FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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NONSENSE

Nicola Randone




un breve scritto di ordinaria solitudine

Una notte come tante: una serata anonima trascorsa a casa di fronte al televisore con accanto una bottiglia di buon whisky... eppure, nonostante le palpebre facessero fatica a restare aperte, nonostante l'alcool stimolasse i centri del sonno impaziente di completare la sua opera, non riusciva affatto a dormire.

C'era qualcosa di indefinito che lo tormentava: un'esperienza andata male forse che magari al momento aveva rimosso, una terribile sensazione di non compiuto.

Difficile ricostruire l'origine di tale malessere... rinunciò.

La sua piccola sveglia da comodino scandiva i secondi con un ticchettio talmente snervante che fu costretto a scaraventarla in un cassetto sotto un mucchio di biancheria intima.

Afferrò il telecomando e spense la televisione, l'immagine dello schermo si richiuse nella solita croce luminosa; chiuse gli occhi e disse a se stesso: Adesso devi riposare, domani avrai modo di pensare.

Cercò di liberare la sua mente da ogni pensiero, immaginò una distesa di neve, un'immensa distesa senza fine che si perdeva all'orizzonte. L'immagine sembrava sortire l'effetto desiderato, il sonno sembrava anch'esso giungere con insospettata celerità, forse era già addormentato quando il paesaggio cominciò a mutare.


Un recinto di legno fece da sfondo ad un esercito di piccoli cagnolini dal pelo castano, nonostante la scontatezza del metodo approfittò dell'immagine per agevolare il sonno, cominciò a contare i cagnolini che saltavano sul recinto. Non seppe neppure ricordare a che numero indefinibile era ormai giunto quando notò, in disparte, una figura umana che osservava con aria da sufficienza quella monotona sequenza.

C'era da sempre o era apparsa solo alla fine? Comunque ebbe modo di osservarla attentamente e ne concluse che si trovava di fronte ad una bellissima donna.

I lunghi capelli castani le scendevano dietro le spalle e i suoi occhi splendevano di luce propria - occhi che incanterebbero qualunque essere umano - pensò.

Si accorse che quella figura gli aveva donato una incredibile sensazione di serenità.

D'un tratto il recinto e i cani scomparvero, e alla triste distesa di neve si sostituì uno splendido paesaggio amazzonico, a lui pareva di sentire gli usignoli cantare, ascoltava la natura e ne capiva l'arcano linguaggio, comprendeva l'armonia delle cose, ma ogni cosa, ogni singola creatura che riusciva a percepire sentiva come se dipendessero da lei.

- Il paradiso -, pensò - questo è il paradiso e lei è Dio -.

Coi pensieri cercava di avvicinarsi all'angelica creatura, sentiva il profumo che emanava l'ambiente che la circondava, si avvicinava ancora e i suoi piedi sprofondavano in quella magica terra e lei, sempre più vicina, gli sorrideva... i suoi lineamenti si definivano sempre più, erano così delicati, così indescrivibilmente sublimi da portare al suo interno degli scompensi chimici notevoli. La sua bocca sembrava invitarlo, con movimenti di natura ignota, ad avvicinarsi sempre più. Quando le fu più vicino ebbe un sussulto, conosceva quel viso, apparteneva ad una ragazza che aveva frequentato da giovane, l'unica che avesse veramente amato, l'ultima che riuscì a tradirlo, l'estremo dono che la vita gli avesse concesso.

Presa coscienza di questo si sentì inondato dalla serenità di quel periodo, da quei momenti che non aveva mai dimenticato. Restò a fissarla per lungo tempo, per sentire di nuovo quella gioia e quella serenità che gli concedeva quando si frequentavano.

Spinto da un impulso irresistibile corse verso di lei con le braccia protese in avanti e la strinse in un abbraccio caldo e sincero, un abbraccio magico.

Gli uccelli della foresta cominciarono ad intonare un bellissimo canto e i rami degli alberi all'unisono si tesero su di loro come a volergli offrire un tenero rifugio.

Si perse fra le sue braccia, avrebbe desiderato passare l'intera vita così. Raccolse i suoi capelli fra le mani, splendevano di riflessi dorati, quando li lasciò cadere poté cogliere con lo sguardo uno strano scintillio.

Poteva solo essere magia, allontanò la guancia dalla sua, le prese il viso con le mani e tornò a guardarla, ma qualcosa stava cambiando, il sorriso era sparito dalle sue labbra, i suoi occhi cominciavano a spegnersi, intorno a loro gli uccelli avevano interrotto il loro canto e le foglie degli alberi ingiallivano per poi cadere in terra lasciando i rami spogli, anch'essi ormai privi di vita.

Mentre assisteva al disfacimento di quel mondo si accorse che lei stava disfacendosi insieme alle sue creature, la pelle colava da ogni parte del corpo, i capelli imbiancavano per poi cadere... respinse il disgusto e ritornò ad abbracciarla sperando che tutto tornasse come prima ma il suo corpo si spezzava fra le sue mani e ben presto si ritrovò solo, in un buio innaturale, con un mucchietto di cenere fra le mani.

Si sollevò dal letto di soprassalto e gridò il nome di lei, l'eco delle sue parole rimbalzò fra le mura della sua piccola stanza, poi il solito silenzio interrotto solo da una sequenza monotona di voci e parole senza senso che ruotavano nella sua testa, ultime eco dell'esperienza onirica dalla quale era appena uscito. Da dieci anni quasi non aveva mai sentito il bisogno effettivo di condividere il suo silenzio con altri, gli era sempre bastato il suo mondo, ma in quel preciso istante capì quanto arida fosse stata la sua vita fino ad allora, solo allora si rese conto di quanto fosse maledettamente solo.

Si alzò dal letto e raggiunse il cassetto dove conservava il revolver, viveva da solo e lo teneva esclusivamente per autodifesa.

Mentre tornava a sedere sul letto guardava l'arma fra le sue mani... non si era mai reso conto di quanto fosse esteticamente perfetta; guardò la sua stanza, neanche un quadro appeso alla parete, in casa aveva solo lo stretto indispensabile per sopravvivere: quattro mobili, un lavabo, una credenza, un tavolo ed un letto.

Cercò nella memoria tracce che potessero ricordargli il passato, forse desiderava immaginarsi un futuro che non aveva mai avuto.

Ricordò quelle agende ove scriveva le sue memorie prima che lei lo abbandonasse, avrebbero dovuto essere ancora nella vecchia cassapanca dell'ingresso.

Posò il revolver sul letto e corse ad aprire il baule, ma vi trovò solo ragnatele - Li avrò gettati via - disse fra sé.

Ritornò in camera e i suoi occhi si posarono sul revolver adagiato sul letto, cercò di capire per quale motivo lo avesse preso e caricato. Sul tavolo un pacchetto con ancora qualche sigaretta, ne tirò fuori una e la accese.

Improvvisamente la malinconia e l'angoscia cominciarono a percorrere in simultanea il suo corpo, gridò come un ossesso quasi a voler cacciare via da sé quelle terribili sensazioni; ma non c'era nulla che potesse fare... nulla.

D'un tratto tutto gli fu più chiaro, prese il revolver dal letto, lo impugnò, lo portò alle tempie e pronunziò queste parole - Uomo chimico, adesso morirai -, poi fece scattare il grilletto.

Il proiettile attraverso il cranio da parte a parte, Superamore aveva fatto il suo corso.


Lo trovarono qualche giorno dopo riverso sul pavimento, si racconta che nel pugno chiuso serrasse una carta dove aveva scritto:

...mi uccido perché sono solo:

solo come un bambino cui è stata imposta una punizione eternamente rinnovata

solo un uomo solo, come ce ne sono tanti

solo un'anima sperduta nel pozzo dell'incomprensione

solo come un accordo stonato in una sinfonia

solo un cane arrabbiato, di quelli che abbaiano quando solo passi

solo un folle rinchiuso nella sua cella rivestita di materiale anti-amore

solo come un portacenere di plastica che galleggia sul mare

solo una barca alla deriva, di quelle che finiscono inghiottite dai gorghi

solo una linea su di una lavagna, di quelle incise col taglierino

solo come un petalo di rosa scolorito attaccato sul copertone di un TIR

solo un'ombra su di un muro che la notte annienta

solo una cicca di sigaretta sul margine di un marciapiede

solo come un cuore che ha cessato di battere.

SOLO!!!

"Non abbandonatevi ad una vita senza amore",

questo l'epitaffio che voglio inciso sulla mia tomba.




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