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DANZA

Adriano Emaldi




Stanislav Lutimov era, senza ombra di dubbio, il migliore ballerino di tutti i tempi.
Mai nessuno aveva calcato le scene con una tale perfezione. I botteghini dei teatri dove si sarebbe esibito venivano letteralmente presi d'assalto ed ogni suo spettacolo aveva sempre ottenuto il tutto esaurito. Era ormai diventato una leggenda, e lui lo sapeva bene.
Era sua abitudine non partecipare mai alle prove sul palcoscenico ma starsene seduto in prima fila. osservando attentamente le evoluzioni di coloro che lo avrebbero accompagnato in scena. Di tanto in tanto bisbigliava qualcosa all'orecchio del regista che, ossequioso, rigirava gli appunti di Lutimov ai comprimari.
Al termine degli spettacoli, si presentava a raccogliere gli applausi sempre solo;non tollerava la presenza accanto a lui di nessun altro componente del corpo di ballo e mai aveva accordato un bis al pubblico che lo osannava.
La sua presenza ai ricevimenti era di gran lustro per gli ospiti e, per questo, era continuamente corteggiato dall'alta società benché le sue apparizioni fossero fredde e distaccate quanto lo era il suo comportamento con i colleghi.
I critici avevano immancabilmente commentato le sue esibizioni con sincero entusiasmo e nessuno di questi aveva mai fatto un appunto negativo. Tranne uno:Eric Vanderbroek.
Era, questi, uno dei più autorevoli esperti di danza classica ed i suoi articoli erano considerati nell'ambiente come vangelo.
Lutimov, notoriamente, non sopportava Vanderbroek. L'unica critica avversa della sua carriera era venuta proprio da lui in occasione di uno dei suoi primi spettacoli. Non si trattò certo di una impietosa stroncatura, ma questo bastò.
Negli articoli di commento successivi, benché ogni volta sottolineasse la perfezione tecnica e l'assoluta padronanza del palcoscenico di Lutimov, Vanderbroek non esitava mai a porre l'accento sull'eccessiva freddezza con cui questi si calasse nei personaggi che interpretava.
Era per Letimov intollerabile che la sua arte perfetta fosse, anche solo parzialmente, messa in discussione e, più di una volta aveva platealmente abbandonato un ricevimento intravedendo Vanderbroek tra gli invitati. Era per questo grande cura degli ospiti evitare che ciò si verificasse.
Quell'autunno, Lutimov, si stava preparando alla messa in scena di un nuovo allestimento del "Tristano" che prevedeva una lunga tournée nei principali teatri d'Europa. La prima era prevista a Vienna, città nella quale Vandrebroek risiedeva e lavorava.
Le prove, partite già all'inizio di quell'estate, erano ormai completate ed in città non si parlava d'altro. I biglietti erano esauriti già dal primo giorno e l'attesa per il debutto era febbrile.
Lutimov, pur assistendo costantemente alle prove, come suo solito non aveva ancora messo piede sul palco. Addirittura, non aveva ancora rivolto né una parola né un saluto ai ballerini che lo avrebbero accompagnato nella messa in scena. Si limitava a salutare con sufficienza il direttore d'orchestra che, ossequioso come tutti, si inchinava al suo ingresso in teatro.
Partecipo' ad un ricevimento dove ebbe modo di descrivere agli invitati Vanderbroek come un incompetente definendolo come "un vecchio al quale gli anni hanno tolto gran parte delle già non cospicue facoltà mentali".
Era, infatti, Vanderbroek già piuttosto anziano in quell'epoca. La sua corpulenza, che lo aveva accompagnato da sempre, ora lo obbligava ad aiutarsi nel camminare con un bastone e gli rendeva costantemente il respiro affannoso.
La serata del debutto si avvicinava e le prove si facevano sempre più frequenti. Lutimov continuava a presenziarle ma sempre restando avvolto in un ampio cappotto nero nella poltrona a fianco del regista. La sua partecipazione era limitata ai bisbiglii all'orecchio di questi che immancabilmente diventavano ordini per gli interpreti, e a qualche occhiata infuocata nei confronti di chi non li eseguiva con la dovuta efficacia.
Non era facile allestire uno spettacolo con Lutimov. I direttori dei teatri di tutta Europa dovevano sudare le proverbiali sette camicie per riunire il corpo di ballo in quanto pochi ballerini sopportavano i suoi modi dittatoriali ed era necessario che si trattasse sempre di artisti di primissimo piano. Lo stesso era anche per gli orchestrali. Spesso, infatti, i bisbiglii di Lutimov si volgevano all'orecchio del direttore d'orchestra che li mutava in moniti verso qualche musicista.
Venne il giorno della messa in scena del "Tristano". Già molte ore prima dell'inizio, le carrozze dalle quali scendevano i privilegiati che avrebbero potuto assistere all'evento, ingombravano la via antistante il teatro. Una folla di meno fortunati assiepava l'ingresso nel tentativo di intravedere il ballerino al suo arrivo. Le guardie avevano il loro bel da fare per tenere a bada la ressa e mantenere sgombera la scalinata di ingresso.
Un'ora prima dell'inizio, Lutimov fece la sua comparsa arrivando a bordo di una carrozza. Come ebbe aperto lo sportello della vettura, fu acclamato dalla folla che lo accolse con un entusiasmo smisurato. Lutimov, impassibile di fronte a tanta ammirazione, percorse la scalinata di accesso senza rivolgere il minimo cenno di ringraziamento ostentando, invece, una espressione seccata come infastidito da tanto clamore. Entrò in teatro accompagnato dai riverenti inchini degli addetti e degli spettatori presenti nella sala.
Entrò in camerino, ingombro di fiori recapitati per tutta la giornata, dove iniziò i preparativi.
Poco dopo, giunse anche Eric Vanderboek, che, con grande fatica sebbene sorretto ed aiutuato da due valletti, percorse sbuffando la scalinata di accesso e si andò ad accomodare nella poltrona che occupava da anni per ogni spettacolo.
Terminati i preparativi, Lutimov, andò sul palco e chiese ad un comprimario di controllare, sbirciando da dietro al sipario, se fosse arrivato "l'odioso vecchio", come abitualmente definiva Vanderbroek. Ricevutone la conferma, fu udito sussurrare:"questa volta dovrà alzarsi in piedi ed applaudirmi fino a consumarsi le mani!".
Le luci della platea si abbassarono placandone il brusio ed ognuno raggiunse in fretta il proprio posto.
L'orchestra iniziò allora l'esecuzione dell'ouverture e, al termine di questa, il sipario fu alzato ed ebbe inizio lo spettacolo.
Lutimov fu assolutamente perfetto. Ogni suo movimento, persino il più impercettibile, fu eseguito con una ineguagliabile perizia;i suoi passi, le sue piroette, gli slanci non evidenziavano il minimo sforzo, come se fosse senza peso e, quando calò il sipario alla fine del primo atto, l'intero teatro fu scosso dal vigore degli applausi del pubblico estasiato.
Lutimov, non appena il sipario celò il palco dalla vista della platea, si scosse dalla posa plastica assunta per il finale di tempo e si precipitò a constatare l'atteggiamento di Vanderbroek. Lo vide immobile, seduto nella propria poltrona, assolutamente impassibile in mezzo all'intero pubblico che era balzato in piedi e, già da qualche minuto, applaudiva calorosamente. Lutimov ebbe un gesto di stizza e si recò in fretta e furia nel suo camerino.
Nel foyer, intanto, i commenti degli spettatori che vi si erano recati per l'intervallo erano assolutamente unanimi. Non v'era traccia nei discorsi della benché minima critica e già si definiva quella messa in scena come il capolavoro assoluto di Lutimov. Vanderbroek restò seduto nella sua poltrona durante tutta l'interruzione fissando il sipario abbassato.
Trascorso l'intervallo, lo spettacolo riprese e la seconda parte del Tristano fu eseguita da Lutimov in maniera, se possibile, ancora più perfetta. Il termine del balletto fu accompagnato da una vera e propria esplosione di entusiasmo del pubblico, conscio di avere assistito ad un avvenimento che sarebbe entrato di diritto nella storia della danza.
I continui richiami sulla ribalta consentirono a Lutimov di osservare ancora l'assoluta mancanza di emozione di Vanderbroek che continuava a restare seduto ed impassibile.
Lutimov, allora, chiamò a sé il direttore del teatro e gli ordinò di comunicare al direttore d'orchestra che avrebbe eseguito un bis. Questi eseguì immegiatamente quanto richiestogli e nuovamente il sipario fu sollevato rivelando Lutimov ancora sulla scena, solo.
Egli sfoderò in questa appendice, quanto di meglio non avrebbe potuto fare. Tutti assisterono in piedi all'esibizione ed al termine esplosero in un interminabile applauso, tutti tranne uno. Vanderbroek restò infatti immobile, sprofondato nella poltrona con lo sguardo fisso verso il palcoscenico. Neppure un lieve cenno di ammirazione o quanto meno di apprezzamento si evidenziava dalla sua espressione immobile.
Ciò reso Lutimov furioso.
Dietro il sipario nuovamente richiuso, ringhiò al direttore di volere eseguire un altro bis.
Le luci allora si abbassarono ancora e l'orchestra riprese a suonare.
Lutimov eseguì i passi più difficili ed i suoi slanci raggiunsero altezze inimitabili dalle quali ridiscese con una leggerezza innaturale. Piroettò con una grazia tale che pareva che i suoi piedi neppure toccassero il suolo. Durante tutta l'esecuzione continuò a guardare in direzione di Vanderbroek che restava immobile. L'indifferenza di questi, fece sì che Lutimov, eseguisse il finale del bis con maggiore impegno raggiungendo livelli di tecnica inarrivabili.
Fu proprio durante gli ultimi passi della coreografia che avvenne l'incidente.
Lutimov, al termine di una serie di avvitamenti, terminò lo slancio troppo vicino al bordo della ribalta, forse spinto dall'incredibile forza infusa in quell'esibizione. Cadde rovinosamente nella buca dell'orchestra battendo con forza il capo sulla balaustra che la separava dalla platea. Il colpo secco che Lutimov avvertì in quell'urto fu lo spezzarsi della sua colonna vertebrale all'altezza del collo. Poi non senti più nulla. Mentre giaceva sul pavimento del teatro, mantenne lo sguardo rivolto a Vanderbroek che, ancora, restava immobile al suo posto. In molti accorsero per soccorrerlo e si trovò ben presto circondato da mille facce attonite. Non sentiva dolore, a dire il vero non sentiva nessuna sensazione, cercava ancora di farsi strada con lo sguardo in mezzo alla folla per guardare il suo rivale.
In quel momento, da dietro il muro umano che li separava, giunse un acuto grido di donna seguito da voci che dicevano:"Un morto, quest'uomo è morto!".
Ora la folla davanti a Lutimov di aprì come un sipario e questi vide che l'uomo in questione era Vanderbroek. Era morto probabilmente all'inizio dello spettacolo e, a causa del suo peso, era rimasto sprofondato nella sua poltrona senza cadere a terra
A questo era dovuta la sua immobilità che aveva tanto infuriato Lutimov. Quest'ultimo, rendendosi conto allora di quanto accaduto, distolse gli occhi dal cadavere ed un lievissimo sorriso apparì sul suo volto normalmente immutabile.
Fu, quello, per entrambi, l'ultimo spettacolo.


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