FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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ODORE D'OCEANO

Silvio Castelletti




A Silvia e, last but not least, a Ildikò.


Verde, azzurro, nero, fumoso d'ogni colore un oceano di vita ribelle ai nostri respiri, si rovescia, si placa un attimo, incute timore, spesso terrore, o sommerge d'amore, di nuovo rammenta il suo potere immenso e trascina a sé onde lattiginose riprendendosi lento, violento, tutto quello che è suo.
Maria è sul molo. In piedi guarda il grande mare. Il vento le scuote i capelli a piccole onde tonde, e le brucia e le tende la pelle col sole maligno di questo pallido mattino, e le smuove dispettoso le vesti. L'oceano emana un odore vagamente dolce che giunge fin qui, sulla collina. Ho già sentito quest'odore, ma non ricordo dove né quando. Forse nel grembo materno. E' come qualcosa da dentro di me che non voglia farsi riconoscere
E cosa vorrà fare?, mi chiedo stordito. Maria è distante, non sente la mia voce che la richiama sul colle. Non sembra sentire altro che le grida delle acque. O qualcosa che io non posso ascoltare. Un'onda più aspra schiaffeggia gentilmente il suo volto che, ora, appare più teso, in ascolto. Mi chiedo ancora: cosa vorrà fare? Signore...
Ecco, Maria fa un passo. In avanti. L'acqua freme nervosa, le cinge la caviglia. Maria! Urlo ancora. Troppi lutti in questa famiglia di marinai: Mariaaa! E comincio a capire, allora inizio a correre verso il pontile. Corro, corro come un forsennato... è troppo... cosa vorrà fare? Ma è tardi, non ce la farò: il mare si ingrossa, allunga le sue liquide mani, l'abbraccia, la stringe, la trascina sé. Lei si lascia travolgere senza resistere, quasi in trance. L'amplesso è iniziato: le onde si muovono con ritmo ossessivo, frenetico. Ancora più forte si avverte quell'odore dolciastro. Non mi resta che aspettare accovacciato qui sulla spiaggia, nascosto tra gli sterpi e, con l'orrore nel cuore, a domandarmi: cosa vorrà farne, il mare? Posso solo pregare: Oceano, riportala a noi, o nostro signore.
Ma ecco, Oceano si placa, s'imbianca, sfinito ripiega il suo impensabile corpo sul suo enorme letto di rena. E' tutto finito. E Maria non è più mia.
Mai più, dolce sposa del mare.



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