FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA UCCIA

Sergio Rizza




Andando e perorando vedo. Pazzi, non ascoltate: a voi verità deiné, a voi caotici Sistemi non rivelo. Il maligno che è in me dall'alto vi colpirà: voi colpirà, vili insani. Infatti: vagolerete ammorbati fino a quando falce del tramonto di vita non cadrà inesorabile sui vostri bianchi, esangui colli.
Ridete, d'altro incapaci, ma io, che ho visto le tre Nere Parche, conto a tutti, da allora, lo strano evento. Lo sventurato giorno in cui decisi di parlare ascoltatemi! ascoltatemi! fui qui relegata in mezzo ai materassi (fatemi uscire, non sono come voi pensate. Io sono tranquilla, per me è tutto normale).
Ora vedete se posso fare qualcosa. Per cominciare mi presento. Eccomi, Uccia. Pensavo poi: vi racconto la mia storia - la mia storia è vera, prego di credere.

Io quel giorno stavo stirando. Ero giovane, carina, povera, felice, signorina in attesa di convolare. Vedo passare tre ragazze con tutù nero, veletta nera, sul ballatoio. Esco curiosa, non le vedo più. La sera al puntello il moroso mio non vedo: era morto stecchito (brutto incidente, una fiammata) proprio all'ora in cui m'erano apparse le Parche, saranno state le due. Io credo che fossero le Parche, almeno.
(Faceva caldo, molto caldo. Tenevo aperta la porta di casa che dava sul ballatoio, e stiravo, stiravo, fumi, camicie, il mio fidanzato stava lavorando ai cantieri navali, avremmo dovuto sposarci di lì a poco. Io ero felice, povera e felice, povertà e felicità forse son cose compagne. Lui lavorava.
Vita nella mia vita, era... come eri cocolo, biondino mio, con quegli occhioni azzurri, alito fresco, mi ricordo tutto sai. Ne sono passati degli anni, ma ricordo tutto sai.
Francescantonio, Francescantonio mio, perché mi costringi a poemi d'amore? Perché ti devo ricordare così fisso, preciso, così disgraziatamente bello davanti ai miei presenti occhi, così levigato, di pelle dolce, dolce tutto -mi piaceva il tuo seme di miele, caldo, denso, puro di fonte perfetta, i piedi nel nostro giacere, gli alluci, ogni tuo centimetro devota baciavo; sopra di te, bramante te, mi prostravo, accoglievo il tuo nerbo fremente, fremente io stessa poiché, amore mio amore mio grande, grandissimo amore, anche tu per anni hai tremato-, perché insomma mi appari? E per quanto ancora?).




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