FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA MANO

Nicola Randone




Quali momenti della vita dell'uomo possono considerarsi realmente preoccupanti se non questi che sto vivendo: sono perseguitato da strane visioni e, a causa dei deliri che mi procura la febbre, riesco con sempre minore frequenza a riprendere contatto con la realtà; gli intervalli di tempo fra l'una e l'altra condizione si riducono notevolmente, sempre più spesso mi risulta difficile persino trovare la concentrazione necessaria per scrivere... scrivere, già! Mi sarebbe piaciuto diventare uno scrittore di successo, magari una personalità del calibro di Hesse, riconosciuta come tale solo dopo la morte, come per tutti i grandi artisti. Ma non credo che alla gente possa interessare un ammasso di cartacce rese incomprensibili dalla mia cattiva calligrafia. Peccato, di materiale interessante ne ho scritto davvero tanto, ma mai ho avuto la pazienza di riportare il testo sull'hard disk di un computer, e non credo sia ancora nato un esperto di graffiti primitivi capace di decifrare i miei segni. Fortunatamente l'ironia è un'arma che non mi è mai mancata, spero solo che non mi abbandoni in questi miei ultimi momenti.

Questo è un resoconto di vita, in un formato stilistico forse paragonabile a quello del diario segreto di un adolescente, non auspico ad un riscontro positivo da parte del lettore, è più una necessità che sento dentro lo scrivere della mia recente esperienza, forse un tentativo di esorcizzare il mio dolore psicofisico trascinandone le cause nel mondo fantastico delle parole. Le mie condizioni psicologiche hanno raggiunto ormai il limite di tollerabilità, persino il cigolio della porta d'ingresso o il vocio del vento che si insinua attraverso le fessure della finestra, causa delle reazioni violente a ciò che oramai si può definire la caricatura del mio sistema nervoso. La notte specialmente, nonostante le pillole calmanti prescrittemi dai migliori specialisti del settore neurologico strategicamente associate ad alcuni psicofarmaci che non mi permettano di dormire, sono percorso, in ogni momento, da una sensazione di terrore indicibile, da una paura senza nome che mi causa una tale angoscia da rendermi agli occhi umani, per coloro che ancora hanno il coraggio di frequentarmi, simile ad una bestia spaventata da un predatore. Sono circa tre notti che non dormo sostenuto da questi psicofarmaci, e la paura non mi abbandona per un istante.

Sia maledetto quel giorno in cui decisi di allargare la sfera delle mie conoscenze attraverso il contatto col mondo dell'occulto, e maledetto il mio superbo desiderio di dimostrare che tutto ciò con cui la ormai stragrande maggioranza di gente veniva a contatto in quelle stramaledette riunioni fosse solo il frutto di una fantasia molto fervida o magari di suggestione dovuta ai contorni ambientali.

Ma è inutile imprecare contro il destino, e ancor peggio piangere sul classico latte versato; ascoltate la mia storia o impavidi perlustratori dell'occulto, la vostra devozione vi ha sicuramente preservato da esperienze terribili, la vostra fede e la vostra paura vi hanno evitato una morte certa, la vostra superstizione vi avrà sicuramente ingraziato le oscure forze che dimorano nelle nostre coscienze.
I
Avevo sentito parlare di una persona che si professava medium e che accoglieva a titolo gratuito chiunque avesse voluto entrare in contatto col mondo dei morti. Incuriosito dai racconti di una mia cara amica, che aveva provato di persona delle esperienze, a sentir lei, sconvolgenti, mi recai nel villino della medium, locato ovviamente nella zona con la più alta percentuale di casi paranormali: contrada cento pozzi. Che questa gente vedesse qualcosa era fuori da ogni dubbio, bisognava semplicemente dimostrare che qualsivoglia spontanea manifestazione di certe presenze era solo il frutto di una forte suggestione. Nessuno sarebbe stato certamente più adatto di me per svelare l'inganno: da anni ateo e materialista, prevenuto verso ogni forma di vita che esulasse dai soliti canoni biologici che distinguono tutti gli esseri viventi, non mi sarei certo lasciato trasportare dalla suggestione o tanto meno ingannare da qualche trucchetto da baraccone.
Ad accogliermi in quel villino senz'altro caratteristico fu una signora dall'aria apparentemente distinta.

La donna indossava dei costumi da scena molto appariscenti, il suo capo era completamente circondato da un turbante di color scuro; strani oggetti di pessima bigiotteria contribuivano a rendere il suo aspetto più inusuale di quanto non facessero già le sue doti naturali: portava al collo diverse collanine con relativo crocifisso, buona parte del suo corpo era coperta da ciondoli con quegli strani simboli che riportano ad epoche passate o a filosofie orientali, gingilli facilmente reperibili anche in negozi di infima categoria, la massa fisica era impressionante e il volto contratto in un'espressione cupa. La prima impressione sembrava convalidare la mia teoria della suggestione, quella donna sembrava uscita da un film horror di Corman.

Una volta entrato attraverso il minuscolo porticciolo che faceva da ingresso alla casa, dopo aver rischiato in concerto con la donna di cozzare il cranio sopra l'asse ricurva che faceva da arco alla precaria struttura, molto gentilmente la medium mi fece accomodare nel salotto ordinando alla cameriera di servirmi da bere.

Approfittavo dell'occasione per elaborare mentalmente quel piano che mi avrebbe consentito di mettere in difficoltà quel fantomatico spirito che si sarebbe presentato, ragionai per logica: se avessi tentato di bersagliarlo con domande a trabocchetto del tipo - chi sei, da dove vieni, conosci Dio, com'è il paradiso - sarebbe probabilmente scappato dopo aver rotto qualche vetro e fatto un po' di strobo con la lampada, tuttavia la medium avrebbe trovato il modo di giustificarsi con discorsi del tipo: - non si dovrebbe mai sfidare uno spirito! -; se invece avessi posto degli interrogativi falsi ma verosimili, ottenendo a questi una risposta, avrei smascherato "umanità" dello spirito o meglio quella della medium che recitava la parte dello stesso, e nulla avrebbe potuto convincermi del contrario. Mentre ero ancora immerso fra questi pensieri sopraggiunge la medium che platealmente, con voce tenebrosa, mi invita ad accomodarmi nella sala di rievocazione, mi chiedevo se i venti minuti che la attesi non gli fossero serviti per mettere a punto qualche trucco che rendesse più teatrale l'apparizione.

Appena mi fu finalmente concesso di entrare ebbi la possibilità di notare l'assoluta mancanza di un criterio di costruzione, la stanza della rievocazione era molto piccola, i miei capelli sfioravano quasi il soffitto, struttura che non era affatto regolare : in alcune zone più basso, in altre più alto, sembrava quasi di trovarsi sotto ad un'amaca che accogliesse un corpo deforme. Il piccolo tavolo circolare sembrava esser stato fatto a bell'apposta per impedire a chiunque di muoversi liberamente attraverso la stanza, l'unico punto in cui vi era sicuramente più libertà di movimento era la zona di fronte alla porta d'ingresso, dove il tavolo concedeva lo spazio necessario affinché una piccola porta, probabilmente l'accesso ad uno stanzino, si potesse aprire liberamente.

Rimandando le osservazioni ad esperimento ultimato mi sedetti e spiegai alla medium che intendevo comunicare con lo spirito di una persona a me molto cara che se ne era andata prematuramente, naturalmente la persona era viva e in buona salute. Dopo i soliti preamboli da seduta spiritica: le mani unite a catena, le formule magiche e ovviamente l'invito allo spirito di degnarsi a scendere fra i mortali e parlare attraverso il corpo della medium, il primo trucchetto entrò in azione: francamente restai un po' sorpreso nel vedere quel tavolo traballare con perfetto sincronismo, mi chiedevo se il congegno che permetteva quel movimento ritmico doveva essere stato collegato ad un metronomo per garantire quelle perfette "battute" a tempo; francamente mi sarei aspettavo qualcosa di più sofisticato di un piccolo pistone di metallo inserito all'interno del piede del tavolo, destinato unicamente a provocare quell'oscillamento preoccupante per l'ingenuo che si trovava già suggestionato e completamente fiducioso nella buona fede della rievocatrice. Non volli comunque rovinarmi il divertimento che avrebbe potuto seguire, simulai pertanto dello stupore misto a paura respirando affannosamente ed emettendo di tanto in tanto dei gridolini isterici. La medium era quasi in trance, gli occhi erano chiusi e ciò mi diede la possibilità di scoprire da dove provenisse quello strano sibilo che circondava la stanza. Presto mi accorsi che si trattava di una semplice registrazione che proveniva da un altoparlante situato sotto il bordo del tavolo, dalla parte in cui era seduta l'imbrogliona; mi chiesi se tavoli con simili trucchetti si potessero ordinare per posta.

D'improvviso sopra la candela posta sopra il tavolo cominciò a materializzarsi una figura dai contorni sfocati, forse la cosa più apprezzabile dal punto di vista tecnologico; mi fu facile seguire il fascio di luce per capire che altro non era se non una proiezione olografica; probabilmente l'assistente dell'imbrogliona, nascosta in qualche "buca", al di sopra di quell'orribile soffitto, aveva messo in azione un congegno sfruttando la piccola apertura che "casualmente" era posta esattamente al centro del soffitto e la cui traiettoria era perfettamente perpendicolare alla candela.

Non avevo neppure bisogno di ascoltare la voce dello spirito per capire che era tutto l'imbroglio di una megalomane che amava circondarsi della fama di grande medium.

D'un tratto accadde qualcosa di inaspettato, la medium sembrava ancora in trance. Quando le gridai di essere una truffatrice e che me ne sarei andato, non fece il minimo gesto, sembrava istupidita o drogata; mi alzai per andare via e d'un tratto la porta dello stanzino adiacente alla stanza si aprì. Non che in principio la cosa mi avesse turbato granché, ciò che mi incuriosì in seguito fu la sensazione che nella stanza fosse entrato qualcosa, lo sentivo dal respiro... a dir la verità sembrava che tutta l'intera stanza stesse respirando e sarebbe stato necessario un impianto olofonico ad altissima fedeltà per simulare un tale effetto acustico; la cosa che più mi colpiva comunque era quella sensazione ben distinta, c'era qualcosa nella stanza che viveva e del quale odore la stanza era già piena, ebbi persino la sensazione che mi fosse passata accanto, sentii l'alito sul mio viso come se si fosse messa di fronte a me, ed emanava un odore terribile. Allo stupore segui un momento di panico e fui tentato di lasciare la stanza e fuggire a gambe levate da quella casa, ma la curiosità mi fermò sulla soglia della porta, decisi che era necessario scoprire cosa stesse accadendo. Mi avvicinai alla medium che non si era ancora risvegliata, cercai di scuoterla ma il suo corpo era rigido, sembrava morta e le sue membra erano contratte come da sindrome di rigor mortis. Sentii ancora quella presenza accanto a me, mi allontanai dalla medium e raggiunsi l'angolo estremo vicino alla porta. Fu in quel momento che accadde l'inaspettato, i capelli della medium cominciarono a muoversi come sospinti da un vento misterioso, dedussi che la presenza fosse sopra di lei e che le stesse respirando addosso. D'un tratto la mano della medium cominciò a spostarsi come trascinata da una forza invisibile, ero ormai totalmente convinto che vi fosse qualcosa di vivo in quella stanza che per qualche ragione inspiegabile non riuscivo a vedere. Se non fossi rimasto ipnotizzato dalla meraviglia che provavo e dalla curiosità sarei certamente scappato, evitando le terribili conseguenze che sarebbero seguite a ciò che accadde da lì a poco.


Cinque linee perpendicolari di sangue si tracciarono sulla mano della medium, la carne si lacerava come se la mano stessa si trovasse sotto il morso di una bestia dalla mascella incredibilmente forte, il polso cominciò velocemente a distendersi sotto l'azione della trazione, potei notare gli stessi tendini sotto la carne lacerata che si tendevano fino a spezzarsi. Fu nel giro di qualche minuto che la mano si staccò dal braccio per gironzolare lungo la stanza, trasportata da quella presenza.

Gridai, gridai come un ossesso, la medium non aveva accennato al minimo dolore nonostante il sangue che scendeva copioso dal suo braccio. Improvvisamente tutto cominciò a girarmi attorno, la vista mi si annebbiava; forse l'emozione aveva raggiunto il punto più alto della scala, forse la mente si era rifiutata di proseguire, svenni.

Qualche ora più tardi riaprii gli occhi, mi trovai sdraiato sul divano d'ingresso, di fronte a me stava la medium e una signora che non avevo visto prima, probabilmente la sua assistente. Chiesi, rivolgendomi ad entrambe, cosa fosse accaduto; fu così che venni a sapere che durante la rievocazione mi ero come pietrificato e non c'era stato modo di farmi riprendere conoscenza fino a che non rovinai dalla sedia. Mi sentivo tranquillizzato per ciò che era successo, pur non avendo mai avuto dei precedenti di tal genere, le allucinazioni sono una patologia non rara anche fra persone normali. Avevo semplicemente avuto un'allucinazione causata forse dall'aria pesante della stanza o, nella peggiore delle ipotesi, da qualcosa che mi era stata versata nel whisky; e poi, al mio risveglio, la mano della medium era ancora al suo posto.

Insomma non immaginavo certamente che quell'allucinazione avesse avuto in seguito quelle conseguenze cosi terribili che adesso mi hanno portato in queste condizioni.

Uscii da quella casa soddisfatto, ero riuscito a dimostrare la falsità di tali fenomeni.


II

Gli incubi cominciarono la notte seguente all'evento: sebbene sfocata, come ogni immagine di un sogno, sapevo di trovarmi nei paraggi di contrada cento pozzi.

Camminavo per la strada diretto verso la mia casa di campagna che usavo spesso frequentare quando avevo bisogno di stare un po' per conto mio. Ad un tratto un rumore ai bordi della strada distrae la mia attenzione, mi avvicino e noto quella orribile mano lacerata che giaceva inanimata sull'asfalto macchiato di sangue ; era senza ombra di dubbio la mano della medium, l'ingombrante anello che portava sul dito medio nonché le lunghe unghie dipinte di nero rendevano l'accostamento piuttosto verosimile. Turbato mi diressi a passo veloce verso la mia casa, appena giunto sbarrai la porta dietro di me e chiusi le finestre che stranamente erano aperte. Cercai di riprendermi dallo spavento distendendomi sul divano, ma improvvisamente udii uno strano rumore fuori dalla porta, mi alzai e mi diressi verso la porta, il sudore scendeva copioso dalla mia fronte, aprii lo spioncino e vidi, immobile davanti all'ingresso, un capro nero dall'aria spettrale. Corsi nella stanza da bagno in cerca di uno specchio, forse l'esigenza inconscia di valutare la realtà di ciò che stavo vivendo. Coraggiosamente ritornai allo spioncino, il capro era sparito. Dopo essermi gettato all'indietro sul divano tentai di gridare, ma non udivo nessuna voce al di fuori del debole fischio del vento che d'un tratto si fece più violento scuotendo la porta rumorosamente, poi ancora silenzio interrotto solo da un flebile bussare. Mi avvicinai sperando che il contadino della casa vicina fosse stato svegliato dalle mie grida, guardai nuovamente dallo spioncino non intravedendo a malincuore nessuno. L'ansia mi stava distruggendo, non avrei resistito a lungo da solo, chiuso in quella casa con qualcosa all'esterno che non riuscivo ad identificare; quella cosa poteva entrare dalla cappa del camino o... razza di stupido, avevo scordato lo sportellino mobile della porta sul retro dal quale, qualche anno fa, il nostro cane poteva entrare durante la notte. Mi precipitai in cucina, lo sportellino dondolava ancora... avrebbe potuto essere stato il colpo di vento di qualche minuto prima. Mi sbagliavo, da lì a poco udii un rumore dietro di me, mi voltai di scatto e quella cosa, di fronte, a mezz'aria, quella orribile mano davanti a me; non ebbi il tempo di riprendermi dallo spavento della visione che la mano mi saltò alla gola stringendo fino a farmi mancare l'aria, e il capro era lì fuori, sull'uscio della porta che si era nel frattempo spalancata, gli occhi color fuoco e l'espressione beffarda.

Mia madre mi raccontò, dopo che fui dimesso dall'ospedale, che mi aveva sentito urlare nel cuore della notte e che, precipitatasi immediatamente, mi aveva trovato con entrambe le mani strette al collo; se non fosse stato per mio padre, che con energia mi aveva liberato della stretta, sarei morto sicuramente soffocato. I sogni che sono seguiti a questo, sostanzialmente erano gli stessi, cambiava il paesaggio ma le vicende erano terribilmente identiche e al mattino rischiavo continuamente di uccidermi. Ho consultato psicologi e medici, tutti hanno concordato sul fatto che la mia malattia dipendeva dalla mia mente e non c'erano cure che potevano salvarmi se non la mia stessa volontà di venirne fuori. Diagnosi probabile ma prognosi assolutamente inconcludente. Tuttavia non mi sono lasciato scoraggiare subito, ho tentato con l'ipnosi, addirittura ho cercato la salvezza nello Yoga. L'ultimo disperato tentativo mi è stato offerto da un certo dottor ***, grande studioso di fenomeni onirici in probabile ricerca di cavie per il suo esperimento, che, dopo avermi fatto sdraiare su di un lettino, mi promise che il mio sonno sarebbe stato continuamente vigilato. Questi assicurò i miei polsi ai bordi del letto per impedire che mi potessi fare del male, pose poi sul mio cuoio capelluto degli elettrodi collegati ad un elettroencefalografo che controllasse la mia attività onirica grazie alla registrazione delle differenze di potenziale determinate dall'attività delle cellule celebrali. Al mio risveglio, forzato naturalmente con una buona dose di schiaffi, avevo nuovamente quella sensazione di soffocamento; secondo l'osservazione del dottore la trachea sembrava essersi contratta spontaneamente, quando lessi il tracciato dell'elettroencefalografo mi chiesi se anziché al mio cervello non avessero collegato la macchina all'uscita audio di un lettore compact con su un pezzo dei Venom. L'esperimento si concluse con una stretta di mano e con un piccolo compenso in denaro.

Neppure la camicia di forza avrebbe potuto sottrarmi al mio destino. L'ultimo tentativo mi costrinse a rinunciare, poco importa adesso se l'origine del fenomeno sia da attribuire all'opera di una forza occulta o se sia il frutto di una patologia mentale, l'unico modo per arginare il problema è non dormire. Ho cominciato a prendere delle pillole, credo che non resisterò a lungo in questo stato, e se non sarò io stesso ad uccidermi, lo faranno gli psicofarmaci.

Che Dio possa perdonarmi!



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