FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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NARCISO

Mick Reets




Che cosa era cambiato nella sua vita? Niente, assolutamente niente. Certo, chi lo vedeva passeggiare tranquillo con quello sguardo leggermente assente, la mente rivolta verso sé stesso, non trovava nulla di strano in quell'uomo.
Già, niente di strano. Ma avevano mai provato gli Altri quello che provava Lui? Si erano mai sentiti come si sentiva Lui? Era sicuro di no.
E' tardi, pensò, e ho troppe cose da fare, non ce la farò mai a farle tutte, anzi, non ce la farò mai a farne neanche una. L'Uomo si fermò un istante ad osservare i passanti; erano tutti così sicuri di quello che stavano facendo, di dove stavano andando. Gli sembrava proprio che nessuno di Loro avesse gli stessi suoi dubbi. Alcuni camminavano in fretta, senza prestare attenzione al mondo; altri chiacchieravano tra loro, intrappolati nei propri discorsi. C'era anche uno che pareva distratto da non si sa cosa, forse sarebbe bastato toccargli la spalla per riportarlo al presente. Ecco, quell'Uno è interessante, pensò l'Uomo; poi si lasciò trascinare da sé stesso in una serie ininterrotta di riflessioni su quel Tizio che pareva distratto da non si sa cosa. Non approdò a nulla, non riuscì a capire nemmeno se il Tizio fosse preoccupato o solamente stanco, se fosse un uomo felice o insoddisfatto, insomma, nulla. E' inutile, si disse, meglio pensare alle mie cose. Si accorse che il Tempo non si fermava, anzi, quasi per dispetto, più Lui ci rifletteva, più il Tempo sembrava allontanarsi. Come si fa a riflettere su qualcosa che si muove continuamente? La riflessione sul Tempo conduce ad una presa di coscienza della propria impotenza; quando non gli prestiamo attenzione il Tempo sta sotto di noi come qualcosa di elastico, poco solido, ma quando ci azzardiamo a guardarlo da vicino, si espande all'infinito, diviene solido e inalterabile, e noi ci accorgiamo improvvisamente che ne siamo prigionieri senza scampo. Ripassò mentalmente gli avvenimenti degli ultimi mesi e, come al solito, immaginò che non fossero accaduti; sarebbe meglio dire che lo desiderò intensamente, quasi con una punta di dolore. Desiderò più che ogni altra cosa di essere un uomo diverso da quello che era, di essere uguale a quelli che passeggiavano accanto a Lui, di avere quello sguardo aggrappato al presente che rendeva gli Altri tutti simili tra loro e Lui così diverso.
Ma, proprio mentre l'Uomo si immergeva in quella sorta di autocommiserazione solitaria ed inutile, qualcuno lo chiamò. Torless!, Torless! - Sentì che il mondo lo strappava ancora una volta a sé stesso e si voltò - Ciao Jacopo, come va?
Quello che provava era forse simile alla sensazione che provava quasi tutte le mattine, doveva svegliarsi ma non ne aveva nessuna voglia e per questo si sentiva in colpa. Torless, ormai abbiamo scoperto il suo nome, cominciò allora a parlare abbandonando sé stesso e le proprie riflessioni. Parlava con calma, nulla era rimasto dello smarrimento di qualche minuto prima, quando pensava al Tempo; nulla del suo sentirsi solo, circondato da un mondo incomprensibile. Passeggiava tranquillo chiacchierando con un amico, il suo migliore amico, e i pensieri che avevano sommerso la sua mente quando guardava i passanti, se li era semplicemente dimenticati.
L'Altro osservava la gente che camminava per quella strada, tanta gente indaffarata e superficiale, pensò, certo non hanno la più pallida idea di come mi sento Io. C'era chi correva verso un luogo che, a giudicare dallo sguardo, doveva essere l'ultimo rifugio sulla terra; c'era chi non aveva nessuna fretta, chi probabilmente considerava quella strada affollata un perfetto habitat naturale; poi c'erano quelli che parlavano tra loro, come quei due ragazzi. Gli erano passati vicino senza nemmeno accorgersi che Lui li stava osservando, aveva fatto anche in tempo a sentire il nome di uno dei Due: Torless. Sembravano sereni, soprattutto Torless; che ne sapevano di come si sentiva Lui. Vorrei essere uno di Loro, pensò l'Altro, vorrei essere diverso da quello che sono. Ma sapeva che erano inutili desideri, Lui non era normale, non era come quel Torless dallo sguardo sereno. Che cos'è in fondo la serenità? Non è forse credere di essere più solidi di quello che si è in realtà?
Werther!, Werther! - Qualcuno gridava il suo nome. Sentì che il mondo lo strappava ancora una volta a sé stesso, si voltò - Ciao Castorp, come va? - Poi cominciò a parlare un po' di tutto, con calma, sereno.




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