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RACCONTI DI NATALE

Roberto Dicorato




RACCONTO DI NATALE

Era l'antivigilia di Natale, lui aveva avuto in affitto il semaforo solo da due ore. Che gelo! Si avvicinò alla sua prima macchina con un sorriso senza denti, lo spazzolone in mano.
Marco, nella Mercedes climatizzata aveva addosso lo stesso intirizzimento: lei l'aveva lasciato. Quando il lavavetri si avvicinò, lo lasciò fare. Lei, così bella, decorativa, invidiabile, lo aveva piantato. Però il regalo, un brillante, lui glielo aveva dato lo stesso, e domani avrebbero anche dovuto essere a Cortina. Neve e champagne. Tutto finito.
Ora il parabrezza della Mercedes era unto di pessimo detergente. Diede al lavavetri quanto aveva con sé: un paio di biglietti da centomila, buon Natale e tanti saluti. L'uomo senza denti guardò i soldi, li riguardò. Salutò con un cenno, ringraziò Allah, la sua buona sorte, e mise in tasca.
Lei si fermò a quel semaforo qualche ora dopo. Aveva fatto l'unica cosa possibile lasciando Marco, perché era stato uno schifosissimo bugiardo ed era il momento di dimenticarlo. Esitando, l'untore avvicinò al parabrezza lo spazzolone. Ma inaspettatamente lei attraverso il finestrino gli ficcò in mano qualcosa di chiaro, quasi con violenza. Lui ringraziò.
Aveva sentito al tatto che non era una moneta e pensò ad uno scherzo. Invece si trovò tra le dita un bell'anello con una pietra luccicante come il gelo. Ma era un gelo caldo. "Allah è davvero grande," pensò "ma oggi anche questo Cristo funziona!". Tornò il rosso, lui buttò la spazzola nel cestino e se ne andò via.


BLACK-OUT

Il signor Mario già immaginava la faccia di sua moglie quando, aperto il sacchetto, avrebbe visto il bel cappone che finalmente avevano potuto permettersi per Natale, dopo tanti anni grami.
Per arrivare a casa in fretta passò dai giardini pubblici, lanciando appena un'occhiata distratta alla famigliola di conigli - diventati molto più numerosi dei topi, stranamente scomparsi da strade e cantine - che rosicchiava ostinatamente il filo elettrico degli addobbi natalizi sistemati all'ingresso del Civico Museo del Calendario.
Il botto del cortocircuito che seguì provocò grande spavento tra i roditori, mentre la città piombò di colpo nel buio più completo e i tram si bloccarono. Senza luce rimase anche il grazioso Gazebo delle Margherite, tanto amato dalle coppiette.
I tecnici discutevano tra loro ma non riuscivano a trovare il guasto, così si viveva a lume di candela.
Fermi erano anche i frigoriferi e le cucine, tutte elettriche come quella del signor Mario, che aveva dovuto buttare il cappone crudo com'era e ormai andato a male.
Ordinanze del Sindaco spostavano di giorno in giorno la ricorrenza di Natale in attesa delle riparazioni, ma si era ormai a Pasqua, e i bambini già avevano scordato i pacchetti impolverati sotto gli alberi spenti.
Qualcuno aveva festeggiato in altre città, dai parenti, mentre parecchi altri continuavano, aspettando il momento buono, a comprare e buttare ravioli e spumanti. Solo il signor Mario osservava pensoso i bei capponi, diventati cari come un'automobile, esposti nel tiepido sole d'aprile tra festoni d'argento e Babbi Natale di cartone colorato.




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