FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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NUDITA'

Fileros




Quest'anno avevamo deciso di prenderci nel mese di agosto, una vacanza speciale:dieci giorni in tenda alle Cinque Terre, accampati in una piccola insenatura dove l'uso del costume da bagno è opzionale.
Eravamo sei amici, tre ragazze e tre ragazzi, senza legami particolari né fra noi né con altri, ma ben affiatati e desiderosi di uscire dalla vita quotidiana di studio e lavoro.
Io, da parte mia, ero ansiosa di nuove esperienze, ho poco più di vent'anni e se si eccettua qualche gioco un po' spinto con qualche amico o compagno di breve durata, non avevo una grande esperienza sessuale.
Insomma ero ancora vergine e il sesso lo conoscevo solo per essermi lasciata qualche volta accarezzare il seno e fra le gambe, fino a raggiungere un frettoloso orgasmo e per avere fatto godere con le mani ed una volta con la bocca il partner occasionale di turno.
Mi consideravo una eccezione fra le mie amiche e quest'anno avevo deciso, non saprei dire se per voglia o per curiosità, di liberarmi di quella cosa scomoda e un po' fuori moda che è la verginità.
E' per questo che nei preparativi della partenza, fattami coraggio, avevo osato prendere alla cassa di un supermercato alcune confezioni di preservativi, che vantavano fra l'altro il pregio dell'inconsistenza. Volevo essere preparata ad ogni evenienza o per meglio dire volevo forzare ogni possibile evenienza.
Devo dire che non sono stata completamente sincera.
Uno dei tre compagni di vacanza, Maurizio detto Momo, mi era particolarmente simpatico. Un ragazzo sereno, gentile e nello stesso tempo deciso, che conservava, malgrado la moda imperante, un linguaggio corretto, mai infarcito di inutili volgarità. Era un poco controcorrente e questo era una sua prerogativa positiva che lui non faceva pesare ma a cui non rinunciava. Era iscritto all'università nella facoltà di ingegneria e faceva qualche lavoro saltuario per disporre di un po' di denaro.
In realtà, senza confessarlo completamente neanche a me stessa, era a lui che pensavo in tutti i miei preparativi.
Io, Mara e Momo, che eravamo liberi di impegni di lavoro, avevamo anticipato di qualche giorno la partenza, ospiti di Momo, i cui genitori possedevano una casetta nei pressi di La Spezia, al momento a nostra completa disposizione.
La sera prima di raggiungere la destinazione finale, il nostro ospite, con altri suoi amici del posto ci aveva condotti in un locale della Versilia dove si ballava alternando alla tecno-music, ritmi latino americani.
E proprio ballando con Momo uno di questi ritmi sensuali, mi accorsi che la mia vicinanza lo eccitava. In altre occasioni avrei evitato un più stretto contatto per non creare imbarazzo al mio compagno di ballo, ma quella sera anch'io venni presa dal desiderio e mi strinsi più fortemente a lui, muovendo il ventre al ritmo della danza per sentire contro di me, senza riserve ed inibizioni, quella consistente erezione che denunciava senza equivoci quello che in quel momento Momo doveva provare.
Ballammo fino alla fine allacciati in perfetto silenzio ma comunicando fra noi con un sensuale colloquio dei corpi, che io tentavo di rendere ancora più intimo insinuando una delle mie gambe fra le sue e cercando di portare il mio sesso a contatto della sua coscia muscolosa.
Quando la musica smise, il mio compagno, quasi a rassicurarmi sulle sensazioni che avevamo provato, mi sfiorò con un tenerissimo bacio dietro all'orecchio che mi procurò brividi di piacere per tutto il corpo. A malincuore, dopo un'ultima stretta ci separammo per riunirci alla compagnia. Già era tardi e sentivamo l'aria della prossima partenza.
A casa, dopo esserci scambiati la buona notte, ci avviammo alle nostre camere, tutte separate.
Stentavo a prendere sonno, eccitata dal pensiero dell'esperienza che mi attendeva il giorno dopo quando, per la prima volta in vita mia, avrei avuto l'occasione di espormi nuda al sole alla presenza degli amici e di estranei che potevano esserci in spiaggia. L'eccitazione che diventava desiderio di sesso era accentuata dal ricordo delle sensazioni provate ballando con Momo.
Senza rendermene completamente conto mi stavo accarezzando fra le gambe quando sentii bussare leggermente alla porta della camera.
Andai ad aprire e Momo fece capolino e mi chiese se poteva entrare.
Non ero molto vestita, un leggerissima e cortissima camicia con un paio di mutandine trasparenti era tutto il mio abbigliamento, mentre lui indossava solo delle bermuda da bagno.
Lo feci entrare e senza una parola, dopo avere richiuso la porta mi strinsi di nuovo a lui per risentire ancora una volta quella prepotente erezione, ora quanto mai vistosa.
Stemmo per qualche attimo stretti l'uno all'altro mentre sentivo montare sempre più prepotente il desiderio poi, lo presi per mano, mi sedetti sul letto e senza esitare gli abbassai i bermuda che gli sfilai dai piedi. Il suo sesso nudo si tendeva duro e prepotente verso il mio viso.
Lo strinsi nel mio pugno e feci scorrere la pelle verso il basso, a scoprirne interamente la sommità, lucida, fremente, tenerissima.
Feci scorrere la mia mano avanti ed indietro sul suo fallo alcune volte poi, sentendo crescere ancora più il suo desiderio, presi a baciarlo ripetutamente, a lambirlo ed infine lo presi in bocca.
Ero stupita io stessa dalla mia mancanza di inibizioni, ma in quel momento non avevo altro pensiero se non gustarmi le meravigliose sensazioni che ricevevo.
Momo mi accarezzava la nuca e le spalle e gemeva di piacere fino a che con un rantolo strozzato mi disse
"Attenta, sto per venire."
Invece di liberargli il sesso, lo tenni prigioniero nella mia bocca fino a sentirne sgorgare a fiotti il seme, che deglutii per non rimanerne soffocata.
Era la prima volta che arrivavo a questo punto, pur avendo già avuto qualche esperienza. Ancora oggi mi chiedo se tutta quella mia sfrontatezza derivasse dal desiderio di apparire più esperta di quanto fossi in realtà o se fosse parte di quell'intima decisione di godere, in vacanza, tutta la libertà che sentivo di concedermi, senza pudori, senza falsi moralismi.
Momo mi aveva preso il capo fra le mani e quando lo lasciai libero di muoversi, me lo rovesciò all'indietro e si chino a darmi un bacio sulla bocca, profondo, interminabile, poi guidandomi con gesti e parole amorevoli mi fece sdraiare, mi tolse tutti gli indumenti che avevo addosso e lentamente, dolcemente prese a baciarmi su tutto il corpo;sulla bocca, sul collo sul seno e sempre più giù sul ventre e fra le gambe divaricate dove ora bruciavo di desiderio.
Delicatamente mi divaricava le labbra del sesso e con la lingua mi lambiva le parti più intime scatenando ondate di piacere.
Cercavo di guidarlo stringendogli la testa fra le mani e quando riuscii a farlo sostare un poco più a lungo sul clitoride fui sommersa da un orgasmo spasmodico e mugolai felice di piacere.
Ci stavamo scoprendo a vicenda, senza imbarazzi, desiderosi solo di darci reciprocamente piacere. Finalmente appagati, ci sdraiammo nello stretto lettino uno a contatto dell'altro sussurrandoci cose dolcissime, fino a che il sonno ci prese entrambi.
Non era ancora l'alba quando ci svegliammo e per non dovere svelare troppo presto quanto era successo fra di noi, Momo rientrò nella sua camera.
Alle dieci eccoci tutti e tre, con gli zaini in spalla, alla stazione di La Spezia per incontrare n il resto della compagnia e raggiungere il famoso Guvano, così è chiamato quel piccolo paradiso dove avevamo deciso di prendere la nostra vacanza.
Da La Spezia prendemmo un treno locale in direzione di Genova, affollatissimo, dove a mala pena riuscimmo a salire. Per fortuna il tragitto era breve, e dopo due sole fermate sbarcammo armi e bagagli in una stazioncina arroccata a metà della costa.
Guidati da Momo, che conosceva la strada, ci incamminammo per una via che costeggia la ferrovia e porta all'imboccatura di una lunga galleria dove un tempo transitavano i treni.
L'ingresso della galleria era sbarrato da uno sgangherato cancello, che si aprì solo dopo avere suonato un campanello ed atteso pazientemente che il guardiano rispondesse. Dopo il nostro passaggio il cancello si richiuse nuovamente e così ebbe inizio la nostra avventura!
A percorrere l'intera galleria impiegammo una decina di minuti di buon passo;per fortuna l'illuminazione elettrica era buona ed il fresco, dopo tanta calura estiva, piacevole.
Al termine della galleria, un simpatico guardiano dai lunghi capelli biondi e dalla faccia serena, ex marinaio di incerto accento ligure-sud americano, ci diede il benvenuto e riscosse il pedaggio, assai modesto, per il transito della galleria.
E' veramente difficile descrivere la bellezza che si apriva davanti ai nostri occhi.
L'uscita della galleria è a mezza costa ed al suo livello si intercalano piccoli pianori erbosi, minuscoli vigneti delle famose uve delle Cinque Terre, orti più o meno curati ed il minimo di servizi:un rubinetto a cui è attaccata una canna per innaffiare, delle docce completamente all'aperto un paio di servizi igienici, questi adeguatamente chiusi ed un paio di lavandini, il tutto accostato alla massicciata. Alcuni spazi, abbastanza ampi, circondati da siepi, sono destinati ad accogliere i campeggiatori. Una ventina di tende al massimo.
Questo livello si affaccia ad una scarpatella in parte pietrosa ed in parte costretta da un muro di contenimento, di cemento, inclinato, che porta direttamente alla spiaggia con un dislivello non superiore ai cinque o sei metri.
Parlare di spiaggia è relativo:il mare è raggiungibile in due punti separati fra di loro. Del pietrisco levigato dalle onde e di diverse grossezze si alterna a zone rocciose.
L'assenza di sabbia in sospensione, impartisce al mare una purezza di colore incredibile.
La baietta oltre che attraverso la galleria può essere raggiunta solo via mare o da un viottolo che arriva dalla cornice che unisce i cinque paesi della costa, ma tanto impervio da scoraggiare il più ardimentoso turista, soprattutto in piena estate.
La pace, la tranquillità ed il silenzio sono assicurati da questo splendido isolamento sul quale incombe rassicurante la presenza dell'angelico guardiano.
Sembra di entrare in una grande casa rustica che tutti si impegnano a rendere serena ed accogliente.
Fra i campeggiatori si intrecciano diverse lingue, ma sempre in una strana armonia.
In caso di necessità il guardiano dispone di uno sgangherato furgoncino, l'unico automezzo autorizzato ad attraversare la galleria, per le esigenze di approvvigionamento dei campeggiatori.
In questa atmosfera non è difficile immaginare come il tipo di abbigliamento non sia un problema, anche nel caso sia completamente assente.
Lasciammo i nostri sacchi all'uscita della galleria, nelle buone mani del guardiano ed andammo in esplorazione per decidere sulla sistemazione.
Era ormai quasi l'una ed il mare aveva un aspetto invitante, quindi incominciamo la nostra ispezione dalla spiaggia abbastanza ampia e variata e andammo a fare il bagno in una zona dove il pietrisco era più fine.
Non c'erano più di cinquanta persone e lo spazio era tale che da un gruppo all'altro non si percepiva la voce.
A giudicare dall'esiguo numero di tende, quasi tutte le persone erano lì per trascorrere la giornata, ma non per pernottare.
Notammo la massima varietà dei costumi da bagno;alcune donne, sbarcate da un paio di gommoni, che erano ad un lato estremo della spiaggia, indossavano costumi interi e si accompagnavano con uomini con sobrie mutandine scure.
Altre, del costume a due pezzi, conservavano solo la parte inferiore più o meno succinta ed altre ancora, la maggior parte, non indossavano assolutamente nulla e stavano al sole ad abbronzarsi integralmente.
Gli uomini erano, salvo poche eccezioni, tutti nudi e questo mi ha grandemente stupito. Avrei detto che le donne fossero maggiormente esibizioniste, anche perché il loro sesso può rimanere comunque nascosto, mentre negli uomini, oltre ad essere irrimediabilmente in esposizione, può anche cambiare improvvisamente e visibilmente volume e consistenza.
A questo punto si imponeva una scelta anche da parte di ciascuno di noi che avevamo fino a quel momento tenuto il costume.
Ancora una volta i più pronti a spogliarsi furono i ragazzi, che per evitare un minimo di imbarazzo si tuffarono subito in mare, io e Lina ci togliemmo solo il reggiseno mentre Mara, la terza del gruppo e la più intraprendente, preso il coraggio a due mani e si mise completamente nuda.
Dopo il bagno ci dividemmo ed io con Momo, era ormai palese a tutti che tendevamo a fare coppia, ci appartammo nella zona estrema della spiaggia, fra delle rocce che ci toglievano alla vista degli altri e ci davano un poco di piacevole ombra.
In quelle prime ore del pomeriggio, complici il caldo asciutto della spiaggia e la mano del mio compagno che, trovata la mia, la stringeva amorevolmente riportandomi alla cocente esperienza della notte, sentii intenso il desiderio di liberarmi anche della parte di costume che ancora indossavo.
Mi alzai in piedi e deliberatamente, ostentatamente, mi sfilai le mutandine offrendomi così agli sguardi del mio compagno completamente nuda.
Mi sdraiai di nuovo e dalla intensa sensazione di libertà e di nudità che mi assalse, nacque una irresistibile voglia di godere e cominciai senza ritegno a stringermi il seno ed ad accarezzarmi tra le gambe.
Sentii il clitoride inturgidirsi fra le dita, mentre Momo mi baciava per tutto il corpo.
In pochi attimi raggiunsi l'apice del godimento e venni soverchiata da un orgasmo inarrestabile, meraviglioso, mentre il mio compagno aspirava dalla mia bocca il sommesso rantolo di piacere.
Quando i respiro mi tornò normale, percepii la spinta del membro del mio compagno che duro, fremente si strusciava contro la mia coscia in un parossismo di desiderio.
Lo presi in mano, lo strinsi con fermezza, ma cercai di frenare il suo impeto, poi mi alzai ed ancora una volta mi tuffai in mare.
Questa volta sentii l'acqua a contatto diretto del sesso e giocammo con il mio compagno scambiandoci tenere carezze mentre eravamo ancora ad una certa distanza dagli amici.
Uscimmo dall'acqua e ci unimmo ad essi, io conscia della mia nudità, ebbi la certezza che gli sguardi di tutti si appuntavano sul mio ciuffetto di peli, grondante. Mi sentii felice e piena di energia positiva.
Mi sdraiai divaricando leggermente le gambe per sentire il sole anche nelle mie parti più intime e lasciai che il mio sesso, completamente esposto, leggermente aperto, desse spettacolo di se senza pudore alcuno.
Anche Lina aveva deciso di spogliarsi completamente, ma percepivo in lei un leggero imbarazzo che la faceva restare in una scomoda posizione, seduta, con le ginocchia serrate per non concedere di se più di tanto.
Fra loro quattro mi parve che le coppie si fossero già stabilite.
Verso sera, dopo una breve cena, sfruttando gli ultimi raggi di sole facemmo una doccia collettiva.
L'acqua calda proveniva da alcuni bidoni di ferro che erano stati esposti per tutto il giorno al sole e che alimentavano tre erogatori a doccia, posti tanto vicini l'uno all'altro che c'era il rischio, ad ogni movimento, di venire a contatto con chi stava facendo la doccia contemporaneamente a te.
Per me fare la doccia è sempre un momento di erotismo.
Mi piace accarezzarmi tutto il corpo con le mani insaponate soffermandomi sul seno e fra le gambe, scivolando con le dita nella profondità del sesso.
In quei momenti il clitoride si gonfia deliziosamente a reclamare la sua dose di carezze e sovente le mie dita indugiano scivolose a stuzzicare i miei sensi fino all'orgasmo.
Ritrovare queste sensazione sotto lo sguardo di tutti, mi dava una piacevole staffilata di desiderio;uomini e donne, amici ed anche estranei che aspettavano di fare la doccia, finivano, anche involontariamente, di godersi lo spettacolo senza cercare di nasconderlo.
In fondo io credo che tutti quelli che praticano il nudismo, anche se giustamente si impongono un comportamento più che corretto, godono sessualmente della propria e della altrui nudità. E' proprio perché accettano serenamente questa naturale sensualità, che rispettano gli altri, senza trarne delle considerazioni morali, godendo al tempo stesso delle loro reciproche sensazioni.
Vi assicuro che quella di fare la doccia in assoluta libertà, era, sia per l'attore che per lo spettatore, una cosa estremamente eccitante.
Sentii le gambe tremare, ma resistetti alla voglia di abbandonarmi ad una vera e propria masturbazione
Che anche per gli altri la sensazione fosse analoga era evidente e Momo, che stava facendo la doccia vicino a me, lo dimostrava con una erezione sempre più marcata, che cercò di coprire pudicamente con l'asciugamano al termine della doccia.
E' in questo stato di eccitazione che ci ritirammo a dormire e senza falsi pudori, io e Momo occupammo un'unica tenda.
Sotto la tenda Momo non aveva più bisogno di usare l'asciugamano a mascherare la sua prorompente erezione.
A vederlo in quello stato, scoppiammo entrambi un una franca risata e mi venne istintivo prenderlo fra le mani ed accarezzarlo. Era da quando sdraiati sulla spiaggia io avevo soddisfatto il mio corpo lasciando lui nel desiderio, che il suo fallo cercava le mie carezze.
Mi assalse un senso di tenerezza, sentii la verga pulsare mentre portavo la pelle del suo sesso prima a ricoprirlo completamente e poi gradualmente a scoprirlo fino a farne emergere il glande lucente ed a tenderne il legamento.
Io avevo ben presente la decisione che mi aveva spinto ad acquistare i preservativi al supermercato ed ora, dopo aver lambito delicatamente il membro eretto per umettarlo, tirai fuori il mio acquisto e delicatamente, con movimenti inesperti, glie lo srotolai addosso, fino ad incappucciarlo completamente.
Fui stupita ancora una volta della mia spudoratezza, ma pensavo che questo fosse il modo migliore per fargli capire senza equivoci quello che desideravo da lui.
A questo punto però, mi avvicinai al suo orecchio e sempre stringendo il suo membro nel mio pugno gli mormorai:
"Fai adagio ti prego, questa per me è la prima volta."
Percepii come una caduta di tensione ed il suo fallo si rilasciò leggermente.
Attonito mormorò a sua volta:
"Che stupido sono a non essermene accorto prima. Scusami è colpa della la mia inesperienza"- ed accarezzandomi continuò -" se però è quello che desideri, ti ringrazio di avermi scelto. Anch'io ti desidero intensamente ma ora mi sento leggermente spaventato ed ansioso. La mia inesperienza mi fa temere di non essere all'altezza di questo momento per te importante. Scusami, però ti devi affidare completamente a me. Ti assicuro che non corri alcun rischio di contagio e ti prometto che sarò in grado di controllarmi per evitarti inutili problemi. Nel dire questo si sfilò il preservativo e cominciò a baciarmi in modo dolcissimo.
Prima sulla bocca poi sul collo, dietro un orecchio, poi lentamente sul seno, prendendomi delicatamente fra le labbra prima un capezzolo e poi l'altro, succhiando leggermente come se avesse paura di farmi male. Lentamente sempre con tenerissimi baci e lambendomi delicatamente scese sul mio ventre ed infine, divaricandomi le gambe, applicò la sua bocca al mio sesso e cominciò a baciarlo, a passare la lingua fra le labbra della vulva, a succhiarmi teneramente il clitoride fino a farmi perdere la testa.
Mentre continuava a baciarmi a lungo sentii il mio sesso inumidirsi sempre di più;i miei umori si mescolavano con la sua saliva tiepida e traboccando fuori dal mio antro infocato, scendevano a lubrificare anche l'interno delle mie cosce.
Dopo un tempo che mi parve dolcemente interminabile, divaricandomi ancora di più le gambe, appoggiò la punta del suo fallo all'ingresso della mia passera. Sentii le labbra aprirsi e dilatarsi leggermente.
"Quando sei pronta dimmelo" mi sussurrò lievemente.
Io ero combattuta fra un bruciante desiderio di essere violata, riempita da lui e la paura del dolore. Mi sentii sopraffatta, impotente.
Tirai un lungo respiro e cercai di rilassarmi al massimo, ma senza molto successo.
"Ora!" - presi il coraggio di dirgli con un filo di voce.
Sentii il suo fallo duro premere per forzare l'ingresso, una, due spinte, la vulva si dilatò sempre di più fino a che alla terza spinta, sentii la mia carne aprirsi e lui penetrare nelle mie viscere.
Si immobilizzò dentro di me, ancora una spinta ad affondare ancora di più, poi di nuovo immobilità. Mi sorpresi, contratta, a tremare dalla paura, dall'eccitazione, incapace di formulare un pensiero qualsiasi e soppesai le mie reazioni come se fossi stata un'altra persona che mi osservasse.
Lui continuava a riempire la mia cavità, immobile, penso timoroso di farmi ancora più male.
Sentii un rivolo di liquido caldo scivolare all'interno delle mie cosce e poi adagio, come si sgonfiasse, il sesso si fece sempre più piccolo fino a scivolare, senza farmi altro male, fuori dal mio corpo, senza avere raggiunto il piacere.
Mi baciò teneramente sulla mia bocca e su tutto il mio viso, poi, una cosa incredibile,
Momo si chinò ancora una volta fra le mie gambe divaricate e cominciò a ricoprirmi il sesso di delicatissimi baci.
Fui certa che il suo timore di farmi male era stato più forte della mia paura di subirlo. Glie ne fui grata e rimasi immobile a subire tutte le sue attenzioni.
Sentii poi che mi passava fra le gambe un panno bagnato, a ripulirmi del sangue.
Mi resi conto più tardi che era una sua canottiera pulita, imbevuta di un liquido disinfettante.
Fui commossa da tante attenzioni e devo confessare che non provai il minimo imbarazzo, ma solo un'immensa tenerezza per il mio compagno che non sapeva più come prodigarsi per rendermi meno penosa l'esperienza.
Fui certa che il suo membro si era completamente afflosciato senza avere raggiunto il piacere, desideravo accarezzarlo, eccitarlo nuovamente, ma una sonnolenza improvvisa mi tolse ogni forza.
Sentii confusamente il mio compagno stringermi a se con tenerezza e quasi subito caddi in un sonno profondo, al riparo delle sue braccia.
Al mattino dopo il risveglio fu strano.
Ancora abbracciata a Momo, indolenzita per la posizione non abituale e per il giaciglio piuttosto duro, stentai a percepire una fitta di dolore al sesso, che mi riportò immediatamente alla coscienza quanto era avvenuto la sera precedente.
Prima di partire per il campeggio, la decisione era stata netta, chiara e presa senza eccessive drammatizzazioni:dovevo liberarmi della mia inutile verginità, ora però che il fatto era avvenuto sentivo di avere fatto un passo molto importante della mia vita, un passo decisamente senza ritorno e che ora mi imponeva nuove responsabilità nella gestione del mio corpo.
Ci scambiammo pochissime parole e solo leggeri baci.
Nell'accarezzare il mio compagno, ancora nudo dalla sera precedente, esitai sul suo sesso che in risposta al contatto crebbe in un'improvvisa erezione.
Ancora dolente, non ebbi il coraggio di incitarlo ad una nuova penetrazione, ma cominciai ad accarezzarlo e baciarlo fino a portarlo gradualmente all'orgasmo.
Nel rustico accampamento tutto era ancora silenzio, tutti dormivano ancora o forse stavano come noi dandosi piacere.
Più tardi ci alzammo per fare colazione con gli altri, vestendoci in maniera sommaria per ripararci dall'aria pungente del mattino.
Appariva evidente che Mara aveva dormito con Piero e Lina con Gianni.
Come il sole si alzò poco sopra l'orizzonte, il caldo cominciò a farsi sentire e ci avviammo a farci la prima doccia della giornata.
La notte aveva raffreddato l'acqua ed il getto, che mi sembrava gelato, mi colse di sorpresa; questa volta non indugiai affatto sotto la doccia, e mi asciugai subito sommariamente.
Andammo verso la spiaggia e ci stendemmo insieme, tutti nudi e felici di un'animalesca soddisfazione nel godere senza limiti del tepore del sole.
Era un'altra splendida giornata e ci impigrimmo tutti assieme sulla riva senza deciderci a fare il bagno.
La spiaggia, prima semideserta, si animò gradualmente e potemmo verificare la frequenza con cui i treni si fermavano alla vicina stazione, perché ogni volta un gruppetto di nuovi arrivati si affacciava alla galleria.
Quelli che chiaramente erano alla loro prima esperienza erano facilmente riconoscibili, forse come era per noi ieri.
Mi fecero sorridere due donne sole che si sdraiarono non distante da noi. Indossavano una un costume in un pezzo solo e l'altra un castigato due pezzi.
Dopo una mezz'ora, la più intraprendente, quella in due pezzi, si liberò del reggiseno, esibendo un bel seno turgido bianchissimo dove due capezzoli che sembrano volere scoppiare, spiccavano scuri su tanto candore.
La seconda rinfrancata si abbassò la parte superiore del costume denudando anche lei il petto.
Non passò un'altra mezz'ora che sempre la più intraprendente si sfilò anche i calzoncini del costume, e rimase in un succinto tanga, la cui esiguità non nascondeva interamente il sesso. L'altra la seguì, ma sotto il costume portava un paio di mutandine di pizzo.
Se le loro intenzioni erano quelle di passare inosservate, quello spogliarello non era il modo più adatto, ebbi l'impressione che tutti ora attendevano la mossa successiva.
Un'altra mezz'ora, l'ultima protezione cadde e finalmente nude si avviarono all'ennesimo tuffo, rivolgendoci un sorriso di complicità.
La giornata trascorse tranquilla fra bagni di sole e di mare.
Per non prenderci una bella scottatura con Momo ci spalmammo continuamente con della crema protettiva a vicenda. Sentire le sue mani, rese morbide e scivolose dall'unguento accarezzare con la massima cura tutto il mio corpo, insistendo con una certa malizia sul seno e sul sederino, mi provocava dei brividi di piacere. Anch'io lo unsi abbondantemente e con la massima attenzione, ma non mi azzardai ad applicare la protezione anche sul suo sesso malgrado nessuno apparentemente badasse a noi.
Alla sera, dopo la consueta doccia per toglierci dal corpo quella mistura di sale ed unguento, andammo in tenda poco dopo il calare del sole.
Ci attardammo nel prepararci per la notte e nudi, con il corpo in fiamme per il sole preso e per il desiderio tenuto a bada per tutto il giorno, ci sdraiammo abbracciati scambiandoci tenerezze.
I nostri sensi furono subito in ebollizione ed io ancora una volta mi offrii, ora interamente aperta, prima alle carezze ed agli appassionati baci del compagno, poi alla sua penetrazione.
Il dolore era ancora notevole, ma sopportabile. Lui chiese molte volte se mi faceva male e sentii ancora una volta che il timore di causarmi pena, era più forte del suo desiderio. Scivolò fuori prima di godere dell'abbraccio e si affidò alle mie carezze che ormai erano sempre più amorevoli ed esperte;avevo l'impressione di essere guidata da una certa istintualità. Mi chinai a baciare quel sesso rovente con passione, ma furono le mie mani che alla fine lo portarono all'orgasmo e raccolsero i robusti schizzi di sperma. Mi sentii sempre più infiammata e le fui grata quando anche lui si chinò a baciarmi fra e gambe, passandomi con insistenza la lingua sul clitoride mentre un suo dito indiscreto si infilava nel buchetto del mio sedere serrato strettamente negli spasmi del piacere.
Non tardai anch'io a raggiungere un orgasmo liberatorio che offrii al mio compagno senza inibizioni, con gioia.
Sentivo ora la vulva in fiamme, tanto da obbligarmi a scostare gentilmente la sua bocca che ad ogni bacio mi faceva sussultare per l'eccessiva sensibilità seguita all'apice del godimento.
Così, giorno per giorno e notte per notte la nostra intimità si fece più intensa. Nel gruppo di amici, era venuta via via a cadere ogni riserva, e pur rispettando fedelmente il rapporto delle coppie che si era instaurato, vennero a cadere, inibizioni e falsi pudori.
Io, come d'altra parte anche gli altri, scambiavo tenere carezze con Momo, senza più nasconderci o dissimularle e se, come accadeva spesso, il desiderio che lui provava di me era tanto intenso da provocargli una evidente erezione, questo diventava oggetto di allegra canzonatura da parte degli altri.
Anche gli altri ragazzi talvolta esibivano vistose erezioni e devo confessare che non mi imbarazzavano, anzi ammirarle mi provocava una certa eccitazione, senza che questo destasse la gelosia di Momo. Il mio compagno se ne rese conto, perché ogni volta che succedeva, io istintivamente cercavo con una carezza il suo sesso, quasi a rassicurarlo che era con lui che intendevo spegnere il mio desiderio.
Ma erano le notti che cadenzavano rapporto con il mio compagno.
La penetrazione era, notte dopo notte meno dolorosa, ed avevo sempre più la sensazione di essere matura per un rapporto completo.
Verso la fine del nostro soggiorno, mi feci coraggio e ripescai il pacchetto dei preservativi, fino ad allora rimasti praticamente inutilizzati.
Quando presi in mano il membro di Momo già eretto e pronto all'amore e lo ricoprii amorevolmente con un preservativo, lui capì immediatamente che quella notte volevo provare l'amore completo. Quando senti approssimarsi l'orgasmo Momo non si ritrasse, ed io percepii la sua verga pulsare impazzita ed una sensazione di caldo invadere le mie viscere.
Fui anch'io travolta da un orgasmo straordinario, dolcissimo.
Sentii la mia vagina contrarsi e pulsare allo stesso ritmo del fallo conficcato dentro di me che anche dopo avere proiettato tutta la sua carica di sperma, continuava a rimanere in piena erezione.
Fu un orgasmo totale, meraviglioso, indescrivibile e mi sentii completamente donna.
Non mi ero immaginato che potesse essere così bello, così appagante e fui presa da un sentimento di amore infinito per l'uomo che aveva saputo darmi quelle sensazioni.
A poco a poco risalii alla coscienza e sentii che il membro di Momo, ancora rigido, continuava a sprofondare completamente nel mio corpo per poi ritrarsi ed ancora sprofondare.
Era folle di piacere e la sua energia sembrava inesauribile.
Lo sentii ancora una volta irrigidirsi ed esplodere in un secondo orgasmo, che questa volta gustai perfettamente lucida e felice.
Nella foga del desiderio, avevo allacciato le mie gambe sulla sua schiena e mentre lo sentivo liberarsi dentro di me, lo serravo per spingerlo ancora più dentro, per sentire il suo sperma, attraverso il preservativo riempire la radice della mia vagina.
Dopo la seconda volta la carica vitale del mio compagno si era esaurita ed a poco a poco sentii il suo fallo perdere consistenza e scivolare fuori dal mio corpo.
Lo presi fra le mani e mi sentii intenerita dall'arrendevolezza di quel membro che poco fa mi aveva trafitto con vigore.
Lasciai che fosse lui a togliere il preservativo, poi mi chinai sul suo sesso per sentire il sapore dello sperma di cui era tutto coperto.
Con le mani gli abbassai la pelle e presi in bocca il glande arrossato, lambendo la sua carne ancora palpitante.
La sua sensibilità era ora tale che sembrava soffrire del contatto con la mia bocca ma nello stesso tempo provarne piacere.
Non parlammo per alcuni minuti ed infine, ancora senza parole, ci stringemmo l'una all'altro in un tenero abbandono.
Dormimmo stringendo nelle mani ciascuno il sesso dell'altro ed al risveglio, cercammo ancora di inseguire le sensazioni della notte congiungendomi di nuovo, questa volta con minore impeto, ma con più dolcezza intaccando ancora la scorta di preservativi. Non volevo correre il rischio di rimanere incinta ed al tempo stesso non volevo più rinunciare alla sensazione di sentire il mio compagno godere dentro di me.
Non so cosa saranno in futuro i miei rapporti con Momo e se diventeranno duraturi, so soltanto che non potrò mai scordare questa esperienza, e credo che non potrò ricordarla senza sentirmi nuovamente invasa dal desiderio.
Dopo avere ancora una volta fatto all'amore, ci alzammo e ci unimmo agli altri per una breve colazione e per il rito della doccia comune, prima di andare a stenderci nudi sulla spiaggia.
Ormai erano gli ultimi giorni della nostra vacanza che a giudicare dalla serenità e dalla spossatezza generale, era stata una vacanza dove il sesso era stato la principale attività, senza riserve, senza limiti.
L'intimità generale era tale che ora ci permettevamo scherzi e libertà prima impensabili.
Ricordo che durante una delle nostre docce comuni, dove la ristrettezza dello spazio ci obbligava talvolta a contatti indiscreti, sentii il membro di uno dei ragazzi, non quello di Momo che in quel momento mi stava di fronte, strusciarsi, teso e duro, contro il mio posteriore, evidentemente eccitato dal contatto.
Non mi risentii e senza girarmi glie lo presi in mano e cominci ad accarezzarlo.
Sentii due mani stringermi i seni ed il fallo spingersi ancora più preponente fra i miei glutei.
Non seppi trattermi e sempre fissando Momo, che non sembrava risentirsi ma solo eccitarsi, portai il ragazzo, con le mani e le natiche, rapidamente al colmo del piacere, mentre lui mi accarezzava senza pudori il seno ed il sesso, portandomi all'orgasmo.
La doccia mi lavò dello sperma schizzato sul mio corpo.
Più tardi mi scusai con Momo dicendogli che il piacere che avevo provato era stato un gioco senza importanza dedicato a lui e che almeno per quei giorni non avrei potuto concedermi interamente ad altri.
Momo sembrò accettare la cosa senza particolare turbamento ed il suo unico commento fu:
"Sono contento di averti reso donna al punto riuscire a godere della sessualità pura."
L'ultima sera, ci attardammo sulla spiaggia accendendo con degli arbusti un piccolo fuoco di bivacco, senza però riverstirci.
La sera era particolarmente mite ed il sole della giornata ci aveva data una sufficiente dose di calore.
Sulla spiaggia c'eravamo solo noi, gli altri campeggiatori si erano già tutti ritirati.
Nella semioscurità, vidi che le altre due coppie, incuranti della presenza degli altri si baciavano in modo sempre più intimo e ad un tratto vidi Mara chinarsi sul fallo eretto del compagno e prenderglielo in bocca per eccitarlo maggiormente, mentre lui sospirava di piacere.
Allungai una mano verso il mio compagno, senza staccare gli occhi dallo spettacolo che mi eccitava e sentii che lui me la prendeva e la guidava verso il suo membro, mentre con la mano libera cercava il mio sesso.
Mi sentii sprofondare nel desiderio ed incurante degli amici, o forse eccitata dalla loro presenza e dall'idea dello spettacolo che stavamo per offrirgli, lasciai che Momo si chinasse a baciarmi fra le gambe ed ogni volta che sentivo la sua lingua indugiare sul clitoride non sapevo trattenere un mugolio di piacere.
Ebbi la sensazione che gli altri avessero interrotto i loro baci per godersi lo spettacolo che stavamo offrendo.
Dopo che mi ebbe baciato a lungo fra le cosce, sentii che divaricandomi le gambe, appoggiava il suo fallo alla mia fessura e lentamente penetrava in me facendomi letteralmente impazzire dal piacere.
Gli altri si erano ora seduti più vicino a noi e sentii anche qualcuno che mi accarezzò i capelli.
Persi la testa:sentivo l'asta di Momo andare su e giù nel mio corpo e l'orgasmo che stava già per esplodere sotto i baci, non ebbe più argini.
Mi sentii gridare il mio piacere irrompente mentre anche Momo rantolava e con voce strozzata mi sussurrava -"Sto per venire, vengo!!"
Il suo sperma uscii con violenza mentre il suo sesso pulsava provocandomi ondate di piacere sempre più intenso.
Quando ripresi coscienza di me stessa, vidi gli amici intorno a noi guardarci con affetto, ed ancora una volta, sentii una mano sconosciuta che mi accarezzava teneramente i capelli, mentre Momo copriva la mia bocca ed i miei seni di baci.
Nell'atmosfera di intimità che si era creata, Mara mi confessò, alla presenza di tutti, che per tutte quelle sere si era eccitata ai nostri sospiri di amore, così intensi da udirsi distintamente dalle tende vicine.
Non ne provai assolutamente vergogna e dissi scherzando:
"Forse ne avete avuto anche invidia."
La serata non poteva terminare così.
La magica atmosfera che si era creata fra di noi ci spinse ad offrirci senza riserve gli uni agli altri e terminammo la serata scambiandoci baci e carezze maliziose.
Nel buio della notte, uno alla volta, in uno spudorato gioco, abbandonammo il nostro corpo alle mani ed alle bocche degli amici, che tutti insieme ricoprivano la vittima di attenzioni intime.
Fui io la prima ad offrirmi e sentendo le carezze ed i baci di tutti accendere il mio corpo, divaricai le gambe in un totale abbandono. Fu Mara che ancora una volta mi portò ad un incontenibile orgasmo.
Sentii le sue labbra morbide e glabre baciare il mio sesso e la sua lingua, prima percorrere tutta la lunghezza della fessura e poi con insistenza stuzzicare il clitoride turgido e prominente.
Il mio corpo si tese sempre di più, mentre altre labbra imprigionavano i miei capezzoli rendendo ancora più acuto il piacere.
Non tardai a sentire l'orgasmo travolgermi mentre emettevo rantoli di piacere.
Fu meraviglioso.
Non avevo mai fatto l'amore con un'altra donna, ma lo trovai esaltante, tanto che ricambiai, quando venne il turno di Mara, baciandole con altrettanto ardore il sesso.
La mia lingua si attardò fra la morbida peluria che circondava la sua vulva e poi si introdusse, curiosa di assaporarne gli umori, nella morbida cavità dilatandola.
La sentivo fremere di piacere ed ancora di più quando le passai un dito fra le natiche.
Infine presi a succhiare il clitoride ed a ricoprirlo di decisi colpi di lingua.
Il suo piacere doveva essere al colmo perché i sui muscoli erano tutti spasmodicamente tesi.
L'orgasmo fu annunciato da due incontenibili spinte del bacino e da un rantolo soffocato dai baci di uno dei ragazzi.
Terminai con dei delicatissimi baci e con la lingua accarezzai lievemente il clitoride, ma lei si sottrasse a quelle carezze con un guizzo.
Ricordando come anche il mio sesso divenisse sensibile dopo l'orgasmo, la lasciai riposare risalendo con teneri baci il suo ventre.
Non avevo avuto la sensazione di commettere alcun atto contro natura e l'atto sessuale che si era appena compiuto era stato meraviglioso e pieno di tenerezza e di amore..
Notai che quando era il turno delle ragazze, la partecipazione era totale, mentre se toccava ad un uomo, erano solo le ragazze ad impegnarsi.
Ricordo con precisione il gusto del seme di Lino che alla fine eiaculò nella mia bocca mentre un altro ragazzo strofinava il suo fallo fra le mie natiche, esposte dalla posizione.
Anche la piccola Lina prese parte al gioco senza riserve e fu proprio lei che condusse all'orgasmo Momo con carezze e baci infuocati.
Era una "buona notte" un poco particolare lo ammetto, ma d'altra parte tutto era maturato spontaneamente, era un congedo appropriato ai quindici giorni di nudità trascorsi assieme e la dolcezza della notte ci aveva dato alla testa..
Ancora una volta mi resi conto che Momo non era affatto geloso delle attenzioni degli altri ma compiaciuto dello spirito di totale libertà che si era venuto a creare ed anch'io non provai nei confronti di Momo il minimo risentimento. Gli attimi di felicità che avevamo provato insieme, restavano momenti nostri, che nessuno avrebbe potuto rubarci.
Nella tenda, quella notte, per l'ultima volta, facemmo l'amore senza riserve e i nostri sospiri di piacere furono ancora più rumorosi per essere certi di condividere almeno un poco il nostro godimento con gli altri.
Il mattino dopo, fatta un'ultima rituale doccia ancora più disinibiti del solito, disfacemmo le tende e percorremmo al contrario il vecchio tunnel ferroviario per tornare alla vita normale, nel trionfo del sole e del mare delle Cinque Terre.
L'arrancante trenino che ci riportò a La Spezia, chiuse definitivamente la nostra splendida vacanza.


















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