FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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O.D.S.

Francesco Vignotto



Nello spazio




1

entriamo scortati dalla corteccia,
dal cervello di rettile che porta
un'orma permanente. non è un'
eccezione. ogni islanda che mi
sfibra, ogni carlinga che intrappola
in cascina conosce questa storia.
dove spezzeremo le gambe negli spazi
tra le sedie, nella stessa morsa pura minerale.


tutta la biosfera... cartelli fatti
giudici dov'è troppo il repellente
per chiamare una regione. dove
animali, scoppiati dalle pietre
dei servizi igienici, stillati goccia
a goccia nella caduta dell'ovulo meccanica,
hanno trachee che gridano un cristallo
e sono indiscutibili

tutta la biosfera...minimo errore
delle corsie... chiedevi la sua faccia
più incomprensibile delle auto
parcheggiate e il marciapiede.
per il tuo infallibile colpo a tutto il mondo
dal carcere in ogni colonia neurale
vecchi e nuovi invasori ti pregano
ripristina la geografia.



2


sul muro della chiesa in bianco e nero
c'è sangue di animale, una foto
dei quaranta: nomi non ultimati.
ognuno, gesto isterico di un odio
profondo e nervoso, che mi ossessiona
delle sue porzioni e porzioni per quanto
improbabili. la ragazza corre.

sul ponte e di nuovo si getta sott'acqua.
sott'acqua lei trova i due fari.
la muraglia sbrecciata e l'acqua,
per quanto torbida di ciascun carcere
trascinata nella polvere di tutti
i fondali. questo non mi riguarda.

da qualche parte, nello scompartimento
o la liturgia di una fame chimica,
lo contiene l'architettura ostile
del pannello. un tabacco diventa.
il fumo rade al suolo. è un respiro
o un'idea che si fa infinita e piccola.
le reti omicide hanno spinto fuori
questo disgraziato. tabacco diventa.
il fumo rade al suolo. sulle cremagliere
appare adesso in sezione la curva
convessa che ne ha fatto uno strazio




il muro é pulito e sono nascosti.




Si attende scendendo. il termosifone
si sta raffreddando, sono le undici
nel retto del cane. un ultimo urto
al pavimento e i bicchieri finché
l'angelo mi sfiora i piedi e non
sono salvo.











3


guardando dalle verande vediamo
le piazze neurali nella preluce:
domanda tutte le carezze e i giochi
da pazzi che vogliono qui, non fare
concessioni al gruppo inginocchiato
ci hanno trovati, i muti, con una
bianchezza di capelli e bambini


qui
il cancello parla alla carotide
il suo verderame
e qui
dell'automobile il vetro ricorda
i colori: è la meglio madre,
lamierastorta nell'ottantasette,
un giorno senza precipitazioni.



cogli organi fonatori caduti
sopra il tavolo ci nascondiamo
nelle crepe del lavandino
quando la vasca svita i pomelli, aggancia
un corpo e l'acqua alle sue gambe. noi
dobbiamo rispettarla se apre il gas.







Cognizione del




Nella mia bocca ho la maturità tra una settimana

gliel'ho puntato il coltello alla gola
ero presa in faccia alla sinagoga
come l'urto contro ogni cosa tesa
nei piedi... e nessuno la toglieva


non lo farai e io ti prenderò
di nuovo. sai quante strade ci sono
dal collegio e fai finta di nulla


non esistono scorte tra Vercelli
e casa sua. in qualche modo io fui
presa, nelle strade secondarie
lungo i cantieri del cavalcavia


poi nel letto spense la luce, fai
tu fai pure tutto quello che vuoi
lo presi in bocca, messi in posizione

[...]

ora guardami, vuoi guardarmi mentre
cado in una matrice e sbaglio
sangue perfetto nel luogo in cui preme
non se ne può più. forse fui io
a pregarlo ma non mi ha uccisa


quando arriviamo fidanzati i due orfani
hanno i passi frantumati, sbandano
ma lui ride colla bocca, le mani

non ricorderai più nulla tra una settimana















Ogni ostacolo ti può attraversare.
I grandi fornelli, in parte fuori uso.
le bottiglie vuote di birra, segno
che hanno già mangiato nella cucina.

La casa è deserta. cosa cerchi
nella tua casa vecchia, il desiderio
di desiderare ancora? dovevi
non ora, senza nicotina in corpo

guardare da una finestra qualunque
che dia nel cortile: cade da scale
antincendio nel quaderno toccato

una volta per anno. Ha mostrato
l'inverno e la scoria incarnata, dio
del sale perché non geli la strada.



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