FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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RISPETTA IL MACELLAIO

Roberto Balò




BUFFONI

non riderete più buffoni
quando le mie mani
vi strapperanno
il cuore ancora palpitante
dal petto
quando la mia lingua
scaglierà parole
come arieti
nello stomaco
delle vostre fortezze
e i miei denti gialli
affonderanno nei vostri fianchi

allora il sangue cancellerà
le mie nevrosi
ed io sarò fuoco
dilaniante per sempre
anime ridicole


VITA 3

vorrei esalare l'ultimo respiro
con in bocca ancora
il fumo di una sigaretta

conoscere infiniti fondi di bicchieri
toccare centinaia di tette
baciare altrettante bocche
ridere di niente
scureggiare e ruttare
saltare e rotolare
urlare e sputare
scopare e sognare

e non sentirmi con un guinzaglio al collo
e una frusta sospesa sul culo
che si abbassa appena scodinzolo troppo


* * *

siamo cuori scoccati
contro frecce avvelenate
(increscioso evento)
figurazione compromettente
l'essere abbandonati
al pubblico pudore
ludibrio
identità totale
sclerotizzatrice d'immagini
Apologia!
Volontà!
Potere!
favolismo malato
dove il bene diventa
- per fortuna -
sempre male

IMMORTALE

vivi all'ombra
di sogni
vagando
tra destini
scelti o fissati
nel tempo infinitamente
ripetitivo
in spazi primitivi
segnati da
tramonti
in un campo di miglio


<<MEGLIO
ACCRESCERE
LA PRODUZIONE D'INCHIOSTRO>>

riempiamo il vuoto
di parole estremamente
gravide di senso
che nel vano
scorrere del Tempo
possano darci
un appiglio
per non lasciarci puntare
alla tempia
una pistola
che continuamente
spara il Nulla
nelle nostre menti
così vuote di dio

riempite i vostri vuoti
di parole assolutamente
interessanti
secondo i vostri
più reconditi gusti
e nascoste voglie
...
se ne avete

non vorrei
che l'infinito vuoto
dentro di noi
si trasformasse
in assenza


PRESAGIO

una nube
di male
di draghi
di animali fantastici
solcava il cielo
pilotata
da Tritone

un'altra
a nord
era un banco di pesci

io
piccolo
vivevo in mare
in una realtà capovolta
presagio
di rivolgimenti
e catastrofi


IL DOTTOR SAX

sulle ali
dell'aquila
smarriti

il corvo
del dottor Sax
ci segue
nel blu notte

scaricano le nuvole
sulla terra fumante
acqua inacidita

il maledetto serpente
che vive sotto di noi
apre le sue sporche fauci
per inghiottirci

polvere di stelle
sopra il male
sotto le nostre scarpe
stelle polverizzate

nessuno saprà mai
ciò che è avvenuto stanotte


MALEDETTI GALLI

mi sveglio
questi maledettissimi galli
alle 3 di notte

ma non dovevano cantare
all'alba?
poi cantare...
con quelle voci raspose
che riecheggiano sui campi
come fucilate

i latrati di quei cagnacci
basta che se ne svegli uno
perché tutti comincino ad abbaiare
uno dopo l'altro
si chiamano e si rispondono
nel silenzio dei campi

fucilate di cacciatori
all'alba
galli impazziti
e cani incazzati
... adesso
comincia
un'altra
giornata


VIGNA

si stende
attorno a me
in leggera pendenza
una vigna geometrica

giro lo sguardo
intorno e vedo
campi negletti e
due vecchie
case coloniche

lo sfondo
è un sfera di nebbia
e nebbia è il mio respiro

guardo
giro su me stesso
giro...
giro...
poi non riesco più
a muovermi
solo gli occhi riescono
ancora a spostarsi
vedo i miei piedi
piantati a terra
le braccia
sono rami deformi
le gambe
tronchi contorti
la pelle
staccata a pezzi
pende come foglie
dai miei arti stecchiti
... e poi anche gli occhi
si fissano in alto
verso il cielo bianco
e vedono solo qualche
filare di viti
e il volo sconvolto
di un fagiano
attraverso la nebbia


* * *

volti strappati
dalla rabbia della terra
(con gli occhi ancora vivi
pieni di guerra
non ancora finita)

vecchi sgobbati
dai figli
poi dai nipoti

vite trascorse senza
un cesso in cui cacare

passato il tramonto
qualcuno si accorgerà
che non sono tornati a casa


* * *

seguire i fumi
delle fabbriche
ascoltare il rumore
dei trattori
respirare i campi
di concime chimico

- quando arrivati sotto le querce
correvamo paurosi da quell'ombra
troppo buia dove il lucore del lampione
dal braccio arrugginito non riusciva
a entrare
inseguendosi urlanti tra le taglienti
foglie di granturco
e le ginocchia sbucciate dall'asfalto
grigio
pisciare dietro al campanile
stare sopra la ficaia
la notte a parlare -

non mi pare che resti
null'altro da fare


UNIVERSITA'

LEZIONI
spreco
di fiato
dispersione di decibel

SEMINARI
spreco
d'inchiostro
di mq di carta

ESAMI
spreco
di adrenalina
di sudore e di merda


MACELLAI

mi vennero
a dire <<rispetta
il musicista>>
risposi <<rispetto
il macellaio quando fa
il suo lavoro non quando
vuole fare il musicista>>
allora salii sul palco
li buttai giù
e gli pisciai addosso


BIRRA

mi fermo al bar
davanti all'ostello
e prendo 2 birre

la cassiera mi chiede
gli spiccioli ma
non li ho

<<non c'hai un tubo!>>
<<no non ho un
tubaccio niente>>

canta e mi guarda
mentre mi dà il resto
ed è una proposta

ma io devo tornare
a casa per scrivere
...
e poi è troppo brutta


RABBIA

quella sera ero in motorino
(pioveva acqua fitta e pesante)
impulsi di rabbia
mi tendevano i nervi
come elastici

mi fermo allo stop
un tassista mi suona
vuole passare
mi volto un attimo
metto il cavalletto
e mi avvicino al vetro
che l'autista incautamente tira giù
comincio a urlare insulti
che sgorgano davvero felici
dalle mie viscere
le mani tremano
lo prendo per il bavero
e lo tiro con forza
mezzo fuori
dal finestrino
comincio a riempirlo di botte
finché diventa una maschera di sangue
allora quasi irriconoscibile
lo lascio ma prima
mi pulisco le mani
sulla sua camicia
poi sputo in terra
e grondante d'acqua e sangue
rimetto in moto e parto

ma non vidi nessuno intorno a me


NIENTE TRACCIA DI NOI

agitati come pazzi
nell'assurdo tentativo
di lasciare traccia di noi
dimentichiamo
di lasciarne dentro di noi

metabolizziamo il niente
in un'esponenziale vertiginosa
per colmare
un vuoto (alte grida
risuonano
e all'infinito
un'eco
le ripete
con dolori lancinanti
ad ogni rimbalzo
per la consapevolezza
che l'assenza
non ha limiti)
e tutto per lasciare
una traccia di niente
nel vuoto


MASSE

gemiti di
violino
discordante
senso di
negatività
strofe
plastificate
patinate
prone su
carta ruvida
inzuppata
sbaffa
sbuffa
fumo delle masse
in fuga
disperse
pubblicizzate
prodotti
popolari
sempre più pochi
incazzati
con un sacco
in testa
addormentati
come gatti
con le unghie tagliate
non posso
nemmeno grattare
sulla lavagna
solo scordare
violini


REQUIEM

sono giorni in cui bevo
parole e gesti
facili simulazioni
di vite mai vissute
mancanti
- sempre -
di ciò che non esiste

muovo tra le dita
le sei corde
alla ricerca del La

sbircio
con la coda dell'occhio
tra i fondi di birra
se la schiuma
ha preso posizione

getto con due mani
la penna vuota nel cestino
sigillo di un ciclo
terminato tra cartacce
gomme masticate
lattine e cicche


DUNE

spazio muto
di uomini come puro movimento
tattilità eolica
nel tempo chiuso al suono

solco azzurro lontano vicino
al tempo del sole
di calore essenziale
di raggi come note

non storie di mare
ma di deserto
non di incontri con divinità
ma di bocche piene di sabbia


BATTITO

...
...
...
reazione
contrazione
un battito spezzato
continuo echeggia
singhiozza
nell'aria
amplificato
dagli occhi
stravolti
accecati
bianchi
di milioni
di noi
risvegliati
dal suono
rombo
musica
di parole
secche
decise
taglienti
battenti
reazione
contrazione
un battito
spezzato
continuo
echeggia
...
...
...


POETI

contorti uomini senza sogni
sparpagliati di là dal vetro
eccoli intatti e vergini
nel cuore del Tempo

numi gialli soffocanti
coprono menti snebbiate e
chiare dietro occhi
vuoti

lacrime di pensieri
(come sempre di pochi)
non bastano
per lavare il mondo


CONTRO IL FINTO PASSATO

nuovi pensieri
nuovi sogni
contro
vecchiumi
false opere d'arte
finti ideali
ipocrisie di professori
miti imposti

affondiamo le menti
nel ventre di idee stantie

nuove sofferenze sì
ma anche nuovi eroi del pensiero
anche se solo in sogno
solo nelle nostre menti
offuscate
da nubi di polvere
che molti
continuano a sollevare


VITA 4

nel deserto di palazzi
uomini
lamiere e
luci
cammino
sulle ferite delle strade
come scuri tagli nella carne
come i miei occhi
due fessure per intravedere
nell'eterna attesa di un attacco

un doloroso
deserto tartaro
coperto di foschia
di cui riesco a vedere
solo il terreno dove
sto posando il piede
spesso senza avere
il tempo di capire
di averlo messo in fallo


* * *

stavo scopando
appeso a un lampadario
quando pensai:
<<l'idea del divano
non ne pregiudicherà
per caso la sua forma?>>

mi gratto le ascelle
e bevo alla faccia dei profeti
e dei poeti


POESIA PER SGUATTERI

prendi i tuoi cucchiaini di merda
e li asciughi
prendi le tue forchettine di merda
e le asciughi
prendi i tuoi coltellini di merda
e li asciughi bene
(asportando con attenzione
i pezzi di formaggio)
prendi i vassoini di merda
con la ciccina di merda
e le verdurine di merda
e li metti sul tavolo
e prepara le tazzine di merda
porta l'insalatina di merda
e 2 caffeini e 1 grappino di merda
raccatta le foglioline di merda
e svuota quei posaceneri di merda

preferirei 3 trasfusioni di merda al giorno
al posto dei pasti
che leccare buchi di culo di merda
per 3 ore al giorno

ma quelle 30000 lirine di merda
che becchi al giorno
non sporcano in fondo così tanto
nel mio merdoso portafoglio


VITA

albero risucchiato
dalla terra
trascinato nel buio
dalle radici
il tronco è scosso
e il legno sfrigola
si torcono i rami e si sformano
ma non si spezzano

in un delirio di dolore
s'inabissa nel tempo
finché l'ultima foglia
non è stata ricoperta


MI RENDO CONTO

della necessità
di un luogo
dove esistere
in pienezza di sensi

sento la mancanza
di pagine sentite
da noi scritte
contro l'atrofia
della nostra storia

non per i posteri
ma per capire
adesso


PIOGGIA

si bagnano i pensieri
(con questa pioggia
fitta e leggera)
sciogliendosi in rivoli
...
e quando non rimarrà
che acqua nella mente
(tanto da non riuscire più
e sognare) non dovremo
che attendere il calore della morte


AMEN

chiudete la finestra
che fa riscontro
... potrebbe sconvolgervi
le idee

e poi restate seduti
non vi scomodate
tutto andrà per il meglio

forse un dio prenderà
un rotolo di carta igienica
e scenderà
a nettarvi il culo

... e magari
vi farà anche il bidè


* * *

non ricordo le date
ma ricordo le vostre parole
negli anni passati
con le unghie affondate
nei giorni
che colavano via
così solcati

la mia lingua
non taglia più d'un coltello
ma la mia mano blù
tenta tenace di riempire
questa sovrabbondanza di bianco

capitemi così


ALIBI

sei troppo morto
per capire ciò che sto per dirti
dovresti uscire dal velluto
discrociarti le mani
aprire gli occhi cisposi
levarti il vestito nero
e accenderti una sigaretta

ma sei troppo morto
e non capiresti
ciò che sto per dirti



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