforescenti ed il loro colore, la carnositè dei petali, la turgidità dei sepali sembravano conseguenza di una mutazione nucleare. Lei, afllitta come era, non se ne accorgeva mentre tutti erano molto preoccupati
La situazione non si stabilizzò dopo la partenza ma andò aggravandosi ulteriormente. Di notte il giardino emanava un forte luminescenza e di giorno si sentivano le radici crescere nei muri. I vicini rimasti cominciarono a preoccuparsi, ma la loro litigiosità impedì ogni accordo e restarono impotenti di fronte al fenomento inesplicabile. Le piante avevano occupato il tetto ed entravano dalle finestre nei piani inferiori scalzando ogni ostacolo. A nulla servivano le potature che accrescevano la forza dei nuovi rami che rispuntavano doppi da ogni ferita. Ornella interpellata rifiutò di tornare a vedere e capire il fenomeno perché troppo grande era stata l'offesa. La situazione peggiorò ancora e la casa visitata da botanici ed esperti venne dichiarata alla fine inagibile e venne fatta sgomberare dalla forza pubblica. Le piante invasero tutto lo spazio e poi la loro crescita si arrestò. Del villino rimase un blocco cubico di vegetazione compatta, alto quattro piani, inattaccabile dai botanici e dai veleni, rigorosamente ed inesplicabilmente circoscritto al perimetro della palazzina.



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