FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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MEIN BRUDER

Luka Sparacello




"Domani si va in montagna!", disse felice Hermann, "spero che anche voi siate d'accordo", aggiunse ansioso. Hermann, impiegato 27enne in una banca, era sempre stato un tipo molto scontroso e diffidente, sembrava stare scomodo nei suoi panni, era sempre agitato in presenza di molta gente e diventava quasi intrattabile se doveva sottostare a regole rigide o ad un ordine.
A causa del suo carattere non aveva mai avuto successo con il "sesso debole" ma non gli interessava assolutamente, era sempre con lo sguardo all'orizzonte. Solo all'aria aperta con indosso dei semplici pantaloncini, e Dio solo sa quanto gli dessero fastidio, diventava amabile e giocherellone; si gettava sui prati o nel fiume come se quelli fossero i suoi unici scampoli di vita fra il torpore quotidiano. Quando veniva sera, un velo ancor più cupo, del giorno prima gli oscurava il viso.
Lo definivano anarchico e asociale ma era solo un amante della vita la quale gli si concedeva con parsimonia.
Si distese sul manto verde e sognò:

Ogren era un lupo che veniva tenuto prigioniero nella sua tana.
Il suo duro carceriere, che era poi anche suo padre, era stato costretto a rinchiuderlo qui dal capo branco perché Ogren, con alcuni giovani seguaci, era solito avvicinarsi troppo alla città rischiando quasi la cattura o, ancor peggio, di scatenare una caccia al lupo.
Veniva tenuto praticamente a digiuno, come è in uso nei più rispettati gruppi, per punire i ribelli.
Il prigioniero, dal suo canto, non voleva restare in quel dannato buco per altre dieci lune e, pensando, agli umani gridò mentalmente "Aiuto!". Si accoccolò in un angolo buio e sognò:

Hermann si svegliò di soprassalto urlando "NO!!". Sembrava impazzito, iniziò a correre, nel silenzioso, bosco ma i suoi amici gli furono subito addosso, nel trambusto battè la testa.
Caricatolo in macchina lo portarono d'urgenza all'ospedale, era in coma.
Il medico lo visitò, fece un elettroencefalogramma e disse: "ha subito un trauma cranico, cosa gli è successo?".
"Non capisco", rispose Miryam, "stava dormendo quando, ad un tratto, si è messo a correre verso il bosco con aria allarmata ed urlando a squarciagola <<non fatelo>>".
"Non fate cosa? ", chiese il dottore stupito.
"Siamo più stupiti di lei professor Stark!"
Mentre fra le candide mura del pronto soccorso si consumavano quelle inutili parole, Hermann stava sognando:

Ogren aprì speranzosamente gli occhi ma, purtroppo, nulla era cambiato, suo padre lo guardava con freddezza e lui gli avrebbe azzannato volentieri la gola per poi uscire ed essere libero di fare il bello e il brutto tempo come l'uomo... come Dio.
Oltre al sentimento di rabbia c'era qualcosa in lui che lo preoccupava quel sogno le aveva messo addosso l'ansia, non c'è niente di peggio dell'ansia se è unita all'impotenza.
Impotenza o no doveva salvare quell'uomo (quel Dio) e inizio a pensare a un modo per fuggire; aveva notato che suo padre, dopo il terzo pasto, era solito appisolarsi; l'unico modo era uscire di mattina quando tutti dormivano e puntare diritto verso gli uomini; già pregustando il suo successo si addormentò e sognò:

Hermann fece di tutto per uscire dall'ospedale, si sentiva morire o, che è peggio, vivere a metà.
Il dottor Stark si oppose fermamente, era troppo pericoloso farlo uscire così presto; ma era soprattutto quello strano modo in cui si era svegliato, all'improvviso come se avesse avuto un idea, c'era qualcosa in quella dannata testa che non andava e doveva essere qualcosa di grave.
Il primario andò, nottetempo, a consultare l'archivio dell'ospedale per scoprire qualche notizia in più sulla storia clinica del suo paziente.
23 ottobre 1966
ore 10:13
NASCE HERMANN KHURMEN
maternità Kirya Theodor
paternità /
"Lo sapevo!", esclamò entusiasta "non poteva essere normale".
Il giorno seguente andò alla biblioteca comunale, si fece consegnare l'annuario del '65-'66 e rimase per molto tempo ore incollato ai documenti e scoprì poche ma importanti cose.

KIRYIA THEODOR era stata cacciata nel bosco perché ninfomane e, per un anno, non la fecero più tornare, quando tornò all'inizio del '66 si accorse di essere incinta. Morì di parto. Hermann, suo figlio, fu abbandonato all'età di due mesi nello stesso bosco in cui aveva vissuto sua madre ma fu riportato, fra le lacrime, a casa dopo 2 anni.

Nel frattempo il malato era salito sul tetto e, guardano fisso la luna piena, sentiva il suo organismo in sobbuglio come un giovane che guarda estasiato un'irraggiungibile innamorata.
Stava seriamente pensando di saltare sul palazzo adiacente ma, anche se lui sentiva di poterci riuscire, sapeva che era umanamente impossibile.
Lo fece senza grossi problemi, un salto di quasi 10 metri, nella caduta, però si ruppe il braccio. Senza badare alla scocciatura aprì la porta e si trovò all'interno del palazzo.
Senza curarsi delle poche persone che lo guardavano letteralmente allibite scese di corsa verso la strada, verso la libertà.
Attraversò incurantemente la strada e corse fino ad arrivare al fiume allora si gettò dentro, si tolse il pigiama e, con un urlo sovrumano, alzò gli occhi all'infinito e lei era ancora là, la luna.
Lui era convinto che Lei l'avesse seguito con lo sguardo mite; gioioso per la libertà riconquistata si distese nudo sotto il ponte e cullato dal dolce profumo dell'erba, sognò:

Il padre di Ogren si era appena assopito quando lui con un balzo lo saltò e cominciò a correre, istintivamente, verso il Grande Fiume e i suoi amici lo guardarono, incantati, stagliarsi nell'orizzonte veloce come la passione e nero come la paura; in breve raggiunse il fiume e lo risalì per ben tre ore, senza riposo perché, in verità, non si era neanche accorto di essere stanco chiuse gli occhi e pensò:

Si svegliò di soprassalto, disturbato da una coppietta che si era fermata lì, lontana da occhi indiscreti, Hermann si rese conto quasi subito dell'accaduto e, guardando interdetto il fiume decise da che lato andare e cominciò a discendere.
Dopo qualche chilometro sentì dei fruscii fra le piante e, da lì a poco, un grosso lupo sbucò timidamente dal cespuglio. Rimasero entrambi esterefatti e la prima parola che venne loro in mente fù --MEIN BRUDER--.


Note:
Mein Bruder: In tedesco "Fratello Mio"




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