FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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MAGNAQUIZ!

Claudio Pecci




Che la strada fosse viscida, resa insidiosa dalla pioggerellina e dal buio della notte, a malapena rischiarato dai fari della macchina, non c'erano dubbi. L'auto però procedeva silenziosa e sicura, quindi impugnavo il volante tranquillamente e pigramente, come cullato dal sottile e bonario ronzio del motore e dai soffici scossoni trasmessi dalla strada, ma assorbiti quasi totalmente dal complesso sistema delle sospensioni.
Avevo spento l'autoradio perché la musica mi aveva stancato; ero rimasto quindi solo con i miei pensieri. Pensavo a casa, a mia moglie e ai miei bambini... pensavo anche a Gustavo, il mio cane, e a Bonk, il mio vicino di casa, al quale avevo prestato un anno fa la falciatrice elettrica ed ancora non me l'aveva restituita. "Fattela ridare!" aveva intimato Paola. Ma io ancora non avevo sollevato l'argomento con Bonk.
Quindi l'auto sembrava non rotolare, ma scivolare silenziosa sulla lingua d'asfalto e dovevo resistere alla sonnolenza.
Due giorni fa c'era stata la pagella di Ugo. Non era stata male, ma non mi ero espresso in modo troppo benevolo. "Altrimenti si riposa sugli allori" avevo detto a Paola. Lei aveva scosso la testa: "Come sei esagerato!" aveva esclamato. Poi una vibrazione tra le mani.
La strada stava costeggiando un precipizio. Paola aveva detto: "Stai attento..."
"Stai attento"??? come sarebbe a dire? la pagella...
Di nuovo la vibrazione tra le mani.
Paola: "E' il volante..."
Forse avevo avuto un colpo di sonno: questo spiegava le strane voci che avevo udito (ero solo in macchina). La vibrazione tra le mani no, era reale: il volante girava come impazzito, al di là del parabrezza il mondo era una trottola.
"Maledetta strada viscida!" pensai mentre il mio piede destro affondava nel freno.
Nell'abitacolo penetrò distintamente lo stridio delle gomme.
"Slittano, le bastarde, stanno slittando! Non fanno presa sull'asfalto bagnato!"
In effetti l'auto sembrava scorrere di lato del tutto insensibile sia al freno sia al volante. Un senso di impotenza mi assalì mentre vedevo, come a colpi di flash, il precipizio avvicinarsi.
"Addio!" pensai, stranamente freddo, stranamente lucido. "Questa è la fine. Cosa potrebbe salvarmi? C'è solo il vuoto, sentirò uno schianto tremendo - o forse no, forse si muore prima..."
La punta della macchina era già oltre il ciglio della strada. L'abitacolo si inclinò in avanti e vidi per un attimo il nulla che mi stava per inghiottire, per sempre. Ma solo per un attimo. Infatti il tempo sembrò fermarsi, una strana luminescenza si impadronì dell'orizzonte, ed udii una sigla.
Una sigla!
Stavo quindi sospeso nel vuoto, apparentemente fermo, circondato da una strana luminescenza, e sentivo una gagliarda musichetta: trombe, violini, tamburi... Poi una voce.
"Magna Quiz!"
La luminescenza aumento' di consistenza e, sbalordito, potei notare distintamente IL PUBBLICO. Lo so che fa ridere, che sembra impossibile: non erano volti distinti, erano piuttosto delle presenze, ma ero certo che mi stessero osservando, disposte in cerchio intorno alla mia auto, come un pubblico entusiasta ma compostamente seduto all'interno di una specie di anfiteatro evanescente.
"Finalmente, abbiamo un nuovo concorrente!" esclamo' di nuovo la voce.
Mentre me ne stavo sospeso dentro la macchina per aria, il che era incredibile, notai che l'orologio sul cruscotto si era fermato. Il motore si era spento. Anche l'orologio al polso non funzionava più.
Un cigolio mi fece girare la testa verso la portiera posteriore destra. Si era aperta ed era entrata una ragazza. "Salve" disse con tono annoiato. Mentre tirava fuori degli strani oggetti da una valigetta, tentai di chiedere: "Ma...?"
"Il trucco" rispose lei, spolverandomi con un pennelletto il naso.
"Ma...?"
"Altrimenti non viene bene, la luce le spara in faccia" spiego'.
"Tra cinquanta secondi fine degli spot pubblicitari ed andiamo in onda" disse una voce metallica (un altoparlante?).
"Mi raccomando" fece la ragazza prima di andarsene, "risponda bene. Gli ultimi cinque concorrenti si sono schiantati tutti. Buona fortuna!"
"Ma...?"
Usci' per dove era entrata e la vidi svanire nel buio, nel vuoto. Ma non feci in tempo a stupirmi che venni investito da una violenta luce di riflettori. Ed apparve IL PRESENTATORE.
Volava verso di me sospeso come magicamente nel buio della notte. Sullo sfondo, il pubblico era ormai visibile, come se i miei occhi si fossero abituati a scorgerlo. Erano come delle fiammelle bluastre, in cui si potevano distinguere facilmente dei tratti somatici, ma non così accentuati come si possono scorgere su esseri nostri simili.
Il presentatore (come chiamarlo altrimenti?) era vestito di un abito luccicante e dai colori sgargianti. Stava già bussando al finestrino della macchina. Mentre meccanicamente azionavo il pulsante del vetro elettrico, il mio cervello lavorava febbrilmente ma era come una lavatrice, in fase di centrifuga, però senza bucato: ovvero, solo fatica sprecata. "Stai calmo" mi dissi, "ragiona." Ma c'era poco da ragionare: il presentatore mi sorrideva e mi stava parlando. Il sorriso era viscido ed untuoso come quello delle odierne star televisive. Doveva aver detto già molte cose in mia assenza, oppure le aveva dette mentre avevo il finestrino abbassato e quindi non avevo sentito; ma forse ero io frastornato al punto tale da non aver capito. Fatto sta che il discorso aveva il tono della conclusione.
"...ogni risposta sbagliata, sempre più giù, mentre ogni risposta esatta, un po' più su. Chiaro?"
Il pubblico rumoreggiava mentre io, probabilmente con aria assolutamente ebete, mi guardavo intorno senza rispondere, come chi cerca disperatamente un appiglio, qualcosa di consueto cui aggrapparsi, in un mare estraneo e sconosciuto.
La solita ragazza del trucco sul naso, quella che ritenevo se ne fosse andata, sbucò invece improvvisamente dai posti posteriori, afferrò il mio capo con entrambe le mani, una sotto il mento e l'altra sulla nuca, e mi fece dir di sì con la testa. Scoppiarono degli strani rumori (li interpretai come un segno di gioia, quindi ritenni che fossero applausi) poi, come una fucilata, esplose la voce del presentatore.
"Diamo inizio al Maaaaaaagnaaaaaa....Quiiiiiiiiiiizzzzzzzzzzzzzzzz!!!!!!!"
La sua voce rimbombò nello spazio, sembrò roteare nel vuoto della notte; il grido parve selvaggio e raffinato nello stesso tempo, roba da far gelare il sangue ma entusiasmare. I rumori, gli applausi proruppero come fuochi artificiali ed ora eravamo soli nel buio, io e lui, il presentatore, all'interno di un violento cerchio di luce, e fu solo in quel momento che mi resi veramente conto di come mi stessi accingendo a disputare una partita dalla posta in palio altissima.
"Chi siamo noi?" chiese a bruciapelo il presentatore. Calò un silenzio spaventoso e compresi che l'attenzione era tutta concentrata su di me.
"Avanti allora, bastardi!" pensai, "se devo giocare per farvi divertire alle mie spalle, cercherò di farvi crepare dalla rabbia!"
Quindi aprii la bocca e risposi: "Marziani!"
L'auto ebbe un sussulto e sprofondò... quanto? era buio, penso un metro. Ma fu tremendo, come il riprendere una caduta solo temporaneamente sospesa. Le lancette dell'orologio sul cruscotto erano avanzate di qualche secondo, così come l'orologio al mio polso.
"Sbagliato!" annuncio' il presentatore, tra gli applausi, i rumori e le grida. Capii che il pubblico era diviso in due. "Tifano" pensai, "questi bastardi tifano. Qualcuno a mio favore, gli altri contro."
"Ha un'altra possibilità!" m'incoraggio' il presentatore.
Be', se non erano marziani, cosa potevano essere? Fantasmi?
"Fantasmi!" urlai, e chiusi gli occhi. L'auto ebbe un nuovo scossone e cadde in discesa libera un altro mezzo metro.
"Di nuovo sbagliato!" esclamo' il presentatore, non avrei saputo dire se con voce affranta o trionfante. "Di certo questo figlio di puttana sta badando solo allo spettacolo" dissi tra me e me: "della mia sorte non gliene frega niente, che stron..."
"Un'altra possibilità!" (Applausi, ronzii, rumori).
La mia mente era ormai fritta. Anziché pensare alla risposta, stavo in realtà pensando a quanta distanza stesse il suolo, ovvero quante risposte sbagliate avessi potuto permettermi ancora. Poi, proprio quando ormai il naufragio sembrava certo, ogni speranza sembrava infranta, così come la nave in balia delle onde vede la luce del faro che indica la rotta, ebbi l'idea vincente.
"Venite dal futuro, bastardi!" strillai, e mi sorpresi della mia voce, cosi' forte, cosi' grintosa.
"Straordinario!" commento' il presentatore, mentre la macchina risaliva lieve, come un ascensore, verso l'alto. "Amici, facciamo un applauso a questo coraggioso concorrente!" L'invito venne accolto dal pubblico, che mi investì con una cascata di battimani.
"Ed ora, alcuni spot pubblicitari, solo pochi istanti e poi, di nuovo... Maaaagnaaaaa...Quiz!!!!!!"
Un effetto eco sottolineo' queste parole. Le luci si attenuarono. Mi lanciai verso il finestrino ed apostrofai il presentatore: lo odiavo. "Bastardi!" dissi. "Giocate con la vita degli altri, tornate indietro nel tempo e li lasciate sospesi tra la vita e la morte, figli di puttana!"
Ora che non era in onda, il presentatore sembrava quasi triste. Fluttuava nel vuoto avanti e indietro, nervosamente; ma alle mie parole si fermò. "No, guardi" fece deciso, "a questi insulti proprio non ci sto. Io faccio spettacolo, ma il gioco è onesto. Legga qua."
Strabuzzai gli occhi. Mi stava porgendo il giornale di domani.
C'era un bell'articolo che parlava del mio pauroso incidente. Il giornalista spiegava come fossi uscito fuori di strada, forse a causa di un colpo di sonno, e di come fossi precipitato in un profondissimo burrone. L'opera di riconoscimento del corpo era stata straziante, c'era scritto. L'auto, ridotta una polpetta; le membra sparse qua e là.
"Quindi..." iniziai.
"Il nostro quiz" spiego' il presentatore "diverte ma, nel contempo, le da la possibilità di salvarsi. Non ha niente da perdere" concluse, mentre le luci si riaccendevano.
"Ma perché farci un gioco sopra?" domandai. "Non potreste salvare le vite e basta?"
"Bravo tu!" rispose lui. "Ti pare semplice modificare il passato. Non ti rendi conto delle difficoltà!" Alzò le spalle: "Sempre così con voi della vostra epoca" commentò.
Un secondo dopo eravamo di nuovo soli nel cerchio di luce: il quiz era ripreso.
"Bentornati!" esclamò il presentatore, alzando le braccia. Il pubblico applaudì.
"Caro concorrente, sei a livello meno uno, ovvero due risposte sbagliate e una giusta. Benone!"
Di nuovo applausi dagli "spalti".
"15 settembre del prossimo anno" pronunciò il presentatore. "Cosa accadrà nella sua vita?"
Questo era facile indovinarlo, a meno che non vi fosse qualche trucchetto.
"Mio figlio!" indovinai, "nascerà mio figlio!"
Gli applausi ruppero scroscianti il silenzio; sentivo che ormai il pubblico era dalla mia parte, parteggiava per me. L'auto sali' di livello ed ora, da dov'ero, potevo vedere il ciglio della strada con il guardrail spezzato nel punto in cui ero precipitato.
"Maschio o femmina?"
Cazzo, questo non lo sapevo! Il silenzio era glaciale, ma dopo tutto avevo il 50 per cento di probabilità di indovinare, no?
"Femmina!" strillai, e di nuovo mi sorpresi nel sentire la mia voce così forte, così sicura, così grintosa.
"Eeee........sattoooooo!" urlò il presentatore.
Ormai il pubblico era in delirio: lo sentivo, era mio.
"Il nome!" esclamò il presentatore. "Che nome gli metterete?"
Tutti zittirono. Ne avevamo mai parlato, io e Paola? Non mi sembrava. Poi, come per miracolo, nella ragnatela della mia mente trovai impigliato un brandello di memoria, il volto di Paola che abbassava lo sguardo e mi diceva: "Se femmina, mi piacerebbe chiamarla..."
"...Valeria!" strillai con quanto fiato avevo in gola.
Il presentatore stette zitto. Il pubblico fremeva. Il mio sangue si gelò e divenne acquetta.
"Me..."
"Cazzo!" pensai, "dillo che ho sbagliato, stronzo! Avanti!"
"...ra-vi-glio-so!" continuo' il presentatore. Tutto il pubblico tirò un sospiro di sollievo e la mia acquetta tornò ad essere sangue nelle vene.
Ero tornato a livello della strada! stavo per farcela! Ora il pubblico stava battendo le mani ritmicamente, come per spronarmi a dare il meglio di me.
"Ultima domanda!" annunciò il presentatore alzando un braccio in aria, come per polarizzare l'attenzione. "Questa domanda rappresenta la salvezza!"
(Boato del pubblico).
"Facile, difficile... chissà?" stava perdendo tempo l'annunciatore, che aprì una busta e sbirciò un foglietto. "Facile!" commentò. "Domanda facile! Cari spettatori, forse siamo giunti al nostro primo concorrente che riuscirà a salvarsi! Noi glielo auguriamo di cuore!"
"Auguri!" disse tutto il pubblico, in coro, con una valanga di voci stordenti.
"Ora, la domanda finale."
Di nuovo calò un silenzio... di tomba. L'emozione era palpabile, come una vibrazione nell'aria.
"Quando..." iniziò il presentatore. Emozione? La sua voce si era incrinata per un attimo. Tossi', quindi riprese: "Quando il suo vicino di casa Blok le restituirà la falciatrice elettrica che lei gli ha prestato?"
La domanda era davvero tremenda: "Vogliamo sapere giorno, mese ed anno" preciso'.
Lì per lì fui assalito da un profondo sconforto. Mi parve davvero impossibile indovinare. Come cazzo potevo saperlo? Ultimamente avevo sorvolato sull'argomento, evitando di parlarne con Blok. Per cui...
Ma poi (si sa che la nostra mente ha potenzialità enormi), impigliata nella solita ragnatela trovai un'altra scheggia di memoria. Blok che, di sua iniziativa, mi diceva: "Prima di Natale te la restituisco".
PRIMA DI NATALE. Ma Blok non manteneva mai le promesse. Però, questa volta c'era di mezzo il Natale, e forse...
"Il..." comincia a dire; esitai; proseguii: "...il 24 dicembre del prossimo anno."
Una musica assordante proruppe da non si sa dove: coriandoli, fuochi d'artificio, una serie di ballerine svolazzarono nell'aria.
"Amici, spettatori!" (era la voce del presentatore)."Una grande gioia, davvero! Il nostro concorrente CE L'HA FATTAAAAAAAA!"
Fuochi, musica, ballerine seminude che sbucarono fuori da... boh? La ragazza (quella solita, quella del trucco sul naso) mi baciò e mi disse: "Bravo, ma fortunato. Hanno semplificato le domande, i primi cinque si sono schiantati tutti, volevano addirittura sospendere la trasmissione!"
Poi... una vibrazione...
Di soprassalto mi svegliai e, con un'abile manovra in controsterzo, ristabilii la giusta traiettoria. Avevo la gola e le labbra secche: per un pelo avevo evitato di finire fuori strada.
Dovevo aver avuto un colpo di sonno, dovevo aver sognato persino... che sogno buffo, strano. Meglio bere un caffè, per stare svegli. Fortuna che avevo evitato il burrone che costeggiava quel tratto di strada.
Finalmente trovai un bar aperto. Entrai e dissi alla ragazza dietro il bancone: "Un caffè. Doppio."
La ragazza fece cenno di sì con la testa, ma sembrava diffidente, guardandomi in modo strano. Nel locale c'erano solo un paio di avventori ed anche loro mi guardavano fissamente, salvo distogliere lo sguardo quando fui io a fissarli.
Vidi il telefono a gettoni su una parete e telefonai a casa. "Tutto bene, tra poco sarò lì." Bevvi il caffè, andai alla toilette prima di risalire in macchina.
Il bagno era piccolo ma lindo. Sopra il lavandino c'era uno specchio.
Mi guardai, sembravo poi non troppo stanco, e senza stupirmene molto capii perché tutti mi avevano guardato incuriositi.
Si', avevo ancora il trucco sul naso.



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