FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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MORTE DI UN SOGNO

Marco Bazzi




Monologo Teatrale


Il sipario si apre su una scena completamente spoglia ad eccezione di un paravento. Al centro una sedia, un cono di luce la illumina.



IL SOGNO (da fuori scena a bassa voce, stizzita)
Piantala! Lasciami! Lasciami andare... E mollami!!



IL SOGNO (donna bruna, piacente, di circa trent'anni) esce di spalle come se si fosse finalmente liberata da un vincolo

IL SOGNO è vestita con un top e culottes. Non indossa calze ed ha i piedi nudi, al polso porta un orologio sportivo. Tra le braccia, disordinatamente come fossero stracci, porta alcuni abiti.

Mentre IL SOGNO imbarazzata si dirige verso il centro della scena dove c'è la sedia:



VOCE F. C.
Torna qui, subito! Ma cosa fai? Torna da me, ti dico!


IL SOGNO (rivolgendosi alle quinte e mentre dietro il paravento sistema gli abiti):
Si... "Torna da me..." Stai tranquillo tornerò da te. Sono sempre tornata no? Di che hai paura allora? Sta calmo!

(fa un gestaccio sempre indirizzato verso le quinte, poi si rivolge agli spettatori)

Già... Secondo lui non dovrei parlare a nessuno, non dovrei neppure farmi vedere. Sono sua, solo sua. Ma io mi sono stufata di questa situazione.
Voglio, per una volta, fare di testa mia: voglio parlare, farmi vedere, ... esistere. Ma sicuramente neppure qui potrò fare quello che voglio, come voglio e, soprattutto, quando voglio.

Ad esempio, credete che questo abbigliamento lo abbia scelto io? No di certo, cari miei! Tutto potete dire di me, ma non che sia così coatta da presentarmi in un teatro... (si guarda intorno perplessa), ... in un ritrovo chic come questo, tra gente così... interessante, in mutande. E a quest'ora di notte poi!

O Dio, non è che le culottes mi stiano male. Ho le gambe sottili e quindi, qualsiasi cosa mi metta, riesco a non essere volgare. E anche il top male non mi sta. Il seno non è proprio sfatto (con compiacimento, toccandosi).

Ho sempre avuto un bel seno, diverso dalle mie colleghe che sono obbligate a portare tette così (fa il gesto con le braccia per indicare una misura spropositata), dure come bachelite e con dei capezzoli 2 centimetri per 3.


(Si siede sulla sedia)

Tutto sommato sono stata fortunata, pur nella sfortuna di nascere Sogno. Sì, essere un sogno non è proprio il massimo. Per esempio, si è obbligate a nascere già grandicelle perdendo i piccoli piaceri della prima infanzia: succhiare al seno, essere coccolate, cullate, portate in braccio...

Oh Dio, non è che siano proprio le coccole o le carezze le cose che poi ora mi mancano. E` vero, non sarò mai stata coccolata da infante, ma da quando Lui ha superato i quaranta, ahimè, non fa altro che passare tutto il tempo che mi dedica solo a coccolarmi: mi stende a pancia sotto e, piano piano, mi accarezza la nuca, mi massaggia le spalle, mi solletica qui (indica la base del seno sotto l'ascella).

E quando, scendendo sempre più giù, arriva al sedere -ed io vi confesso che a questo punto sono un po'..., come dire?, frizzantina -, il tontolone si mette a pizzicarlo con tutto il palmo della mano: me lo impasta come se stesse lavorando fior di farina, zucchero e tuorli d'uovo...

E basta! Lui non fa altro: impasta! Ed io, invece, che sono... sanguigna... Non mi sono mai piaciute le torte!!



VOCE F. C. (supplicante)
Dove sei? Perché non riesco a fare a meno di te?



IL SOGNO (spazientita)
Ecco che ci risiamo! Ora mi chiama, poi mi scaccerà! E poi mi richiamerà ancora!. Ma con chi crede di avere a che fare, dico io. Basta, sono stufa: questa volta non ci vado!

Cosa stavo dicendo? Ah sì, si parlava del sedere. A me il mio sedere non piace. Lo trovo un po' troppo "morbidoso", e mi pare anche che scenda un poco qui (indica), ma Lui lo ha voluto così. Dice che non gli piace accarezzare il marmo e che il sexy è nei difetti.



VOCE F. C. (supplicante)
Vuoi farti viva sì o no? Ho bisogno di te, mio bel sedere morbidosone....



IL SOGNO ( spazientita, dirigendosi verso il paravento)
Vengo! Vengo! Che palle! (rivolta al pubblico)



VOCE F. C (imperiosa)
No! Non venire! Vade retro...



IL SOGNO (si ferma. Ha un gesto di insofferenza, si va a sedere
sulla sedia).
Ecco! E' matto o non è matto? Ditelo voi.
(Sospirando) Che vita quella del sogno...!
Speriamo che adesso mi lasci tranquilla per un pochino. Questo tira e molla mi stressa. Corri qui subito, vai via, ricorri qui, vai la... Mi è toccato un uomo strano, con la testa piena di pasticci e opinioni strambe. Prima che ci interrompesse stavo appunto parlandovi della sua teoria estetica: "il sexy è nei difetti".

Per colpa di questa teoria del Menga, mi trovo piena di brutture: i denti da cavallo, le natiche flaccide, un po' di pancetta e un sacco di peli.



EFFETTI F. C.
Rumori di traffico: un clacson, accelerate, lo strepitare di una motoretta. Lo stridere di freni.



VOCE F. C.
Il solito traffico! Che insopportabile noia...



IL SOGNO
Ecco, mi ha richiamata! Mi tocca la fantasia da semaforo, ahimè uno delle più dolorose.

(Va dietro al paravento che la copre fino al collo. Continuando a raccontare al pubblico, indossa un accappatoio di spugna e si arrotola velocemente un asciugamano in testa. Poi torna al centro dove con l'aiuto della sedia mimerà la depilazione)

Sapete perché mi vuole pelosa? Per immaginarmi quando faccio la ceretta! Gli piace immensamente sognarmi mentre, con un intruglio appiccicosissimo di zucchero e limone, mi depilo l'interno cosce. Ma lo scocciante è che questo sogno lo fa sempre mentre va dall'ufficio a casa, quando aspetta ai semafori rossi. Sì, non gli piace sognare quando guida: è prudente lui.

Ad ogni semaforo, invece di mettersi le dita nel naso come fanno tutti, perde gli occhi là, nel vuoto, e si immerge totalmente nella contemplazione della depilazione.

In cosa consiste la depilazione? E` semplice. Mi passo questa roba appiccicosa qui (esegue) e lui, in macchina, mi vede, come se fosse qui presente, e gli viene il fiato un po' corto. Poi passo con la ceretta qui (esegue) e lui è sempre in macchina, ma non vede più il semaforo, vede me e gli piace tanto, suda anche. E poi io passo a depilarmi (esegue) l'interno coscia e lui... Niente!
È arrivato l'immancabile extracomunitario che vuole, a tutti i costi, lavare il parabrezza.



VOCE F. C. (urlando, la voce resta in secondo piano. In primo piano
IL SOGNO continua a parlare)
Nooo! Non voglio il vetro più pulito! E` già pulito.
Lascia stare... Lascia stare, per Dio...! Ma è possibile che non si possa stare in pace neppure per un minuto?

(Le ultime frase dissolvono lentamente mentre IL SOGNO ricomincia a parlare)



IL SOGNO
Lui, distolto suo malgrado dalla dolce ed eccitante immagine del mio interno coscia che piano piano diventa liscio e vellutato -che dolore!-, si arrabbia, picchia istericamente i pugni chiusi sul volante, grida come un ossesso che lui vuole il vetro sporco e che sono c... suoi se poi non vede niente.

Ah, come gode quando, debellato l'extracomunitario, si immerge di nuovo nel fantastico mondo del sogno.

Socchiude la bocca, perde lo sguardo verso un punto lontano dell'orizzonte e... Ed io riattacco (esegue) a depilarmi da capo. Prima qui (esegue), poi qui (esegue) ed infine l'interno coscia.

Alla fine del quotidiano percorso casa-ufficio, dopo una ventina di semafori sempre rossi, a me cosa resta? Ho un male ed un'irritazione cutanea da non dire!


(Mostra l'interno coscia che, con un effetto di luce, appare arrossato. Poi, si toglie l'accappatoio e l'asciugamano, restando in top e culottes, e li getta dietro al paravento)

Ma scusatemi, vi ho riempito la testa con tutti questi problemi di "sogno", senza neppure dire chi sono e cosa ci faccio qui.

Sono un "sogno". Vivo perché una persona mi ha immaginato e continua ad immaginarmi.

Quando sono nata ero una bambinella di circa otto anni con i capelli biondissimi - chi lo direbbe, vedendomi adesso? -, ed un gonnellino scozzese...


(Velocemente va, continuando a parlare, dietro il paravento ed indossa una gonna scozzese, dei calzettoni bianchi e una parrucca riccia e biondissima)

Sapete? ho conservato tutte le cose di allora e, quando mi sento un po' languida, come mi sento ora, le indosso e vado a trovare Lui. E così, insieme, ricordiamo i tempi andati, riempiendoci di tenerezza e immalinconendoci per i tanti rimpianti.

Ecco sono pronta, come allora, porto le calze di cotone bianco fino alle ginocchia che, per la verità, non sono pulitissime. Anzi, un ginocchio è sbucciato e sanguinante e mi fa male.


(mima la scena con tenerezza, come se Lui fosse presente)

Piango sommessamente mentre Lui, inginocchiato davanti a me, con un fazzoletto inumidito di saliva, mi pulisce la ferita.

Questa fantasia durò parecchio tempo, forse qualche anno: io lì, col mio ginocchio sbucciato e il naso colante per il pianto, lui inginocchiato e consolante.


(Improvvisamente si toglie il travestimento da bambina, con violenza, quasi volesse scacciare il languore del ricordo)

Quel periodo è stato tremendo. Temevo addirittura di essere il "sogno" di un bambino sadico, ma poi ho capito che la patologia del mio "lui" era un'altra. Era da piccolo, e lo è ancora da vecchio, malato del desiderio di consolare, di coccolare, di essere teneramente forte.

E, se questo suo desiderio lo realizzasse solo qualche volta, non sarebbe male. A tutte fanno piacere un po' di coccole, carezze e dolci consolazioni da un uomo forte e sicuro di sé. Ma ormai sempre e solo questo...!


(Controlla l'ora guardando l'orologio che ha al polso e si guarda attorno come se attendesse qualche cosa. Ma poi, con un alzata di
spalle, continua)

Non mi ricordo come mi chiamassi quando piangevo sul ginocchio sbucciato, ma dopo, la mia incarnazione seguente si chiamava Teresa. E per la prima volta divenni bruna e bruna poi sono sempre rimasta. Ero un poco più grandicella e cominciai a scoprire il sesso. O meglio, era Lui che lo scopriva attraverso me. Poca roba, certo,
ancora un embrione, ma stuzzicante.

Era estate e passava le vacanze su di un lago. La giornata calda, una veloce discesa in bicicletta fino ad una spiaggetta - quattro sassi - nascosta tra i cespugli e i rovi delle more, l'abbandono al sole dopo un veloce bagno nell'acqua fredda, e poi io, cioè la fantasia che ti si appiccica addosso

E' strano, sapete, essere donna e "sogno". Delle donne si ha l'aspetto, le voglie, la sensibilità. Ma le esperienze no! Mi spiego: le esperienze di un "sogno" sono quelle di chi sogna, non del sogno.
Lui si immagina una ragazzina undicenne seduta accanto a sé, intravede delle coscette magre sotto la gonna, forse un lampo di mutandine


(accompagna con un accenno di gesto allusivo)

Ed ecco che Lui scopre l'eccitazione e la sua soddisfazione. E io, in quel momento, vivo la sua esperienza che diventa anche mia. Ma l'esperienza mia mia, solo mia?


(Rivolgendosi a qualche donna del pubblico)

Come siete riuscite a scoprire di avere un sesso, dei desideri? La vostra prima volta è stata sconvolgente o vi ha lasciato indifferente? E tu hai avuto sensi di colpa, dopo? Cosa vuol dire tutto questo per una donna? Non lo saprò mai!

Comunque, spero che la vostra prima volta in solitario, non abbia combinato i casini che invece ha combinato a lui. Voleva confessarsi ma si vergognava. Temeva di morire da un momento all'altro e di sprofondare all'inferno. Si confessò, ma al momento si vergognò, e così aggiunse ai suoi rimorsi anche la confessione fasulla...

E, da quel momento, per un po', mi trascurò e mi sostituì con disegni, fotografie, persino riproduzioni di quadri rinascimentali. Lo stimolo maggiore lo traeva dal libro di religione. Sì, proprio dal testo che meno avrebbe dovuto eccitare sessualmente. Ma c'era un disegno, un po' naïf per la verità, di Adamo ed Eva nascosti dietro fronde fitte ed impenetrabili, che nulla, proprio nulla mostravano del proprio corpo, ma che avrebbero dovuto essere, dietro lo schermo arboreo, nudi.
Ed io aspettavo. Aspettavo di venire evocata, di vivere per il poco tempo che è concesso a noi sogni.


(Come se queste ultime parole le avessero ricordato qualche cosa, guarda nuovamente l'orologio preoccupata, ma poi fa spallucce e continua)

E poi, vi confesso, ero curiosa del futuro. Vedevo le colleghe, che erano fantasie di ragazzi adolescenti, essere travolte dall'esplosiva immaginazione di questi, e lui stava diventando adolescente.


(si sfrega, golosa, le mani)

Che bello!!

Fra poco avrebbe lasciato i sogni di guerre e battaglie che lo vedevano eroe senza paura, per abbandonarsi ai "cattivi pensieri" - così mi chiamavano i preti del collegio dove Lui era nel frattempo finito -


(Mima qualche cattivo pensiero)

e, prima di dormire, mi avrebbe chiamato per addormentarsi nelle mie braccia.

Ero eccitata nell'attesa ed anche, credetemi, un poco timorosa. Allora non ero ancora scafata come sono adesso: erano altri tempi e poi ero giovane. Tra l'altro allora non ero ancora fisicamente completa. Sì, ero carina, ma esistevo solo fin dove la sua esperienza arrivava ad immaginarmi: avevo un bel visino, dei bei capelli, delle braccia, delle manine, delle gambe lunghe e magre ed il resto... Il resto non c'era.

Insomma, lui a dodici anni non poteva neppure immaginare cosa ci fosse sotto le mutandine delle ragazze. E se lui non riusciva ad immaginarlo, quello non poteva esistere.

Allora non c'erano i giornaletti che oggi girano anche negli asili e che non solo mostrano quello che c'è sotto le mutandine, ma anche quello che sta dentro quello che c'è sotto le mutandine.

E poi Lui era rinchiuso in un collegio di preti, figuratevi!

Una volta mi sono persino trovata ad avere la mia "cosina" e tutti i suoi buchetti qui (indica), al posto dell'ombelico. Che orrore! E che spavento! Era successo che un certo Silvio, ragazzo ritenuto dal mio Lui gran furbacchione e degnissimo di fede in fatto di sesso perché veniva da Rimini, gli avesse giurato che i bambini nascevano dall'ombelico.


(Da qui in avanti, il "Sogno" mimerà con l'aiuto, dove possibile, di capi di vestiario che prenderà e lascerà da dietro il paravento)

Per fortuna questo periodo è durato poco. Io ero sempre stanca morta. In collegio la sveglia era alle sette, ed io dovevo correre perché Lui amava crogiolarsi nel calduccio del letto e "toccarsi" immaginandomi così... col petto fuori, il sedere fuori, i pantaloncini corti e stretti. Insomma, mi voleva precisa precisa alla Silvana Mangano di "Riso amaro" che aveva visto nei manifesti del cinema Ambra. E come si soffermava a spiare il capezzolo in trasparenza! Alla mattina faceva freddo ed io ero sempre un po'..., come dire..., un po' turgida, così era contento.

Poi dovevo correre in chiesa per la messa.
Avanzando ieratica, con un manto celeste e che doveva, nell'incedere solenne, aprirsi appena, appena, gli tenevo sveglia la fantasia, mentre tutt'attorno la nenia delle preghiere gli chiudeva gli occhi.

E poi, di corsa a cambiarmi, per essere pronta alla lezione di storia.


MUSICA F. C.:
Le note della Marsigliese


(IL SOGNO appare con una bandiera francese)

Con il seno nudo, il tricolore e l'aria aggressiva, impersonavo la "Liberté" di Delacroix.


(grida ed agita la bandiera)

Liberté, Fraternité, Egalité. Egalité, Fraternité...
Ma perché non chiama?


(Stizzosamente getta la bandiera per terra)

A quest'ora avrebbe già dovuto chiamarmi almeno tre volte!

Non lo so, ma quando mi trascura, mi dimentico di quanto sia pesante essere un sogno. Vorrei subito essere evocata e... (vergognosa) strapazzata.

Ragazzi! C'è stato un periodo che non vi dico...
Due, tre, quattro volte al giorno. In continuazione e in tutti i modi. Mentre guardavo fuori della finestra di un albergo - un Jolly, credo- in una giornata di tempesta. In una piscina comunale deserta. Mentre raccoglievo ciliegie su un albero in Trentino. Su una pista di ski al Tonale.

E poi, ogni volta che andava al cinema, ne facevamo delle belle!


(sale in piedi sulla sedia e finge di spolverare una libreria)

Dopo che ha visto Malizia, ho passato mesi a spolverare librerie abbarbicata su una scala, con il reggicalze e le mutandine, senza reggicalze con le mutandine, con il reggicalze senza mutandine, senza reggicalze e senza mutandine... E Lui sotto a guardare.

E poi di nuovo: con slip di cotone, con le culottes di seta, con slip in pizzo, senza niente. Finiva sempre senza niente. E lui sempre a guardare da sotto!


(scende dalla sedia)

Le cose che ho dovuto fare per colpa del cinema!
A dire la verità me ne vergogno un po' a parlarne, anche se sono solo un sogno ed a noi sogni tutto è permesso. Vi dirò solo che dopo aver visto la "Bella e la bestia" dove c'era una che si "solleticava", si fa per dire, con il pomo di una spalliera del letto, ho dovuto "solleticarmi" con le cose più incredibili. Per fortuna non sono stata obbligata ad usare un Black & Decker, in caso contrario non sarei qui a raccontarvelo.

(si siede sconsolata sulla sedia)

Ma ora è tutto diverso. Non solo mi chiama sempre più raramente, ma credo che persino mi eviti.

Forse pensa che gli faccio male alla salute. Si raccontano tante storie. Ma io ora cerco di essere solo un Sogno dolce, affettuoso. Qualche volta, è vero, cerco di ricordargli i bei tempi passati, cerco di farglieli rivivere. E Lui non si accorge che sono vecchi sogni che tornano: crede che siano ricordi veri, ed è contento. Mi fa tenerezza.

(Guarda l'orologio)

Ormai è troppo tardi, si sarà già addormentato. Sono sicura che mi evita. Forse crede che io sia il peccato e adesso le sue fantasie sono piene della morte.

(Le luci si abbassano, resta solo uno spot sul volto del Sogno)

Sapete cosa è un sogno? La felicità usa-e-getta. E, per di più non devi pagare nulla.


Voce F. C. (assolve lentamente mentre si spengono completamente
le luci)
Vade retro, Satana...

Oh Gesù d'amore acceso non ti avessi mai offeso
Oh mio caro e buon Gesù
non ti voglio offender più.



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