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METROPOLITAN DANDY

Paolo Catullo Marchese di Piona (Lago di Como)




Agesilao Sordido detto Farda si è fatto crescere i capelli e ora, finalmente, ha deciso. La coda la porterà sulla mutria, non come gli altri (i venduti i commerciali i fighetti facce di palta). E' una delle tante fantastiche piccole epiche invenzioni di Farda, uno che sa stare al mondo con classe, non come noi peones del porcozio, voglio dire.

Perché vedi (cerca di capire) quando c'è una moda qui in quartiere puoi stare sicuro che Farda l'aveva lanciata un mese, un anno prima, a noi non resta che l'avanzo della gloria, voglio dire, il residuo fiacco, appena lumescente, di una gloria già ripassata ma cosa dico ripassata, deflorata, da colui che con rara antiveggenza s'era appostato per ingropparsela. Farda genio? Farda extraterrestre? Farda terreno, direi, semplicemente, ma giusto sul limite della perfezione formale, appena prima del baratro etico, sul filo teso fra i mondi opposti dell'estetico.

"Ti canterò amico Farda, perché sono un cantautore
perché sono un cantastorie che racconta storie
non capite dal mondo (dal sucido mondo)..."

Voglio dire (ma che cazzo di cosa voglio dire?), Farda è un essere umano come gli altri ma in un certo senso al di sopra degli altri, anzi di sguincio rispetto agli altri (voglio dire) e niente al mondo, niente al mondo mai potrà cambiare la semplice verità del suo monarchico e geocentrico motto: "Alterum in altera"

Perché è così dandy nelle sue cose, così Brummel, così Barbey, voglio dire, un fratello originale, speciale. come questa storia della coda. Tutti la portano sul coppino, lui sulla mutria (la mutria è la faccia, per quel surlo che ancora non l'avesse capito). Perché? Ha ciò valore? Ha ciò senso? Madesì, caro il mio orsetto lavatore (A Farda da Prevert con tanto tanto amore). Voglio dire, ziobuono.

"Canterò le tue gesta amico Farda
le affiderò al vento perché si sappiano
anche là dove il vento non soffia..."

Io (IO) sono stato il primo a vederlo quando è apparso in'istrada, vicino al cassonetto che sta davanti al cancello. Aveva la sua bella coda in mezzo alla mutria, e molti gli si avvicinavano apostrofandolo, a volte con rispetto, a volte senza rispetto.

- Farda!
- Mollami che non ho tempo per cortesia (voglio dire)
- Solo un momento, ci facciamo un pirletto con l'oliva

E così ci siamo infilati da Enzo Moussa (detto Mussa), il barista siriaco-libico-albanese. Ridendo e scherzando tric-trec tric-trec ci siamo fatti tre pirli a testa, una birretta e due specialini (lo specialino di Mussa va sorseggiato a occhi chiusi e una mano nella patta a grattarsi i coglioni talmente è buono).

Pensare che lui con la sua eleganza, voglio dire, potrebbe sbattersene le belle palline di bere qualcosa con uno come me, che non ne so niente. Eppure lo fa. Mi viene da piangere. Ho pagato io, il Bob Dylan della Padania.

"Calano le prime ombre della sera
Dinoccolato vai lungo il vialetto
tra i neri sacchettini e i cassonetti.

Metropolitan. Metropolitan Dandy..."

Fine.

TYG (Thank You God)


Il Marchese Paolo Catullo di Piona
compose nel sacro giorno del Signore
il luminoso 26 aprile 1996



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