FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LIBERTA'

Stefano Riva




Suono.

Rumore.

Urla di gioia, acclamazioni, musica da banda.
E, sopra a tutto, l'onnipresente, profondo ronzio a cui ormai tutti si erano abituati e che sembrava racchiudere in sé tutto ciò che la gente aveva sempre desiderato.
L'uomo mosse lentamente la mano in cui teneva il mozzicone della sua ultima sigaretta e lo spense nel portacenere stracolmo.
Doveva prendere una decisione, non poteva aspettare ancora, sapeva di essere giunto al capolinea dei giorni in cui, praticamente barricato in quella stanza semispoglia, aveva riflettuto senza tregua.
Nella sua mente rimbombavano ancora le urla dei comizi e dei dibattiti che si erano susseguiti negli ultimi mesi, ai quali aveva assistito come in un sogno, senza riuscire a realizzare quanto stava accadendo.
Ma adesso era finito il tempo della fuga dalla realtà, del rifiuto dello stato delle cose; non poteva rimanere chiuso in quella stanza per sempre.
Con infinita cura, estrasse dal cassetto le sue due alternative e le appoggiò sul ripiano della scrivania; perfino in quegli attimi, riflettè quasi sul punto di sorridere, non rinunciava ad un ferreo autocontrollo.
I due pezzi di metallo luccicavano nella penombra, illuminati dai fasci di luce che filtravano dalla tapparella abbassata.
Osservò, questa volta con un sorriso aperto, liberatorio, l'atmosfera melodrammatica in cui era immerso, accorgendosi del fumo stagnante che la luce proveniente dallo sfavillante mondo esterno faceva risaltare: un vecchio film con Humphrey Bogart.
Riportando lo sguardo sulla scrivania di fronte a sé, prese in esame la prima delle due alternative: la chiave della porta.
Istantaneamente rivide tutto ciò che era avvenuto, come in un banale copione teatrale: il loro arrivo, il primo momento di panico collettivo, i lunghi tentativi per stabilire un mezzo di comunicazione comune, lo scambio di informazioni di ogni genere, fino all'Ultimatum.
L'Ultimatum era stato così chiamato nei primi giorni di sdegno che lo avevano prevedibilmente seguito, ed il nome era rimasto nei mesi successivi, nonostante i nuovi avvenimenti, questa volta del tutto imprevedibili (almeno per lui).
Il suo contenuto, benché piuttosto articolato, poteva essere riassunto in due diverse possibilità che venivano offerte agli uomini: essere annessi all'Impero come pianeta periferico del tutto dipendente e senza alcuna autonomia locale, o essere lasciati padroni della Terra senza più avere rapporti con gli alieni, proprio come prima del loro arrivo.
Tutti si erano dapprima stupiti di questo bizzarro Ultimatum e subito si rispose sarcasticamente che, dopo "attenta riflessione", si era scelta la seconda possibilità.
Ma gli alieni replicarono che la scelta definitiva avrebbe dovuto essere fatta di lì a un anno e rimasero in paziente attesa, dall'alto del loro strapotere tecnologico che non ammetteva reazioni violente.
Molti cominciarono presto a dimenticarsi della vicenda, dando per certo che dopo 12 mesi la risposta non sarebbe cambiata, ma altri non rimasero con le mani in mano.
Punti di vista radicalmente differenti si diffusero all'inizio lentamente ed in seguito sempre più rapidamente.
Allo scadere dei 12 mesi, la quasi totalità della popolazione aveva incredibilmente cambiato idea e venne puntualmente scelta la prima possibilità.
Ora in molte città, come in quella in cui viveva, la gente accoglieva festosa le astronavi scese a prendere possesso della Terra, salutando il basso ronzio dei reattori come un inno ad un futuro radioso.
Lui aveva disperatamente cercato di spiegarsi tutto ciò, che non accettava, ad esempio col segreto desiderio di sottomissione di ogni uomo, oppure con la sfiducia nei governi umani che non avevano mai saputo cambiare veramente nulla, ma non ci era riuscito.
Poteva decidere di uscire da quella stanza ed inserirsi nella massa di quelli che considerava ormai degli schiavi, ma sapeva che non si sarebbe mai adattato completamente.

No!

In un impeto di rabbia, afferrò la sua seconda alternativa, la pistola che da molti anni possedeva, e se la puntò alla tempia, senza esitazioni.
Fu mentre premeva il grilletto che comprese.

"Hanno ragione".

Un lampo.

Silenzio.




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