FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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MERRY CHRISTMAS

Stefano La Marca




Dicembre 1995

Il print-out che segue è la parte testuale del file"opinioni.txt" così come apparso nel numero 297 del 24 dicembre 2211 del quotidiano multimediale"Galassia Oggi"
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Nella pagina dei commenti e delle opinioni di oggi, ospitiamo l'interessante intervento della professoressa Mary Thanks Silvers, ricercatrice presso l'istituto di semiologia archeologica della nostra Università. Tale intervento che, come
avrebbe scritto un quotidiano del ventesimo secolo riceviamo e volentieri pubblichiamo, fa parte degli atti del ventiquattresimo congresso di studi di tale disciplina dal titolo"I segni del Passato, il Passato dei segni".

Esimi colleghi, esimie colleghe,
siamo già abbastanza stanchi dopo due giorni di convention (in inglese nel testo della professoressa Silver, n.d.r.) e l'ora del pranzo troppo vicina perché io possa sperare di avere a lungo la vostra attenzione. Molti di voi hanno già portato in sala le valigie per essere pronti a partire per il fine settimana subito dopo il mio intervento ed io stessa, in vista di questi giorni di riposo e gozzoviglie, devo ancora andare dal parrucchiere. Così, per rispetto ai vostri impegni ma soprattutto perché il mio parrucchiere non mi aspetterebbe così a lungo, stravolgerò la mia relazione giungendo subito al nocciolo e cioè alla strabiliante scoperta che la mia equipe (in francese nel testo, n.d.r.) ed io abbiamo fatto. E' d'altro canto ovvio che tanta partecipazione alla mia relazione finale è dovuta solo alla scoperta di quello che ormai viene definito dal mondo scientifico e dalla stampa come lo"scudetto rosso del Vomere". Vi assicuro che l'interesse dei media e quello degli studiosi per questo incredibile segno del passato giunto fino a noi è ben poca cosa se paragonato al fascino di quello che appare, per noi studiosi del campo, come un vero e proprio mistero. Un giallo che avvolge i significati e gli usi di quest'oggetto straordinario. Significati ed usi che ora, noi tenteremo di svelare. Ecco, ora posso ben vedere nei vostri occhi un lampo di grande interesse, ma per completezza d'informazione consentitemi, seppur non svolgendo appieno la relazione che mi ero preparata, di rifare il quadro storico-archeologico in cui l'eccezionale reperto è stato ritrovato. Molte settimane or sono abbiamo cominciato la campagna di scavi nel settore ai piedi del Vesuvio. Come tutti sapete la nostra attenzione nell'ultima campagna di scavi su quella particolare zona collinosa che si trovava praticamente a fronte del vulcano ma, contemporaneamente a ridosso del mare. La collina era una delle zone più note di Napoli, nome con il quale si identificava il sito che stiamo esaminando noto, secondo alcune scuole di pensiero come la"città del G7" dalla tendenza che - da un certo anno in poi - si ebbe nel convocare nella città i governatori di diverse aree per qualsivoglia motivo. Altri, invece, danno al sito il nome di"città di Bassolino" da quello che a stare ad alcuni frammenti di giornali dell'epoca va considerato come l'ultimo imperatore della zona. Ma questo importa poco. Lo scudetto è stato trovato nel centro del Vomere in una piazza che, secondo alcune antiche carte doveva essere di fattura vanvitelliana. E qui cominciano le note discordanti. Il Vomere, a mio avviso, doveva essere una zona costruita in epoche di gran lunga posteriori a quelle in cui operò il Vanvitelli, prova ne sia la notevole presenza di edifici che affiorano dal sito, costruiti secondo fattura e forme definiti dallo stile"abusivismo edilizio" rintracciabile e codificato in tutte le città italiane dell'epoca. Eppure alcune antiche mappe descrivono il luogo come piazza del Vanvitelli. A nostro avviso la versione meno veritiera è senza dubbio quella dell'"abusivismo edilizio". Com'è possibile, infatti, cari colleghi e colleghe che diverse migliaia di esseri umani abbiano potuto vivere in un quartiere assolutamente pieno di cemento? Nessuno, in nessuna epoca, avrebbe accettato tale stato di cose senza protestare e nessun governante, per quanto tirannico, avrebbe mai potuto imporre tale condizione. Dunque, più semplicemente, tale condizione non può essere vera. Stesse contestazioni mi sono state mosse al riguardo della mia tesi sulla destinazione del quartiere. L'esimio professor Hio Kenesò dell'Università di Tokio sostiene che il quartiere avesse una vocazione prevalentemente commerciale. Niente di più errato. Si, lo so. Il professor Kenesò porta come riprova di quanto va affermando la scoperta di alcuni stampati che, pubblicizzando uno strano rituale detto"della Gran Dama", ovvero una sorta di ricostruzione storica, recano in calce un logo dell'ASCOM,"l'associazione commercianti" secondo alcuni o"l'associazione commercianti uniti ma divisi" secondo chi racconta di una categoria divisa da continue liti interne. Due sono le ragioni per le quali non sono d'accordo con la teoria kenesiana. Una la presenza, in altri siti, di diverse associazioni di bottegai. E perché mai sarebbero dovute nascere decine di associazioni particolari se effettivamente sotto la sigla ASCOM si promuoveva tutto il commercio? No, signori. è evidente che questa interpretazione è errata. E poi, nel quartiere non sono stati trovati parcheggi in numero sufficiente. Come si può pretendere di parlare di zona commerciale se non c'è neanche l'ombra di un parcheggio? Possiamo mai pensare che quegli uomini e quelle donne fossero tanto stupidi da non preoccuparsi dei parcheggi e quindi intasare le strade che, secondo i primi scavi, appaiono molto strette con quegli strani aggeggi a quattro ruote che, giocoforza, dovevano essere posti in sosta lateralmente alle arterie di scorrimento? Il risultato, lo abbiamo provato decine e decine di volte nelle simulazioni al computer, sarebbe stato un traffico tale da paralizzare l'intero quartiere. Ma signori miei, davvero possiamo supporre che - scusate l'ardire - gli abitanti del ventesimo secolo fossero così fessi da trasformare nelle ore di punta il loro quartiere in un oceano di lamiere? Mi rifiuto di crederlo! Ad ogni modo non è questo il punto centrale del mio intervento. Vedo che la vostra attenzione cala, perciò limiterò a pochi cenni questo inquadramento storico-archeologico per parlarvi più compiutamente dello scudetto. L'oggetto che, più tardi potrete ammirare all'interno della bacheca pressurizzata posta nell'atrio del centro congressi Castel Sant'Elmo che ci ospita, è uno scudetto di 9 centimetri di diametro realizzato in quella che sembra essere carta plastificata. Bisogna ricordare che a quei tempi non erano insoliti tali scudetti che venivano utilizzati per rappresentare l'appartenenza di un individuo ad un qualsiasi gruppo o associazione, o per riparare piccoli danni alle carrozzerie delle Vespe, degli assurdi mezzi di trasporto su due ruote disegnati in modo da offrire, incredibilmente, la maggiore resistenza alla velocità possibile. Ma non è questo l'uso degli scudetti che ci interessa. Sono, infatti, convinta che lo"scudetto del Vomere" segnasse l'appartenenza della persona che lo esibiva ad una particolare associazione di professori ed esperti in scienze biologiche. Tale convinzione mi viene dal fatto che lo scudetto mette al centro l'uomo. Una figura di anziano che riporta all'attenzione il problema della terza età particolarmente sentito in quei secoli. E fin qui potremmo anche supporre che lo scudetto contraddistinguesse un gruppo particolarmente attento alle tematiche del sociale. Tanto più che lo scudetto rappresenta anche un mezzo alternativo di trasporto che riporta alle problematiche del tempo specie in quel quartiere dove, alcuni storici dell'archeologia, vogliono sia ambientato il mito della"funicolare infinita" rappresentato anche nella canzone tradizionale"Funiculì, funiculà". Tutti testi ritrovati in alcune antichissime incisioni. E che i problemi di mobilità fossero al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica di allora è evidente anche dal reperto trovato nello scavo di"Casa Bennato" dove si è trovato il manoscritto de"L'isola che non c'è" evidente canto rivoluzionario scritto a favore dei cittadini che chiedevano al governo l'istituzione di spazi pedonali. Ma io, personalmente, rimango convinta che lo scudetto del Vomere, abbia un'origine natural-biologica. La presenza della figura umana, peraltro molto sovrappeso a rappresentare l'opulenza di quegli anni, e la contemporanea presenza (quasi a bilanciare graficamente i due gruppi) di molti quadrupedi di specie ormai estinte, ben rappresentano la sostanza di un movimento ambientalista. E poi i colori. Oltre al rosso del vestito dell'uomo, l'azzurro del mare e del cielo. nel mio staff, uno fra i più promettenti dei miei assistenti mi ha fatto partecipe di una sua personale teoria che, seppur mancando dei necessari riscontri scientifici, voglio oggi illustrarvi a titolo di appunto di lavoro sul quale riflettere nei prossimi mesi. A suo avviso, e non posso che condividere le sue ipotesi, il rosso e l'azzurro contraddistinguevano, all'epoca, due gruppi in continua lotta ideologica fra loro. L'uno condotto per mano dal professor Perlusconi e l'altro che faceva riferimento al professor Talema. Il motivo della disputa fra i due cattedratici non è giunto fino a noi ma possiamo presupporre che i due fossero su opposti lati di una qualche teoria biologica visto che negli scritti di uno ci sono continui riferimenti a querce ed ulivi e che l'altro convoco alcuni esperti addirittura dal Polo per discutere di cespugli e diserbanti. Una teoria che mi trova pienamente d'accordo. Eppure c'è ancora qualcosa che non mi convince. Un mistero che non sono riuscita a risolvere e che oggi rimetto a voi sperando che a qualcuno di noi possa arrivare l'illuminazione giusta. Esso riguarda le due parole che, come una chiosa, appaiono nello scudetto a caratteri corsivi e graziosi formando un piccolo semicerchio che idealmente chiude e completa la figura tutta. Ammettiamo pure, come ormai appare certo, che lo scudetto fosse segno di appartenenza ad un gruppo, una comunità scientifica, un movimento o addirittura un partito. Quale partito avrebbe mai potuto e perché mai avrebbe scelto coscientemente di appellarsi con due parole insulse come Buon Natale?



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