FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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COME PRENDERE UNA LAUREA IN QUATTRO ANNI ANDANDO OGNI NOTTE A LETTO ALLE DUE

Alex Vetri




PREFAZIONE
Inizierò questa prefazione raccontandovi un aneddoto. Probabilmente non sarà originale come inizio, ma non me ne
frega niente.
Il primo giorno che mi recai alla facoltà di Economia e Commercio dell'Università La Sapienza di Roma (mi raccomando
le maiuscole perché altrimenti si offendono) ero certo molto curioso ed impressionato. Non saprei dire quale dei due
sentimenti prevaleva, ma quello che era certo è che non si trovava neanche un posto per parcheggiare la Vespa (... poi
dicono che i motorini non hanno problemi: ma dove?!?).
Mi diressi verso l'aula 10 dove sapevo che si tenevano le lezioni del mio corso. Appena entrai mi resi conto che ero in
una "classe" di circa 700 persone. Molti chiacchieravano e ridevano, altri cercavano di attaccar bottone con le ragazze,
altri ancora erano già pronti, mogi mogi, con il blocco degli appunti in mano e la penna che girava nervosamente da una
parte all'altra della bocca. Tutti comunque in attesa, più o meno trepidante, di vedere entrare questa specie di alieno che
doveva essere il prof.
Mi ricordo che non espressi nessun giudizio, neanche mentalmente, su questo panorama, ma semplicemente mi dissi:
"Qui siamo in 700: Alex, puoi arrivare primo come settecentesimo. Bene, vediamo come va a finire.". Poi mi arrotolai le
maniche della camicia alte sull'avambraccio, vidi il cartello "vietato fumare", accesi una sigaretta e mi andai a sedere sugli
scalini (... questa scena l'ho ripresa da un film, però mi piaceva troppo).
A dir la verità oggi mi rendo conto che non era così importante sapere a che punto mi sarei piazzato in quella
immaginaria graduatoria dei 700 ragazzi che erano lì nell'aula perché, in fondo, avevo già superato lo scoglio più
importante: ero riuscito a non avere paura di tutto questo mondo nuovo e avevo avuto anzi il coraggio di sfidarlo a viso
aperto, conoscendo solo le mie possibilità e non certo le difficoltà che avrei incontrato. Per dirlo con una parola sola,
avevo fiducia.
Quello che in gergo si chiama "ambientamento" può essere saltato a piè pari se si riesce a provare la sensazione che ho
appena descritto: tutti gli aspetti tecnici sono secondari e facilmente superabili se ci si trova in questo stato d'animo.
Ecco, questo libro, tratto da una storia vera (la mia) spiega come si possa riuscire a superare "l'ostacolo università".
Inoltre spiega anche come questa laurea possa essere presa in quattro anni (o cinque a seconda della facoltà e del corso
di laurea) con ottimi voti e, soprattutto, andando ogni notte a letto alle due, cioé non perdendo la gioia di vivere i nostri
vent'anni, uscendo con gli amici invece di essere sempre ed unicamente piegato sui libri come Leopardi (poveraccio!
anzi, è talmente poveraccio che bisogna scriverlo con la lettera minuscola, così: leopardi).
Oh, una cosa ve la devo dire da subito così evitiamo scene patetiche o quant'altro: non mi cominciate a fare problemi del
tipo "ah... ma... io... veramente... la mia situazione è diversa... purtroppo di qua... purtroppo di là... " perché altrimenti di
questo libro proprio non se ne fa niente. Seguite le indicazioni senza baccagliare troppo e vedrete che non vi troverete
male... anzi.
Prima di cominciare comunque, per dovere di cronaca, devo dirvi che tra quei 700 mi classificai primo: feci tre esami
cosiddetti "fondamentali" (matematica, economia e statistica) con la media del 26,75 e nessun altro riuscì a fare come
me. Mica male vero?!? Beh, se volete potete farlo pure voi, basta leggere queste pagine (... detta così sembra una
televendita, però non mi veniva di meglio).




LA CURA DEL CORPO

Sicuramente molti potranno pensare che la cura del corpo sia di enorme importanza per riuscire a compiere l'impresa che
dà il titolo a questo libro, tanto più che ad essa è dedicato il primo capitolo. Ci sarà una barca di gente che crede che se
non si segue il proverbio "mens sana in corpore sano" (... chissà se si scrive così) non si riesce a studiare.
Beh, mi dispiace deludere tutta questa schiera di igienisti dell'ultima ora, mi dispiace deludere le aspettative delle mamme
che magari pensavano che all'università il figlio avrebbe messo la testa a posto per seguire un orientamento del tipo "ora
et labora" in maniera tale da temprare il fisico e la mente, mi dispiace per i gestori delle palestre, ma non è così.
La cura del corpo riveste, in tutta questa odissea, un'importanza quasi nulla. No, non è necessario praticare alcun tipo di
attività sportiva. D'altronde, lo sforzo che lo studente deve compiere è tutt'altro che fisico in quanto non serve mica avere
una muscolatura da competizione per voltare le pagine del libro o per sottolineare con l'evidenziatore. Eppure guardate
che ci cascano in tanti. Forse l'unica cosa che potrebbe servire è un pronto scatto di gambe per riuscire, quando se ne
presenta la possibilità, a sedersi su quella sedia o sgabello dove sappiamo che interroga l'assistente meno antipatico e più
largo di voti. Ma per fare questo basta salire le scale di casa una volta ogni tanto, magari quando si rompe l'ascensore.
Certo i medici ed i cultori dello sport inorridiranno di fronte a queste affermazioni e lanceranno su di me l'anatema della
salute come un prete farebbe contro chi bestemmia, ma tant'è: io non faccio il medico e tantomeno il prete, e quello che
vi dico è provato dalla mia esperienza personale.
Non nego che altri abbiano potuto provare forte giovamento da una qualsiasi attività sportiva, abbiano trovato in essa
una forte valvola di sfogo ed al tempo stesso di rigenerazione, ma credo sinceramente che ci si possa "scaricare" dal
nervosismo in ben altro modo e con risultati di gran lunga migliori.
Quanto poi al giovamento derivante dal benessere fisico si può rispondere che, all'età in cui si va all'università, non è
ancora iniziata la debilitazione fisica che è propria della vecchiaia e quindi si può tenere il corpo così com'è senza
bisogno di spremerlo per perfezionarlo.
E poi, insomma, basta con questa cosa del più sani più belli perché davvero non se ne può più della gente che è preda
degli anabolizzanti o delle crisi ipoglicemiche: fate ridere! (... speriamo che non mi sente mia madre che fa l'estetista
sennò mi fa una capoccia così).
Però vedete, al di fuori di tutte queste piccole trattazioni tecniche, c'è una cosa di fondo che mi preme di far notare. Ho
sempre pensato, quando avevo un esame per le mani, che "dovevo" studiare: fin qui il ragionamento vale perché se non
si studia non si passano gli esami e quindi si "deve" studiare, ma quando sentivo gli altri che mi salutavano dicendo:
"devo andare in palestra" allora non capivo più niente.
Mi spiego: non dico che nella vita universitaria ci sia solo una cosa che si deve fare, a volte infatti capita di dover sbrigare
certe altre faccende magari più o meno collegate al mondo del lavoro (... bella storia pure quella), ma "dover" fare una
cosa che invece dovrebbe portare sollievo mi sembra veramente eccessivo. Si, si: è proprio eccessivo.
E invece molti cadono in questo tranello di trasformare un'attività di svago in una cosa lavorativa o comunque onerosa
senza poi ottenere neanche un reddito od un beneficio diverso da quello fisico. Ma se vi mettete a fare le cose gratis
quando mai la finite l'università!
E poi mi sembra che del benessere fisico ne abbiamo già parlato. Basti pensare a coloro che si sforzano di fare le
flessioni: il loro stato d'animo in quel momento è esattamente uguale a quello dello studente che deve leggere un gran
numero di pagine e si danna l'anima, con l'orologio alla mano, a guardare quel numero a piè pagina che è ancora troppo
basso per dove si vuole arrivare. Insomma, il nervosismo derivante dal numero delle flessioni si somma a quello
derivante dal numero delle pagine anziché compensarlo.
Avete mai pensato a cosa vuol dire "rilassarsi"? Beh, l'immagine del rilassamento è legata ad un corpo che si lascia
cadere senza forze su un divano od un letto, non certo a quella di un uomo grondante di sudore!
Intendiamoci, se è necessario svolgere un'attività fisica per qualsiasi altro motivo, ben venga, ma per fare l'università tutto
ciò non serve.
L'unica importanza che la cura del corpo può avere nella carriera universitaria riguarda l'estetica (... ecco, così mia madre
legge questa cosa e si calma. Speriamo.). Faccio il discorso dal punto di vista maschile, ma può funzionare benissimo,
traslato, anche per le ragazze.
Avrete certo notato che le ragazze che sono sempre in prima fila e che si appuntano tutto (ma proprio tutto, anche gli
sbadigli del prof.) sono sempre bruttine, con occhiali grossi come fondi di bottiglia e, la maggior parte delle volte, sole.
Quando dico sole non voglio dire che non hanno neanche un cane che se le fila (anche se poi certe volte è proprio così),
ma semplicemente che non hanno fidanzati ufficiali o spasimanti vari (... è proprio brutta 'sta parola "spasimante":
sembra uno che sta lì e soffoca!). Ecco, se voi vi presentate da queste persone con un look trasandato, i capelli sporchi e
le ascelle maleodoranti certo avrete più difficoltà a farvi notare. Se invece vi mostrate attraenti (senza cadere nel ridicolo,
tipo quelli che si mettono le magliette tre taglie più piccole per far vedere dei pettorali inesistenti) allora riuscirete
facilmente ad ottenere ciò che volete. Domanda: ma che cosa si può volere da una persona così?
Ma è facile: gli appunti!!! E non è tutto: potrete usufruire di tutta una serie di facilitazioni supplementari tipo il prestito di
un libro, le domande d'esame, la spiegazione di un argomento che proprio non avete capito, qualche dispensa
introvabile, la prenotazione all'esame, ecc.
Tutto questo chiaramente deriva dal suo desiderio di conquistarvi e voi dovrete ben amministrare questo vostro
vantaggio, come la storia del bastone e della carota. È una tecnica vecchia quanto il mondo, ma non abusatene: ogni
studente ha bisogno degli altri studenti e se ci si dà una mano l'un l'altro allora sicuramente si riuscirà ad ottenere un
risultato migliore. Se invece fate solo gli avidi vedrete che prima o poi la bilancia sarà troppo pesante da una parte e che
più nessuno vi farà credito (è successo anche a Michele Sindona, figuratevi un po'!).
Insomma, scherzi a parte, niente sfregi verso le altre persone: non servono a niente e portano solo rancore. E il rancore,
quando si è giovani, è una delle poche cose di cui si può fare tranquillamente a meno.
E poi, se proprio volete sapere la verità, ho visto tante di quelle storie d'amore nascere da questa tecnica che a volte mi
chiedo se essa funzioni davvero bene o se alla fine, gira e rigira, debba sempre avere un risvolto sentimentale.
Ma d'altronde anche questa è una storia vecchia quanto il mondo.










LA NOTTE

Nell'immaginario collettivo le parole "notte" ed "università" non vanno molto d'accordo.
Lo studente serio è quello sempre immerso tra le pagine di un testo sconosciuto, quello che dopocena continua a
ripassare una qualche formula piena di simboli strani oppure qualche articolo del codice del 1865 (io agli esami di diritto
non sono stato bravissimo, ma mi sembra di ricordare che oggi usiamo quello del 1942...) e che poi si getta stremato sul
letto per prendersi qualche ora di "meritato" riposo. E poi la mattina bisogna essere in piedi di buon ora perché, come
dice la nonna, il mattino ha l'oro in bocca, perché si è più freschi e si può sfruttare meglio tutta la giornata. Balle!!!
Ragazzi, non vi fate fregare da quella storia che chi fa tardi la notte è un balordo che non concluderà mai niente nella
vita, perché sennò tocca che ricominciate a leggere il libro daccapo (... pensa un po' che stiamo appena al secondo
capitolo... vabbé che è piccolo, però...).
Vi dovete ricordare che innanzitutto avete vent'anni e quindi prima di essere universitari siete giovani. E quando si è
giovani si può fare tutto. Ve lo dice uno che ha fatto tutto quello che gli passava per la testa e si è laureato in quattro
anni.
Insomma: uscite sempre la sera, vedete gente, sentite la musica a tutto volume in macchina, fate tardi. A che pro? Beh, è
presto detto. La notte è un momento personale dove non esistono libri e dove veramente ci si può scaricare, altro che
palestra! L'università è un lavoro, questo l'abbiamo già detto, ma è uno dei pochi in cui, se ci sapete fare, l'attività di
svago è nel complesso maggiore di quella lavorativa, almeno qualitativamente.
Sapete, ho sempre notato un coinvolgimento mentale maggiore nei dialoghi a notte fonda con qualche amico piuttosto
che nelle fredde pagine con troppe poche figure per essere saltate. Sembrerà strano, ma è così e a dir la verità ho stabilito
anche le percentuali: quando studio la mente è occupata al 2% mentre il restante 98% si occupa di tutta la vita che
scorre. C'è chi potrebbe dire che allora quando studio fondamentalmente sono distratto e che ci capisco sempre poco.
Non è vero; è vero invece che per studiare non serve più di tanto. Si, d'accordo, ogni tanto c'è qualcosa sulla quale ti ci
devi mettere per davvero, però nella maggior parte dei casi non è così.
Di sera invece si raggiunge la totalità: 100%. Basta guardare le stelle per capirlo. E tutto questo non impedisce di
memorizzare tutto quello che c'è da sapere per passare l'esame.
Il discorso che ho appena fatto (cioé la massima occupazione della mente di notte) potrebbe contrastare con l'idea del
rilassamento della mente di cui avevamo parlato prima, con quella sensazione che di notte si può provare, ma forse
perché la parola "rilassamento" non è la più adatta. Si, decisamente: la parola adatta è "rigenerazione".
Avete presente quei motori potenti che si ingolfano negli ingorghi cittadini e quando trovano una fetta d'asfalto libera
lanciano tutti i cavalli e rombano di gioia? Beh, la mente fa esattamente la stessa cosa.
Voglio dire con questo che se ci si occupa solo di ciò che è scritto sui libri universitari si finisce per inebetirsi: la notte
serve invece ad aprire gli occhi per guardare oltre e rendersi conto che tutte quelle grandi teorie che sembrano così
importanti e pesanti di un significato più o meno oscuro anche allo stesso professore, spesso si rivelano tutto sommato
ben poca cosa.
Non ho mai detto che tutto ciò che è scritto sui libri universitari è banalmente superfluo, e mi guarderei bene dal dirlo,
ma che a volte bisogna ridimensionare le cose, beh questo si.
E, di nuovo, la notte serve proprio a questo.
A chi non vive la notte potrebbe sorgere un dubbio: "Ma che cosa c'è da fare di notte?...". La risposta è: "Tanto, proprio
tanto". Soprattutto per chi vive in una grande città, ogni sera si può fare una cosa diversa.
Tanto per iniziare ci sono le serate cosiddette "standard", ossia quelle che l'establishment sociale tradizionalmente
prevede. Tali sono ad esempio il cinema, il teatro, il ristorante ed altre robe del genere. Ma, come tutti ben sapete,
l'establishment sociale è capitalista mentre gli universitari, indipendentemente dal credo politico, non hanno i soldi e
basta. Ci sono quelli che hanno i soldi, è vero, ma quelli non sono universitari, sono figli di papà. E a dir la verità ne ho
visti proprio pochi di figli di papà che finivano l'università (... che bello, fa pure rima: mi sa che se continuo così divento
perfino bravo!).
Non voglio dire che questi luoghi siano da evitare in ogni circostanza, ma semplicemente che sono cari e quindi
l'universitario non può che frequentarli saltuariamente. Il cinema forse è il più accessibile, anzi sicuramente lo è, ma non
tutti i film valgono la pena di essere visti. Se poi fate del tipo che pagate il biglietto anche alla ragazza, il gelato quando
uscite, la benzina, le sigarette e quant'altro ecco che vi siete giocati mezzo stipendio. Se invece riuscite a rimediare i
biglietti gratis già va un po' meglio.
Detto questo è necessario trovare una qualche altra idea per passare la serata, soprattutto se come me pensate di uscire
ogni sera, pioggia o vento che ci sia.
Tanto per cominciare si può fare la cosa più facile del mondo, che è così facile che nessuno ci crede quasi più: la
passeggiata. Ad oggi le passeggiate sono diventate come i detersivi: non ce n'è uno che non abbia un q



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