FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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KAFKA'S SILENT COMEDY

Neville Plaice




traduzione dall'inglese di Sergio Caldarella

Nel corso di una recente discussione con un gruppo di studenti tedeschi sullo humor e la letteratura, ho chiesto loro quale autore considerassero il migliore scrittore comico tedesco. Dopo un imbarazzato silenzio sono venuti fuori uno o due tentativi: Grimmelshausen, Jean Paul, Heine. Ma quando si è arrivati alla letteratura tedesca moderna, essi sono rimasti ancora una volta perplessi ed in silenzio. Ho suggerito che non stavano tenendo conto del più acuto ed influente scrittore tedesco tra tutti. Espressioni di grande perplessità: chi intendevo? Kafka, naturalmente.

La meraviglia era scritta sui loro visi. Kafka uno scrittore comico! Kafka, il macabro profeta della moderna alienazione, impotenza e disperazione! La loro costernazione era prevedibile. Questa immagine di Kafka come quella di uno scrittore sfiduciato e tormentato è comune e diffusa (adesso è fermamente collocata nel linguaggio e la sua diffusione è sanzionata dalla forza dell'aggettivo kafkiano), ed è stata propagata dal vasto numero di libri sulla sua opera. Come spesso accade con gli scrittori famosi, l'immagine ha sommerso l'evidenza letteraria degli stessi scrittori. Questo saggio esplora la dimensione comica, largamente negletta, dell'opera di Kafka e, concentrandosi sulla commedia, esclude gli aspetti più familiari, mirando a correggere un poco l'equilibrio.

In questa sede devo dichiarare un profondo interesse personale. Kafka ha sempre fatto parte di un gruppo scelto di scrittori che mi fanno ridere ad alta voce mentre li leggo (il gruppo irlandese è più numeroso con Joyce, Flann O'Brien, Beckett e Donleavy in testa). Quello che segue è un tentativo di individuare alcuni degli elementi negli scritti di Kafka che mi provocano ilarità, cercando di dimostrarne il perché. Naturalmente il senso dell'umorismo varia e non ridiamo tutti delle stesse cose. Alcuni anni fa, apparve sulle pagine letterarie di un giornale tedesco il seguente aneddoto: l'autore aveva osservato per qualche tempo una donna che rideva leggendo un libro ed alla fine egli divenne cos" curioso che le chiese che cosa stesse leggendo. Il libro era Das Schloss [Il Castello]. La donna spiegò che ella proveniva da Praga e che il libro era cos" divertente perché mentre leggeva sentiva l'intonazione sarcastica del Pragerdeutsch in ogni riga della prosa di Kafka.

Ovviamente ci possono essere pochissimi lettori che sono in una posizione tale da apprezzare questo particolare aspetto dell'umorismo di Kafka, ma non bisogna parlare tedesco ed essere nativi di Praga per apprezzare il suo fine tocco comico. Per illustrare il dono di Kafka nei dettagli comici ho scelto, con riluttanza, di limitare la mia discussione ad un libro, Der Prozess (per molti critici la più tetra delle sue novelle), sebbene Das Schloss o Amerika avrebbero raggiunto altrettanto bene il mio scopo, come per la maggior parte delle opere di prosa più brevi. Der Prozess è probabilmente la novella più familiare ai lettori di Kafka che non conoscono il tedesco e che, di conseguenza, possono aver trascurato molti dei bei dettagli comici dell'opera nella traduzione. La particolare visione comica di Kafka naturalmente, in prima istanza, dipende dal linguaggio, ma la designazione di "commedia silenziosa" sembra qui doppiamente appropriata: sia perché è stata largamente trascurata nelle considerazioni precedenti sul suo lavoro, ed anche perché spesso evoca l'atmosfera dei primi film muti.

Situation Comedy

Nel sesto capitolo del suo libro Franz Kafka. Eine Biographie2, Max Brod rivela che l'umorismo latente nell'opera di Kafka era particolarmente evidente quando essa veniva letta ad altri dallo stesso autore. Brod continua con la descrizione di un episodio in cui Kafka lesse il primo capitolo di Der Prozess ad un gruppo di amici: essi risero fragorosamente e Kafka stesso rise cos" tanto da essere impossibilitato a continuare la lettura per un poí. Brod sottolinea che ciò è abbastanza sorprendente se si considera la gravità di questo capitolo d'apertura (Kafka cominciò a scrivere la novella alla vigilia della Prima guerra mondiale nell'Agosto del 1914), ed egli ammette che non era sempre una confortante risata di cuore. Ma insiste affermando che c'era una evidente componente della risata di cuore mista ad un soffocato riso inquieto. Ciò in realtà non è sorprendente come sembra, perché se noi ignoriamo per un momento l'ovvio e sinistro senso occulto dell'imbarazzante situazione di Joseph K., il racconto del suo improvviso ed inesplicabile "arresto" contiene tutti gli elementi di una classica situation comedy.

In uno dei passi che Kafka successivamente cancellò da questo primo capitolo, a K. viene fatta esprimere l'osservazione, profondamente sentita dall'autore, di come fosse miracoloso il fatto che ogni cosa si trovi ancora più o meno nello stesso posto quando emergiamo dal regno del sonno e dei sogni la mattina. Il momento del risveglio è il più rischioso della giornata; una volta che siamo sopravvissuti a quell'attimo, possiamo riposare facilmente per tutto il giorno. Come Gregor Samsa all'inizio di Die Verwandlung3, cos" Josef K. non sopravvive a questo momento critico del risveglio che apre la novella. La rassicurante routine della sua giornata è istantaneamente scombussolata quando la cuoca della sua padrona di casa non appare con la colazione e lui non si riprende mai più da questo perturbamento iniziale4.

Quando, più tardi, quella sera ritorna dal lavoro, K. spiega alla sua padrona di casa, Frau Grubach, che era stato semplicemente colto di sorpresa. Se si fosse alzato immediatamente, dopo essersi svegliato, senza soffermarsi sull'assenza della colazione, e l'avesse immediatamente cercata, ignorando tutti coloro che ingombravano la sua strada; se avesse mangiato per una volta la sua colazione in cucina e mandato lei a prendere i vestiti nella sua camera, in breve, se avesse agito assennatamente ("hatte ich vernunftig gehandelt", pag. 20)5 non sarebbe accaduto nulla di tutto questo.

La disperazione comica delle assurde speculazioni di K. sul come avrebbe potuto prevenire la catastrofe della mattina è rinforzata dai disordinati congiuntivi. E, naturalmente, la parola "vernunftig" supporta in questo caso un peso profondamente ironico, come altrove nel capitolo6. K. chiaramente non avrebbe agito assennatamente se avesse agito in questo modo. Egli reagisce agli straordinari eventi della mattina proprio come avrebbe agito chiunque al posto suo, se informato improvvisamente di essere agli arresti senza una ragione apparente: con una mistura di oltraggio, perplessità e disprezzo.

La parola "sinnlos" ("senza senso"), l'esatto contrario di "vernunftig", porta un simile peso comico in questo capitolo d'apertura. Quando K., alla fine, confronta l'"Aufseher" ("ispettore") e non apprende nulla di più sui motivi sulle ragioni del suo arresto rispetto a ciò che aveva saputo dalla guardia, egli va su e giù con agitazione ed esclama: "Er ist ja sinnlos"7. Poi chiede se può telefonare ad un avvocato, il suo amico Staatsanwalt Hasterer. L'ispettore dice che non ha obiezioni, ma non vede che senso avrebbe. "Quale senso?", grida K. "Sie wollen einen Sinn und führen dieses Sinnloseste auf, das es gibt?" ("Lei vuol trovare un senso, mentre sta inscenando questa farsa insensata?". pag. 15)

L'uso esplicito di K. del verbo "auffuhren" (inscenare, rappresentare) riflette qui la consapevolezza di K. che questa intera scena ha certamente un senso, un senso scenico, e mette in rilievo la natura fondamentalmente teatrale di questa scena d'apertura nell'insieme. Come vedremo, il teatro (e la commedia teatrale in particolare) non è mai troppo distante dalle pagine di questa novella8, e sappiamo, da un frammento incompleto che ad un certo punto Kafka intendeva descrivere una visita al teatro da parte di K. e suo zio.

K. stesso è conscio sin dall'inizio che il drammatico "arresto" contiene potenzialmente tutti gli ingredienti per una situazione comica [situation comedy] o persino per una vera e propria farsa (la sua prima reazione naturale quando balza fuori dal letto è di infilarsi prontamente i calzini!). Sebbene sia deciso ad esercitare più prudenza del solito, è pienamente consapevole che l'intero episodio non potrebbe essere niente più che un elaborato scherzo perpetrato dai suoi colleghi della banca per qualche sconosciuto motivo, forse perché era il suo trentesimo compleanno; forse bastava ch'egli guardasse in viso i guardiani ed anch'essi si sarebbero messi a ridere a loro volta9. E il pensiero che essi sono degli attori che recitano un ruolo attraversa la sua mente, poiché essi somigliano vagamente a dei facchini che possono essere assunti all'angolo della strada. Ma per il momento egli decide di collaborare: ´war es eine Komödie, so wollte er mitspielen."10 (pag. 9). La parola tedesca "komödie" può significare "commedia" in generale o "commedia teatrale" in particolare, ed è chiaro dal suo uso del verbo "mitspielen" che qui Kafka ha in mente la nozione di commedia drammatica: letteralmente e metaforicamente significa "collaborare", ma ha anche l'applicazione specificatamente teatrale di "far parte del cast".

La scomoda sensazione di K. di essere un attore in qualche commedia terribile è ulteriormente accresciuta dal fatto che la si sta recitando davanti ad un auditorio che cresce gradualmente. Persino mentre giace ancora nel letto aspettando vanamente la sua colazione, egli nota che la vecchia signora che vive di fronte lo guarda con una insolita penetrante curiosità. E quando si reca nella stanza accanto, la donna si sposta verso l'altra finestra per non perdere nessuna parte della scena. Con lo svolgersi della sequenza, la vecchia donna trascina alla finestra un vecchio ancora più decrepito (sono gli stessi che in seguito saranno reclutati nel dramma di Samuel Beckett), e quando K. viene finalmente portato nella stanza di Fräulein Bürstner per essere interrogato, alla vecchia coppia si aggiunge un grosso uomo con una barba rossa e appuntita. Alla fine K. esplode. Si avvicina alla finestra e li indica all'ispettore: "Dort sind auch solche Zuschauer" ("L" ci sono anche quegli spettatori". pag. 15). "Zuschauer" significa specificamente "spettatori". K. grida loro di andarsene, ma persino quando si reca in banca, il grosso uomo bighellona nella strada di fronte davanti alla porta e la vecchia coppia è appostata nella porta d'ingresso!

L'assurdità comica della situazione è sottolineata anche dall'inverosimile numero di terzetti in questa scena d'apertura: le tre guardie del tribunale, i tre impiegati d'infimo ordine della banca che passano la maggior parte del tempo ad esaminare le fotografie di Fräulein Bürstner11 e i tre spettatori spietatamente importuni! Gli ultimi due terzetti sono semplicemente presenti nella funzione di testimoni silenziosi (I funzionari della banca costituiscono un altro pubblico speculare), comparse aggiuntive reclutate dal regno della commedia silenziosa.

All'interno di questa più larga cornice di assurdità comica, c'è anche una varietà di straordinari momenti comici sparsi in tutto questo primo capitolo che chiaramente hanno alimentato le risate di Kafka e dei suoi amici. Quando K. apprende per la prima volta del suo arresto, per esempio, cerca nei cassetti del suo tavolo i suoi documenti d'identità senza alcun successo. Alla fine egli trova la sua licenza ciclistica (un'anticipazione sorprendente della comicità di Flann O'Brien!) e sta per consegnarla alle guardie, ma riflettendo gli sembra una carta di poco conto, cos" cerca fin quando non trova il suo certificato di nascita. Quando ritorna con esso nella stanza accanto, scopre che le guardie sono sedute alla finestra divorando la sua colazione! Come vedremo, questo è il primo di molti bei tocchi di banalità comiche della novella. Insieme alla serissima minaccia all'identità personale di K. posta dall'improvvisa invasione della sua privacy, Kafka esplora anche la comica minaccia ai luoghi comuni della esistenza giornaliera di K.: le guardie pretendono i suoi vestiti cos" come la sua colazione! In presenza di questo attacco duale, K. è lasciato con un ultimo rifugio, ed è più di una pura coincidenza che il capitolo inizi e finisca con K. disteso nel letto.

Il testo contiene anche un'intera serie di tocchi comici derivati dal soggetto dei capi d'abbigliamento (o costumi continuando la manifesta vena teatrale). C'è il vestito straordinariamente attillato della guardia Franz con varie pieghe, tasche, fibbie, bottoni e una cintura, con la sua rassomiglianza ad un vestito da viaggio e la sua aria di sconcertante praticità; il momento in cui le guardie esaminano la camicia da notte di K. e si offrono di "badare" ai suoi vestiti per lui, come se essi fossero più affidabili del "deposito"; la loro insistenza che K. dovrebbe indossare una giacca nera per l'interrogatorio con l'ispettore; e la sorpresa di K. nel non trovare questi "ufficiali" del tribunale in uniforme (non tenendo conto del ridicolo vestito di Franz!). Finalmente c'è il riferimento apparentemente casuale alla blusa bianca di Fräulein Bürstner appesa alla maniglia della finestra, che K. (con un occhio caratteristico per i dettagli irrilevanti) più tardi ricorda nel rievocare di nuovo la scena per lei quella sera. Ma questo dettaglio non è cos" casuale come sembra, poiché mette in stato di allarme il lettore sulla dubbia natura dell'"innocenza" e della percezione imparziale di K. Poiché sebbene il tono narrativo sia in terza persona, il lettore vede molto gli eventi attraverso gli occhi di K., e Kafka impiega una sottile ironia per mettere in dubbio l'attendibilità della percezione di K. ed abilitare il lettore a bilanciare questa prospettiva monodimensionale. In questa scena finale con Fräulein Bürstner, K. assume apertamente il manto di attore comico. Si è seduto ed ha aspettato che lei tornasse dal teatro, ed ora è applicato nel mostrare i suoi talenti teatrali recitando gli eventi del mattino. K. interpreta l'ispettore ed è cos" coinvolto nel suo ruolo ("K. war zu sehr in der Rolle", pagg. 25-6) che è portato a gridare il suo nome. La scena è tagliata da un'improvvisa intrusione dal mondo della "realtà": dal nipote di Frau Grubach che bussa alla porta. Ma, come Kafka ha già alluso nella eccessiva ossessione di K. per la blusa, ora è perfettamente chiaro che K. è più interessato a Fräulein Bürstner come ad un oggetto sessuale che ad una potenziale fonte di comprensione (c'è persino un'ambiguità sessuale nel suo nome, perché "bürsten" non significa soltanto "spazzolare" ma è anche dialettalmente "avvitare" (to screw) inteso in senso sessuale)12.

In una culminante svolta ironica, K. è smascherato sia come libidinoso sia come vigliacco13. Cos" come egli cerca di incolpare per il suo arresto qualcun altro nella frase di apertura del capitolo (Qualcuno, "Jemand", deve averlo calunniato), cos" in questa frase finale egli cerca di imputare il suo desiderio animale al nipote di Frau Grubach. La sua seria preoccupazione ("ernstliche Sorgen" pag. 27) per Fräuelein Bürstner quando egli si addormenta è comica in vista di questa sua nuova esplosione di passione. Ma, come abbiamo visto, Kafka mette costantemente in guardia il lettore nel corso di tutto il capitolo verso la comica implicazione della sconcertante innocenza di K.: sotto la maschera di lesa innocenza si cela la smorfia silenziosa del clown.

Echi comici

La dimensione comica del capitolo di apertura di Der Prozess è stata discussa in alcuni dettagli, poiché nettamente incapsula il repertorio kafkiano sorprendentemente vario di strategie comiche che continuano ad echeggiare attraverso l'intera novella. Ma altre scene potrebbero ugualmente essere scelte dalla novella per illustrare l'ampiezza della visione comica di Kafka, particolarmente la lunga scena tra K. e il pittore Titorelli nel settimo capitolo, che ha ancora un forte sapore teatrale a cui assiste un'audience di ragazzine che spiano attraverso le crepe nella porta dello studio di Titorelli nel "Das Schauspiel" (pag. 115) ("Lo spettacolo", ma anche specificamente "La Commedia"), come è definita ad un certo punto.

C'è anche una scena nella novella a cui è effettivamente dato uno scenario teatrale su larga scala completato da una grande audience e persino da una galleria: la "investigazione preliminare" del caso di K. nel capitolo secondo. E, come vedremo, Kafka indica in questa scena che non è soltanto K. ad essere sotto processo in questa novella, ma la letteratura stessa.

Per un lettore inglese14 tutto il secondo capitolo rievoca irresistibilmente l'atmosfera di Alice nel paese delle meraviglie. K. è stato informato al telefono che la prima udienza del suo caso avrà luogo la domenica successiva. Ma non è specificata l'ora cos" egli assume che inizi alle nove.
Percorrendo di corsa le strade verso il tribunale, K. è preoccupato come il Coniglio Bianco di Lewis Carroll per la paura di essere in ritardo, e la sua fretta è improbabilmente osservata dallo stesso taciturno trio di ufficiali di banca incontrati nel primo capitolo. Quando finalmente egli localizza la casa non ha idea di come trovare l'aula delle udienze e adotta la ridicola tattica di chiedere ad ogni porta notizie di un immaginario falegname15, il falegname Lanz (Tischler Lanz).

Con sua grande sorpresa, K. riceve in seguito una risposta positiva alla sua richiesta. Quando egli entra nella sala gremita ha più di un'ora di ritardo. Questa sala ricorda anche il distorto mondo comico di Lewis Carroll: la galleria è cos" bassa che la gente deve stare curva e tocca il soffitto con la testa e la schiena (alcuni hanno portato dei cuscini per metterli tra la testa e il soffitto per evitare di farsi male). Quando K. arriva alla piattaforma ugualmente stretta e affollata all'estrema fine del salone, il magistrato lo ammonisce per il ritardo e poi inizia il processo con la consultazione di un piccolo taccuino, vecchio e lacero come un quaderno scolastico squinternato dall'uso. La forza comica esplosiva della sua improvvisa richiesta se K. è un pittore e un decoratore è innalzata dall'istantanea risposta di K. che egli è il primo "procuratore" di una grande banca. L'improvvisa giustapposizione delle insolite parole "Zimmermaler" e "Prokurist" in questo scambio iniziale (pag. 34) dà l'avvio ad uno scoppio di risa tra il pubblico (come lo fa nel lettore!) che è cos" contagioso da far ridere anche K. Ma è una risata evidenziata dal silenzio della sezione sinistra del pubblico, che rimane del tutto impassibile.

Quando il magistrato continua a consultare il suo taccuino, K. lo prende dalle sue mani e lo tiene con cauto disgusto, ridicolizzando gli "Akten" (atti) del magistrato: "Vor diesem Schuldbuch fürchte ich mich wahrhaftig" (pag. 35) ("Non temo certamente un simile atto d'accusa")16. Il termine "Schuldbuch" è molto ambiguo: può significare sia un registro di debiti o peccati, ma letteralmente significa anche un "libro di errori" o "un libro di colpe". Questo libricino sporco con i fogli ingialliti, che costituisce il documento ufficiale della corte, è sintomatico di una più vasta degenerazione e declino della "letteratura", come ritratto nelle pagine della novella di Kafka e illuminato in una serie di sprazzi improvvisi di supreme banalità comiche.

Nel capitolo terzo17, per esempio, K. ritorna alla sala delle udienze una settimana dopo. La trova vuota, ma ci sono alcuni libri sul tavolo che (secondo la moglie dell'usciere) appartengono al magistrato e che naturalmente K. assume come "Gesetz-bucher" ("libri della legge". pag. 40)18. Come il taccuino del magistrato, questi sono vecchi libri rovinati e ridotti a brandelli. L'immediata osservazione di K.: "Wie schmutzig hier alles ist" ("Come è tutto sporco qui". pag. 41)19 è doppiamente ironica, poiché i libri non sono soltanto coperti di polvere ma risultano avere un contenuto indecoroso ("schmutzig" può anche significare "sconcio" e le due parole sono affini). Egli ne apre uno per trovare una cruda figura di un uomo e di una donna seduti nudi su un canapè. Poi guarda il titolo di un'altra pagina, che è una novella intitolata: "Die Plagen, welche Grete von ihrem Manne Hans zu erleiden hatte" ("I tormenti che Greta ha dovuto soffrire da suo marito Hans". pag. 42)! Come con il taccuino, la banalità comica deriva dall'eclatante discrepanza tra le serie aspettative di K. di "letteratura" legale, nate dalle parole "Akten" e "Gesetzbucher", e la dozzinale realtà e futilità dei volumi stessi.

Un altro bell'esempio del modo in cui Kafka si serve dei luoghi comuni comici per evadere le pretese di letteratura "seria" si presenta verso la fine della novella, quando K. si trova nella cattedrale. Il sacerdote che si annuncia come il ´cappellano della prigione" chiede a K. che cosa stia tenendo in mano: ´"Ist es ein Gebetbuch?"" ´"Nein", antwortete K., "es ist ein Album der stadtischen Sehenswurdigkeiten"". (´"E' un libro di preghiere?" "No", rispose K., "è un album fotografico della città"". pag.153). Ancora una volta, questa improvvisa parvenza di banalità comica nella depressione della cattedrale deriva da un netto contrasto tra la pesante letteratura tradizionale (più religiosa che legale) e la speciosa superficialità della sua equivalente moderna. Quando il prete chiede a K. di posare il libro, egli lo getta via con una forza tale che le pagine si sgualciscono come se fossero state strisciate contro il pavimento. Il prete e K. sono allora "liberi" di discutere le serie implicazioni del processo di K.

Chiaramente, è più che K. ad essere sotto processo in questa novella. Anche la letteratura viene giudicata e trovata carente. Kafka pone deliberatamente in evidenza il deterioramento materiale di tutti questi libri: sono sudici, sgualciti, laceri, logori. Ogni libro è presentato come un tipo di "Schuldbuch", e la letteratura moderna si rivela implicitamente tanto colpevole quanto K. stesso, non meno della stessa novella di K. con le sue masochistiche fantasie private di colpevolezza e retribuzione (pag. 5)20. Proprio come le pretese di letteratura "seria" sono esplose all'interno del regno della novella, cos" la commedia di Kafka silenziosamente scalza l'iniziativa seria della novella stessa. Ad un certo punto, c'è persino una dimostrazione diretta di questo processo dove l'atto dello scrivere è sabotato dalla commedia.

Nel capitolo sette, apprendiamo che un giorno K. mette da parte la montagna di lavoro che ha accumulato sul suo tavolo in banca e prende il suo blocco di appunti per abbozzare un memoriale nella sua causa e passarlo al suo avvocato. In quel preciso momento, il suo arcinemico in banca, il "Direktor-stellvertreter" ("direttore aggiunto"21) arriva nell'ufficio di K. ridendogli in faccia. K. è molto imbarazzato, sebbene naturalmente il direttore aggiunto non sta ridendo per il memoriale di K. ma per una "Borsenwitze" (una barzelletta sulla borsa valori pag. 94) che egli ha appena sentito. La barzelletta richiede uno schizzo per essere compresa, cos" egli prende la matita di K. dalla sua mano e traccia lo schizzo sullo stesso blocco che K. stava usando per il memoriale. Il serio intento letterario di K. è impedito da uno scoppio di risa e letteralmente surclassato da una stupida barzelletta.

Questo passaggio dimostra chiaramente il potere anarchico della commedia e della risata, e la minaccia potenzialmente sovversiva che essi pongono all'integrità del linguaggio e al pensiero razionale. Nel 1905, soltanto alcuni anni prima che Kafka cominciasse a scrivere Der Prozess, Freud aveva pubblicato la sua analisi di Der Witz22 (che significa in tedesco sia "umorismo" che "scherzo") e la sua relazione all'Inconscio. Questo episodio, che è (quasi letteralmente) una illustrazione grafica del processo comico nel cuore della novella di Kafka, procura anche il suo commento ironico sulle opere silenziose (nello stesso creative e distruttive) dell'impulso comico.

Silent Comedy

Abbiamo visto che la commedia di Kafka frequentemente deriva dalla sua profonda conoscenza del linguaggio, dalla sua acuta consapevolezza delle parole e dell'eco che esse contengono, ma molti dei suoi effetti comici derivano anche dalla sua caratteristica consapevolezza del silenzio che circonda queste parole. Nella versione kafkiana del mito, il silenzio delle sirene è persino più mortale delle loro canzoni, e nella sua storia Josephine die Sängerin, oder das Volk der Mäuse23 non è tanto il suo canto che ammalia l'ascoltatore quanto il solenne silenzio che avvolge la sua sottile voce. L'emergenza di Kafka come scrittore coincideva anche con l'era iniziale del film muto (all'incirca dal 1910), ed egli era molto interessato al nuovo mezzo di comunicazione, come apprendiamo da Max Brod che espressamente collega la visione comica di Kafka con il mondo di Charlie Chaplin. In conclusione, voglio selezionare uno o due esempi da Der Prozess che illustrano questa forte affinità tra il lavoro di Kafka e il regno della commedia silenziosa.

Il breve capitolo finale del racconto che descrive l'esecuzione di K. introduce un improvviso silenzio dopo tutta l'elaborata speculazione e il dibattito: "Es war gegen neun Uhr abends, die Zeit der Stille auf den straþen" ("Erano circa le nove di sera, tempo di silenzio per le strade". pag. 162). Come una coda adatta all'atmosfera del teatro che pervade cos" tanta parte del libro, gli esecutori di K. risultano essere un comico duo. Pallidi e grassi, nei loro abiti da lavoro ben intonati con cilindri apparentemente inamovibili, essi avrebbero potuto essere gemelli e sono taciturni fino ad un mutismo virtuale (diversamente dal duo delle guardie chiacchierone nel capitolo di apertura).

La sola espressione registrata di ciascuno di loro è la parola che si libra su tutta la novella fin dall'inizio: "teatro?", semplicemente una eco alla domanda da parte di K. "Alte untergeordnete Schauspieler schickt man um mich" ("Mi mandano soltanto vecchi attori di infimo ordine"), egli mormora a se stesso, "Man sucht auf billige Weise mit mir fertig zu werden" ("Cercano di sbarazzarsi di me con poca spesa"). Qui c'è anche una ambiguità ironica nella parola "billig", che può anche significare "giustamente". K. improvvisamente si rivolge a loro e chiede: "An welchem Theater spielen Sie?" ("In che teatro recitano?"). Con la parola "Theater?" che riecheggia sulle sue labbra, uno si rivolge all'altro impotentemente, il quale si comporta "wie ein Stummer, der mit dem widerspenstigsten Organismus kampf" ("come un muto che lotta con il suo organismo ribelle". pag. 162). La grottesca scena muta di questo comico duo travisa la natura sinistra della loro missione.

K. è silenziosamente trascinato via attraverso le strade deserte, ora egli stesso è inevitabilmente un membro dell'ultimo trio muto della novella. Mentre giace nella cava per essere giustiziato, una finestra all'ultimo piano di una casa vicina si spalanca ed una figura si sporge fuori stendendo le braccia. K. si sforza di interpretare questo gesto come un ultimo raggio di speranza e risponde con un gesto altrettanto disperato: "Er hob die Hande und spreitzte alle Finger". ("Alzò le mani con le dita spalancate". pag. 165). Questo è essenzialmente un gesto di tragica impotenza ma mima un gesto simile che, nel capitolo precedente, procura un momento di alta commedia.

Basandosi sulla sua passabile conoscenza di italiano e storia dell'arte, K. è delegato dal direttore della banca di mostrare ad un importante cliente, un uomo d'affari italiano, la vista della città. K. è molto stanco, avendo passato metà della notte a studiare una grammatica italiana e quando incontra l'italiano trova che può appena capire una parola del suo forte dialetto del Sud. Avviene però che il direttore parla italiano, cos" K. abbandona ogni tentativo di seguire la loro conversazione e osserva tristemente l'italiano, che improvvisamente alza le braccia e dimena le mani nel tentativo di illustrare qualcosa che K. è assolutamente incapace di comprendere, a dispetto del suo piegarsi in avanti e della sua concentrazione sulle mani (pag. 147)! La sua espressione sfinita di fronte a questa duale inscrutabilità di linguaggio e gesti è irresistibilmente divertente.

Una sequenza più sostenuta in una vena simile si ha in uno dei capitoli incompleti e costituisce un altro episodio nello sforzo di K. con il "Direktor-Stellvertreter"24. Per una volta, K. è capace di non pensare al processo e di concentrarsi sulla lettura di un rapporto urgente. Ma il suo rivale è preoccupato per la bassa balaustra intagliata sulla scrivania di K.: ha l'impressione che non sia fissata bene, la tocca con l'indice, poi prende il temperino e la solleva con l'aiuto di un righello. Mentre K. si sforza di farlo interessare al rapporto, egli cerca di rimettere a posto la balaustra. Si alza, spingendola giù con entrambe le mani, e finalmente si siede su di essa con tutto il suo peso. La balaustra torna a posto cigolando, ma una colonnina di legno del tavolo si piega e il listello superiore si spezza in due nel corso di questo processo: " ëSchlechtes Holzí, sagte der Direktor-Stellvertreter argerlich". (pag. 185) (" ëLegno cattivoí, disse il vice direttore stizzito"). Il suo furioso sforzo con il tavolo esprime tacitamente il suo sforzo sottinteso per la supremazia nei confronti di K.25, e la sua crescente esasperazione all'intransigenza della balaustra (anche gli oggetti spesso acquisiscono una vita propria nel cinema muto degli inizi) è un superbo pezzo di commedia silenziosa.

Significativamente l'esasperazione comica nel cuore di queste due scene deriva dall'incomprensione e dalla mancanza di comunicazione che formano il nucleo della visione tragica di Kafka nella novella. Kafka non soltanto sa che la commedia e la tragedia in fin dei conti scaturiscono dalla stessa fonte, egli visualizza anche l'umiltà essenziale al vero genio comico, l'abilità di ridere di se stessi. Il 27 gennaio 1922, annota nel suo diario che benché il suo albergo è sicuramente informato del suo nome, sulla lavagna della hall si legge ancora Joseph K. Colto in un vero dilemma kafkiano, Kafka pensa: "Devo chiarire l'errore o aspettare che loro lo chiariscano a me?".




Qualche parola esplicativa alla fine

Chi sa se la via che condusse dall'orrore alla bellezza talvolta passò anche attraverso il comico?
J. Burckhardt

Il primo a parlare del riso di Kafka, e dunque delle possibilità umoristiche della sua scrittura, è Max Brod nella sua biografia dell'amico scomparso; all'altro capo di questa linea immaginaria, che unisce coloro che percepiscono la dilatazione del mondo che abita l'opera kafkiana, troviamo Primo Levi il quale, in un commento alla sua traduzione de Il Processo, riecheggiando altre parole borgesiane (´Ciò che diciamo non sempre assomiglia a noi"26), dichiara: ´Non credo molto al riso di cui parla Brod: forse Kafka rideva raccontando agli amici, al tavolo della birreria, perché non si è sempre uguali a se stessi, ma certo non rideva scrivendo"27. Dopo Brod altri, tra cui André Breton che inserisce Kafka ne l'Anthologie de l'humor Noir28 o Felix Weltsch, uno dei suoi amici, che ha scritto Religion und Humor im Leben und Werk Franz Kafka's29, ne hanno accettato e ripreso, in un certo senso, l'osservazione iniziale30. Ma le parole di Primo Levi continuano ad avvertirci dell'ambivalenza che questa lettura comporta: anche Franz rideva, ma non rideva dentro; allora è più giusto dire che la sua maschera rideva, non il suo viso: ´perché non si è sempre uguali a se stessi". Se, come crede Neville, Kafka dissemina per tutta la sua opera spunti comici forse è perché vuole offrire più anime alla stessa parola: vuole rivoltare e capovolgere anche il dramma mostrandone, nelle sue profondità, un eco del comico dramma di questo buffone che recita la commedia della vita. Un detto yiddish recita: Mit eyn tokhes ken men nisht tantsn oyf tsvey khasenes, Non si può danzare con la stessa persona a due matrimoni, come vediamo Kafka ci riesce.
L'interpretazione che Neville propone dell'opera kafkiana è dunque più una lettura possibile che una lettura probabile, anche se non è difficile trovare in Germania dei Tedeschi che intravedono elementi comici nella scrittura kafkiana, come riferisce anche l'autore di questo interessante lavoro. Ovviamente, la comicità alla quale accenna Neville, riferendosi a Kafka, è quella della torta in faccia e dell'inciampo alla Buster Keaton o alla Stan Laurel e Oliver Hardy, tipica del tempo, ed il riferimento diretto è infatti proprio al cinema muto. Estrapolandola dal contesto de Il Processo se venisse rappresentata, a teatro o al cinema, la scena del vicedirettore il quale, mentre K. sta esponendo la sua relazione, è più intento a sollevare la balaustra della scrivania del dipendente che non ad ascoltarlo, probabilmente avrebbe anche un certo effetto comico. Un lettore normale, però, fatica a comprendere quest'accostamento perché avvolto da quella profonda atmosfera tragica dominante nell'opera kafkiana in genere e nella critica successiva.
Se dovessi pensare ad altri esempi letterari in cui nella struttura di un racconto drammatico sia possibile intravedere, ad alcuni lettori, elementi comici, farei subito riferimento al Sogno di VladÌmir Majakovskij, poeta e rivoluzionario31, in cui sono elegantemente miscelati gli elementi del processo e del grottesco, oppure a Nebbia di Miguel de Unamuno32, a Il sogno di Asril di Julian Stryjkowski33, o al poco conosciuto Fiorirà l'aspidistra di George Orwell34.
Il saggio di Neville rappresenta una proposta interessante per il lettore, proprio perché cerca, insieme a pochi altri, di orientarsi secondo un'ottica "fuori dal coro" rispetto alla normale critica kafkiana. L'impostazione di Neville potrà essere singolare ma di certo è, allo stesso tempo, efficace, perché se la si segue con attenzione ci si accorge che la sua è quantomeno una lettura metodologicamente possibile. Del resto ´un grande spirito come quello di Kafka non si lascia ridurre unilateralmente ad un'unica e monotona interpretazione"35. Sergio Caldarella
1 Il testo originale in inglese è stato pubblicato nel 1982 dalla Aquila Publishing, Isle of Skye, Scotland.
2 Trad. it. Franz Kafka. Una biografia, Mondadori, Milano 1956 (N.d.T.).
3 La metamorfosi (N.d.T.).
4 Cfr. il parallelo con la frase di Kafka nei Diari (Mondadori, Milano 1977, 1993, p. 608) alla data 14 febbraio 1922: ´la cameriera, che al mattino dimentica di portarmi l'acqua calda, rovescia il mio mondo" (N.d.T.).
5 L'indicazione della pagina è sempre riferita all'edizione Fischer paperback di Der Prozess.
6 Cos" le guardie evidenziano di K. "Er scheint vernunftig zu sein" (pag. 9); K. inizialmente prende l'ispettore per un "vernunftigen Menschen" (pag. 13); ed egli definisce il giudizio piuttosto limitato di Frau Grubach "das Urteil einer vernunftigen Frau" (pag. 20).
7 "E' roba da matti" (N.d.T.)
8 L'interesse di Kafka per il teatro era stato suscitato da una compagnia viaggiante di attori Yiddish che egli aveva incontrato a Praga alcuni anni prima.
9 Similmente Karel Capek, contemporaneo di Kafka, in un racconto su Napoleone scrivendo della serietà dei dignitari di corte, guardie, ministri e ambasciatori mette in bocca all'imperatore le parole: ´non appena si daranno una gomitata, mi metterò per primo a ridere" (K. Capek, Il libro degli apocrifi, Editori Riuniti, Roma 1989, p. 141) (N.d.T.).
10 "Se era una commedia, avrebbe recitato anche lui la sua parte" (N.d.T.).
11 In effetti Kafka in questa scena descrive soltanto questi tre giovani intenti ad osservare le foto senza specificare se essi siano impiegati di banca o meno. E' solo qualche pagina dopo che l'ispettore comunica a K. la loro identità della quale egli, fino ad allora, non si era reso conto. Ritroveremo Rabensteiner, Kullich e Kaminer, questi i nomi dei tre impiegati subordinati di K., anche nel terzo capitolo relativo alla prima inchiesta (N.d.T.).
12 In tedesco, come in inglese, c'è una forte valenza sessuale in questo termine e nel suo rapporto con la penetrazione fisica. Anche in italiano, del resto, esistono varie espressioni dialettali simili. E Freud, nell'Interpretazione sei sogni, collega, attraverso una complessa ricostruzione simbolica, il termine vögeln, avvitare, a Vogel, uccello, per indicare genericamente l'atto sessuale.
13 Nel suo libro Gesprache mit Kafka, Gustav Janouch ricorda l'ironico gioco di parole di Kafka sul termine "Wustling" (libidinoso) e "die Wuste" (il deserto). Il libidinoso è perduto nel deserto e non può mai spegnere la sua sete nella sorgente ("Quelle") del suo piacere, cos" come K. viene descritto mentre bacia fräulein Bürstner come un animale assetato che affonda la lingua nella tanto sospirata "Quellwasser" (pag 27).
14 O italiano nel nostro caso (N.d.T.).
15 Carpenter in inglese significa sia falegname che carpentiere mentre in tedesco, come in italiano, abbiamo due termini diversi per l'uno o l'altro. Tischler in tedesco è sicuramente falegname mentre carpentiere è Zimmermann (N.d.T.).
16 E' interessante notare come nella contestata traduzione di Primo Levi de Il Processo, egli traduca questo passo con "da questo memoriale di accusa io non ho assolutamente nulla da temere" (Einaudi, Torino 1983, p. 47) (N.d.T.).
17 Quarto in alcune edizioni (N.d.T.).
18 Come spesso avviene, Kafka sembra udire l'eco delle radici letterarie nella parola "Gesetz": c'è un senso in cui le persone che appartengono al "Gesetz" sono sicuramente poste.
19 Osservazione già fatta dalla donna (N.d.T.).
20 K. è giustiziato alla vigilia del suo trentunesimo compleanno, precisamente quando Kafka ha rotto il suo primo fidanzamento con Felice Bauer.
21 O "vice direttore" (N.d.T.).
22 Forma abbreviata di Der Witz und seine Beziehung zum Unbewussten. Il motto di spirito e i suoi rapporti con l'inconscio (N.d.T.).
23 La cantante Josefine, ovvero il popolo dei topi, pubblicato, per la prima volta, nella ´Prager Presse" del 20 aprile 1924, l'anno della morte di Kafka, è da considerarsi come il suo ultimo scritto (N.d.T.).
24 Questo titolo composito ha esso stesso un accento comico, il secondo termine scalza il primo quasi come se anch'egli stesse giocando un ruolo di "manager supplente".
25 Infatti il capitolo incompleto in questione è intitolato: Lotta con il vicedirettore (N.d.T.).
26 J. L. Borges, Il libro di sabbia, in Opere, vol. II, Mondadori, Milano 1985, 1994, p. 572.
27 P. Levi, Tradurre Kafka, "La Stampa", 5 giugno 1983, ora in Racconti e saggi, Editrice La Stampa, Torino 1986, p. 112.
28 Le Sagittaire, Paris 1940.
29 Herbig, Berlin 1957.
30 Cfr. in italiano R. Barilli, Comicità di Kafka, Bompiani, Milano 1982.
31 A. Tabucchi, Sogni di sogni, Sellerio editore, Palermo 1992.
32 trad. it. De Agostini, Novara 1982.
33 trad. it. Sellerio, Palermo 1984.
34 trad. it. Mondadori, Milano 1960.
35 R. Cantoni, L'uomo Franz Kafka nei "Diari", introduzione a F. Kafka, Diari, Mondadori, Milano 1977, 1993, p. xxvii.







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